Racconto di Michael Zamaro


Con questo racconto è risultato 3° classificato – Sezione narrativa alla XV Edizione del Premio Letterario Città di Melegnano 2010 con il racconto Anche le capre muoiono


Anche le capre muoiono

Distesi nei loro letti sotto le lenzuola bianche, guardavano il soffitto consapevoli di ciò che stavano osservando.
«Ehi Mike».
«Cosa vuoi?».
«Sono stanco di guardare il soffitto. È troppo ben fatto. Il tuo com’è?» chiese John, voltando lievemente il capo.
«Ha una crepa, proprio davanti al mio viso. L’intonaco non è dei migliori, sai potrebbero essere passati parecchi anni dall’ultima volta che hanno dipinto la stanza».
«Perché a te hanno dato il posto più interessante? Anch’io voglio un soffitto con delle crepe».
«Non dire sciocchezze, non c’è niente di interessante in una crepa» rispose Mike, passandosi la lingua tra le labbra.
«Non sono sciocchezze. Per caso la tua famiglia si è messa d’accordo con l’ospedale per darti un posto migliore del mio?».
«Smettila John».
«Dimmi che mi sbaglio».
«Ti sbagli, John».
«Per caso centra con il fatto che sono nero?».
«Non vorrai iniziare con questi discorsi idioti di prima mattina, vero?» replicò Mike.
«Da quando il razzismo è presente negli ospedali?».
«Non si tratta di razzismo, ma di pura casualità».
«Si tratta di razzismo, eccome. Ecco perché ti hanno dato il posto con la crepa nel soffitto, perché tutto il personale dell’ospedale è razzista. Ho visto come mi guardano i dottori, pensi che non me ne sia accorto?».
«Se può farti stare meglio, domani dirò all’infermiera di cambiarci di posto, così guarderai tu le crepe sul soffitto» disse Mike.
«Ah, adesso sono le crepe! Brutto imbroglione, volevi fregarmi. Mi avevi detto che ce n’era solamente una!.
Un attimo di pausa che durò due decadi.
-«Beh se devo essere del tutto sincero, sono tre. Una molto profonda e due lievi. Comunque non preoccuparti, domani parlerò con l’infermiera».
John non disse nulla, il suo volto era in una soglia di ragionamento sovrumano.
«Eh no, cazzo. È tutto organizzato. Tu vuoi cambiare posto per essere poi, vicino alla finestra e guardare il proseguo della vita altrui a discapito mio, razza di impiccione ficcanaso ruba posti.
«John, con tutta franchezza voglio solo dirti che non voglio fregarti in alcun modo. Ti ricordo che siamo allo stadio finale, potremmo morire domani come fra mezz’ora. Non mi importa niente del soffitto, e tanto meno della finestra. Discutere quando si è vecchi come noi è il massimo della noia. Oggi pomeriggio viene a trovarmi la mia famiglia e vorrei essere sereno».
«Parli di serenità?! Facile per te che hai il posto migliore della stanza. Tutti proverebbero della serenità se si ritrovassero a guardare un soffitto con ben tre crepe» replicò furiosamente John.
«Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo? Questo discorso non ha nessun senso. Ci stiamo azzuffando come due bambini, che litigano per un giocattolo. Invece per me ha senso eccome».
«John ragiona un secondo. Sinceramente preferisci guardare delle insignificanti crepe che guardare fuori dalla finestra il paesaggio?»
«Visto che non riesco ad alzarmi da questo demonio di letto e tanto meno a girare il collo verso destra, direi proprio di sì, brutto imbecille!».
« Possiamo arrivare ad una conclusione, entro stamane?» chiese sempre paziente Mike, mentre toccò il tubicino della flebo con la mano sinistra tutta rugosa e raggrinzita.
«La conclusione l’ho già trovata. Questo sistema è razzista! Quest’ospedale è razzista! La tua famiglia è razzista per aver concordato il tuo posto letto e anche tu sei un razzista! Questa è l’unica soluzione. L’unica solidarietà esistente è verso l’ uomo bianco a discapito del “povero negro”».
«Facciamo cosi John, vuoi il mio posto? Come ti ho già detto poco fa, domani chiederò se ci cambieranno di letto».
«Questo vuol dire che tu, starai vicino alla finestra?».
«Sì, sì, sì John,»- iniziò Mike perdendo parte della sua leggendaria pazienza, «se ci cambieranno di posto, tu verrai qui a guardarti queste inutili crepe e io andrò vicino alla finestra dove sei tu ora».
«Vedi che sei un ficcanaso impiccione. Ammettilo. Il posto lo vuoi per guardare fuori dalla finestra come dicevo io».
«John, mi stai facendo letteralmente perdere la pazienza. Adesso mi stai dicendo che vuoi stare li?».
«No, io voglio guardare le crepe».
«Allora io mi metto vicino alla finestra?» replicò Mike.
«Solo se ammetti di essere un ficcanaso impiccione, che non ha di meglio da fare che curiosare le altre persone fuori da quella finestra».
«Scordatelo, per quel che vale puoi tenerti la tua stupida finestra, il mal di collo e il tuo soffitto bianco e io mi tengo le mie stupide crepe».
«No no, ok Mike. Accetto l’offerta» disse finalmente John.
«Sei sicuro?» chiese Mike, chiudendo gli occhi e pregando per una risposta affermativa.- Non vorrei essere costretto, una volta cambiati, dover ritornare ai posti primitivi per una tua non gratificante visione data dal soffitto.-
«Sicurissimo. Chiedi tu all’infermiera, però. Non vorrei ricevere una risposta negativa solamente in base al colore della pelle».
«Vogliamo smetterla, oppure devi continuare tutto il giorno con questo “razzismo”? Nessuno è razzista in questo ospedale e anche se ci fosse qualcuno hanno fatto il giuramento di Ippocrate».
«Il giuramento di chi?» chiese John perplesso.
«Il giuramento di Ippocrate. Il giuramento di Ippocrate è il giuramento che medici ed odontoiatri prestano prima di iniziare la professione. Giurano di preservare e difendere la vita, di curare ogni paziente con egual scrupolo ed impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario. Quindi il tuo razzismo non è altro che puro vittimismo».
«Vittimismo? Adesso anche mi accusi, ma lo vedi che sei razzista. Tu non hai giurato su Ippocrite».
«È Ippocrate, non Ippocrite» replicò in modo serio Mike.
«Beh,» iniziò John, cercando di estrapolare qualsiasi cosa potesse andar bene come risposta, «non ci siamo mai conosciuti, quindi non prendertela con me se erro il suo nome».
«Ovvio che non vi siete conosciuti, Ippocrate formulò il suo giuramento verso il 430 a. C. se non sbaglio. Oltre 2400 anni fa».
«Va bene professore. D’ora in poi mi ricorderò a vita di questo Ippocrate. Il problema adesso è un altro. Il tuo continuo prenderti gioco di me. Io non faccio la vittima. Io guardo la dura realtà del presente, della continua discriminazione razziale verso di noi».
«John senz’altro avrai votato per Obama, giusto?» chiese Mike lucido come non mai.
«Certamente. Perché?».
«Non hai seguito il sublime discorso sul vittimismo, usato come alibi? Non ti dice niente questa frase “Il vostro destino lo avete in mano. E parte da un’educazione su ciò che è giusto”».
«Io so cos è giusto. Il mio posto sotto le crepe è giusto!» replicò John.
«Adesso chiamo immediatamente l’infermiera e chiudiamo questa storia. Lasciami solamente dire che hai un’impostazione sbagliata di pensiero. Con tutta sincerità la persona razzista non sono io, ma tu».
«Mi stai facendo uscire di senno completamente Mike, chiama l’infermiera e dimostra un po’ d’umanità».
«Sei proprio senza speranza amico mio» disse Mike snervato mentre con il viso fece tanti “no” di disappunto.
«Tu sei senza speranza, uomo bianco. Spero vivamente di morire dopo di te». Non dissero più niente per il resto della mattinata, finché non arrivò l’infermiere e non li cambiò di posto come John voleva.
«Sei contento adesso?» chiese Mike, cercando un nuovo e delicato contatto.
«Sì moltissimo. Guarda che crepe Mike. Sono fantastiche. Devo dire che ti sei dimostrato un vero amico. Scusami se ti ho dato del razzista, spero tu possa perdonarmi» disse colpevole e pentito John.
«Figurati John, non pensarci. Pensa solo a goderti le tue crepe» replicò Mike, mettendosi a sorridere di vera gioia.
«Ho preso completamente la ragione prima, ma è comprensibile nello stato in cui sono,vero? È questa malattia che mi sta distruggendo» chiese tristemente John.
«Certo, amico. Altrimenti saremmo fuori da queste mura a goderci la vita a casa con le nostre famiglie».
«Pensi che andremo in paradiso?».
«Viaggio di solo andata, in prima classe. Siamo dei brav’uomini»- gli rispose Mike, sorridendo.
«Sai qual è il bello della morte? Il piacere di fare un viaggio senza valigie» si misero entrambi a ridere.
Passò un’ora. Mike stava guardando le nuvole cumuliformi attraverso la vetrata della finestra e John era sempre fisso e felice, ipnotizzato dalle crepe del soffitto.
«Ehi Mike».
«Dimmi John, che succede».
«Le crepe stanno crescendo».
«Non sono animate, è solo una tua illusione ottica» rispose Mike.
«No credimi, stanno crescendo».
«John, non ricominciare. È impossibile, saranno gli effetti della malattia» replicò Mike, mentre distolse lo sguardo dalla finestra e si voltò verso il compagno di stanza. Come John anche Mike vide l’animarsi delle crepe e trattenne un urlo.
Dopo circa una decina di secondi le crepe si aprirono di netto, il soffitto crollò di colpo e John morì schiacciato dalle macerie sotto gli occhi di Mike.

Michael Zamaro



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