Homepage personale di

Autori Vari

Antologia delle più belle poesie del Premio G. L. G. Byron – Città di Terni 2008


Sommario

Introduzione di Domenico Cialfi – Albo d’Oro del concorso – Andrea Coli – Ida Acerbo Rossi – Oscar Antonio Altina – Vera Barbini – Anna Francesca Basso – Francesco Bergamasco – Rita Bompadre – Sonia Brunetti – Laura Caleri Falcone – Michele Cappetta – Angela Caterina – Maria Paola Cerasani – Salvatore Cerra – Anthony Colannino – Fabrizio Consoli – Renzo Corona – Antonio Damiano – Sabino De Bari – Dionisio Del Monte – Andrea Dell’Amico – Rossana Daniela Di Bari – Sandra Evangelisti – Giuseppe Fausto – Bianca Ferrando – Nadia Frascheri Ferrecchi – Franco Frittella – Fernanda Gaetani – Ileana Galbersanini – Alessandro Garella – Maria Rosa Gelli – Francesco Maria Giuliani – Adriano Gizzi – Paola Guanziroli – Antonio Lo CiceroLina Lolli – Domenico Luiso – Elio Lunghi – Sergio Lusetti – Mauro Manetti – Chris Mao – Elsa Marangoni – Mauro Marchesotti – Fulvia Marconi – Pierangelo Marini – Mauro Marselletti – Barbara Martiri – Sandro Mecarelli – Gilda Mele – Maria Gabriella Meloni – Luigi Meogrossi – Lidia Mileto – Riccardo Minissi – Lucia Montauro – Dino Valentino Moro – Carla MoroniVanni Negro – Carla Noro – Susy Orefice – Gaia Ortino Moreschini – Giuliano Papini – Calogero Parlapiano – Marco Perotto – Paolo PileriPaolo PolegatoVincenza PradaMario Prontera – Marisa Provenzano – Alessio Sabatini SciarroniBarbara SantoniSantino SardoLuciana Scaglia Grenna – Albarosa Sisca – Susanna Sperandio – Mariannina Sponzilli – Maria Stimpfl – Mjriam Tassan – Augusto TestaPetra Trivilino – Amelia Valentini – Pasquale Vinciguerra – Valentina Zanettin – Antonio Zannino – Assunta Daniela Zini


Introduzione

(dalla prolusione tenuta in occasione delle premiazioni)

I concorsi poetici promossi dall’Associazione culturale «I 2 colli» si sono moltiplicati: dal Premio Byron, si è arrivati a promuovere quello della Valnerina, quello di Acquasparta, di Narni e quello in Itinere. Dall’appuntamento singolo si è passati a più appuntamenti e con il Premio in Itinere ci si è mossi con l’intento di recuperare quanto disperso e, magari, sottovalutato ed offrire confronti.
Fatiche organizzative, messa in campo di giurie sempre diverse e premiazioni, pubblicazioni, da un ristretto gruppo di persone dotate di sensibilità culturale e civile, ma anche attivazione di un circuito poetico di produzione, diffusione e consumo ormai rilevante.
La partecipazione, la qualità dei componimenti e il risultato delle esperienze fatte fino ad ora invogliano a proseguire, nella convinzione profonda che in questo mondo della comunicazione “da tubo catodico” valga la pena salvare e far vivere ciò che a troppi può ancora apparire superfluo.
E se è importante cimentarsi, è altrettanto utile e necessario mettere in circolazione, organizzare l’ascolto o, almeno, la possibilità di esso.
Del resto “giocare con le parole” è un’attività che distrae il linguaggio verbale dal suo ruolo utilitario e ne infrange gli automatismi; poeticamente si è portati ad usare la lingua in modo inconsueto, pur sottoponendola ad un qualche vincolo di misura e si è portati a sviluppare l’attenzione alla forma del linguaggio verbale e il gusto della parola singola o in collegamento con altre “distanti ed ostili” ed invita, forse la cosa più importante, ad esplorare i meandri della coscienza.
“Giocare con le parole”, o fuor di metafora, esaltare la funzione estetica della lingua è un vero e proprio antidoto all’usuale, al trito, allo scontato, e se siamo “tutti figli di principi” (come asseriva Franco Fortini), tutti abbiamo diritto anche al superfluo; e il mondo – per nostra fortuna – è ancora ricco di cose inutili che, proprio per la loro gratuità, svolgono una preziosa ed insostituibile funzione.
Anche se con gradazione diversificata, del resto, ogni componimento poetico, al di là di una perfezione tecnica (che si acquista con un lento, appassionato esercizio), rivela quasi sempre una trama ed un ordito intessuti dall’autore che nasconde un doppio intento: contagiare il lettore con la ‘descrizione’ dell’indagine della propria interiorità, perché si riconosca in questa fondamentale esperienza, e portarlo poi a riconoscere quanto l’interiorità sia importante per l’autore.

Il poeta poetante, con una delicata sferzata sul volto fin troppo truccato di questo sontuoso e fascinoso Occidente, si avvicina, necessariamente, a quel piccolissimo libro impossibile che, per Edgar Allan Poe, doveva intitolarsi: “Il mio cuore messo a nudo” e ci fa riflettere su un mondo bombardato non dall’atomica, ma dall’irrealtà, dall’assenza di pensiero dei mass-media, dalle falsità sul degrado distruttivo della natura anche umana: un mondo dominato e dannato da una fretta del fare incalzante e brutale, non certo ispirato ai tempi dell’interiorità e della creazione poetica che suggerirebbe meno quanto vada fatto che quanto possa essere tralasciato, il che è l’esatto opposto dell’efficienza fine a sé stessa.
La condizione che la poesia deve soddisfare, se vuol ridare significato alla nostra vita moderna, è, in conclusione, riorientarci verso la coscienza che, tutta versata all’esterno, indirizzata alle necessità del quotidiano e distolta da sé, può perdere ogni contatto con le forze dell’interiorità.
Solo così possono tornare a spalancarsi le porte della percezione alla meraviglia, terribile ed affascinante, di noi stessi e dell’universo.
Ma tutto ciò non può non essere che il frutto di un lavoro collettivo.

Domenico Cialfi


Albo d’oro dell’Edizione 2008 del Premio di Poesia G.L.G. Byron – Città di Terni

Opera 1^ Classificata: «Le crepe» di Fabrizio Consoli.
«Una costruzione secca, veloce (ma non buttata a caso) è il pregio del componimento che senza fronzoli (è proprio vero, come diceva Sciascia, che non bisogna sprecare le parole) e un solo simbolo: l’acqua, l’elemento umido (vero e proprio termine “medio”, se stessimo parlando di un sillogismo), riesce a dominare una condizione esistenziale singolare ed universale insieme: la “fatica dell’esistenza” che rilascia nel tempo i suoi segni indelebili sul viso».

Opera 2^ Classificata: «Dei giorni bianchi il costeggiare lento» di Domenico Luiso.
«Un ritmo lento di forti immagini esterne, cariche di sinestesie, introduce una condizione umana quasi di sospensione arrovellata: “temiamo forse le risposte o siamo vessati dall’assenza di risposte”.
Poi, si arriva a svelare qualcosa d’altro: il ritrarsi, il rinchiudersi, il tapparsi dentro “una casa senza vetri”, mentre le domande sono state murate tra le connessure. Tutto per vincere la paura che le domande stesse possano richiamare “il giorno bianco che lontano scorre”.
Componimento, fatto di immagini sontuose e studiate, ed alquanto enigmatico che invita, però, il lettore a completare, a… proiettarsi “dentro”, perché capace di suscitare echi».

Opera 3^ Classificata: «Leucade» di Maria Gabriella Meloni
«Il componimento evoca, attraverso immagini suscitate da parole ben scelte (talvolta preziose e ricercate) nel dipanarsi dell’ordito narrativo, il suicidio della poetessa Saffo, mai nominata nella “lirica”.
Il congedo dalla vita diventa una sfida agli dei nell’incertezza di qualche attimo, prima di compiere l’atto e, poi, si passa a disvelare il perché della scelta irreversibile di porre fine alla vita: la solitudine, l’indifferenza e il dileguarsi della bellezza e della passione, nonché l’ispirazione… il bene più prezioso per un poeta. Ricercata e controllata costruzione, dotata di un sagace ritmo interno».

Premio «Acqua» all’Opera «Fiori violati» di Angela Caterina.
«Pregevole componimento che ci sbatte in faccia irriverentemente una realtà non digeribile: la violenza su tenere bambine “dai visi di loto”, preda di “orchi grondanti di monete”. Nonostante il tema e la forte indignazione non si arriva mai “all’urlo”, però, e in chiusura risulta dominante una “pietas” che suggerisce parole lievi e soavi che stemperano passaggi pur forti e vibranti di piglio impegnato, quasi da poesia civile».

Premio in itinere all’Opera «Terra di pietra» di Luigi Leo.
«Una accorata nostalgia segna fin dall’inizio il componimento ispirato alla terra d’origine del poeta: la petrosa Murgia pugliese che “l’incestuosa violenza della fresa” ha trasformato, permettendo l’insediamento generalizzato del verde “di illusorie messi”.
Con i “campi di grano ormai diserbati” possono ormai vivere solo nel ricordo: i pascoli sassosi e le storie ad essi collegati di “uomini, di pecore e briganti”.
La composizione si lascia apprezzare per la capacità della visualizzazione, mai semplicisticamente descrittiva, capace di generare echi profondi, perché fortemente sentiti».


L’Opera in copertina: «Cascata delle Marmore. Riflessi d’ambiente», dimensioni 70×90 cm., tecnica acrilico su legno, è opera del Pittore Andrea Coli nato a Terni 17 giugno 1962, residente a Terni in Str. S. Giacomo 23/c.
Ha partecipato a numerose mostre locali e nazionali, partecipando inoltre a numerosi concorsi nazionali e vincendo diversi premi.
Inizia la propria attività nel 1976.


Critica del prefessor Paolo Cecchini:
«Gli olii e gli acquarelli di Andrea Coli resuscita l’incanto di ampi spazi di natura, naufragati nel verde tenero di prati incorniciati da filari di alberi e verde cupo delle colline, stagliate alte all’orizzonte come mani allungate a carezzare il cielo.
L’acqua scende alta dalla rupe, in un paesaggio di brume, bianca acqua d’ un biancore allucinante, straordinariamente immobile, quasi immagine uscita dalla dimensione del sogno, imbrigliata la velocità della corrente dentro una gabbia invisibile, quasi l’acqua si condensasse in una immobiltà del ghiaccio; paesi antichi, abbarbicati sui colli o distesi a l’ombra di creste colline, strade polverose che si allungano tra i campi,sudando polvere e screpolate di sole.
Spesso l’artista arricchisce la superfice della tela di straordinarie sfaccettature in grado di segmentare lo spazio in porzioni di luce e di colore: sfaccettature che conferiscono all’insieme una sensazione di movimento, quasi il pittore desse forma alla vitalità interna delle cose.
Frequenti sono i quadri aventi a soggetto la figura umana: vecchi senza tempo, con gli occhi accesi d’una luce di speranza, davanti alla fiamma del cammino trepitante di scintille.
Ritratti di giovani donne; ballerina abbandonate alla frenesia della danza, maschere di carnevale su scorsci di città antiche strasudanti di storia e di tradizione.
Un’artista, Andrea Coli, che riesce a restituire al fruitore sensazioni dimenticate e coltivate timidamente nel segreto d’uno scrigno di memoria suggellato dalla nostalgia d’una lontana giovinezza».

Antologia del Premio Letterario G.L.G. Byron - Città di Terni 2008


Il Club degli Autori - Concorsi Letterari - Montedit - Consigli Editoriali - Il Club dei Poeti
Chi siamo
La Rivista
La voce degli Autori
Tutti i nostri Autori
Per iscriversi
ClubNews
Il notiziario gratuito
Ultimi inserimenti
Homepage
Avvenimenti
Novità & Dintorni
i Concorsi
Letterari
del Club degli autori
Le Antologie
dei Concorsi
del Club degli autori
Contatti