Opere di

Amedeo Millefiorini


Verso sera

Nell’ora in cui, a sera,
cadono i colori,
una malinconia sottile
mi scende nel cuore
e mi riporta
a pensare al passato,
ad un tempo perduto
inseguendo i sogni
e le stupende illusioni
che hanno riempito
di speranza i miei giorni.
Allora avevo tanti desideri;
la sorte li ha voluti
in parte esaudire,
ma negli anni ho capito
che forse sognare
è più bello che vivere.
Mentre scende la notte
cammino cercando
quello che certamente
non troverò mai,
e dentro di me provo
angoscia e tristezza
per la mia solitudine.
Però, quando ad un tratto
si accendono le luci,
subito torno alla vita
e mi sento quasi felice;
nella strada piena di gente
sono tanto contento
e penso sorridendo
già di nuovo al domani.


È già finita

Dunque è già finita
la nostra storia d’amore;
così scorderemo per sempre
le tenere carezze dì un tempo
e i baci nei giardini fioriti.
D’ora in poi fra noi
non ci sarà più nulla,
se è questo che vuoi.
Ma tu perdonami,
continuerò a pensarti
ancora per un po’,
per dar tempo alla vita
di riassorbirmi
con le sue cose banali.
Allora ce ne andremo
per strade diverse,
senza voltarci indietro.
Poi, se per caso torneremo
a incontrarci ancora,
per te non sarò
né un amico né un fratello,
ma soltanto un estraneo.
Tu forse non ricorderai più
neanche il mio nome,
ma questo non mi farà soffrire;
anche per me sarà come
non averti mai conosciuta.


Per i tuoi quattordici anni

Non so dirti perché questa notte
resto sveglio a pensarti,
e nel buio
ti rivedo come eri stamani,
con il sorriso nei tuoi occhi di bimba,
felice di essere guardata
nel tuo vestito più bello.
Nella calda estate
sembri un uccellino
che vola qua e là tutto il giorno,
senza mai volersi posare,
per spiegare nell’aria
il suo strano canto d’amore.
Ma nel guardarti
scende dentro di me
tanta amarezza.
Io, mio caro uccellino felice,
so già che tu un giorno
dovrai posarti,
in un posto qualunque,
per passare la tua stagione più fredda,
magari vicino a chi
non ti avrà mai visto volare
e pretenderà che tu possa cantare
anche dentro una gabbia.
Piano piano, nel celato rimpianto,
invecchierai,
vedendo altri voli.
Purtroppo anche te,
immagine stessa della dolce età luminosa,
la mano del tempo
spinge verso la notte.
Io, triste, vedo già la tua morbida grazia
devastata dalla crudeltà degli anni
sempre più brevi.
Ma per queste parole
non perdere il tuo sorriso,
non avere paura:
da sempre l’amore
fa rinascere nei bimbi
le speranze del mondo.

Ofena, 15 agosto 1974


Natale 1982

II cielo è grigio,
fredda la pioggia;
è il primo Natale
lontano da mamma.
Un anno finisce,
senza allegria,
ne inizia un altro,
senza illusioni.
La Messa in una Chiesa spoglia,
canti di un tempo passato,
di quando da piccolo
andavo in Chiesa con lei.
Come sopravviverò ai mie sogni?
Cosa riempirà
la mia mente e il mio cuore?
Quali speranze
vedendo la formichina laboriosa
invecchiare
e, dopo aver tanto faticato,
perdere pian piano il vigore?
Quante volte
ho pianto di nascosto a sentire
i suoi canti
così vivi nella buia cucina,
le canzoni della sua giovinezza,
che lei cantava con altro spirito
e che pure non ha mai dimenticato!
Mia cara piccina,
mi sembravi così risoluta e sicura;
non mi rassegno
a vederti diventare una vecchina!
Sei stata e sarai
il mio più caro pensiero
e desidero solo
che il tuo sorriso tanto amato
sia l’ultima immagine
nei miei occhi morendo.

Pescara, 25 dicembre 1982


Angela

Sul tuo comodino
bambole dai ricchi vestiti,
fotoromanzi
con ingenue storie d’amore,
un album di fotografie,
ricordi dei tuoi momenti più belli.
Nel letto il tuo corpicino malato
dagli arti scarni e troppo piccini.
Tanti ricoveri
e lentamente il tempo è passato.
Anche tu sei uscita dall’adolescenza,
ma il tuo sguardo
è ancora limpido e sereno
come quello di una bambina
e ogni tanto sorridi felice.
Di certo il Signore del cielo
ha pensato un poco anche a te:
con una grande disgrazia
ti ha tenuta lontana
dalle tante amarezze della vita.


Un’altra età

Hai diciotto anni.
Porti jeans attillati,
hai una voce sicura,
fai ginnastica aerobica,
vai bene a scuola,
studi l’inglese.
Hai un sacco di amici
tutti cotti di te.
Con loro sei disinvolta
e moderna,
ma quando mi incontri
abbassi lo sguardo
e mi dai del lei.
È vero, ho molti anni
più di te.
Ma mi sembra ieri
che avevo la tua età
ed ero innamorato
di una ragazza
proprio come te.
Mi piacerebbe
almeno una volta
andare in giro con te.
Ma ti saluto
con tono paterno.
Non c‘è niente da fare:
ormai
ho un’altra età.

Roma, novembre 1983


Al mio Signore

Sono pazzo di Te,
sono pazzo per Te,
ma Ti prego,
lasciami un poco
giocare e amare
nel mondo.
Ho conosciuto il dolore
e la disperazione,
ho vissuto nella notte.
Ma ora la Tua luce
la sento su di me
e dentro il mio cuore.
Per questo infine,
quando mi chiamerai,
verrò da Te sorridendo.

Roma, 1984


Il tuo ricordo

Due anni insieme
e già l’amore fra noi
non c‘è più.
Dentro di me l’amara certezza
di suscitare nel tuo animo
solo noia e stanchezza.
So che prima o poi
tu mi lascerai;
ma quando quel giorno verrà
non voltarti indietro
a rattristarti per me.
Gli istanti felici vissuti con te
in questi anni stupendi
li sognerò con nostalgia
per tutto il resto della vita;
tu sarai per sempre
il mio pensiero più caro
che mi farà compagnia
nei giorni di malinconia
e nelle tante notti insonni.
Quel giorno tremendo
morirò di dolore,
ma non cercherò di fermarti,
non lotterò contro il destino,
riuscirei soltanto a soffrire di più.
Alla fine di un amore
la paura di essere solo
si vince in una volta sola,
come quella del buio;
poi lentamente, negli anni,
il ricordo dei momenti di gioia
può colmare in parte
il vuoto profondo che resta.
Perciò quando tu te ne andrai
non mi lascerai solo;
resterà con me
la tua immagine
giovane e raffinata,
che nel tempo ho imparato
a evocare ed amare;
così tu mi apparterrai per sempre,
perchè nessuno ti potrà mai
cancellare dalla mia mente.
Forse un giorno, da qualche parte,
vedrai seduto al sole
un vecchio dallo sguardo felice
e dall’aspetto a te familiare.
Ti fermerai non vista ad ascoltarlo;
starà raccontando a qualcuno
la nostra storia,
magari solo a se stesso,
per dire al mondo
del grande amore della sua vita,
incontrato quando aveva
un po’ meno di quarant’anni.

21 luglio 1991


Mattino d’autunno

Il giorno è nato da poco.
Sto seduto alla mia scrivania,
ma il pensiero vola lontano.
Vorrei tornare tra le strade
a me familiari di una città
che un tempo ho tanto amato,
in un piccolo parco di periferia,
dove al mattino nella nebbia
una ragazza esile e bionda
passeggiava con il suo cane
tra le aiole coperte di brina.
Forse aspettava qualcuno
che non sarebbe tornato,
ripensava con nostalgia
all’amore immenso
che lei non aveva ricambiato.
Quella ragazza ogni tanto si fermava
a guardare gli alberi quasi spogli
e ne ammirava le foglie ingiallite.
Tornava con un poco di tristezza
agli eventi del passato,
che erano stati scritti
nel libro del destino
senza tener conto
dei suoi sogni più cari;
accarezzava dolcemente
i ricordi e i rimpianti
che in silenzio
le facevano compagnia
nelle giornate senza sole
della sua nuova vita.


A mia moglie

È una giornata piovosa.
Sono triste.
Ripenso
a un mattino di aprile,
a quando eravamo fidanzati,
al nostro primo bacio,
alla primavera della nostra vita,
al tuo viso tanto bello,
ai tuoi occhi luminosi,
al tuo sorriso,
al tempo che passa,
ai miei capelli bianchi,
ai giorni che verranno,
all’ultima volta
che ti vedrò
su questa terra.

Pubblicata sull’Antologia del “Premia di Poesia Ada Negri 20^ edizione 2001”. Successivamente modificata nella versione attuale.


Domenica mattina

È domenica mattina.
Stamani c‘è tanta luce
nella nostra cucina,
nella quale tu prepari per noi
tante buone pietanze.
Sulle mensole, in bell’ordine,
i tuoi oggettini colorati,
che tutti ammirano entrando;
sui piani i cibi
che stai elaborando;
i mobili e i fornelli
sono ben lucidi.
Al muro vi sono le graziose presine
a forma di pesce, di maiale,
di coccodrillo.
Su una parete un’immagine di Gesù sorridente
e il calendario di Padre Pio.
Qui tutto è pulito e limpido
come il nostro amore.
Io amo questa cucina
come amo te
e i tuoi occhi sognanti
e pieni d’amore.
Nel guardarli dimentico
le amarezze della vita
e scordo la tristezza
degli anni in cui
non ti conoscevo.
Dalla finestra si scorge
la quiete della strada.
L’orologio sul muro
corre veloce
ed io vorrei fermarlo
in questo attimo di felicità.

Roma, 2000-2007


I miei sabato sera

Poco prima di conoscere mia moglie
il sabato sera quasi sempre
con due amici scapoli come me
andavo a mangiare
alla tavola calda
sotto casa mia.
Cercavamo
di spendere poco
e di mangiare decentemente.
Cibi grassi e pesanti
erano per noi invitanti
perché avevamo appetito
e ci facevamo compagnia a vicenda.
Poi andavamo in giro per la città,
da un bar all’altro,
senza amici,
senza meta,
senza allegria,
ad ammirare
le ragazze degli altri,
belle e distanti.
Infine ci sedevamo
al solito bar
davanti alla televisione
e bevevamo
il terzo caffé della serata.
Assonnati
ci guardavamo
ormai senza parlare.
Infine tornavamo
ognuno a casa propria.
Mia madre
dormiva nell’ultima stanza
russando piano.
Mangiavo ancora
qualcosa dal frigo.
Poi mi mettevo a letto
e tra le lenzuola
fredde e pulite
provavo uno strano
brivido di piacere.
Ben presto però
iniziato a piangere a dirotto
senza più riuscire a fermarmi.
Allora pian piano, con la fantasia,
illudevo me stesso
che nel letto accanto a me
dormisse la moglie
che sempre sognavo.
Così mi calmavo
e mi addormentavo tranquillo
confortato da una dolce speranza,
mentre nella stanza buia
si scorgeva già
la luce del giorno.

Roma, 1998-2008


Il nostro fidanzamento

Rivoglio indietro
la mia fidanzatina.
Il 24 aprile 1999,
il primo giorno
che ti ho conosciuta,
eri molto graziosa.
Sui tuoi capelli rossi
risaltavano le labbra
screpolate per l’emozione;
portavi una gonna scozzese
con uno spillone dorato
ed una borsa a tracolla.
Eri seria seria
ed avevi l’automobile pulita
pronta per portarmi a fare un giro.
Mi davi del lei
ed io ti chiesi il perché.
Mi rispondesti:
“Perché non la conosco”.
lo ti dissi:
“Io sono più grande di te
e ti ho vista da bambina.
Perciò ti chiedo di darmi del tu”.
Ci sedemmo in un bar
in piazza delle Muse
e mi dicesti
che ti piaceva ascoltarmi,
ma io parlavo un po’ agitato
e non riuscivi a capire
tutto ciò che ti dicevo.
Tu ordinasti una coppa di gelato,
io soltanto un caffé.
Era sabato mattina.
Nel lasciarti ti dissi:
“Ti vedrò volentieri sabato prossimo”.
Tu mi rispondesti:
“No, vediamoci domani”.
Il giorno successivo sotto casa
mi desti un bacio sulla guancia
salutandomi felice.
Due giorni dopo,
ad Anzio, improvvisamente,
mi sembrò di impazzire di gioia
e ti telefonai dicendoti
di essermi innamorato di te.
Quello fu il periodo più bello
della nostra vita,
con tante passeggiate romantiche
nelle ville di Roma
e lunghi baci appassionati.
Il sabato sera andavamo sempre
a mangiare la pizza napoletana
da “Costa Rei” in via Bergamo
e la domenica mattina
ascoltavamo la Messa
con i tuoi genitori.
Allora tu dicevi spesso
che ero il più bello del mondo
ed io ero convinto che tu fossi
un angelo sceso dal cielo.
Questa cosa, a dieci anni di distanza,
la penso ancora,
quando ti guardo in silenzio
e penso alla gioia che mi dai
amandomi con tutto il tuo cuore.
Il nostro fidanzamento
è durato solo cinque mesi e mezzo,
ma con esso è cominciato un sogno
che dopo di allora non è più finito
e che continuerà per tutta la vita
per la nostra stupenda felicità.

Roma, 2000-2008


A Lavinia e Licinia

Vi ho viste nascere.
Ho seguito con amore
i vostri giochi di bambine
e i lunghi studi
che avete compiuto.
Ricordo che ogni estate
venivo in vacanza a Pescara.
Cenavamo
assieme ai vostri genitori
e a mia madre
sempre nello stesso ristorante
vicino al porto
e poi andavamo a ballare
in una terrazza sul mare.
Siete diventate piano piano
delle belle ragazze
e poi delle giovani donne.
Ma avete sempre continuato
a volermi bene
e quando mi sono sposato
vi siete affezionate
anche a mia moglie Laura.
Poi per voi sono arrivati
tanti nuovi impegni.
Come uccellini
che ormai hanno imparato a volare,
vi siete allontanate dal nido
e da queste parti vi si vede
sempre più raramente.
Però trovate ogni tanto
un po’ di tempo
per un breve incontro,
una telefonata
o un messaggio di posta elettronica.
Noi siamo felici di avere
due nipoti brave come voi,
che ci riempiono la vita
e ce la allietano
col loro affetto sincero.

S. Severo, settembre 2008



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