Un viaggio attraverso i luoghi più intimi del cuore, dell’anima e del corpo, dalla “selva oscura” alla rinascita
A mio padre
con infinito amore
SETE DI TEMPO
La tua bocca
quante altre ne ha conosciute
prima di fermarsi su
quella
che tra tutte aveva più
sete di tempo.
PER UN ATTIMO O PER SEMPRE
Tienimi sospesa
tra le viole del tuo giardino.
Attraversami di luce tra le foglie del bosco
a riscoprire il calore dell’aurora.
Regalami il profumo delle resine e
l’eco lontana di risa senza veli.
Immergiti in me come
acqua di sorgente che rinfreschi la mano
dell’inquietudine.
Accoglimi tra le braccia,
prima che il sonno ci sorprenda,
a languire le tue paure.
Accarezza fiati di cornamusa nella vallata
vertiginosa delle incertezze.
Mostrami il sigillo di ceralacca
da violare senza farti male,
per scorgere di te quello spicchio di anima,
velata anche ai tuoi occhi.
Chiedimi,
non di stare con te
ma di restare,
per un attimo o per sempre,
il tempo che basta
per amarci.
IL TEMPO
Il tempo
ha un solo verbo quando il corpo
si arrende al tuo calore.
Trattiene il fiato,
nella baia silenziosa delle maree,
in attesa.
Non incalza i minuti,
non avanza pretese.
Fermo nel presente,
nel fluido di una bolla attorno a noi.
Siamo qui, siamo ora.
Né passato, né futuro avvolge
le labbra socchiuse
distanti un filo d’erba,
tra baci posati su guance tremanti
e capelli che odorano ancora
di sospiri e saliva,
di pelle e di mani.
NON NASCONDERÒ LE MIE FERITE
Non nasconderò le mie ferite
come fai tu coi tuoi
silenzi.
Le terrò bene in vista.
Le indosserò
come il più elegante
degli abiti da sera,
coi suoi bottoni dorati a illuminarmi il viso,
i suoi nastrini di raso a stringere i miei fianchi,
le sue cuciture a tenermi insieme i pensieri,
i suoi ricami a impreziosirmi l’anima e
la sua scollatura
a incastonarmi il cuore.
Non nasconderò le mie cicatrici.
Le indosserò
come l’abito più straordinario,
sensuale come il velluto
a sfiorarmi la pelle increspata dai brividi,
leggiadro come l’organza
a velare i miei occhi bagnati di pianto,
soffice come seta a lambire le mie labbra,
morbido come cashmere
in un caldo avvolgente abbraccio.
Sarà prezioso
come ogni piega di attimo vissuto
e raro
come ogni lembo di emozione che tu
mi hai cucito
addosso.
SOLO UN BACIO
Canne al vento,
brusio di sterpaglie,
pioggia battente,
fruscio di raso che scivola
lungo i fianchi.
Non dirmi il tuo nome.
Non servono occhi per
leggerti dentro,
solo mani nel buio,
sospiri ansimanti nella coltre
dei sensi.
Stordimento
l’accelerare dei battiti,
caldo il respiro
aggrappato alle labbra socchiuse,
avidi i morsi di carpirne
l’essenza.
Solo un bacio
basterebbe a indicare la via per
entrare.
Nessuna parola.
Appena un bacio
a rivelare l’oceano a cui l’anima io
ho affidato.
AL BUIO
Anche al buio
le nostre anime saprebbero ancora
riconoscersi.
LE FOGLIE DEL GRANTURCO
Le foglie del granturco
come lance
si stillano in cielo,
lingue danzanti al canto delle cicale,
mani protese a carezzare l’azzurro, intenso,
come il mare dei tuoi occhi increspati di nuvole,
dita affusolate a solleticare
il vento caldo di giugno che porta
fino alla tua bocca
quel bacio che non oso posare.
Unghie affilate
che mi graffiano l’anima al pensiero
che tu
non sarai tra le mie
braccia.
PERLE DI RUGIADA
Nei miei capelli è rimasta la fragranza
della tua pelle,
nella mia voce, tremulo il tuo
pensiero,
nei miei occhi
un viso dolce misto ad amarezza,
nei miei gesti quotidiani
l’ombra di un sogno sempre sfiorato e mai
raggiunto.
Sulle foglie ho cercato il profumo
dei fiori, ma non c’era.
Ho trovato invece due perle di rugiada
come lacrime
che un petalo ha lasciato cadere.
L’ESSENZA
Hai baciato di me
lembi di pelle mai sfiorati,
luoghi dell’anima che nessuno aveva ancora
esplorato,
carezzato ogni piega di infantile e incantata
innocenza.
Anfratti silenti che non ricordavo più,
fino al luccichìo nel buio
dei tuoi occhi profondi.
Quel che la luce accecante del giorno
senza colpa velava,
avvolge ora di ardore e passione ogni molecola.
L’essenza di me,
quel che mi rende unica
al tuo sguardo,
ogni volta.
PER UN ATTIMO DI INFINITO
Al buio
di una magica sera di novembre,
nello scorcio di un anfratto
piccolo e silenzioso
della tua anima,
le tue labbra
sfiorandomi
hanno detto di amarmi e
per un attimo
di infinito sei stato
mio.
LO SCRIGNO
Tintinna il vento,
cadono le foglie
su quello scrigno che tanto gelosamente
ti tiene nascosto.
Voglio tenerti così,
celato, prezioso, non rivelato.
Che nessuno sappia chi sei,
nessuno possa vedere il tuo volto,
nessuno possa ascoltare la tua voce
invocare il mio nome,
nessuno possa scorgere
le lame di ghiaccio dei tuoi occhi
scalfire la mia tenera carne,
nessuno possa fermare le tue mani
sfiorarmi la pelle.
Voglio tenerti nel mio scrigno
perché il candore non debba ingiallire,
perché di luce il tuo fiore non possa appassire,
perché il tuo profumo di vento non voglia svanire.
Fai tacere il silenzio delle labbra sui morbidi seni.
Sorprendimi ancora di pudica emozione
coi tuoi versi intrisi di erotica
passione.
[continua]