Antologia dei racconti vincitori del Premio Marguerite Yourcenar 2024
Albo d’Oro del concorso
Indice
Presentazione di Massimo Barile – Albo d’oro – Kefalonia» di Renato Attolini – «Stazione di passaggio» di Teresa Friscia – «Non siamo un esercito di cloni» di Roberta Denti – «L’altra metà» di Silvia Balzarini – «Epaminondas» di Luca Degasperi – «Nel cuore di Praga» di Eleonora Paoletti – «Giochi d’altri tempi (Non avevamo niente ma avevamo tutto)» di Alessandro Trinci – «Pareva che danzasse» di Letizia Di Benedetto – «L’uomo che fu o Ulisse» di Antonio Crescenzo – «Mandorli giapponesi» di Pietro Rainero – «I Murazzi a Malamocco» di Lucio Santoro
Presentazione
Desidero rivolgere il mio ringraziamento a tutti gli Autori che hanno partecipato al Premio Letterario Marguerite Yourcenar 2024, indetto dal Club degli autori.
Ritengo doveroso complimentarmi con gli Autori che, grazie alla qualità dei loro racconti, sono risultati tra i dodici finalisti.
Durante la lettura dei testi ho riscontrato la propensione ad una costante esplorazione dell’universo emozionale dei protagonisti ed una continua tensione a fissare fedelmente le intenzioni narrative che rappresentano sovente la ricerca d’un disvelamento delle percezioni dell’umano sentire.
I vari racconti riconducono ad intensi recuperi narrativi che diventano strumento per indagare nel profondo dell’animo, tra ricordi e visioni, rimandi ed evocazioni, mettendo in risalto la profonda sensibilità degli Autori.
In definitiva la collezione di tali racconti rappresenta un simbolico viaggio di ricerca nelle molteplici manifestazioni della vita, un percorso dell’anima che diventa sigillo della visione narrativa degli Autori.
Tali racconti risultano intensi e coinvolgenti, profondamente sentiti nell’animo da parte degli Autori che hanno offerto profonde riflessioni sulle dinamiche dell’umano vivere, tra consapevolezza d’una condizione esistenziale che deve fare i conti con le inevitabili metamorfosi ed una ricercata miscela d’emozioni e percezioni che illuminano le varie fasi narrative.
A tutti Voi il mio sincero augurio di un proficuo lavoro.
Massimo Barile
Presidente della Giuria del Premio Letterario
Marguerite Yourcenar – sezione narrativa
Albo d’Oro della XXXII Edizione del Premio Marguerite Yourcenar 2024
Questo volume raccoglie i racconti che hanno vinto la trentaduesima edizione della sezione Narrativa del Premio Letterario Marguerite Yourcenar. Questa la classifica finale del concorso:
Finalista A – 01° classificato con l’opera «Kefalonia», Renato Attolini, Busto Arsizio (Varese).
Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Renato Attolini narra dell’inaspettato incontro con un vecchio durante una vacanza nei pressi di Cefalonia, e tale episodio riconduce al tragico periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Ecco allora aprirsi un sommesso recupero memoriale di questo anziano signore con il commovente ricordo dell’amore nato tra sua sorella e un giovane tenente italiano, purtroppo distrutto dall’eccidio dei martiri di Cefalonia perpetrato dai soldati tedeschi.
La narrazione si fa struggente e penetra nel profondo del cuore.
Renato Attolini offre un racconto connotato da una forte intensità emotiva ed illumina la storia narrata con una scrittura decisamente efficace». Massimo Barile
Finalista G – 02^ classificata con l’opera «Stazione di passaggio», Teresa Friscia, Sciacca (Agrigento). Questa la motivazione della Giuria: «Nel racconto di Teresa Friscia una scrittrice incontra casualmente una cameriera dentro un Autogrill e tale evento diventa subito una “occasione” della vita per raccontare nuove storie.
La protagonista pare perdersi “nell’ombra dei suoi pensieri”, è sempre distratta, immersa nei molteplici flussi della mente, una donna che “pensa troppo” e si dimentica della realtà circostante.
Da tali evidenze nasce il desiderio di lasciarsi trasportare dalle nuove emozioni che possono giungere all’improvviso e vivere le sue avventure lungo il percorso di questa vita dove esistono solo presunte certezze. Il processo narrativo è reso in modo perfetto e l’atmosfera è costantemente illuminata dalla coinvolgente scrittura di Teresa Friscia». Massimo Barile
Finalista E – 03^ classificata con l’opera «Non siamo un esercito di cloni», Roberta Denti, Mulazzano (Lodi).Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Roberta Denti rappresenta una testimonianza appassionata che diventa messaggio di speranza per coloro che, come il bambino protagonista, soffrono del disturbo dello spettro autistico.
Durante il processo narrativo il bambino incontrerà un uomo che “ha venduto tutto per comprare una barca e pescare” e, magicamente, avverrà una meravigliosa rinascita ed anche la sua passione per il mare sarà costantemente alimentata.
Il concetto fondamentale che viene fortemente sottolineato è di “non lasciare che una diagnosi medica” allontani dalla vita, ma impegnarsi per “abbracciare” la propria unicità, e Roberta Denti, con il suo racconto coinvolgente ed una scrittura intensa e vibrante, fissa fedelmente tali intenzioni narrative». Massimo Barile
Finalista B – 04°^ classificata con l’opera «L’altra metà», Silvia Balzarini, Barcellona – Espana. Questa la motivazione della Giuria: «Silvia Balzarini regala un racconto coinvolgente con sigillo finale sorprendente.
Il protagonista Marc passa da una donna all’altra perché sa di “piacere alle donne”, ma cerca subito di interrompere la storia per una sorta di paura, ma con l’ultima ragazza conosciuta è rimasto colpito dal suo sguardo profondo e malinconico.
Durante la narrazione il protagonista è vittima d’un grave incidente in moto a causa della manomissione dei freni e tale evento riconduce alla verità: lui ha un fratello gemello quasi identico, che si chiama Alexis, e la ragazza ha cercato di vendicarsi per il suicidio della sorella che è stata violentata proprio da Alexis.
Il racconto di Silvia Balzarini propone un intreccio narrativo che riconduce alle insondabili manifestazioni del destino e, grazie ad una scrittura precisa ed attenta, sempre capace di cogliere le sfumature degli stati d’animo dei personaggi». Massimo Barile
Finalista D – 05° classificato con l’opera «Epaminondas», Luca Degasperi, Trento.
Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Luca Degasperi riconduce alla sofferta vicenda esistenziale di Epaminondas, il protagonista della storia che è stato colpito dalla lebbra e rinchiuso, in compagnia di altri malati, su “un’isola di sepolcri”, dimenticata da tutti.
Ecco allora che il silenzio diventa “vergogna”, fino a “smarrirsi nelle forme” della vita, tra silente dolore e svilimento, smarrimento e solitudine, quando “l’eco amara del lamento cavalca le onde”, mentre si fanno i conti con lo “sfacelo della pelle” e “l’assedio delle ombre” incombe sulla figura del protagonista che tenta disperatamente di dare un senso a quel triste esistere.
Un simbolico percorso esistenziale che si nutre della sofferenza e dell’annullamento del corpo, ma capace di prospettare una sorta di ammissione di colpa da parte dell’essere umano, che riconduce ad una dimensione memoriale del “male che è stato fatto”». Massimo Barile
Finalista I – 06^ classificata con l’opera «Nel cuore di Praga», Eleonora Paoletti, Piombino (Livorno). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Eleonora Paoletti narra dell’incontro tra due donne “innamorate dello stesso uomo” e durante tale sincero dialogo si rendono conto del motivo per il quale si “erano trovate” ad amare la stessa persona.
Eleonora Paoletti offre un racconto che miscela percezioni del mondo interiore delle due protagoniste con l’alternarsi delle profonde evidenze e metamorfosi dell’animo che si insinuano tra le pieghe dell’amore e si nutrono delle enigmatiche atmosfere generate “nel cuore di Praga”». Massimo Barile
Finalista N – 07° classificato con l’opera «Giochi d’altri tempi (Non avevamo niente ma avevamo tutto)», Alessandro Trinci, , Quarrata (Pistoia). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Alessandro Trinci riporta alla memoria il periodo dell’infanzia, in un paesino vicino a Pistoia, tra le atmosfere di un “piccolo mondo semplice e genuino”.
Ecco allora che la narrazione si apre al recupero memoriale delle giornate passate a giocare nei cortili, le partite di pallone, il gioco delle figurine dei calciatori e le inevitabili sfide tra indiani e cow boys.
E, poi, sovviene anche il ricordo d’un “singolare e strano esercito” con spade di legno e fionde che era stato creato da ragazzini alquanto “vivaci”.
Le profonde riflessioni mettono a confronto le sue esperienze con il comportamento odierno dei bambini sovente rintanati nelle loro case con lo smartphone ed i videogiochi.
La narrazione di Alessandro Trinci rende, in modo perfetto, le differenti dinamiche del periodo della sua infanzia, ammantate d’un velo di nostalgia e anche di forte rassegnazione per l’odierno comportamento ormai completamente mutato, e lo fa con una scrittura profondamente sentita nel cuore e decisamente efficace». Massimo Barile
Finalista F – 08^ classificata con l’opera «Pareva che danzasse», Letizia Di Benedetto, Scordia (Catania). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Letizia Di Benedetto narra la scelta coraggiosa della protagonista che cambia completamente la sua vita dopo aver sofferto per il comportamento spregevole del marito e la conseguente amarezza per la fine del suo matrimonio.
Durante il processo narrativo si assisterà ad una sorta di rinascita della donna, protesa verso nuove prospettive, capace di ritrovare la sua autonomia e, infine, la riconquistata consapevolezza di sé.
L’intenso racconto di Letizia Di fissa fedelmente le percezioni del mondo interiore e le dinamiche dell’esperienza esistenziale della protagonista, grazie ad una scrittura precisa ed incisiva». Massimo Barile
Finalista C – 09° classificato con l’opera «L’uomo che fu o Ulisse», Antonio Crescenzo, Firenze. Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Antonio Crescenzo consiste in una sorta di rappresentazione esistenziale di un vecchio, conosciuto da tutti come Ulisse, che dorme su una panchina della piazza principale.
Il protagonista è “immerso in un sonno atemporale” perché, nella sua vita, “il tempo è un concetto sfuggente” e la sua mente pare cercare un senso del vivere in un mondo che lo ha dimenticato, estromesso ed annullato.
Le sue giornate sono “momenti sospesi in un’eterna penombra di solitudine”, come fosse disperso in lontani ricordi che fluttuano in una dimensione “senza tempo”.
La narrazione di Antonio Crescenzo rende, in modo preciso, le dinamiche esistenziali e gli stati d’animo, offrendo un racconto che coglie gli aspetti più profondi ed autentici d’una sofferta condizione dell’umano vivere». Massimo Barile
Finalista L – 10° classificato con l’opera «Mandorli giapponesi», Pietro Rainero, Acqui Terme (Alessandria). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Pietro Rainero offre un interessante e coinvolgente dialogo tra il professor Coleman, famoso fisico teorico, ed il suo accompagnatore Takami-musubi che ha l’incarico di condurlo all’annuale congresso relativo ai recenti progressi nei calcoli di elettrodinamica quantistica.
Ecco allora dispiegarsi la descrizione dell’annichilazione di una coppia particella-antiparticella, fino al decadimento di un neutrone, tra quark e bosoni.
Quando appariranno i famosi “alberi di mandorlo” sarà però il giovane accompagnatore ad insegnare come si esegue una moltiplicazione giapponese.
Il racconto di Pietro Rainero miscela teorie di fisica teorica collegate però al mondo della realtà tangibile che si presenta davanti ai nostri occhi e, con la sua scrittura capace di coinvolgere, regala una narrazione affascinante». Massimo Barile
Finalista M – 11° classificato con l’opera «I Murazzi a Malamocco», Lucio Santoro, Venezia. Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto di Lucio Santoro riconduce alla storia dei “murazzi”, identità geografica in continua evoluzione formata dalle sabbie portate dai fiumi Piave, Brenta ed Adige, creando una diga naturale diventata “baluardo invalicabile per i marosi invernali”.
I “murazzi” sono un ricordo di “un’epoca felice” e hanno rappresentato un mondo di storie, memorie ed emozioni nate su un confine marino popolato da pescatori solitari, ed ora i “vecchi murazzi”, simbolo della potenza della Repubblica Serenissima, sono ormai “invisibili”.
Lucio Santoro regala un racconto dal tono nostalgico nel quale affiorano ricordi che si rincorrono tra le stagioni della vita ed il profumo del passato pervade tutta la sua visione». Massimo Barile