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Antologia dei racconti vincitori del Premio Città di Melegnano 2023

In copertina: butterfly-95365 Foto di Bogdan Ch da Pixabay License – (Libera per usi commerciali)


Indice

Prefazione a cura di Monica Colombini – Albo d’Oro del Concorso – «L’amour fou (blu come l’amore)» di Elisabetta Darida – «Mio padre» di Mariano Berti – «Mattia» di Alessia Proietti Gaffi – «Ricordo» di Paola Pezzali – «I fiori di Hinata» di Roberta Denti – «Nobili virtù» di Claudio Di Blasio – «Lettera dagli abissi» di Pierpaolo Fiore – «Genesi di una passione» di Alessandro Trinci – «Eravamo 3 amici al bar… (Una storia vera)» di Renato Attolini – «Le scarpe di Paolo» di Francesca Licata


Prefazione

È vento di ricordi che soffia in questa antologia!
Ogni racconto trae spunto dal ricordo di un momento di vita, dalla suggestione di memoria di un incontro di una emozione, di un vissuto felice o doloroso.
Costellato di ricordi è il doloroso contrappunto tra i protagonisti del racconto vincitore L’amour fou in cui il tema del femminicidio affiora attraverso l’opposto sentire dell’uomo che svela in un crescendo la sua attitudine all’amore malato che diventa possesso e uccide a cui fa eco la dolente consapevolezza di lei che maledice la propria incapacità a comprendere, reagire e mettersi in salvo.
Ci sono ricordi di figure importanti di padri in questi racconti…padri portatori di valori ed esempio. Ora sono padri instancabili che lavorano senza risparmiarsi fatica per garantire un futuro migliore alla propria famiglia come il protagonista del racconto secondo classificato Mio padre o il Paolino che nel racconto Le scarpe di paolo ci regala una frase che diventa viatico… «Tutto ciò che è fatto senza amore verrà trattato senza amore». Gli uomini veri non uccidono pongono l’amore al centro del loro essere uomini e padri. La paternità non è solo nel dato biologico ma è disposizione dell’animo che viene ben tratteggiata nel suo manifestarsi, svilupparsi e crescere nel racconto Mattia.
I ricordi si nutrono naturalmente d’amore e il racconto Ricordo ne è riuscito esempio ribadendo che nella tristezza della perdita di chi si è amato, l’amore vero cambia forma ma non muore mai.
La guerra degli uomini si insinua e genera ricordi dolorosi, tragici ma è nella capacità di resilienza dell’essere umano trovare la strada per rinascere. Ecco quindi che nel racconto I fiori di Hinata la giovane protagonista orfana di guerra restituita a nuova vita dall’adozione che la allontana dalla terra di origine decide di tornare nel luogo del cuore dove è nata per ricucire il filo strappato della sua esistenza..
La guerra divide ma la capacità tutta umana di restituire solidarietà va oltre e questo è tema di fondo del racconto intitolato Nobili virtù in cui il ricordo della solidarietà tra soldati di opposti schieramenti costruisce un filo narrativo indissolubile che arriva ai giorni nostri.
Non potevano mancare i ricordi dell’infanzia… un’età in cui i ricordi vengono fissati e diventano patrimonio. È questo il contesto descritto nel racconto Genesi di una passione in cui l’eclissi solare osservata da bambino è lo stimolo di una passione per l’astronomia e lo spunto per una riflessione importante sul senso del nostro esistere su questa terra.
In un crescendo, dal ricordo delicato della nascita della piccola leonessa Lusala, si leva l’urlo di denuncia e di dolore della protagonista che ormai cresciuta tenta la sorte della migrazione e muore mare inghiottita dagli abissi come tanti povere creature di ogni età in fuga da guerre, privazioni e sfruttamento. Una Lettera dagli abissi che vorremmo davvero non vederci più venire recapitata
Il susseguirsi dei ricordi del racconto Eravamo tre amici al bar costruisce lo spaccato vivace e realistico di un trentennio di storia italiana in cui non è difficile riconoscersi.
Buona lettura!

Monica Colombini
Presidente della Sezione Narrativa del Premio Città di Melegnano


Albo d’Oro del Premio

Questo volume raccoglie i racconti che hanno vinto la ventottesima edizione della sezione Narrativa del Premio Letterario «Città di Melegnano 2023». La Giuria, presieduta nella sezione Narrativa da Monica Colombini, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:

Opera 1^ classificata: «L’amour fou (blu come l’amore)» di Elisabetta Darida, Roma. Questa la motivazione della Giuria: «Bella scrittura che assume i contorni di un dialogo teatro poesia. La narrazione contrappone l’evoluzione dei sentimenti di lui alla parallela evoluzione della consapevolezza di lei che rimpiange e maledice questo amore non amore che diventa morte. Bello, incalzante, doloroso… da leggere e rileggere… mai più». Monica Colombini

Opera 2^ classificata: «Mio padre» di Mariano Berti, Treviso. Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto tratteggia una bella figura di padre dedito al lavoro senza risparmiarsi fatica e umiliazione per garantire il sostegno familiare. Bella scrittura fitta di immagini e dettagli che restituiscono una figura umana piena e sfaccettata in una storia familiare di resistenza, desiderio di riscatto e nuova vita in una Italia di valore che ostinatamente non si arrende». Monica Colombini

Opera 3^ classificata: «Mattia» di Alessia Proietti Gaffi, Roma. Questa la motivazione della Giuria: «Si può essere padri per caso, per scelta o per vocazione, indipendentemente dal dato biologico. Il protagonista della storia è la testimonanza delicata e ben tratteggiata nella sua evoluzione di una storia di paternità profonda e matura». Monica Colombini

Opera 4^ classificata: «Ricordo» di Paola Pezzali, Pavia. Questa la motivazione della Giuria: «Il ricordo della storia d’amore è descritto con scrittura semplice e delicata senza cedimenti alla malinconia, rinforzando la certezza che l’amore vero è per sempre». Monica Colombini

Opera 5^ classificata: «I fiori di Hinata» di Roberta Denti, Mulazzano (Lodi). Questa la motivazione della Giuria: «La guerra è sullo sfondo in cui l’infanzia travolta dalla follia umana trova nuova vita senza dimenticare le origini, il proprio paese, il luogo del cuore mai dimenticato dove tornare per ritrovare e custodire il filo della propria ragione di esistere. Il racconto si sviluppa con scrittura naturale e senza sbavature». Monica Colombini

Opera 6^ classificata: «Nobili virtù» di Claudio Di Blasio, Grassobbio (Bergamo). Questa la motivazione della Giuria: «Bella narrazione in cui sullo sfondo della seconda guerra mondiale e del dopoguerra si intrecciano i destini dei protagonisti a dimostrare inequivocabilmente che la guerra tenta di dividere le genti ma la solidarietà umana è capace di guardare oltre l’odio». Monica Colombini

Opera 7^ classificata: «Lettera dagli abissi» di Pierpaolo Fiore, Acri (Cosenza). Questa la motivazione della Giuria: «Ogni parola di questo racconto è un urlo… una verità dolorosa. Il fenomeno dell’immigrazione e delle morti in mare dei migranti si delinea chiaramente come tragedia silenziosa in bilico tra malevolenza politica e dramma umanitario della povertà. Scrittura emozionante!». Monica Colombini

Opera 8^ classificata: «Genesi di una passione» di Alessandro Trinci, Quarrata (Pistoia). Questa la motivazione della Giuria: «Le esperienze emozionanti dell’infanzia si sa lasciano il segno. Il racconto descrive con semplicità e bella scrittura la passione nata dal ricordo di un eccezionale fenomeno naturale e approda in conclusione ad una riflessione profonda che inchioda l’umanità impazzita alla sua essenza di semplice materia armonicamente organizzata». Monica Colombini

Opera 9^ classificata: «Eravamo 3 amici al bar… (Una storia vera)» di Renato Attolini, Busto Arsizio (Varese). Questa la motivazione della Giuria: «Una storia tutta italiana di ricordi in un arco storico di oltre 30 anni tracciato di dettagli legati al costume, ai consumi, alle abitudini e ai sogni di una paese che ha provato a ridarsi un futuro di speranza e benessere. L’amicizia tra i protagonisti è il filo conduttore della narrazione ed è un filo delicato ma indissolubile che attraversa i tempi. Scrittura vivace e che sa di vissuto». Monica Colombini

Opera 10^ classificata: «Le scarpe di Paolo» di Francesca Licata, Santa Margherita di Belice (Agrigento). Questa la motivazione della Giuria: «Una storia delicata, a tratti poetica fatta di piccole conquiste quotidiane ma valori solidi e capacità di sacrificio. Il racconto trova la sua ragione in una semplice frase del protagonista “Tutto ciò che è fatto senza amore verrà trattato senza amore”. Un’unica frase che racchiude la parabola buia della società dei consumi in cui si consumano allo stesso modo prodotti e sentimenti». Monica Colombini

Antologia dei racconti vincitori del Premio Città di Melegnano 2023


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