Arcobaleno stella

di

Walter Maron


Walter Maron - Arcobaleno stella
Collana "Le Schegge d'Oro" - I libri dei Premi - Narrativa
14x20,5 - pp. 44 - Euro 5,60
ISBN 88-6037-248-8

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Introduzione

Il desiderio di dolce evasione che ha caratterizzato le prime due opere di Walter Maron trova in “Arcobaleno Stella” l’ideale continuazione a compimento di quella che può definirsi una vera e propria trilogia letteraria.
Un libro in cui reale e utopistico si intrecciano, trovando uno nell’altro fonte di ispirazione e di sensazioni, fin anche a sconfinare nella concretizzazione dei sogni in un vortice di emozioni che travolge la vita di Marco altrimenti offuscata, come una città immersa nella nebbia.
La mente umana rappresenta lo strumento per la realizzazione del desiderio di evasione, d’altronde quanti di noi possono negare di aver fantasticato delle situazioni più diverse per sfuggire alla noia, allo stress e quant’altre occasioni.
Con la fantasia del nostro protagonista succede così che i colori sbiaditi dall’afa di una Vicenza d’agosto diventino brillanti nei paesaggi, nelle cose e nelle persone che prendono vita nei viaggi mentali di Marco che lo portano in compagnia di Stella a trarne le emozioni di cui vive la loro storia.
Descrizioni particolareggiate e una scrittura che si “modella” alle esigenze tempistiche della storia sono le qualità che più risaltano dello scrittore in questo libro, di cui auguro a tutti una piacevole lettura.

Juri Vencato


Arcobaleno stella

Ogni riferimento a persone, cose ed ambienti è da ritenersi del tutto casuale, date le descrizioni generiche presenti.

L’opera: “Arcobaleno Stella” è da ritenersi testo di pura fantasia, solamente la città di Vicenza (unitamente a qualche rara voce sulla provincia) è accennata come era vista dall’autore in quel particolare periodo.

Grazie per l’attenzione e la preferenza accordatami.


Vicenza, gennaio 2003

Città fredda e, nel suo piccolo, anche caotica, soprattutto alla sera.
Terminò, in modo stancante, un’altra dura settimana lavorativa per il giovane Marco.
Era un Venerdì sera e lui, imbottigliato nel traffico, stava per raggiungere il suo piccolo appartamento.
Tante luci attorno: quelle delle automobili, dei lampioni stradali, delle insegne dei negozi…
Ed eccolo, dopo un bel po’ di tempo, rincasare dopo aver riposto l’auto in garage, salire lentamente le scale, girare la chiave sulla serratura, entrare e chiudere la porta.
Dopo essersi tolto le scarpe, eccolo di nuovo disteso sul divano, dopo aver spento la luce del salotto accesa in precedenza.
Un po’ di riposo se lo meritava.
Da quando iniziò a vivere da solo i suoi ritmi di vita si fecero sempre più impegnativi e frenetici.
Lui riusciva, comunque, ad amministrare il tutto a meraviglia.
Voleva la sua indipendenza, la sua personalità forte e dinamica la richiedeva.
Lentamente si addormentò.

Dopo circa un paio d’ore i suoi occhi sonnolenti si aprirono al buio confondendo, per un attimo, il risveglio da un riposino a quello dopo una dormita notturna.
Si fece forza, si strofinò le mani nel volto, accese la luce della sala ed iniziò a pensare alla serata.
Dove vado stasera?
Era la classica domanda alla quale, spesso, non sapeva rispondere se non dopo un buon ragionamento.
Marco aveva sempre una moltitudine di attività da svolgere ma, purtroppo, non riusciva quasi mai a divertirsi.
Questo fatto gli si ripresentava puntuale ogni fine settimana e gli rendeva spesso triste la domenica sera.
Aveva, comunque, pensato da tempo ad una soluzione per uscire da questa malinconia: idea che si riassumeva nell’uscita pianificata a tavolino, consultando il giornale locale ed il mensile d’informazione giovanile cittadino.
L’attenzione del giovane fu attirata da un interessante appuntamento per la serata stessa: un’esibizione canora di un gruppo musicale, famoso negli anni ottanta, in una discoteca non molto lontana.
Perfetto!
Potrei andare.
Potrei fare conoscenze interessanti.
Potrei…
Ci penserò dopo mangiato.
Così, al termine della cena, si fece distrarre da un programma televisivo fino a quando, resosi conto che la mente si stava annebbiando ancora, rinunciò all’uscita.
Contrariato per la mancata lucidità si ripromise di non rinunciare più a nulla.
Promesse vane, a volte per valide ragioni.
Questa volta, in particolar modo, per la mancanza di compagnia: il male di quest’era industrializzata del finto benessere e della libertà apparente.
Le persone, per Marco, sembravano essere automatizzate da compiti giornalieri aventi come scopo principale il benessere personale.
Lentamente la società si stava trasformando in un crescendo di egoismo e, questo fatto, era avvertito e rifiutato dal giovane.
Infatti, per il motivo descritto in precedenza, Marco perse, negli anni, diversi “amici”.
A volte anche per causa dell’interruzione dei vari legami d’appartenenza ad un unico gruppo che poteva essere quello della classe scolastica, della formazione sportiva, della parrocchia o altro ancora.
A lui, comunque, erano rimasti dei validi compagni d’uscita con i quali riusciva a dialogare e divertirsi.
Ma, quella sera, erano impegnati.
Ormai la sua mente si stava sempre più annebbiando e gli occhi richiudendo.
Era già ora di dormire e quindi, spento il televisore e la luce della sala, si infilò sotto le lenzuola e le coperte del suo letto, nella vicina stanza, tornando al riposo.

Il giovane pensò, nella mattina seguente, ad un giro distensivo e meditativo verso i vicini e verdeggianti Colli Euganei.
Ci andava spesso quando aveva voglia di ricaricarsi psicologicamente.
Infatti il luogo in particolare, dove lui era solito recarsi, aveva un’influenza positiva, quasi magica, sul suo umore.
Così, dopo aver trascorso brevemente una prima parte di giornata, anche a causa del risveglio tardivo, dopo aver mangiato, sbrigato qualche faccenda domestica ed essersi preparato, partì per il suo tragitto rilassante.
La giornata non sembrava essere molto buona, il cielo era nuvoloso e faceva freddo ma pareva non esserci il rischio di pioggia.
Così Marco, dopo aver percorso in auto le vie principali della città e, in parte, la strada statale che si collegava, tramite stradine secondarie, al luogo prestabilito, osservò, percorrendo una di queste ultime, la bellezza della campagna circostante: i campi sconfinati macchiati da qualche zolla, gli alberi semispogli ed il sole che talvolta faceva capolino nella cortina nuvolosa che dominava in cielo.
La musica era la principale compagna dei viaggi distensivi del giovane e, anche in quel momento, regnava nell’abitacolo dell’auto.
Lui amava le canzoni composte da suoni melodici, quasi estasianti, ed aveva sintonizzato l’autoradio nella frequenza di una radio che li trasmetteva quasi di continuo.
Ogni battito ritmico o acuto vocale era risaltato dal movimento della sua testa o dalla sua voce.
Così il suono gli entrò nella mente e l’euforia, unita alla contemplazione del paesaggio, lo rallegrò sempre di più sino a quando iniziò a salire sulla sua collina prediletta: quella che aveva, nella sua cima, oltre che un fitto bosco, anche un santuario religioso, laddove lui era solito pregare e meditare.
Questo santuario risaltava all’attenzione del visitatore soprattutto in inverno, quando la foschia lo rendeva più misterioso ed affascinante.
Romanico nello stile, antico nella storia, esso attirava, nelle festività, molti occasionali visitatori.
Consentiva, inoltre, un’ottima visuale sulle colline circostanti.
Una fitta boscaglia lo delimitava e lo risaltava come misterioso cimelio preservato, nel tempo, inalterato dalla natura.
Nel suo cortile interno primeggiava un pozzo al centro di un orticello ben curato e coltivato.
C’erano, inoltre, zone dove i piccoli animali d’allevamento, come galline e capre, potevano liberamente andare.
Erano presenti anche zone chiuse, delimitate da portoni o inferriate, riservate esclusivamente al silenzio e alla preghiera.
Marco era solito entrare nella piccola chiesa e sedersi sull’ultima panca, dopo aver inumidito la fronte con l’acqua benedetta di un’acquasantiera vicina e chiudersi in un lungo dialogo con il divino.
Sullo sfondo, nel piccolo altare, predominava una statua della Beata Vergine, con un volto dolcissimo e comprensivo.
Il dialogo quasi sempre si concludeva, oltre che con le preghiere di rito, anche con una piccola candela accesa in segno di speranza per un futuro migliore.
Così, dopo i soliti rituali, si incamminò in direzione del bosco e scomparve per un attimo, avvolto dalla nebbia.
Così poteva assaporare e respirare un’atmosfera unica, poteva essere come quei poderosi alberi e comunicare con loro: essere parte integrante della natura, una parte tanto bella e pura come le altre.
La quiete generale lo rilassò e, così purificato, si preparò per tornare a casa sempre caricato dalla musica, pronto ad affrontare al meglio la serata che gli era prossima presentarsi.

Alle 18 circa Marco iniziò a riflettere sul programma serale.
Fortunatamente aveva acquistato il giornale del mattino, qualche volta, infatti, se ne dimenticava.
Poteva così vedere le varie proposte che i locali della città offrivano per quel sabato sera.
Si soffermò su una di queste che pubblicizzava un’offerta lancio in una discoteca che consisteva nell’ingresso più cena (pizza e bevanda) a 13 euro.
Si era ripromesso di valutare com’erano ultimamente i locali cittadini e, quella sera, poteva essere la serata giusta per provare a divertirsi.
Pensò di arrivare nel locale alle 22,30 e cenare all’incirca a quell’ora, poi, logicamente, era previsto il ballo.
Dopo aver guardato il solito telegiornale serale ed aver fatto numerosi solitari con le carte (era solito farli per ammazzare la noia) iniziò lentamente a prepararsi per la serata con il solito dubbio: eleganza o casualità.
Scelse l’eleganza, quindi si preparò con intimo nero, camicia blu festosa, abbellita da rose nere e blu su uno sfondo bianco, pantaloni grigi classici, giacca blu, stivaletti neri come la cravatta e, concludendo, un lungo cappotto grigio come i pantaloni.
Si compiaceva e si ammirava spesso allo specchio.
Marco si adorava comunque e in ogni caso.
Si incamminò poi verso il garage ed ebbe modo di sentire che la serata era abbastanza fredda.
In più c’era una fitta nebbiolina che non prometteva niente di buono.
Aprì il basculante del garage ed entrò in auto, riscaldò l’abitacolo interno e poi sì preparò ad uscire in direzione del locale prescelto.
Effettivamente, strada facendo, si accorse che la nebbia era a banchi più o meno fitti.
Proprio arrivando quasi a destinazione, Marco penetrò in un tratto nebbioso consistente, accese anche gli abbaglianti dell’auto, riducendone la velocità e, ad un certo momento, vide un uomo, con giacca stradale riflettente, indicargli la strada verso il parcheggio.
Si incamminò poi verso l’ingresso del locale ed entrò, trovando subito un altro dipendente che gli consegnò il classico bigliettino per la nota delle consumazioni mentre un altro ancora gli disse di entrare pure con il cappotto, infatti non c’erano molti clienti ed il servizio guardaroba, per quella sera, non era disponibile.
Molti sguardi si soffermarono su di lui, sino a quando raggiunse il tavolino che gli era stato assegnato per la piccola cena.
L’atmosfera era molto tranquilla, quasi sonnolenta: luci soffuse, pareti ed addobbi sul blu, in sintonia con la giacca di Marco, clienti silenziosi e musica soft.
Una cameriera gli si avvicinò, porgendogli poi la lista delle pizze che si potevano ordinare con quel prezzo fisso.
Lui ordinò una “parmigiana”: melanzane, prosciutto cotto, scaglie di grana come tocco finale ed una birra piccola bionda.
Consumò la sua cena con molta calma, sapeva benissimo che la serata danzante sarebbe iniziata tardi.
Infatti dopo circa un’ora, trascorsa seduto su un divanetto della sala discoteca, ebbe il modo di osservare, attentamente, l’inaugurazione musicale della nottata.
Amava soffermarsi su questo dettaglio per esprimersi sulla qualità del locale da ballo.
A sua sorpresa gli risultò piacevole: ad un certo momento tutte le luci illuminarono il centro della pista e la musica dance che a lui piaceva iniziò ad essere suonata a ritmo battente.
Le persone che lo circondavano, dapprima silenziose e composte, iniziarono a dimenarsi in modo molto divertente.
Purtroppo Marco notò che l’età media dei frequentatori di quel locale era abbastanza alta, però questo fatto aumentò il fattore particolarità.
Infatti si divertì un sacco a vedere adulti diventare adolescenti: uomini composti e tarchiati ballare in modo impacciato o donne eleganti e stagionate cercare di sembrare ventenni, con movimenti che più del sensuale avevano del goffo.
Poi, per un attimo, si riposò su un divanetto, accanto ad una statuetta ed un quadro astratto con strane forme variopinte.
Varie persone si sedettero vicino a lui, presentandosi e chiedendogli se si stava divertendo.
Ovviamente la risposta del ragazzo era affermativa, si presentò spesso anche lui e, volta per volta, discusse di argomenti di dibattito generalizzato.
Molti volti, per Marco, sembravano gradevoli, soprattutto, logicamente, quelli femminili ma avevano anche la caratteristica di sembrare eccessivamente mutevoli, quasi indecifrabili o anche ingannevoli.
Gradevoli erano alcuni lineamenti ma questa strana ombra di falsità era costante, nera come molte capigliature, accessori di vestiario ed altro ancora.
Dai discorsi che man mano gli si presentarono emersero alcune vicissitudini, così Marco, per non evidenziare quest’aspetto, passò il resto della serata a ballare da solo.
Terminò così, in modo particolare, quella serata che diventò poi nottata.
La nebbia scomparve e, in auto, le luci nelle vicinanze della stazione e il rispecchio tetro della luna sui due fiumi principali vicentini risaltarono, in lui, come conclusione di quella giornata, piacevole ma con vena malinconica e misteriosa, sottolineata anche dal buio della notte.

Passarono i mesi…


CAPITOLO 1

Agosto 2003.

Mese di un’estate caldissima ed afosa, una delle più calde in assoluto.
Vicenza era costantemente avvolta da una cappa di smog che rendeva l’aria quasi irrespirabile, nonostante il centro fosse spesso deserto.
Molti erano in vacanza ma tanti anche in casa, con l’impianto di condizionamento costantemente in funzione.
D’iniziative culturali e di svago la città ne era priva come poche volte lo era stato prima; i parchi cittadini erano in cattive condizioni a causa della siccità che rendeva l’erba dei prati sempre più secca e la vegetazione sempre più sofferente.
Solamente la Basilica Palladiana, in Piazza dei Signori, pareva regnare maestosa.
La sua torre, recentemente ristrutturata, si innalzava quasi per voler guardare oltre ad un momento e ad un ambiente non molto felici.
In periferia la situazione non sembrava essere molto diversa, a parte il traffico, dal centro città.
Nei fiumi l’acqua si ritirò sempre più, lasciando spazio al verde, più o meno pronunciato, di alcune piante acquatiche non sempre belle da vedere ed a qualche detrito che di naturale aveva ben poco.
I campi, nei dintorni, apparivano ingialliti ed assetati.
Molti contadini usarono delle autobotti che disperdevano in aria grosse quantità d’acqua che ricadevano nel terreno sottoforma di pioggerella.
Questo sistema placò, in parte, la siccità.
Marco, seduto sul divano del suo appartamento, vestiva solo con l’intimo ed aveva un ventilatore puntato, a massima velocità, sul suo corpo.
Si stava annoiando sempre più, sino a quando decise di recarsi in una piscina di un paesello non molto lontano dalla città.
La piscina, non molto grande, si trovava in campagna, in un ambiente tranquillo, quello che Marco preferiva.

A cosa poteva ambire, in questo periodo, una bella ragazza come Stella?
Sicuramente a mettersi in mostra: ad essere la protagonista.
Il fisico, del resto, ce l’aveva: era attraente, altezza media con forme invidiabili, bene evidenziate da un bikini che non molto lasciava all’immaginazione.
Abbronzata, aveva i capelli neri di lunghezza media, pettinati all’indietro e raccolti da un vistoso fermaglio color verde all’altezza della nuca.
Ma il suo punto di forza era il viso: sorridentissimo, sguardo da ruffiana ed espressione da diva del cinema.
Chissà quanti ammiratori anche quest’anno, vero Stella?
A Marco e agli altri abituali frequentatori maschi della piscina, ovviamente, lei non passava inosservata. Del resto faceva di tutto per mettersi in mostra: passeggiate nel piano vasca o verso la doccia o verso il bar, magari con l’intento di farsi offrire qualcosa.
Sì Stella, complimenti!
Quest’estate sei tu la protagonista.
Il sole, quel giorno, alto in cielo, riscaldava ed abbronzava i corpi dei nostri due protagonisti.
Marco, disteso di schiena sul suo asciugamano tigrato, prendeva il sole spruzzandosi addosso, di tanto in tanto, un fresco abbronzante.
Con quel caldo di sicuro non rischiava di addormentarsi, anche perché, quando ce n’era la possibilità, la montatura dei suoi occhiali da sole si faceva sempre più rovente.
Ad un tratto decise, girandosi a pancia in giù, di toglierseli dal viso.
Non che a Marco mancasse il fisico, anzi.
Anche lui era abbronzato, di media statura, ma non sorridente come lei.
Eccola!
Stava passando proprio vicino al giovane.
Come al solito lei lo fissò con la sua occhiata furba, quasi con la coda dell’occhio.
Marco era convinto che lei avesse notato la sua presenza.
Lui non le era affatto indifferente, anzi.
Lei lo studiava sempre più attentamente nelle varie movenze.
Perché questo scrutare Marco?
Forse perché era l’unico che cercava, a fatica, di non avvicinarla.
Ed eccola nuovamente distesa sul suo lettino solare intenta a leggere, più o meno interessata, un libro.
Si girò poi, mettendo in mostra i suoi bei capelli lisci, il suo vistoso fermaglio, la schiena e le gambe…
Non che in piscina non ci fossero altre ragazze ma lei era la più interessante, sotto tutti i punti di vista.
Marco decise di fare una bella nuotata e lei lo osservò molto attentamente in tutte le azioni.
Ti piaccio vero?
Pensò Marco.
Comunque anche tu mi piaci molto.
In quel momento il giovane si tuffò nella fresca acqua raggiungendo, in poco tempo, in apnea, il fondo vasca.
Poi superficie, fondo, avanti, indietro, provando vari stili di nuoto e l’acqua lo tonificò sempre più dal calore.
Fuori dalla vasca, il giovane decise di andare al bar per prendersi qualcosa da bere.
Dopodiché si sedette su un tavolino attirato dal suo quotidiano preferito e, sfogliando le prime pagine, si soffermò su di un articolo riguardante i rapporti diplomatici italo tedeschi dopo un certo incidente, divenuto il tormentone dell’estate.
Ed in quel momento, sollevando lo sguardo, ecco l’improvvisa apparizione di Stella.
Quest’ultima allungò la mano e posò, a non più di qualche centimetro dal giornale aperto e da Marco, il telefonino.
Gli sguardi si incrociarono e gli occhi dei due protagonisti si fissarono l’uno con l’altra.
Marco rimase folgorato dalla sorpresa e dal bel sorriso.
Poi, come niente fosse, lei raggiunse una doccia a due terminali, nel prato dell’impianto, alle spalle del giovane.
Lui non la guardò, chiedendosi come poteva fare per conoscerla.
Fortunatamente aveva il portafoglio con un suo biglietto da visita che infilò fra il tavolo ed il telefonino della ragazza.
Quando lei si avvicinò nuovamente per prendere il cellulare notò il biglietto di Marco e si fermò di colpo.
Lo guardò e lui sorrise garbatamente.
Lei lo gelò con uno sguardo quasi irritato, poi, comunque, prese il bigliettino.
Colpita?
Marco era contento, nonostante la fredda reazione.

[continua]

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