Conchiglia e altri racconti

di

Teresa Di Gaetano


Teresa Di Gaetano - Conchiglia e altri racconti
Collana "Le Gemme" I libri di Narrativa per l'infanzia
12x17 - pp. 36 - Euro 4,30
ISBN 88-6037-065-5

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In copertina fotografia di Teresa Di Gaetano


Presentazione

Con questo secondo volume di racconti si è voluto dare un tocco di innovazione rispetto alla precedente opera ( Bubble, Bubble! Dodici racconti ). Prima di tutto nella brevità dei testi, ben rappresentata dal primo, “Conchiglia”, che dà il nome all’intera raccolta.
In secondo luogo: lo stile. Si riconduce ad una prosa asciutta, controllata, un po’ giornalistica, quindi distaccata, ma sempre di facile comprensione.
Non c‘è un filo conduttore ben delineato; se si deve però parlare di una tematica comune, allora quella è riconducibile all’amore in tutte le sue forme ed aspetti. Non si cerca di approfondire l’argomento, ma di trattarlo in superficie.
E proprio come le conchiglie vengono lasciate dalle onde in riva al mare, emergendo alla luce del sole, così questi racconti, immagini di scene comuni, vogliono, in qualche modo, fare emergere gli aspetti meno profondi di questo sentimento, alla luce della cara quotidianità ricca, da sempre, di piccoli particolari nascosti.


Conchiglia e altri racconti


“Qualcuno, chi sa dove, mi renderà la faccia
e le mani di un tempo,
la mia vera faccia, le mie vere mani.
Anche il sorriso” si disse
“il mio vecchio sorriso bruciato dentro è scomparso.
Mi sento smarrito senza il mio sorriso.”

(Ray Bradbury – Fahreneheit 451)


A Barbara, Lorenzo, Michele e Marco


CONCHIGLIA

“Si dice che se una conchiglia luccica, in riva al mare,” disse sottovoce Jacques, prendendole la mano “nasce un amore.”
Clara era davanti a lui, di qualche passo. Il disco rosso del sole all’orizzonte. Un pescatore poco lontano riparava una rete. I gabbiani si intrecciavano in cielo, come ombre nere, stilizzate. Ella si fermò di colpo, mentre lui le teneva la mano.
“E quando finisce? Sono forse le ombre nere dei gabbiani che lo determinano?”
“No,” rispose abbracciandola “essi danzano per noi.”

Finalista alla XXVI edizione del Premio Sesto Properzio, dicembre 2004


RITA

Quando hanno bussato alla porta mi aspettavo di tutto, tranne quello che ho visto. Mi stavo facendo una doccia ed ero appena uscito dal bagno. Raccoglievo gli indumenti da terra per metterli in lavatrice. Un colpo secco di campanello ed eccomi davanti alla porta, con l’asciugamano attorno alla vita, a torso nudo. C’erano Mattia e Lorenzo, i miei due amici. Per fortuna non mi è saltato in mente di salutarli alla nostra maniera, gridando a squarciagola parolacce e beffeggiandoci, altrimenti Rita, la ragazza che li accompagnava, mi avrebbe guardato peggio di quando ho aperto. Ha sgranato gli occhi, e mi sembrava strana. Aveva un sorriso assente e delle forti occhiaie. Indossava dei larghi pantaloni jeans. Non ho capito se erano più grandi di due taglie, oppure lei era particolarmente magra. La maglietta corta le copriva appena l’ombelico per lasciare intravedere il piercing: un diamantino rosa che brillava alla luce elettrica del mio ingresso. Li ho fatti entrare, scusandomi del disordine. Ed ho pregato Mattia di seguirmi in cucina. Gli ho chiesto subito:
“Che cosa ci fa, qui, quella?”
“Chi? Ah! Rita… è la sorella di un’amica di Lorenzo.”
“Non hai risposto alla mia domanda.”
“Semplice Giorgio: viene con noi, nella Loira.”
Sono rimasto stupito della semplicità della risposta e mi sono calmato. A quanto sembra hanno deciso senza il mio consenso. Mattia mi ha raccontato un po’ di Rita, una ragazza con seri problemi di droga. Non volevo venisse con noi perché già capivo dallo sguardo fisso ed insistente che uno strano sentimento si addentrava nella sua persona.

***

Giorgio stava lì, seduto all’aeroporto, con il giornale aperto sulle gambe. Cercava di nascondere il cattivo umore agli amici, Mattia e Lorenzo, che chiacchieravano allegramente con Rita. E ripensava a quando aveva aperto la porta e li aveva visti tutti e tre sul pianerottolo di casa sua. Mattia a destra, con il suo cappello rosso sbiadito e gli occhiali da sole dai vetri a specchio, sulle tonalità azzurre, inforcati.
Al centro Rita, magra, le mani nelle tasche dei larghi jeans blu elettrico, dalle cuciture bianche e la maglietta corta che lasciava intravedere l’ombelico. E Lorenzo a sinistra, alto, biondo, con un filo di barba sulle guance. Adesso li guardava, ogni tanto, fingendo di leggere il giornale. Faceva smorfie: era molto arrabbiato. Rita non sarebbe dovuta venire con loro nella Loira e questa imposizione gli dava sui nervi.
Ricordava che aveva chiesto spiegazioni a Mattia, in cucina, una volta entrati. Lo irritava la faccia di ebete dell’amico, il quale con disinvoltura gli annunciava che Rita era la sorella di un’amica di Lorenzo con problemi di droga e non poteva rimanere sola.
A Giorgio non piaceva questa ragazza. Soprattutto come lei lo guardava. Non aveva dubbi al riguardo: si era innamorata di lui.

Segnalato alla XXXII edizione del Premio Duomo, dicembre 2004


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