Il tesoro dell’imperatore

di

Silvia Locati


Silvia Locati - Il tesoro dell’imperatore
Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
15x21 - pp. 498 - Euro 18,00
ISBN 978-88-6587-4530

eBook: pp. 498 - Euro 9,99 -  ISBN 9788865874905

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In copertina e all’interno illustrazioni di Louise Mary Surace


L’illustratrice dichiara che alcune delle immagini riprodotte in questo libro non sono di sua invenzione bensì basate su immagini di oggetti antichi della tradizione cinese del periodo Tang.


C’è bisogno di un po’ di magia nella vita di tutti i giorni, abbiamo bisogno di sognare ad occhi aperti di sollevare la testa e lasciarci stupire dal cielo stellato. Dobbiamo credere nei nostri istinti, nel profumo di cose lontane e vedere quello che gli altri non vedono.
Sulla scia di una leggenda Lucy trova la forza di credere in se stessa e nelle proprie capacità. Tra la magia e il mistero di ciò che vede e che sente, impara ad usare il suo istinto e la sua capacità di vedere da tempo accantonati per far posto alla razionalità che troppo spesso annienta la felicità.
Un’incredibile avventura che ci trascinerà tra continenti lontani, misteri, tesori e leggende. Sembrerà impossibile ma, alla fine, vi ritroverete a casa!

Dedicato a chi è sempre alla ricerca di qualcosa, ma non sa bene cosa. A chi è travolto costantemente dagli eventi della vita e non ha un momento di pace. Eccolo il momento di tranquillità nascosto tra le pagine di questo libro.


Ringraziamenti

Voglio ringraziare Louise mia amica e illustratrice del libro, che ho trascinato in questa avventura cinese.
L’editore Montedit che mi segue da lontano con tanta pazienza e disponibilità.


Il tesoro dell’imperatore


Al serpente dipinto aggiungi le zampe
(Cheng-YU)


Prologo

Ora ricordava!
Quello era stato l’istante che, per la prima volta, l’aveva vista.
Vista o sentita? Avvertita.
Guardandosi allo specchio, per una frazione di secondo, quella luce bianca era passata nei suoi occhi e le aveva lasciato quello sguardo così inusuale. Acceso, vivace, felice.
Qualcosa dentro di lei si stava facendo strada per uscire attraverso quegli occhi così vivi.
«Ecco come sei, non dimenticartelo mai.» Si era detta.
Ma poi l’aveva dimenticato.
Aveva dimenticato quella ragazza in tuta, struccata; aveva dimenticato quello sguardo, la sensazione di benessere e di pienezza che aveva provato fissando la sua immagine allo specchio.
Era lei quella? Sì.
A molti forse non sarebbe piaciuta, ma lei si sentiva bene, libera e felice per così dire a casa.
Era tornata finalmente!
Ma poi l’aveva dimenticato!
Dopo mesi da quel ritiro di yoga, ecco che tornava quella sensazione e il ricordo di quella luce. Il contesto era completamente cambiato, ma la stessa luce aveva illuminato gli occhi del drago intagliato sullo specchio. Era durata solo una frazione di secondo, ma lei l’aveva vista, era stata scossa da un brivido come se qualcuno l’avesse chiamata mettendole improvvisamente la mano sulla spalla.

Nella saletta dell’archivio era rimasta sola, il custode stava chiudendo le imposte lottando con il vento gelido che entrava a folate e faceva volare tutti i fogli. Sistemava le sedie sui tavoli per facilitare il lavoro dell’impresa di pulizie che sarebbe arrivata più tardi dopo l’orario di chiusura.
Lucy rimise nella teca il prezioso specchio, riordinò le sue carte e si preparò per tornare a casa.
«Buona sera dottoressa Lucy, a domani.» La salutò il custode aprendole gentilmente la porta, mentre Lucy passava carica di libri.
«Buona serata anche a lei Marco, grazie. A domani.»
La biblioteca del dipartimento di Studi sull’Asia dell’università di Venezia, era ricavata da un’ala di un antico palazzo facente parte di un convento della fine del Duecento.
Una grande scala di marmo divideva i piani. D’estate le sale a soffitto alto erano fresche, ed era un piacere studiare sui lunghi tavoli di noce disposti al centro, ma durante i mesi invernali il freddo, e la bora che soffiava in alcune grigie giornate, metteva a dura prova il sistema di riscaldamento che non riusciva a scaldare adeguatamente gli ambienti.
«Il freddo è un bene per i nostri reparti!» Commentava sempre Luigi, il responsabile del dipartimento di Studi Orientali, e poi «ma una sofferenza per noi studiosi, copritevi ragazzi!» Concludeva sempre sfregandosi le mani e soffiandoci sopra per scaldarle e riattivare la circolazione.
Quella sera era particolarmente fredda, la bora stava soffiando da diverse ore e spifferi gelidi entravano dalle finestre, dalle porte e dai lucernari sopra il soffitto.
Lucy, avvolta in una larga sciarpa di lana rossa, scendeva le scale del palazzo dove la luce fioca delle lampade poste troppo in alto, illuminava male gli scalini. Una sera o l’altra sarebbe caduta, doveva staccare prima e andare a casa quando ancora c’era luce. Se lo ripeteva sempre!
Camminava spedita verso l’attracco dei traghetti che portavano in piazza San Marco, a testa bassa cercava di ripararsi dal vento stringendo al petto la cartellina dei suoi appunti. Strada facendo rimuginava le scoperte fatte quel giorno, e ripensava alla descrizione dello specchio con le figure dei quattro animali. Ne aveva fatto un calco con il carboncino e, mentre disegnava il drago, aveva visto quella luce che, come un lampo, aveva illuminato gli occhi dell’animale inciso sullo specchio.
«L’ho visto? Ne sono sicura?» Si chiedeva in continuazione. Aveva lasciato un appunto sul quaderno, ma non era sicura fosse opportuno dirlo a Luigi. Forse si era trattato di un semplice gioco di luci.
«Tu lavori troppo, ragazza mia!» L’avrebbe apostro­fata. «Figuriamoci: una luce che esce dagli occhi di un drago disegnato su uno specchio!»
Decisamente era meglio lasciar stare e non rendersi ridicola agli occhi del capo. E poi forse non aveva visto proprio NULLA!
Immersa nei suoi pensieri arrivò all’attracco dei traghetti.
«Signori a bordo! Prego signorina, attenzione stasera se bala!»
«Scusi, come dice?» Chiese Lucy, con l’italiano se la cavava bene, ma il veneziano restava ancora incomprensibile!
«Se bala, la bora s’è forte e il mare è grosso.» Riprese l’uomo sorridendole e porgendole la mano per aiutarla a salire sulla passerella che dondolava.
«È vero e fa anche freddo!»
«Frio e bora che serata per star fora!» Gridò il marinaio staccando gli ormeggi.
Ridendo Lucy salì a bordo e prese posto vicino al finestrino. Effettivamente era una serataccia. Il cielo grigio e nuvoloso scendeva con nubi minacciose all’orizzonte mischiandosi con il mare plumbeo, e le creste bianche delle onde sembravano aggredire i palazzi che si affacciavano sulla laguna.
Dall’altra parte della laguna la chiesa della Giudecca, con il suo marmo bianco, si stagliava come uno spettro in mezzo a quel mare nero.
Lucy guardò gli altri viaggiatori: una coppia di donne che parlavano fitto tra loro, un uomo di mezza età immerso nel suo giornale, nessuno stava guardando fuori, nessuno sembrava impressionato dai colori del cielo, del mare e dal forte vento che sballottava il battello. Veneziani che vivono sulla laguna, abituati al clima e alla bora, al mare! Per lei invece, da poco arrivata da Parigi, questa città appariva diversa ogni giorno. Venezia cambiava colore a seconda del tempo, del sole, del vento e soprattutto dell’acqua. L’acqua ne determinava la sopravvivenza, la viabilità, la vita.
A San Marco scese, cambiò il traghetto in direzione della stazione dei treni.
Questa volta era l’unica passeggera.
«Fasemo tardi signorina?» Le disse un altro marinaio ridendo.
Lucy non rispose, ma si limitò a prendere posto sulla barca.
In realtà non era sola, in un angolo, vicino al finestrino c’era un uomo in abito scuro, elegante, con una lunga sciarpa bianca. Accennò un saluto a Lucy e poi ritornò a guardare fuori dal finestrino. Lucy si sedette due file dietro l’uomo e iniziò a osservarlo: c’era qualcosa in quell’uomo che la incuriosiva e la spaventava a un tempo.
Osservando il mare le sembrò di vedere sotto il pelo dell’acqua una sagoma nera, un pesce forse. Distolse lo sguardo per un momento e si lasciò cullare dal rollio della barca che procedeva lenta lungo il canale.
Quando spostò di nuovo lo sguardo verso il mare era quasi arrivata al pontile e la barca rallentava per iniziare le manovre di attracco. Sotto il pelo dell’acqua Lucy riuscì chiaramente a distinguere una sagoma nera affusolata che si muoveva lentamente. Si alzò per scendere, ma quello che vide quando fu in piedi la fece ricadere pesantemente sul sedile.
Al di là del piccolo oblò del vaporetto qualcosa di nero e lucido affiorava dalla superficie dell’acqua, sembrava la spina di un pesce, ma era incredibilmente lunga e ruotava nell’acqua formando volute sempre più numerose, era come se un enorme tubo stesse affiorando dal fondo della laguna. Lucy seguì la sagoma che si snodava fino al pontile.
Quando guardò a terra la sua bocca si spalancò per gridare, ma la voce non riuscì a uscire. Stringendo il bracciolo del sedile guardava sbalordita quella che a tutti gli effetti era la testa di un drago che si ergeva sopra il pontile.
«Tutto bene signorina?» Le chiese il marinaio che assisteva i passeggeri mentre scendevano sulla passerella.
«Questa è l’ultima stazione, poi torniamo indietro a San Marco, scende?» Insistette.
«Scendere?» Lucy guardò l’uomo terrorizzata.
Come faceva a scendere? Non certo fino a quando quel coso, quel drago fosse rimasto così vicino al pontile. Alcuni viaggiatori erano sulla piattaforma galleggiante e aspettavano di salire. Sopra le loro teste incombeva l’enorme testa del drago. Come facevano a non vederlo?
«Signorina, mi scusi devo far salire i passeggeri. Che cosa fa? Va o sta?» Il marinaio stava perdendo la pazienza, ma Lucy era pietrificata dalla paura e non riusciva ad andare avanti sulla passerella.
«La signorina mi stava aspettando, mi scusi.» L’uomo distinto e ben vestito le si avvicinò sorridendo, la prese sottobraccio e la invitò a scendere con lui.
Lucy, appoggiata al braccio dello sconosciuto, guardando fisso a terra di fronte a sé, scese dal traghetto. Sulla piattaforma soffiava un vento gelido Lucy si avvolse nella sciarpa e trovò il coraggio di sollevare lo sguardo verso l’acqua. Il mare era mosso e le onde sbattevano violentemente contro il molo, si guardò intorno… sparito, il drago non c’era più!
«Sta bene signorina, ha perso qualcosa?» Le chiese l’uomo al suo fianco.
Lucy trasalì si era completamente dimenticata di lui.
«No grazie, va tutto bene, grazie ancora…per prima» Non sapeva come spiegare quello che le era successo, era imbarazzata e si sentiva sciocca.
«Insomma mi scusi le sarò sembrata strana… è che a volte mi perdo nei miei pensieri e… mi distraggo! Ecco sì sono molto distratta e non mi ero accorta che eravamo arrivati.»
Lui le sorrise e ripresero a camminare verso la stazione dei treni: Lucy veloce per allontanarsi da quella banchina e arrivare a casa il prima possibile, mentre l’uomo con le chiavi della macchina si dirigeva verso il parcheggio.
«Allora buona serata signorina.» La salutò lo sconosciuto accennando un inchino.
«Grazie e buona serata anche a lei.» Rispose di fretta Lucy.
L’uomo fece per andare ma poi si fermò, si avvicinò veloce, la fissò negli occhi e le disse sottovoce: «L’ho visto anch’io.» I suoi occhi brillavano al buio, Lucy sentì il cuore accelerare e prima che l’uomo se ne andasse gridò: «Che cosa? Che cos’ha visto?» Ma l’uomo si era già allontanato, e alzando una mano in segno di saluto sparì nel parcheggio.
Lucy si avviò verso casa. Non sentiva più il vento freddo, la sciarpa aperta sul davanti penzolava ai lati sfiorando terra, gli occhi non vedevano la strada, ma solo l’immagine di quell’enorme drago che usciva dalla laguna.
Chi era quel tizio?
Possibile che stesse parlando del drago?
Arrivò al portone di casa. Abitava temporaneamente in un antico edificio in stile veneziano. La padrona di casa viveva al primo piano e si affacciava alla porta ogni volta che sentiva entrare qualcuno.
«Ah! Sei tu Lucy!» Le disse vedendola entrare.
«Buona sera signora.» Rispose Lucy salendo veloce le scale, non era in vena di fare conversazione.
«Copriti cara fa molto freddo.» Le disse la donna in tono materno.
«Lo farò.» Rispose in fretta Lucy chiudendo la porta di casa.
Si preparò un bagno caldo e mise nel microonde una porzione di lasagna. Il telefono squillò più volte, ma Lucy immersa in un mare di schiuma non poteva rispondere. La segreteria scattò e la voce allegra di Peter rimbombò in tutta la casa.
«Ehi! Lucy, non sei ancora a casa? Volevo solo dirti che il report per domani è pronto. Lucy? … Davvero non sei in casa?…Ancora a disegnare draghi? A domani secchiona.»
Lucy sorrise e riavvolse il nastro della segreteria; prese un foglio e, seduta al tavolo della cucina, disegnò uno schizzo di quello che aveva visto quella sera, non che ce ne fosse bisogno: non se lo sarebbe mai dimenticato!




1 – Lo specchio

In questa vita le cattive notizie
sono sempre seguite
da buone notizie
(Confucio)

Venezia, febbraio 2002

Lucy si nascose nella sala della riunione prima che arrivassero i partecipanti.
Quel pomeriggio, era andata nella sala per sistemare dei documenti nell’armadio e aveva visto, sul tavolo preparato per la riunione, la scaletta degli argomenti di quella sera. L’argo­mento era lo specchio degli animali celesti, il suo valore e la sua vendita!
Era stata proprio quest’ultima parola che l’aveva convinta a restare nascosta dentro lo sgabuzzino delle scope, per cercare di capire come mai la facoltà intendesse vendere lo specchio.

Erano da poco passate le cinque e Lucy stava rileggendo i suoi appunti prima di riporre il prezioso specchio nella teca, ne aveva fatto uno schizzo sul quaderno e lo osservava soddisfatta. Il drago, la tigre, la fenice e la tartaruga avvolta nelle spire di un serpente; aveva passato il pomeriggio a studiare questi quattro animali, i loro simboli e gli elementi a loro correlati. Secondo l’astrologia cinese il drago era l’animale simbolo del quadrante Est del cielo ed era messo in relazione alla primavera, il quadrante Ovest era invece presieduto dalla tigre collegata alla stagione autunnale, la fenice governava il quadrante Sud ed era collegata all’estate, e infine la tartaruga governava il cielo del Nord e l’inverno.
Lo specchio era stato trovato in una tomba durante lo scavo di una necropoli sull’isola della Giudecca.
L’inumazione era avvenuta nella nuda terra, lo scheletro di una donna, molto probabilmente una suora, era circondato da pochi oggetti: un crocifisso laminato d’oro, un anello e lo specchio antico di fattura cinese.
Si trattava di uno specchio del periodo Tang (618-905 d.C) di dimensioni modeste, ma ben conservato. La piastra circolare era ancora ben levigata e sul retro erano intagliate le figure delle quattro creature soprannaturali.
Lucy, che aveva fatto un dottorato sulla simbologia degli animali del calendario cinese, si era trovata coinvolta nel gruppo di ricerca creato in seguito al ritrovamento. Luigi, il capo del dipartimento di archeologia, aveva affidato a lei la catalogazione e lo studio dell’oggetto ai fini di una pubblicazione.
Da quel giorno Lucy, dopo il lavoro sullo scavo, passava delle ore in ufficio a studiare lo specchio.
All’inizio la cosa le era sembrata di routine e forse anche pesante, ma più approfondiva la storia di quest’oggetto più si sentiva attratta da lui. Aveva stilato una lista precisa delle costellazioni conosciute nell’astrologia cinese e le aveva suddivise in quattro gruppi nei quattro quadranti del cielo.
Aveva disegnato i quattro animali celesti e sotto ciascuno aveva elencato le costellazioni del quadrante del cielo corrispondente. Il loro nome in caratteri e poi in pinying, il numero delle stelle che costituivano la costellazione, il segno corrispondente nel nostro zodiaco, il simbolo e l’elemento collegato a ciascuna costellazione. Un lavoro minuzioso e dettagliato che le aveva assorbito un bel po’ di tempo.
Quella sera ci sarebbe stata la riunione del dipartimento ma né lei né Peter erano stati invitati e adesso capiva perché avrebbero parlato di affari!
Luigi era stato molto evasivo: «Ne parlerò io, sarà sufficiente che mi facciate avere un report sui risultati raggiunti finora e lo presenterò alla facoltà.»
Lucy e Peter avevano lavorato tutta la giornata alla stesura di quel documento, mancava solo la pagina di presentazione con i loro nomi e le loro qualifiche. Nel pomeriggio Lucy era salita al piano di sopra per lasciare il report vicino alla documentazione di Luigi. Appoggiando il fascicolo sul tavolo l’occhio le era caduto sulla scaletta, che Luigi aveva scritto a mano come un appunto, accanto all’ordine del giorno stampato per i partecipanti:

Specchio note storiche
Specchio valore di mercato
Specchio valutare proposte d’acquisto di:
National Museum of Beijing
Historical Museum of Sydney
Società Antichi tesori, Ing. Introiti
Specchio proposta del Dipartimento di Studi Asiatici
Specchio varie ed eventuali
Fondi per dipartimento
Personale ecc..
Aperitivo
Cena sul Canal Grande.


[continua]

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