Ghosts and Angels

di

Silvia Cipollina


Silvia Cipollina - Ghosts and Angels
Collana "I Gelsi" - I libri di Poesia e Narrativa
14x20,5 - pp. 50 - Euro 6,50
ISBN 978-88-6037-5179

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In copertina e all’interno fotografie dell’autrice


Ghosts and Angels, che tradotto in italiano significa fantasmi e angeli, raccoglie due racconti.
Compariranno nel corso della narrazione alcune mie poesie ispirate dagli eventi.
Legano i due racconti la dura esperienza della mia vita di ritrovarmi orfana, un velo di mistero e d’inquietudine e tante domande in cerca di risposte che vanno oltre questa vita.
Ghost and Angels titolo non a caso, così disposto per motivi di fonetica, angels and ghosts, a mio parere, non avrebbe avuto un bel suono ed avrebbe suscitato meno interesse nel lettore.
Leggendo i miei racconti vi accorgerete che però avrei dovuto intitolare il libro: angels and ghosts, in quanto “La luce di lassù” dedicata al mio povero papà, è una storia che lascia più pensare ad angeli che a irrequieti spiriti.
Mentre in “Con tutta la forza che uno spirito possiede”, scritta tutta d’un fiato poco dopo la perdita di mia madre, si potrà cogliere (nella narrazione stessa) la forte pulsione del cuore per il nuovo sconforto sopraggiunto a creare l’atmosfera giusta per incontrare degli spiriti.
...Ed è quasi come se in ognuno di questi racconti “l’essenza” possa essere qualcosa d’importante che si cela all’interno della “storia”, sì l’essenza, l’eterna vita di angeli, spiriti o comunque vogliate chiamarli… i ricordi più dolci, più belli che mantengono “vivo” il legame tra genitori e figli in qualsiasi circostanza.

L’autrice


Ghosts and Angels


La luce di lassù

Suggestione? Coincidenze?... Fatti strani accaduti nel corso della mia vita, quel sentirmi salvata nei momenti più duri, mi hanno portata ad una conclusione: – Ecco la Luce di Lassù mi salva! Ecco la Luce di lassù... quando un giorno tutti saremo chiamati a risplendere in essa e noi (spero) saremo pronti! –


La rinascita

Taciturno, solitario, padrone di mille pensieri mai rivelati, quest’uomo era mio padre.
Improvviso un acuto malore lo assalì mentre saliva per gli scalini del cucinotto prefabbricato (posto in giardino), comunicante con l’interno della portineria dove vivevamo.
Mi precipitai in suo aiuto, pensavo di preparargli un digestivo poichè si era accasciato su uno scalino, stringendosi tra le braccia lo stomaco, ma mi ordinò di chiamare subito l’ambulanza e così feci.
Mia madre, stava distribuendo la posta nelle cassette, la interruppi pregandola di raggiungermi.
Quasi balbettando frettolosamente le parole, le spiegai l’accaduto… Il fatto le sembrò strano, mio padre non avrebbe mai chiamato un dottore per un semplice mal di stomaco!
Spesso ricorreva a cure omeopatiche, preparando in casa ottime tisane. Ma questa volta, stava proprio male. In breve tempo giunse l’autolettiga che con urgenza trasportò in ospedale il malato colpito da una crisi epilettica.
Giornate amare trascorsero per mio padre, ricoverato in uno dei più grandi ospedali di Milano. Dopo accurati esami, gli furono diagnosticati degli ascessi comprimenti il cervello. Le cause probabilmente dovute ad un virus.
Un giovane neurochirurgo, presa a cuore la nostra situazione, decise d’intervenire operando al più presto.
Era stato fatto il possibile, ma rimuovere quegli ascessi purelenti, non fu affatto facile ed il paziente entrò in stato di coma.
Per giorni e giorni, vidi il corpo di mio padre, giacere con la testa bendata, addormentato, leggevo sul suo volto una profonda sofferenza.

Il tempo passava, la situazione era stazionaria, il sonno sembrava avere rapito mio padre ormai per sempre, quando un mattina…
sfiorai la sua grande mano inumidita dalle mie lacrime e mi accorsi che le sue dita si muovevano alla ricerca di un contatto e dai suoi occhi, ancora chiusi, scorsi delle goccioline luccicanti.
Era tornato!

Dopo una serie di esercizi fisioterapeutici, mio padre recuperò anche la parola, così mi raccontò del suo viaggio.
Entrato in coma, si era trovato innanzi ad una luce, quell’intenso raggio luminoso, infondeva uno straordinario benessere ed attirava la sua volontà come una calamita attrae il ferro. Non era spiacevole la sensazione provata. Lì, si sentiva bene!
Verso la fine di quel viaggio, cominciava a captare in lontananza le voci di chi gli stava vicino, capiva che stava tornando dai suoi cari, eppure gli era difficile staccarsi da quella luce!


Un irresistibile mutamento

Quando finalmente, mio padre fece ritorno a casa, l’abbracciai m’avvolse d’un calore talmente profondo che percepii in lui l’essenza di una persona nuova.
Con una paresi al braccio sinistro e la scarsità di tatto, a passi brevi riusciva a spostarsi ed a mostrarsi autosufficiente.
Proseguiva con gli esercizi di fisioterapia settimanali, mentre ogni giorno un infermiere si occupava della flebo.
Mio padre rimaneva tranquillo sulla sua antica poltrona di velluto verde, presto avrebbe compiuto quarantasette anni…
A voce sommessa, ricordava emozioni di quand’era ragazzo e poteva divertirsi, mi confidava di essere dispiaciuto di vederci tribulare, si sentiva uomo, ormai solo a metà, egli stesso non sapeva in realtà, qual cosa meravigliosa stesse crescendo in lui.
Negli anni precedenti alla malattia, mio padre non era certo stato il tipo di persona che ogni domenica andava in Chiesa, per l’esattezza, non ci andava mai!
Il suo lavoro esigeva turni anche notturni, percui nei giorni di festa, riposava a casa, oppure scaricava la tensione dedicandosi ai suoi sport preferiti: la caccia e la pesca.
Si alzava all’alba per imbracciare il fucile e partire per le campagne di Lombardia. Dominava in lui l’istinto dell’uomo primitivo, spinto a cacciare il proprio cibo, come fosse un’irrefrenabile ricerca del piacere di sentirsi parte della natura. Non appena fu in grado di camminare senza l’aiuto di un sostegno, decise che si sarebbe dedicato alla caccia fotografia, non perché ora lui fosse invalido, ma mi disse: – Non voglio più uccidere, non è giusto che degli animali muoiano per il divertimento di noi uomini –

In seguito, mio padre non finiva di stupirci…
Rimase molto sorpresa anche mia madre, quando di punto in bianco, una mattina alle sei lo vedemmo uscire di casa!...
Andava proprio a Messa… e prese a frequentare con continuità la Chiesa, come se vi fosse chiamato.
... Dopo quasi un anno, le cose precipitarono nuovamente.
Un secondo malore buttò a terra mio padre.


La dolorosa perdita

In quella piccola camera, appena buia, nel mio letto carico di coperte, ad un tratto non seppi più trovare umano calore.
Qualcosa aveva interrotto il mio sonno. Non mi era rimasto che gelido sudore, ormai desta ma violentemente scossa.
Avevo atteso con ansia che facesse giorno per correre in ospedale da mio padre rientrato improvvisamente in coma.
Ma questa volta, lui mi precedette. Era venuto a farmi visita con tutta la forza che uno “spirito” possiede.
Non c’era dubbio, il cuore sembrava scapparmi fuori dal petto, eppure ero serena. In sogno, mio padre mi chiamò per tranquillizzarmi: – Guarda dove sono capitato! – Al pronunciare queste parole il suo “essere” sapeva di beatitudine, un bagliore lo avvolgeva mentre saliva…
... emanando un odore di tutto e niente, ma che io percepii.
Era appena giunta l’alba, quando suonò il campanello di casa a conferma di una dolorosa notizia.
Mia madre corse ad aprire la porta… Compresi che mio padre ci stava lasciando per sempre.

Poco dopo in ospedale, un infemiere apriva una porticina bianca.
Lui era lì, disteso, impallidito, addormentato.
Rimasi impietrita e silenziosa, cercando tutt’intorno non so cosa.
Riconobbi come nel mio sogno, quell’emanazione di morte che pur sapeva di nuova vita.
Di colpo il tempo si era fermato e il cuore più non mi batteva!
Ebbi la sensazione che un fumo leggero abbandonasse il corpo del defunto…
In meno di un attimo, il tempo riprese a muover le cose ed anche I battiti del mio cuore si regolarizzarono.
Mi voltai per chiamare mia madre, avrei voluto infonderle coraggio, parlarle del mio sogno… ma la sua reazione esplose subito in disperazione, rabbia e desolazione, tanto che si rifugiò in bagno.
Pareva che le viscere le balzassero all’aria, espulse da un isterico rigurgito.
Compresi che per lei, non poteva esistere rassegnazione.
Afflitta, rimasi in silenzio.
Il mondo ci era crollato addosso, eravamo due donne sole.
Improvvisamente sole!


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