Editoriale Rivista Il Club degli autori 193-194-195 - Luglio 2009

Un reality show sulla Poesia ottiene un successo strepitoso negli Emirati Arabi: «Million’s Poet» il format più visto in TV… pare abbia 17 milioni di telespettatori alla settimana

Tra i reality show trasmessi in Arabia, c’è una recente trasmissione che ha avuto un audience strepitosa: «Million’s Poet» trasmesso da Abu Dhabi Tv, dove i protagonisti si cimentano a recitare versi di poesie come si faceva ai tempi della Giahilia, la poesia preislamica.
La poesia Nabati è una antica forma di narrazione in versi di tradizione beduina, ed è il più famoso genere di poesia nel Golfo, recitato in dialetti tribali a differenza di altre forme di poesia araba classica. Storicamente i Poeti nabati sono i portavoce delle loro tribù e utilizzano i versi per sollevare questioni di carattere sociale, infatti gli arabi hanno spesso utilizzato la poesia sotto forma di espressione in tutti gli aspetti della vita, per affermare un’idea e mobilitare le masse.
Il format è stato ideato tre anni fa da una donna (Nashwa Al Ruwaini) ed ha aumentato costantemente nel tempo il grado di popolarità fra i telespettatori.
Lo show si svolge nell’arco di sedici settimane e coinvolge 48 aspiranti poeti provenienti da tutto il Golfo (pare che all’audizione si siano presentati ben 7000 poeti!) che vengono valutati da cinque giurati celebri e da milioni di spettatori che votano da casa tramite sms e che man mano vengono eliminati sino ad arrivare alla finale. Il vincitore si accaparra l’importante somma di cinque milioni di dirhams (circa un milione di euro…) oltre che il prestigioso titolo di «Principe dei Poeti».
In questa edizione 2009 è stato incoronato «Principe dei Poeti» il trentaquattrenne Ziyad Hijab bin Naheet, uomo d’affari che ha scritto la sua prima poesia all’età di tredici anni ed ora viene acclamato dalle folle e considerato eroe nazionale, ed è impegnato fra apparizioni televisive e scrittura di poesie per i vari avvenimenti culturali (all’inizio di giugno è stato invitato a scrivere una poesia in occasione del primo Festival Culturale Camel ad Abu Dhabi).
Concepito inizialmente come show televisivo per i giovani, ha raccolto ben presto consensi fra tutte le fasce di età, diventando una trasmissione culto seguitissima ed ha anche contribuito a cambiare l’atteggiamento generale verso le donne permettendo loro di esprimere le proprie opinioni in pubblico mediante la declamazione dei versetti poetici.
E a proposito di donne, di Islam e di poesia, nell’edizione da poco conclusasi, ha fatto parlare di sé la poetessa Aydah Al Jahani, che sebbene non abbia vinto il primo premio della competizione è diventata l’eroina di «Million’s Poet» infatti, ornata dal suo velo niqab (un abito che copre non solo il corpo ma anche la faccia), ha sfidato l’ira della sua famiglia e della sua tribù, non solo apparendo in televisione ma osando addirittura parlare di emancipazione. Ed è riuscita a passare il secondo ed il terzo turno della competizione, nonostante la mancanza di sostegno da parte dei suoi parenti, grazie al voto del pubblico e non certo dei giudici: infatti i giurati in studio (cinque uomini) che selezionano ogni giovedì un poeta che passa al round successivo, pur complimentandosi per la sua bravura non la hanno mai scelta. Fortunatamente anche gli spettatori possono dire la loro e infatti sono stati loro a promuoverla man mano nel corso del programma al round successivo.
La poetessa non scrive solo sui diritti femminili, ma anche di questioni che riguardano tutti: dal problema di Gaza, al nazionalismo, alla guerra, alle difficoltà economiche. L’ultima poesia recitata da Aydah, «Dedicato al piccolo Basem», è la storia vera di un bambino povero morto di fame e di freddo nel nord dell’Arabia Saudita. E mentre lei siede sulla scena, nascosta nel suo involucro nero, il marito seduto tra il pubblico applaude.
Prima di «Million’s Poet» un poeta era solo un poeta ma ora, finalmente, un poeta è in grado di diventare una star, una celebrità…
Chissà che qualche produttore televisivo italiano non prenda spunto e lanci il format anche da noi… così finalmente non diventerebbero famosi solo i tronisti ma ci sarebbe qualcuno in grado di campare di cultura e non varrebbe più il famoso detto: «Il Poeta è come il maiale: si pesa da morto».

Adriana Montefameglio


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