Opere di

Ottavio Buratti


Il mare dei ricordi

Onde schiumose invadono la riva
ad un ritmo monotono e spossato.
Ogni incavo di sabbia si riempie
d’incessante acqua senza più pace.

Il calmo mare si stende slavato
sotto l’infinito cielo arrossato
ed un tepore di vento ancor caldo
invade scuotendo i vaghi capelli.

Nell’infuocato crepuscolo il vento
porta ricordi soavi e remoti.
Nubi sode tentennano nel cielo
come stanchi ed affranti viaggiatori.

Nel dolce tepore del crepuscolo
affiorano nella mente estati,
remote nel gran ricordo, trascorse
insieme nella calma di allora.


Il mare delle memorie

Soavi ricordi affiorano dal mare
come usciti da un vecchio forziere
e fluttuano nella brezza marina
rammentando remote memorie.

Monotone onde schiumano i ricordi
nel fragore dello schianto su scogli
come la schiuma delle onde a riva
crea figure di tempi passati.

Attimi d’assorta spensieratezza
dinanzi lo sfavillio dell’acqua
in quella striscia di terra tra mare
ed immobili e verdastre colline.

Il cielo blu preme sul mare azzurro
nel riverbero del sole d’agosto
come i remoti ricordi premono
il cuore del fanciullo ormai adulto.


Il sorriso della nonna

Docili occhi scaltri e vispi emergono
dai tersi occhiali grandi e tondeggianti
e il suo avveduto sguardo scruta furbo
ogni più lieve movenza intorno a sé.

Siede ed impugna un fascio di vivi fiori
dai petali vacillanti nel vento
come le grinze del ceruleo abito
sinuose nella tenue brezza estiva.

Siede ed impugna un fascio di soavi fiori
dai petali scintillanti nel sole
come il radioso e sincero sorriso
che ogni tanto risplende sul suo viso.

Il suo sorriso dura un solo attimo
ma perdura indelebile nel tempo
come l’amore perpetuo e totale
che ha sempre dedicato a tutti noi.


La voce della vecchia

La voce della vecchia venditrice
di fichi, anch’essi consunti dal tempo,
echeggia nell’afoso risorgere
del giovane e vigoroso mattino.

Al di sopra della spiaggia sospinge
la propria bicicletta, rugginosa
come il color dei suoi poveri fichi
disposti in logore casse di legno.

Al di sotto dell’immobile cielo
la sua figura strascica gravosa
come la sua bicicletta indugia
sull’asfalto luccicante e corvino.

Echeggia la voce della vecchia
‘Fichi, fichi, signora vuole fichi?’
increspando il silenzio come le onde
che accompagnano il mio risveglio.


Lo sguardo inaspettato

Ogni mattina l’uomo senza casa,
infagottato in brandelli luridi
come la sua barba riccia e grigiastra,
contempla il vuoto dinanzi i suoi occhi.

Non importa se il mattino si dischiude
alla plumbea pioggia o al fulgido sole:
il risveglio del mattino merita
tutta la sua più avveduta attenzione.

I radi passanti filano svelti,
gettandogli uno sguardo interessato
e affrettandosi in prossimità dell’uomo.

D’un tratto egli volta il suo inerte sguardo
al passante scelto per puro caso.
Quest’ultimo sentendosi osservato
affretta imbarazzato il proprio passo.

Il pezzente erge poi lo sguardo al cielo
come chi s’accorge d’esser osservato:
il destino lo scruta in ogni istante
beffardo e con fredda insensibilità
come il suo sguardo in quel preciso attimo.

E con rassegnazione torna a guardar
il vuoto dinanzi i suoi minuti occhi,
sperando che il destino se ne vada
svelto come i passanti intorno a lui.

Sperando in quella vita che ogni giorno
egli vagheggia nella propria mente
contemplando il vuoto dinanzi gli occhi.



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