versiversacciversetti 2

di

Oravla Narratore


Oravla Narratore - versiversacciversetti 2
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 48 - Euro 6,50
ISBN 978-88-6037-2116

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In copertina «Trycos» di Claudia Ricci


Prefazione

In questa raccolta di poesie, autenticamente sentite e profondamente amate, Alvaro Aquili riporta alla luce ciò che poteva disperdersi nelle ombre del tempo e, in una sorta di recupero memoriale, offre un continuo tentativo di arricchire la propria anima con nuova linfa vitale, sempre tenendo presente e ben salda la propria identità nell’osservare le “cose della vita” senza dimenticare mai la consapevolezza acquisita che “è cosa vana inseguire il possesso”.
Ecco allora il poeta guardare la vita “dalla finestra” e vedere, inesorabilmente, come cambiano le prospettive, come sfuggono dalle mani gli anni, quanto è duro ritrovare l’entusiasmo d’una volta, quanto è difficile inseguire la strada giusta e fare le scelte opportune nel momento della presa d’atto della fatica di vivere.
E continua a cercare l’essenza delle cose, il significato ultimo d’ogni azione, quasi ad esplorare la coscienza con lo strumento della poesia, continuamente teso ad una “nuova scoperta”, e infine abbandonare i rimpianti e le nostalgie per guardare al futuro con positività.
L’intento della sua parola è ricercare e convalidare un motivo per proseguire lungo il cammino della vita, portare sempre con sé il sentimento puro, la voglia di amare, ed allora il ricordo della voce della madre e del padre, così come dei gesti e dei sospiri, diventano, in definitiva, simboli d’un recupero d’affetti che, ad un certo punto della vita, si fa necessario.
Tutto pare avvolto da un’atmosfera memoriale ma, in ultima analisi, non è che uno sguardo rivolto al futuro con la capacità di far tesoro del bagaglio d’esperienze che ogni uomo porta con sé: e i suoi “versi e versetti” diventano la miscela lirica che permette di recuperare la coscienza di sé, la propria identità, le proprie radici, quel sentimento d’umanità e quella necessità di coltivare l’amicizia come beni fondamentali per la vita d’un uomo.
Alvaro Aquili si sente nella condizione di dover “verificare i conti”, come fosse un rendiconto esistenziale, perchè nella vita “tutto ha un prezzo” e dover bilanciare il “troppo” a volte è impresa assai ardua. Mai seppellire la coscienza, mai trovarsi a “galleggiare” in questa vita come un morto a galla, cercando di “non far ormeggiare nessuno sulle proprie spalle”, e, se possibile, annaspar nell’acqua per combattere l’egoismo.
Le stagioni della vita vengono riviste, i momenti passati fanno parte del “ventaglio della vita”: illudersi di comunicare il proprio pensiero così come le emozioni, e scrivere lo stesso, ecco la pena d’un uomo che ancora spera.
A volte assale quel sentimento di vuoto, la voglia del sorriso d’un amico, il desiderio di sentire ancora il vento che accarezza il viso, e ci si trova ad apprezzare la vita per quello che è, e ogni momento di sofferenza non può che scomparire davanti all’inevitabile rivelazione.
E si innalza al cielo una preghiera: “toglimi per sempre da questa, non gradita, arena”. Purtroppo la dura lotta deve continuare perchè di giorni ne passeranno ancora molti e nessuno conosce il momento dell’ultimo abbandono.

Massimo Barile


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Ai miei Nipoti


Ringrazio: Chiara Zannelli
Davide Zannelli
Graziella Aquili Palmieri
Marilena e Tonino Saliola
Fiorella Lampo Usai
Claudia Ricci
Monica Carneri
L’Editore per la squisita collaborazione


Le Strade

La Storia,
un posto comodo
l’assegna,
a chi sa l’arte
che trasforma.
Lascia invece
una gran pena,
a chi s’impegna
nel voler far
vita nova.

Pensando, con ammirazione, alla vita di Carlo Magno.

Labico li 23-05-2005


Bramosia

Bramosia del possedere,
non è la certa sicurezza,
che invano si insegue,
per tribolar con certezza.
Nulla a te si attaglia
e men, passato al meglio.
Allor oggi, corri di meno,
segna un pensier sereno.
Semplifica la vita tua
e fa molto ricca l’anima.

Roma li 26-05-2005


Partecipare

Vedere la vita dalla finestra,
vien da scendere, per mezzo stare.
Scendi di corsa quattro piani,
ben altra prospettiva, poi trovi.

Dall’alto, come un minestrone,
dove cucchiaio affondare.
Inteso suono, giochi sani,
invece, bramosi lupi, lì scovi.

Roma li 31-03-2004


Peccato

Peccato, non ci siamo accorti.
Mai accorti prima, Dio c’era.
Adesso, nel pane lo troviamo,
nell’acqua fresca che beviamo.

Ci siamo messi nel digiuno,
per capire meglio l’abbondanza,
non per la pancia, ma la Grazia,
che ogni giorno ci troviamo.

Quanti dispetti ci siam fatti,
litigato, sempre, in ogni dove.
Nonostante vecchi, tante promesse,
anche adesso ci azzuffiamo.

Se accendiamo la coscienza,
ci rendiamo conto ch’è vergogna,
ancor, per orgoglio litigare.
Allor, rosario ci preghiamo.

Pensando a mia moglie Mariolina che sopporto
e mi sopporta dal 1961.

Roma li 29-05-2004


Sul carro del vino

All’andata,
di avventura
aver sapore,
Se a piedi,
come su canna
di bicicletta.

Possibile che,
solo adesso
che non c’è più,
accorto sono.
Bene donato,
senza limiti.

Ora capisco.
Mio gaio,
suo lieto.
Non domandavo
attesa mèta,
per la sorpresa.

Sempre godevo
novel scoperte.
Gente nuova,
case vecchie.
Cuori miti
e pasta dolce.

Ed il ritorno
era trionfo.
Di vino, colme
damigiane,
caval di una,
assicurate.

Pensando a Mimmo mio Padre

Labico 25-01-2004


Or non piango

Or non piango la tua scompàrsa.
Sento procedere l’esistenza.
No, non piango, sei in me ora
come mai lo eri stato prìma.

Gioia infonde, l’avère,
tutto per me, il tuo pensièro.
Ho in me la voce, le aziòni,
gli umani sguardi, i sospìri.

È questo forte tuo cospètto
che mi convince a proseguìre,
se pure il passo appesantìto,
ed essere il ponte per la vìta.

Tu Madre, tu Padre, siete pònte
che mi ha portato alla vita spònda.
Ad altri non è dato percepìre,
tanto, dentro di me, il sentimènto.

a Mamma e Babbo

Roma li 16-10-2003


Chiara ricorda

Chiara ricorda. Avversa l’ignoranza
chè se un giorno vorrai esprimer
lo stato d’animo e non trovar
parole, in cuor sentirai rabbia.

Quanto… vorrei dirti.
Sapere, conoscere.
Tanta luce farti
e non dipendere.

Per te vorrei esser cera
intorno allo stoppino,
e la mia carne consumare
per il tuo cammino.

Quanto… vorrei dirti.
Sapere, conoscere.
Tanta luce farti
e non dipendere.

Per te vorrei esser pianta
con tanta fronda addosso
ove tu fossi stanca ed accaldata
all’ombra trovar frescura e riposo.

Quanto… vorrei dirti.
Sapere, conoscere.
Tanta luce farti
e non dipendere.

Per te vorrei esser cibo
e col mio sangue alimentare
la tua sete
la tua fame.

Nonno

Roma li 31-03-2003


La Corda

Giunto ad un certo punto,
è come se la tua vita
vuol verificar il conto.
Allor… che si va in salita.

Se tutto liscio andato,
mano mano che ho vissuto,
di storia vi è filmato
ogni bene che ho avuto.

Come corda arrotolata,
quantità oltre misura,
su se stessa imbobinata
tutto quel, come natura.

Ho capito, pian pensato,
con sempre più chiarezza,
che nella corda della vita
avevo stretto la certezza.

Quando giunto l’istante,
sentivo tirare la fune,
accettar perdere, convinto,
srotolar miei beni.

In vita, tutto ha un prezzo,
se più hai, più paghi.
Sentivo d’aver troppo,
dover bilanciar tra mali.

Sentivo che mollar dovevo,
sopra la pelle della prole
evitare. Pagar lieve,
se sottoposto alle prove.

a Paola

Roma li 03-07-2004


La gran pena

Dio, che soffri
per il disubbidir
di noi figli tuoi,
or ti comprendo.
Ho assaporato
anch’io, l’angoscia
di veder sbandar
i figli miei.
Vedersi impotenti.
Il non poter forzar
la mano, per la libertà
che ognun gode.
Lasciare andare
chi ami, alla deriva,
certo è una gran pena.

Roma li 27-05-2005


Rimboccatevi le maniche

Io vi sentivo pazzi,
a volermi morto,
ma or che morto sono
e mi chiedete aiuto,
più che cattivi, vi credo,
di cervello corto.

dedicata a chi ci ha distrutto, ci depreda ancora, e con indifferenza ci chiede di rimboccarci le maniche

Roma li 27-05-2005


Seppellir coscienza

Seppellire i morti
di un maremoto
economico,
è servito a tacitar
coscienze.
Or che gridate
di rimboccar le maniche,
vedete un po’ voi
che bravi siete,
quel che i fantasmi
posson fare.

Roma li 27-05-2005


Morto a galla

Or che lanci appelli,
a rimboccar le maniche,
vorrei dirti: che dici a me?
No! Perché il dubbio,
un po’ mi viene.
Quando spavaldo te ne andavi,
a veleggiar da costa a costa,
mi vedevi annaspar nell’acqua.
In cuor tuo, mi consideravi
qual parte del panorama?
Così ben annegato?
Or che vivi tra chi si fa
solo, ben, i fatti suoi,
l’egoismo è imperante
e non ti consente di seguitar
a tener la barca a galla.
Non ormeggiar, ti prego,
sulle mie spalle.
Guardami bene,
sono un morto a galla.
Se non galleggi, nuota,
or tocca a te.

Roma li 27-05-2005


Lègami forte

Or l’accetto la mia sorte,
or ne nego magari parte,
or vedo e penso ad arte,
or respingo la mia morte.

Oh! Abramo, lègami forte.
L’Isacco venuto a corte
son io, per cambiar carte
e sciogliere le corde.

Pronto, ma vigliacco certo,
il sacrificale incerto,
da agnello, lupo è parto,
e non emulo il Risorto.

Tanto sò, la strada è irta,
Tu vieni a sincerarti
prima che accada l’infarto,
Ti prego, legar più forte.

Dedicata a mia figlia Antonietta, dopo il sermone che mi ha fatto alle h. 02,00 della notte.

Labico li 25-04-2005


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