Ellerya - I - Un unico destino

di

Nicholas Querceto


Nicholas Querceto - Ellerya - I - Un unico destino
Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
15x21 - pp. 462 - Euro 16,00
ISBN 978-88-6037-8682

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In copertina illustrazione di Gabriele Ornigotti


Ora su Ellerya regna la pace. Sebbene in passato il continente sia stato costellato da guerre, morte e sete di potere, adesso le terre degli uomini si sono unite per formare un impero, il cui centro del potere è diviso tra l’imperatore e il consiglio dei maghi della fortezza di Durmst.
In questo nuovo mondo di pace, si vedono intrecciarsi le vicende di Fenowar, un mago nero allontanato dalla fortezza di Durmst, e quelle di Alaster, un elfo oscuro cacciatore di taglie.
Essi intraprenderanno un viaggio in cui il mago cercherà di migliorare le sue capacità, e l’altro cercherà vendetta. Durante il loro cammino si imbatteranno in curiose ed importanti conoscenze, e si troveranno coinvolti in una guerra, scatenata da una nuova minaccia proveniente dalle terre ignote.
In un mondo dove la pace sembrava poter regnare sovrana, un nuovo pericolo metterà a dura prova la sorte del continente, e tutti saranno legati da un unico destino: salvare Ellerya.


Ellerya - I - Un unico destino

Capitolo I

Cosa fare del proprio futuro

Le porte della fortezza di Durmst si chiusero alle spalle di Fenowar. Un forte tonfo, ecco quale sarebbe stato l’ultimo ricordo della sua ormai ex casa. Casa, era così che lui la definiva, dato che fin dal giorno in cui si era ritrovato lì, non era più riuscito ad immaginare un posto migliore in cui vivere.
Fenowar era un ragazzo di venticinque anni, aveva due profondi occhi verdi, unico ricordo di sua madre.
Si passò la mano tra i capelli, non erano molto lunghi, ma molto folti, prese a calci un sasso: “Maledizione!” imprecò a bassa voce.
Mise le mani in tasca e continuò a camminare. Per essere un ragazzo della sua età era abbastanza alto, teneva sempre la barba rasata a zero, gli rendeva il volto molto più pulito. Aveva una corporatura differente dalla maggior parte dei maghi di Durmst, non era gracile come la maggior parte di essi, anzi aveva un fisico ben formato, forte e guizzante.
Non riusciva a smettere di pensare a quello che era successo all’interno della fortezza e al modo in cui era stato trattato dai membri del consiglio.
Fenowar era stato allievo di un potente mago del consiglio di nome Cheastar, che da poco aveva perso la vita nel corso di una missione. Cheastar era stato l’unico a credere in lui, dicendo che voleva addestrarlo fino a farlo diventare uno dei più potenti maghi di Ellerya.
Lo aveva conosciuto all’età di diciannove anni e aveva cominciato ad insegnargli le basi della magia. Di norma un mago affrontava la prova non prima dei venti anni, prima di quel momento cominciava ad allenarsi con gli incantesimi più semplici e imparava a duellare con le armi. Fenowar superò la prova a ventitré anni e divenne un mago dalla veste nera. La scelta della veste dipendeva da due criteri, le preferenze che aveva il mago e il consiglio che gli veniva dato dal maestro in base alle proprie capacità. Ad esempio, se un allievo padroneggiava in modo sicuro le arti curative, era quasi scontato che sarebbe diventato un mago dalla veste bianca.
Fenowar era particolarmente abile negli incantesimi comuni a tutti i maghi, quindi poteva essere considerato come una sorta di mago incolore. Per questo motivo aveva potuto scegliere la veste che più gli piaceva, ad esclusione di quella bianca, per la quale venivano scelti solo i migliori chierici. Scelse quella nera, perché era quella che lo affascinava di più.
Tuttavia, una volta imparate le tecniche dei maghi neri, le utilizzò pochissimo, dato che prediligeva gli incantesimi comuni. Infatti, era un assiduo frequentatore della biblioteca comune, dove erano presenti i volumi inerenti a tale arte, che principalmente comprendeva la trasfigurazione, incantesimi di movimento e altri incantesimi dagli svariati utilizzi. Tale biblioteca si trovava nella torre più importante ed alta della fortezza di Durmst.
La magia nera invece, consisteva nell’utilizzo di incantesimi che miravano a togliere direttamente la vita al nemico, o erano incantesimi che avevano grande efficacia nell’oscurità. Inoltre, i maghi neri erano grandi preparatori di veleni che utilizzavano nei casi più estremi.
Gli altri indirizzi disponibili erano le vesti color rosso, adatte ai maghi abili con gli incantesimi a base di fuoco e per incantesimi che concernono la forza e le vesti azzurre che erano adatte ai maghi abili con tutti i tipi di raggi magici e con gli incantesimi di protezione. Erano considerati i più completi e nella storia di Durmst, infatti, i maghi più potenti erano stati proprio quelli azzurri. Dopo di loro venivano quelli rossi e quelli neri che nel complesso erano meno preparati, ma quando capitava il mago talentuoso, poteva tenere benissimo testa ai maghi azzurri.
Infine quelli bianchi, che erano abili negli incantesimi curativi, si occupavano per lo più di soccorrere i feriti durante le battaglie e gli altri maghi, se ce ne fosse stata la necessità. Inoltre erano considerati i maghi più diplomatici e venivano impiegati per lo più in missioni concernenti dialoghi con i vari sovrani o con persone di un certo spessore.
Adesso che il maestro era morto, Fenowar vedeva assottigliarsi le possibilità di diventare un mago del suo calibro, un po’ perché aveva perso un’eccellente guida come Cheastar, un po’ perché il consiglio non credeva minimamente in lui.
A dimostrazione di quest’ultima considerazione, era il fatto che pochi minuti prima, dopo il colloquio con i membri del consiglio, non gli erano state spiegate nei minimi particolari le circostanze della morte di Cheastar. Gli era stato solo detto che aveva perso la vita durante un’importante missione. Inoltre, gli era stato comunicato che i suoi servigi a Durmst non erano più richiesti e che era libero di andarsene dove preferiva.
Questa cosa lo addolorava profondamente, dato che aveva dedicato sei anni della sua vita, per raggiungere il suo scopo. Scopo che ora gli veniva negato, senza nessun motivo apparente.
Non capiva, aveva sempre fatto tutto quello che gli aveva ordinato il maestro, sentendosi dire in continuazione che un giorno sarebbe diventato un grande mago. Adesso sembrava tutto perduto, tutto irraggiungibile.
I suoi ricordi vagavano in continuazione, un po’ come quando ricordi i momenti della tua infanzia, momenti che non rivivrai mai più e che a volte ti mancano. Quando aveva incontrato il suo maestro per la prima volta, non sapeva ancora cosa fare nella vita, fino a quel momento aiutava il padre nel suo lavoro, egli faceva il falegname. Fin da piccolo si vedeva che sarebbe stato abile nell’uso delle armi, infatti, lui e il padre si esibivano sempre in intensi combattimenti con le spade di legno.
Cheastar aveva scoperto il suo talento per puro caso e lo aveva convinto a partire con lui, alla volta di Menorath. Per la prima volta Fenowar aveva visto chiaramente quale sarebbe stato il suo futuro, sarebbe diventato un mago di spessore, famoso in tutta Ellerya. Da quel momento aveva immagazzinato gli insegnamenti fino al giorno della sua prova.
Ripensò anche al giorno della sua prima missione. Lui e il maestro avevano ricevuto il compito di catturare un famoso criminale, per poi portarlo al cospetto dell’imperatore Axenarf.
Dopo giorni e giorni di ricerche, dove Fenowar aveva potuto assistere alla bellezza delle città della regione del Tal, trovarono il ricercato.
Lo scontro si svolse tra i vicoli di Tal-Dimrot, dove lui e Cheastar combatterono contro il criminale e quattro dei suoi scagnozzi. Fenowar se la cavò alla grande e lo scontro terminò con l’uccisione di un bandito, da parte della sua spada. Quella fu la prima volta che uccise e farlo non gli fece alcun effetto, dato che era consapevole che in futuro avrebbe ucciso tanti nemici e che tale atto era implicito per il raggiungimento del suo scopo.
Nonostante fosse un ragazzo molto emotivo, poche volte lasciava trasparire il suo stato d’animo, se non intendeva farlo. Infatti, in quell’occasione, Cheastar non capì cosa aveva provato il suo allievo dopo l’accaduto.
Infine, ricordò l’unica volta che aveva visto svolgersi una guerra. Solo da qualche mese si era conclusa una feroce guerra, tra le truppe della regione del Gaar e quelle della regione di Nargtor.
Le ostilità furono aperte dal re di Selmet, che era molto ambizioso e voleva prendere il posto di Axenarf a capo dell’impero. Le varie battaglie si susseguirono per un anno intero e Fenowar partecipò a molte di esse, dando il contributo alle truppe della sua regione.
Una volta fu addirittura messo al comando di un piccolo contingente di uomini, durante una battaglia.
Quei ricordi sembravano ormai lontani. In quei momenti si era sempre sentito vicino al diventare un bravo mago, ma adesso che il maestro lo aveva abbandonato, aveva perso tutto. Aveva perso Cheastar e aveva perso il suo sogno.
Stava disperatamente cercando una soluzione, ma fino a quel momento non gli era venuto in mente nulla.
Inoltre stava male con se stesso, in quanto si sentiva in qualche modo responsabile della morte del maestro, per il fatto di non essere andato con lui durante quella missione.
Ogni suo passo pesava come un macigno, ogni suo pensiero lo infastidiva e ogni sua emozione lo colpiva nel profondo.
Era una bella giornata di sole, nel cielo azzurro non si intravedeva neanche una nuvola e i bambini sferruzzavano gioiosi tra le via della città.
“Come vorrei avere ancora la loro età” pensò, “è confortante dover pensare solo a giocare e divertirsi e avere problemi irrilevanti al confronto di questi…”
Continuò a camminare per ore pensando e ripensando alle stesse cose, finché non si ritrovò di fronte alla bottega del suo amico Anokor, il miglior armaiolo di tutta Menorath.
Il suo sguardo si andò a posare sulla ben nota insegna di legno, era di forma ovale con sopra impresse le immagini di due martelli incrociati sui quali spiccava la scritta: “Da Anokor.” L’entrata, non molto appariscente, dava l’idea di una piccola bottega, ma in realtà lo spazio all’interno era abbastanza grande.
Decise di entrare e vide che Anokor era alle prese con una nuova spada. L’amico stava picchiando con un martello su una lama ancora incandescente, nell’intento di modellarla meglio. Entrambi adoravano il suono del metallo battuto.
Anokor era un uomo sulla quarantina con corti capelli neri che ormai volgevano al grigio, era abbastanza alto e grasso, ma nonostante questo era un ottimo spadaccino.
Quando lo vide entrare lo salutò con un cenno della testa e il mago, dopo aver ricambiato il saluto, si sedette su una sedia accanto a lui.
A quel punto l’armaiolo, sempre senza interrompere il suo lavoro, prese la parola:
“Ti conosco da tanti anni, e non ti ho mai visto con un’espressione simile dipinta sul volto, cosa ti è accaduto?”
Anokor sapeva già della morte di Cheastar, ma capiva che Fenowar non era triste solo per quel motivo.
Il mago gli raccontò quello che gli era successo, dei rimorsi per la morte del maestro e della frustrazione per non essere stato neanche preso in considerazione dal consiglio.
L’armaiolo lo ascoltò attentamente e poi disse: “E adesso cosa intendi fare? Dove andrai?”
Questo quesito Fenowar se lo era già posto più e più volte, senza trovare una risposta.
“Non ne ho proprio idea” rispose il ragazzo.
In quel momento entrarono nella bottega due maghi, entrambi con la veste azzurra. Evidentemente uno era il maestro e l’altro l’allievo. Quello più alto doveva essere il maestro, visto che camminava con passo deciso e dava l’idea di essere molto sicuro di sé. Aveva dei capelli biondissimi, sul viso un’espressione severa e una corporatura abbastanza gracile, come quasi tutti i maghi. L’altro invece era un po’ più basso, con corti capelli castani e un’espressione che lasciava trasparire un po’ di timore reverenziale nei confronti del suo maestro.
Il più alto prese la parola rivolgendosi ad Anokor.
“È pronta la mia spada?”
“Sì, la vado a prendere” rispose l’armaiolo e si diresse nel retro bottega, tornando poco dopo con in mano una spada stupenda, con l’elsa dorata e la lama scintillante.
Il mago la prese in mano, menò qualche fendente nell’aria e disse: “Hai fatto un ottimo lavoro Anokor, metti il costo dell’arma sul conto di mio padre.”
Mentre ridava la spada all’armaiolo che era già pronto con il fodero in mano, si lasciò sfuggire un sorriso di scherno verso Fenowar ed esclamò: “Ti ho notato subito appena entrato e adesso mi sono ricordato di te; tu sei quell’incapace dell’allievo di Cheastar, dico bene?”
“E tu invece chi sei?” replicò freddo Fenowar.
“Il mio nome non ha importanza” rispose l’altro, “Comunque è meglio che tu te ne vada in fretta da questa città, perché qui non accettiamo maghi incapaci come te e la morte di Cheastar è stata una liberazione per il consiglio.”
A quel punto Fenowar scattò in piedi, la mano già sull’elsa della spada, ma l’altro mago aveva già afferrato la spada nuova e stava uscendo dalla bottega seguito dal compagno. Fenowar incominciò ad andare verso la porta, ma Anokor lo fermò.
“Dove credi di andare? Sai chi è quel mago?”
“E quello che vorrei sapere” ribatté seccato Fenowar.
“Siediti” disse l’armaiolo e cominciò a parlare.
“Quello era Dhuard il figlio del consigliere Arodan, è un mago potente, ti avrebbe sconfitto in cinque minuti. Dhuard è diventato mago ormai da molto tempo e il consiglio gli affida spesso delle missioni in tutta Ellerya. Secondo me non ci metterà molto a diventare un consigliere. Pensa che ha solo ventitré anni ed è già un maestro.”
“Adesso ho capito, conosco la sua fama, ma non lo avevo mai incontrato di persona. Il consigliere Arodan si vanta sempre delle capacità di suo figlio, dicendo che un giorno prenderà il suo posto nel consiglio. Comunque gira voce che Dhuard sia uno spaccone egocentrico, a cui interessa solo il potere.”
“Vedo che ne sai più di me!”
“Già, e non mi importa quanto è potente, non avrebbe comunque dovuto parlarmi così; un giorno se ne pentirà” disse irato Fenowar, battendo i pugni sul bancone.
“L’altro invece era il suo allievo, che ha appena superato la prova” continuò Anokor.
Fenowar si incupì, stava già pensando ad un eventuale scontro. Quando se ne accorse, l’amico lo esortò ad abbandonare i suoi pensieri.
“Se hai tanta voglia di combattere, perché non mi aiuti a collaudare queste due nuove spade che ho fabbricato?” gli disse ad un tratto, indicando due lame appoggiate su un tavolo.
“Con molto piacere” rispose il mago.
“Però non dovrai usare la magia, quindi appoggia a terra quel bastone” continuò l’armaiolo.
Fenowar appoggiò a terra il suo bastone nero con la punta a forma di zampa di drago, che teneva tra gli artigli una sfera dal colore violaceo. Quel bastone gliel’aveva regalato il suo maestro nel giorno della sua investitura a mago e più avanti scoprì che era stato Anokor a forgiarne la parte alta. Quell’ottimo lavoro lo aveva incuriosito, quindi andò a parlare con l’armaiolo. Da quel giorno divenne un assiduo frequentatore della bottega e i due divennero grandi amici.
Dopo aver preso in mano le spade i due si misero in posizione.

Fu Anokor ad attaccare per primo menando dei fendenti da destra a sinistra che Fenowar parò senza difficoltà. L’armaiolo continuò ad attaccare senza sosta per qualche minuto ma non riuscì a disarmare il mago.
A quel punto Fenowar decise di contrattaccare e anche se un po’ a fatica, l’armaiolo riuscì a parare tutti i colpi.
I due si fermarono e il mago sorrise.
“Sei già stanco?” chiese Fenowar.
“Cosa fai? Prendi in giro? Adesso ti faccio vedere io.”
Lo scontro riprese e andò avanti ancora per qualche minuto, fino a quando il mago con un veloce gesto del polso, riuscì a disarmare Anokor.
La spada cadde a terra con un tonfo sordo e i due si ritrovarono a guardarsi negli occhi.
“Stai diventando vecchio! Una volta resistevi per più tempo e mi davi più filo da torcere!” scherzò Fenowar.
L’armaiolo sorrise, raccolse la spada e andò a depositarla al suo posto. Lo stesso fece anche il mago.
“In questo momento la cosa migliore per te è riposare un po’. Devi decidere cosa fare del tuo futuro e devi prendere la decisione migliore.”
“E quale sarebbe?”
“Questo devi saperlo tu. Cerca dentro di te la risposta.”
“Il fatto è che da quando ho conosciuto Cheastar, ho fatto tutto il possibile per diventare un bravo mago e per me Durmst è tutto. Non posso pensare ad un futuro lontano da Menorath.”
“Il problema è che quella strada è ormai sbarrata per te, devi trovare un’alternativa. Oppure, devi fare qualcosa per farti riammettere.”
“Sì, ma cosa? Quello che interessa al consiglio è avere dei maghi che siano in grado di svolgere le missioni a loro affidate. Dal momento che mi hanno cacciato, non posso presentarmi e dire che voglio un’altra occasione, non me la concederanno mai…”
“E allora fai qualcosa per stupirli.”
“Sì, ma cosa? Non ci sono guerre in atto in questo periodo. Se solo Cheastar fosse qui…”
“Vedi? È proprio questo il problema, tu sei troppo attaccato al tuo maestro. Tutte le volte che ti sei trovato in difficoltà lui ti ha sempre dato una mano e tu adesso non sai cavartela da solo. Effettivamente non sei pronto per svolgere una missione da solo.”
Quelle parole lo ferirono profondamente e non perché l’amico gliele aveva dette in faccia, ma perché quella era la verità. Cheastar era intenzionato a farlo diventare un grande mago, ma inavvertitamente lo aveva sempre tenuto nella bambagia, senza mai dargli troppe responsabilità e adesso lui non era pronto a quello che lo aspettava e il consiglio lo aveva capito.
Anokor si accorse che Fenowar era disperato e cercò di consolarlo, ma il mago lo respinse.
“Basta, sono stufo di farmi compatire, devo cambiare, devo cominciare a cavarmela da solo.”
“Bravo, questo è lo spirito giusto. Sai Fenowar, ti ammiro, non ti arrendi mai davanti a niente.”
“Adesso mi serve un piano per riconquistare la fiducia dei consiglieri.”
“Cosa intendi fare?”
“Non lo so ancora di preciso ma…” ad un tratto gli venne il lampo di genio: “Ma certo, Dhuard! È considerato il futuro del consiglio ed è il figlio del consigliere Arodan. Quale occasione migliore se non sfidarlo?”
“Levatelo dalla testa. Ti ho già detto che è al di fuori dalla tua portata. Conosce incantesimi che tu neanche immagini ed è spietato. Se decidesse di accettare la tua sfida, ti darebbe una lezione che ti ricorderesti per tutta la vita.”
Il mago se ne stette per un attimo a pensare e poi rivolse lo sguardo verso l’amico.
“Ti prego Fenowar, non sfidarlo. Fallo almeno per me.”
“Va bene” rispose il mago, ma fu una risposta che diede l’impressione di costargli parecchio.
“Adesso hai bisogno di riposare. Visto che non hai più un alloggio, potresti andare alla locanda dell’oste ubriaco.”
“La più famosa di Menorath, per la sua birra di ottima fattura” commentò il mago.
“Già, potresti riflettere con calma sul tuo futuro e magari ti verrà qualche altra idea. Non folle come quella di prima, spero. Adesso il lavoro chiama!”
Fenowar annuì ed uscì dalla bottega, deciso a seguire il consiglio dell’amico.

[continua]

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