Buttiamola in poesia

di

Maurizio Di Benedetto


Maurizio Di Benedetto - Buttiamola in poesia
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14X20,5 - pp. 100 - Euro 9,50
ISBN 978-88-6037-7418

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In copertina e all’interno fotografie di Maurizio Di Benedetto


Prefazione

Nella silloge di poesie “Buttiamola in poesia”, Maurizio Di Benedetto ripercorre le varie fasi dell’avventura d’un uomo che si trova a fare i conti con la condizione esistenziale intrisa di contraddizioni, di estreme prese d’atto d’una realtà cruda, di un universo emozionale che il poeta porta con sé.
Tra le pieghe della vita, osservando le manifestazioni del mondo circostante, scrutando nel fertile mondo interiore, Maurizio Di Benedetto è sempre alla ricerca di risposte, sempre attento alle illuminazioni che rendono viva la Parola, costantemente proteso alla scelta della direzione da seguire: per comprendere meglio se stesso, per “cercar se stesso” tra le maschere, come sottolinea più volte, per estrapolare l’incanto della vita con quel desiderio di “volare” nel mondo delle emozioni in una dimensione più “alta”, al di sopra dell’arida quotidianità quasi inseguendo tenacemente un “senso di pace” nella confusione della vita, che ingloba e soffoca i sentimenti, che disperde nel deserto dell’indifferenza.
Maurizio Di Benedetto osserva il mondo “con distacco” per ricercare la sua “dimora” dell’anima, per salvare la propria condizione emozionale pur con la consapevolezza di vivere, talvolta, la sensazione di smarrimento nel dedalo dell’esistenza, nella realtà difficile da penetrare, quasi galleggiando “sull’onda anomala” d’un mondo che desidera raccontare fino a scrivere “Ho avuto conforto dai miei sogni/degno rifugio nelle illusioni./Ma un solo battito di ali/non può condurmi in paradiso”.
Ecco allora che il senso della vita viene ricercato nella sincera visione lirica, nel vagare nei pensieri sperando di approdare ad un porto sicuro, di raggiungere uno stato di quiete, di “sentire” l’essenza stessa della vita, nelle emozioni distillate, nel cuore che è capace d’amare.
A volte, si avverte una velata nostalgia quando cerca di riscrivere i frammenti del passato, le visioni in equilibrio sulla linea di confine tra realtà e immaginazione, quasi a recuperare la voglia di “lasciarsi trascinare”, di “sentirsi disperato”, in un lento abbandono.
Altre volte, emerge chiaramente la capacità d’ironia e la predisposizione a sorridere delle contraddizioni, dei travagli, della rinuncia alle ambizioni, delle “gravosità da trascinare” fino a scrutare il “vuoto”, le ombre, i silenzi, i sogni dimenticati. Si percepiscono i segni profondi delle ferite, le tracce lasciate dalle illusioni, le limitazioni dell’esistere come “schiacciato contro un muro”.
Le nuove prospettive da seguire nella giostra della vita, le “splendide occasioni da cogliere all’istante”, la voglia di “inseguire i pensieri” con sguardo disincantato quasi ad ipotizzare un “esilio” volontario, un eremitaggio “per un po’ di tempo”: disperdersi nella vertigine dell’essere.
Maurizio Di Benedetto, con acutezza e spirito critico, rende evidenti le esigenze di scandagliare nell’animo umano le molteplici visioni, di salvare dal tempo, che scorre inesorabile, i momenti in cui si assapora la gioia e si guarda con gli “occhi del cuore”: per ritrovarsi, per alimentare di nuovo il tempo “usato per sognare” e, finalmente, uscire dalla trappola di “equilibri instabili”.
La sua poesia si sublima nelle percezioni, nelle intuizioni fulminanti delle composizioni che spaziano nei frammenti esistenziali d’un uomo che riporta, fedelmente e sinceramente, la sua poesia.

Massimo Barile


Buttiamola in poesia


Può capitare…
di ritrovarsi su una strada addormentata che sobbalza
per una buca svista
e che ti sveglia ti strappa dal torpore
e ti consegna quesiti d’esistenza
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–
–In quale direzione devo andare?–

Domande cieche senza via d’uscita
che inducono a cambiare tutti i giorni le risposte
e tutti i giorni sono risposte giuste
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–
–Cosa mi serve oggi per continuare a camminare?–

Ricerco tra le righe di un libro incomprensibile
o tra le note di una musica di Bach
…scrutando una pittura dalle forme indefinite
o l’epicentro d’un sisma emozionale
Rovisto tra i concetti che ho esposto ad un amico
Improvvisato Presunto tale
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–

Antiche proiezioni
su schermi che romanzano la vita
enfatizzando personaggi immaginari

insulsi accadimenti di borgata

e come specchi deformanti
ti mostrano risposte
da scolpire da modellare oppure da ingoiare.
–Chi sono io– –Dove sto andando?–

Filosolfeggi

In quanto al tono delle mie pareti
m’è consentito di mentire a chicchessia

Impunemente

ed a chi crede di potermi sbugiardare
che non si lasci infinocchiar dalla facciata
sin troppo spesso tappezzata di sorrisi

Posso nascondere il colore a chi c’è entrato

senza guardare

A chi ha sbirciato dagli oblò con sufficienza
e a chi vorrebbe entrare nella mia stanza
per imbrattare le pareti di virtù

Non lo permetto!

Quelle che avevo ormai le ho ricoperte
con una mano di bianco traspirante
che fa da sfondo a tutti i miei graffiti
così il colore che s’evince è bianco e nero
ma se l’osservi da vicino mostra il mare
Un mare di color grigio cangiante

COLOR DI MARE


Ho avuto conforto dai miei sogni
Degno rifugio nelle illusioni
Ma un solo battito di ali
non può condurmi in paradiso

Devo volare ancora piú in alto

Guardare il mondo con distacco
per ricercare la mia stagione
la mia dimora la mia condizione

Il mio giardino tra le paludi

Cerco me stesso tra mille maschere

Cerco ragione nell’amore

Un po’ di pace nella confusione

Delle risposte nel dolore

Cerco la luna in pieno giorno
Il canto d’un grillo nella notte
Un raggio di sole per l’inverno
Un fiocco di neve nel calore

Ricerco l’ago nel pagliaio

Ho visto l’incanto nella vita

Ricerco la vita nella morte

Ho visto il sorriso nell’Urlo di Munch

L’URLO DI MUNCH


Primo giorno di lavoro dopo il mare
Rincasato ieri notte verso l’una
e stamane ancora pronto a riabbracciare

l’agonia di tutti i giorni

Il semaforo mi ferma ad un incrocio
Nell’attesa guardo in giro per svegliarmi
e con gli occhi appiccicosi metto a fuoco

situazioni stravaganti

Novità che non sapevo

Strade smunte rianimate con dei fiori
Le facciate dei palazzi ricamate
Una statua stilizzata sul piazzale

dove prima c’era il nulla

Vedo un Ghisa camuffato da pagliaccio
Dei bambini che attraversano la strada

Senza fretta

Una suora col tatuaggio
Certi anziani in bicicletta che sbeffeggiano una moto
Che stranezze… È un rientro promettente!
Vuoi vedere che il paese sta cambiando?

Solamente qualche istante e scatta il verde
Incomincia d’improvviso a gocciolare
Metto in moto i tergivetri

e ogni cosa mi riappare come prima

Prima del mare

Maledetto temporale

Insetti spiaccicati, e…


pfffhhu Quattro sbuffi ogni mezz’ora
Centoquarantaquattro in tutto per arrivare a sera
dove mi spetta un sonno di sei ore
e lì non so come respiro Non lo ricordo
così come non tengo a mente i sogni fatti
Forse perché banali Poco importanti

Comincio la mattina quando, osservando il cielo,
m’accorgo che somiglia a tutti gli altri.
Sembra stampato e sbuffo
E vado avanti
fingendo di gradire il mio vestito
foggiato da una stoffa granulare
che sfrega sulla pelle lacerandola
E allora sbuffo Ancora.
Quattro sbuffi ogni mezz’ora
Centoquarantaquattro quand’è sera

Cade una stella
Ho espresso un desiderio che probabilmente s’è avverato
però non ne ricordo il contenuto
Troppo banale, forse Poco importante pfffhhu
E sbuffo
Quattro in mezz’ora
Centoquarantaquattro a sera

Fino a dormire

Centoquarantaquattro sbuffi


Era freddo quel soppalco
benché fosse primavera
Tre coperte rigirate a mo’ di sacco
su di una branda scomoda da mare
ed un guanciale improvvisato coi cartoni
Musica a palla…
Jovanotti, De Gregori
per scacciare quei rumori misteriosi

che il silenzio evidenziava

Una pizza come cena
Un posacenere adattato
per fumare dopo l’ultimo caffè
…e mi sdraiavo coi vestiti indosso
perché era freddo
nonostante primavera
E ancora A palla…
Jovanotti, De Gregori
Ben coperto
per placare quei tremori
che un silenzio sconosciuto

esasperava

Era freddo


Abito il paese

da quasi cinquant’anni

eppure questa zona m’è foresta
Il fato m’ha costretto a penetrarla
usando qualche spinta disonesta
Dovrei venirne fuori

ma non ho un riferimento

Nessuna anima viva

per avere indicazioni

è smarrimento

Ci fosse quantomeno un campanile

a farmi strada

potrei tornare ancora al mio quartiere
Ma forse tornerei dopo mangiato
Ancora quattro passi

Il tempo di capire…

Ancora quattro passi


È scesa tanta neve in questi giorni
e tanta ancora il meteo ne preannuncia
Cercate di non essere imprudenti
Un semplice starnuto o un suono ineducato
potrebbero produrre smottamenti.
Se avete basi certe non rischiate
potreste diventare come me
di spirito goliardico incline all’avventura
che affronta le intemperie come un giuoco
Una valanga che ti copre
Un terremoto che ti scuote
Un’onda anomala che cerca d’affogarti
Come nel tunnel degli specchi al Luna Park
T’infili dentro e poi…
Se riesci a uscirne hai un nuovo mondo da narrare
Se resti dentro hai tutto il tempo per riposare…

Giuoco in libertà


Ho nostalgia
Di quando mi sentivo disperato.
Di quando, in equilibrio sul balcone,
cercavo di riscrivere nel vuoto

la storia del mio prossimo passato.

Ho nostalgia di quando…
Di quando m’aggrappavo ad un motivo

che scalciava imbizzarrito

e mi lasciavo trascinare, come fosse
il prezzo da pagare per domarlo

e poterlo cavalcare

Ho nostalgia di quando…
mi ero dato a un Dio in adozione
e m’inventavo tutti gli alibi possibili
per scusare, per giustificare
la sua disattenzione alle mie suppliche

Adesso il mio vagare s’è quietato
Però mi manca quel sentirmi disperato
Perché è una quiete finta, di clausura
di chi si sente Vivo ma imbalsamato

Nostalgia di quando…


Se avessi un bel vestito da indossare
ed una rosa rossa da mettere all’occhiello
Potrei scoprirmi bello, guardandomi allo specchio
e farmi abbindolare dall’effluvio

Se avessi un buon motivo da suonare
e degli occhiali scuri per osservare il mondo
Potrei coprire certe strane voci
e rimirare solo quel che luce

Se avessi un letto morbido
e un gregge da contare
allora sì, potrei sdraiarmi in pace
e addormentarmi credendomi felice

Certe voci


Ho recepito in fretta, da bambino
che
Non ero io a guidare
quella macchinina rossa sulle giostre.
Il volante era bloccato.
L’automobile saldata su una plancia circolare
che girava lentamente intorno a un palo

Sempre le stesse cose da vedere

In quanto all’esistenza
me ne sono reso conto solo ora.
Finto il volante, un po’ una presa in giro,
ed una vita saldata su una plancia circolare
che gira cigolando intorno a un palo
come una vecchia giostra di paese
che ripropone inesorabilmente
sempre le stesse immagini

comunque

GIOSTRE

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