Può capitare…
di ritrovarsi su una strada addormentata che sobbalza
per una buca svista
e che ti sveglia ti strappa dal torpore
e ti consegna quesiti d’esistenza
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–
–In quale direzione devo andare?–
Domande cieche senza via d’uscita
che inducono a cambiare tutti i giorni le risposte
e tutti i giorni sono risposte giuste
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–
–Cosa mi serve oggi per continuare a camminare?–
Ricerco tra le righe di un libro incomprensibile
o tra le note di una musica di Bach
…scrutando una pittura dalle forme indefinite
o l’epicentro d’un sisma emozionale
Rovisto tra i concetti che ho esposto ad un amico
Improvvisato Presunto tale
–Chi sono io– –Dove mi trovo?–
Antiche proiezioni
su schermi che romanzano la vita
enfatizzando personaggi immaginari
insulsi accadimenti di borgata
e come specchi deformanti
ti mostrano risposte
da scolpire da modellare
oppure da ingoiare.
–Chi sono io– –Dove sto andando?–
Filosolfeggi
In quanto al tono delle mie pareti
m’è consentito di mentire a chicchessia
Impunemente
ed a chi crede di potermi sbugiardare
che non si lasci infinocchiar dalla facciata
sin troppo spesso tappezzata di sorrisi
Posso nascondere il colore a chi c’è entrato
senza guardare
A chi ha sbirciato dagli oblò con sufficienza
e a chi vorrebbe entrare nella mia stanza
per imbrattare le pareti di virtù
Non lo permetto!
Quelle che avevo ormai le ho ricoperte
con una mano di bianco traspirante
che fa da sfondo a tutti i miei graffiti
così il colore che s’evince è bianco e nero
ma se l’osservi da vicino mostra il mare
Un mare di color grigio cangiante
COLOR DI MARE
Ho avuto conforto dai miei sogni
Degno rifugio nelle illusioni
Ma un solo battito di ali
non può condurmi in paradiso
Devo volare ancora piú in alto
Guardare il mondo con distacco
per ricercare la mia stagione
la mia dimora la mia condizione
Il mio giardino tra le paludi
Cerco me stesso tra mille maschere
Cerco ragione nell’amore
Un po’ di pace nella confusione
Delle risposte nel dolore
Cerco la luna in pieno giorno
Il canto d’un grillo nella notte
Un raggio di sole per l’inverno
Un fiocco di neve nel calore
Ricerco l’ago nel pagliaio
Ho visto l’incanto nella vita
Ricerco la vita nella morte
Ho visto il sorriso nell’Urlo di Munch
L’URLO DI MUNCH
Primo giorno di lavoro dopo il mare
Rincasato ieri notte verso l’una
e stamane ancora pronto a riabbracciare
l’agonia di tutti i giorni
Il semaforo mi ferma ad un incrocio
Nell’attesa guardo in giro per svegliarmi
e con gli occhi appiccicosi metto a fuoco
situazioni stravaganti
Novità che non sapevo
Strade smunte rianimate con dei fiori
Le facciate dei palazzi ricamate
Una statua stilizzata sul piazzale
dove prima c’era il nulla
Vedo un Ghisa camuffato da pagliaccio
Dei bambini che attraversano la strada
Senza fretta
Una suora col tatuaggio
Certi anziani in bicicletta che sbeffeggiano una moto
Che stranezze… È un rientro promettente!
Vuoi vedere che il paese sta cambiando?
Solamente qualche istante e scatta il verde
Incomincia d’improvviso a gocciolare
Metto in moto i tergivetri
e ogni cosa mi riappare come prima
Prima del mare
Maledetto temporale
Insetti spiaccicati, e…
pfffhhu Quattro sbuffi ogni mezz’ora
Centoquarantaquattro in tutto per arrivare a sera
dove mi spetta un sonno di sei ore
e lì non so come respiro Non lo ricordo
così come non tengo a mente i sogni fatti
Forse perché banali Poco importanti
Comincio la mattina quando, osservando il cielo,
m’accorgo che somiglia a tutti gli altri.
Sembra stampato e sbuffo
E vado avanti
fingendo di gradire il mio vestito
foggiato da una stoffa granulare
che sfrega sulla pelle lacerandola
E allora sbuffo Ancora.
Quattro sbuffi ogni mezz’ora
Centoquarantaquattro quand’è sera
Cade una stella
Ho espresso un desiderio che probabilmente s’è avverato
però non ne ricordo il contenuto
Troppo banale, forse Poco importante pfffhhu
E sbuffo
Quattro in mezz’ora
Centoquarantaquattro a sera
Fino a dormire
Centoquarantaquattro sbuffi
Era freddo quel soppalco
benché fosse primavera
Tre coperte rigirate a mo’ di sacco
su di una branda scomoda da mare
ed un guanciale improvvisato coi cartoni
Musica a palla…
Jovanotti, De Gregori
per scacciare quei rumori misteriosi
che il silenzio evidenziava
Una pizza come cena
Un posacenere adattato
per fumare dopo l’ultimo caffè
…e mi sdraiavo coi vestiti indosso
perché era freddo
nonostante primavera
E ancora A palla…
Jovanotti, De Gregori
Ben coperto
per placare quei tremori
che un silenzio sconosciuto
esasperava
Era freddo
Abito il paese
da quasi cinquant’anni
eppure questa zona m’è foresta
Il fato m’ha costretto a penetrarla
usando qualche spinta disonesta
Dovrei venirne fuori
ma non ho un riferimento
Nessuna anima viva
per avere indicazioni
è smarrimento
Ci fosse quantomeno un campanile
a farmi strada
potrei tornare ancora al mio quartiere
Ma forse tornerei dopo mangiato
Ancora quattro passi
Il tempo di capire…
Ancora quattro passi
È scesa tanta neve in questi giorni
e tanta ancora il meteo ne preannuncia
Cercate di non essere imprudenti
Un semplice starnuto
o un suono ineducato
potrebbero produrre smottamenti.
Se avete basi certe non rischiate
potreste diventare come me
di spirito goliardico incline all’avventura
che affronta le intemperie come un giuoco
Una valanga che ti copre
Un terremoto che ti scuote
Un’onda anomala che cerca d’affogarti
Come nel tunnel degli specchi al Luna Park
T’infili dentro e poi…
Se riesci a uscirne hai un nuovo mondo da narrare
Se resti dentro hai tutto il tempo per riposare…
Giuoco in libertà
Ho nostalgia
Di quando mi sentivo disperato.
Di quando, in equilibrio sul balcone,
cercavo di riscrivere nel vuoto
la storia del mio prossimo passato.
Ho nostalgia di quando…
Di quando m’aggrappavo ad un motivo
che scalciava imbizzarrito
e mi lasciavo trascinare, come fosse
il prezzo da pagare per domarlo
e poterlo cavalcare
Ho nostalgia di quando…
mi ero dato a un Dio in adozione
e m’inventavo tutti gli alibi possibili
per scusare, per giustificare
la sua disattenzione alle mie suppliche
Adesso il mio vagare s’è quietato
Però mi manca quel sentirmi disperato
Perché è una quiete finta, di clausura
di chi si sente Vivo ma imbalsamato
Nostalgia di quando…
Se avessi un bel vestito da indossare
ed una rosa rossa da mettere all’occhiello
Potrei scoprirmi bello, guardandomi allo specchio
e farmi abbindolare dall’effluvio
Se avessi un buon motivo da suonare
e degli occhiali scuri per osservare il mondo
Potrei coprire certe strane voci
e rimirare solo quel che luce
Se avessi un letto morbido
e un gregge da contare
allora sì, potrei sdraiarmi in pace
e addormentarmi credendomi felice
Certe voci
Ho recepito in fretta, da bambino
che
Non ero io a guidare
quella macchinina rossa sulle giostre.
Il volante era bloccato.
L’automobile saldata su una plancia circolare
che girava lentamente intorno a un palo
Sempre le stesse cose da vedere
In quanto all’esistenza
me ne sono reso conto solo ora.
Finto il volante, un po’ una presa in giro,
ed una vita saldata su una plancia circolare
che gira cigolando intorno a un palo
come una vecchia giostra di paese
che ripropone inesorabilmente
sempre le stesse immagini
comunque
GIOSTRE