Racconti scontati

di

Massimiliano Sonsogno


Massimiliano Sonsogno - Racconti scontati
Collana "Le Schegge d'Oro" - I libri dei Premi - Narrativa
12x17 - pp. 134 - Euro 11,50
ISBN 978-88-6037-8224

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In copertina: immagine di Edoardo Catozzo

Pubblicazione realizzata con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto l’autore è finalista nel concorso letterario J. Prévert 2009


PREFAZIONE

Matematico in fieri, musicista, autore e attore teatrale, scrittore. Queste alcune attività di Massimiliano Sonsogno che, dopo la raccolta di poesie “Basta sorridere”, torna con i “Racconti scontati”. Figlio di un tempo che ha generato molti casi editoriali non ne è però un epigone e di questo gliene sono grato. Non è da tutti essere epigone di tali scrittori: meglio non provarci nemmeno.
Emergono da questo florilegio due tratti della poetica dell’autore: l’equivocità e, mi si passi il termine per analogia, la polivocità.
Per equivocità intendesi non già non rispettabilità, bensì l’offerta, in molti racconti, di diverse chiavi di lettura. A partire dal titolo della raccolta – racconti in saldo od ovvi – l’autore rifugge da una scrittura piana e lineare, ama il colpo di scena finale che ribalta il significato di tutta la storia, evidenzia come spesso il sogno e la realtà, la verità e la finzione, si confondano, intrecciandosi in una trama inestricabile.
La polivocità è invece la capacità e la volontà di far raccontare gli eventi a più di un personaggio, di mostrare come essi mutino a seconda dei punti di vista, di utilizzare la scrittura in parallelo di più storie che avvengono contemporaneamente, storie indipendenti o storie interconnesse, dove cambiare un particolare in una, ha un effetto domino sulle altre.
Gli incipit in medias res, la predilezione per il passato e in particolare per l’imperfetto ed i temi trattati – l’amore sopra a tutto – fanno sembrare questa raccolta un diario sentimentale collettivo, in cui ognuno può riconoscersi.
E se è vero che l’amor al cor gentil ratto s’apprende, nelle storie di Sonsogno, così come nella vita, non è altrettanto vero che l’amor a nullo amato amar perdona. Amori non ricambiati, amori che finiscono, o che nemmeno iniziano e, l’autore non è apparentemente un nichilista, anche amori a lieto fine: questo il fil rouge della raccolta.
Esulano da questo tema alcuni racconti nei quali troviamo animali parlanti, foreste di vetro, alieni bambini e diavoli sentimentali. La fiaba od il fiabesco sono un altro degli strumenti espressivi usati dall’autore che, sebbene non ne segua le forme codificate, ne utilizza però alcuni tratti tipici.
E se è falso che le fiabe sono scritte esclusivamente per i bambini, è vero invece che bisogna essere interiormente bambini per saperle scrivere, e questa è una caratteristica che, spero, possa l’autore non perdere mai, nonostante le lodi che gli tributeranno i suoi venticinque lettori.

Matteo Daghetta


Racconti scontati


Dedicato
a chi dovrei volerlo dedicare,
a chi vorrei poterlo dedicare
e a chi potrei doverlo dedicare


LA CITTA’ DEI SOGNI

Per un sorriso come il suo vale
la pena morire

A Lucia, che vorrei potesse
leggere questo racconto


C’era una volta, da qualche parte nel tempo e nello spazio, una città dove vivevano i sogni.
Sì.
Siete liberi di non crederci, ma esisteva davvero!
È una città strana: non è mai nello stesso luogo per due minuti consecutivi e in alcuni momenti scompare, per poi ricomparire a chilometri di distanza. La leggenda della sua esistenza e dei suoi straordinari abitanti si perde nelle pieghe del tempo – già alcuni geroglifici egizi sembrano rimandare alla città dei sogni. – Molti esploratori hanno consumato la propria esistenza nel vano tentativo riuscire a trovarla, ma mai nessuno è riuscito ad andare oltre quelle che molti credono essere solo credenze popolari. Alcuni forse sono riusciti a trovarla, ma non sono tornati…
Non esiste da nessuna parte una città come quella, d’accordo? Statene certi!
E non è facile da trovare!
Perché è un bel posto.
Perché i sogni, quelli veri, abitano lì.
E perché non vogliono essere ripresi dalla televisione, o intervistati/
o partecipare ai talk show/
o comparsare in un programma radiofonico/
o fare da testimonial a una marca di gel per capelli/
o/
o/

Oggi è una bella giornata nella città dei sogni, il cielo riverbera la luce fioca di un sole ancora lontano dal sorgere – forse stamattina è stanco anche lui e ha deciso di dormire ancora cinque minuti – e l’erba si gode ancora per qualche minuto il fresco della rugiada – il cielo deve aver pianto parecchio questa notte, forse per far compagnia a qualcuno. – C’è una nuvola in lontananza, sembra la pecorella smarrita della parabola, ma non verrà nessuno a prenderla questa volta. Forse è volata davvero troppo lontano e nella sua libertà, forse, troverà la sua fine. Si perde tra gli alberi all’orizzonte, come inghiottita da un enorme mostro dei denti verdi e aguzzi.

Niente vento. Per oggi.
C’è frenesia in città.
La notte è uno scintillare di colori in città.
Una città gremita di persone
di persone che in realtà sono sogni
di sogni che vivono come gli uomini
come persone
senza sogni, però
quelli li lasciano a noi…

Di notte, proprio mentre il resto del mondo (esclusi quelli che di notte si guadagnano di che vivere lavorando e quelli che si guadagnano di che morire) è avvolto di lenzuola e abbracci, loro – i sogni – si svegliano e, sembra incredibile, ma vivono. È difficile da spiegare, e non pretendo che crediate a quello che sto dicendo, ma in questa città, tutti i sogni che avete mai avuto, che avete fatto, che forse ora avete dimenticato, hanno preso vita, rubandovi un po’ della vita che portate dentro di voi. Vivono finché vivono in voi e trovano la morte quando smettete di sognarli.

Siamo assassini.
Tutti colpevoli.
L’udienza è tolta.

Mentre il sole comincia ad arrossare il velo celeste che Dio deve averci messo sopra per non vedere ciò che facciamo – non per la privacy, ma forse perché un po’ si vergogna, i sogni, o almeno la maggior parte di loro, torna nelle proprie case, a riposare. Restano soltanto i sogni ad occhi aperti, quelli che hanno una forza tale da trovare motivo di esistere anche in pieno giorno, mentre si lavora, mentre si cerca disperatamente di risolvere un problema e mentre tutti ti dicono che i tuoi sogni sono irrealizzabili.
Ma anche loro, nonostante sembrino poter sfidare l’eternità finiscono.
E vanno ad arricchire di annunci mortuari i muri della città, e non passa giorno senza che decine di sogni si spengano come in un black out generale, e non passa giorno che un corteo di sogni destinati alla stessa fine si raccolgano in silenziosa processione dietro all’ennesimo feretro di un sogno irrealizzato, e non passa giorno senza che ognuno di loro maledica la propria natura e la propria eterna condanna.

Oggi è morto Sonij, era anziano
aveva vent’anni
non se l’aspettava nessuno
è morto di giorno, nel sonno
almeno è morto bene
era il sogno di avere un figlio
era nato tardi – perché prima voleva divertirsi, diceva –
e ora è morto perché il tempo è scaduto
nessun figlio
nessun nome da scegliere
solo il rimpianto

Camminano lenti, gli altri, dietro alla bara e si chiedono quando toccherà a loro.
Anche i sogni di Dio ogni tanto se ne vanno.
In pochi sopravvivono in eterno.
Già, perché l’unico modo per vivere per sempre è riuscire a sopravvivere all’anima che dà loro la vita, l’unico modo per guadagnarsi l’eternità è che i sogni non muoiano prima del proprio sognatore.

In pochi ce la fanno.
Sono eterni.
Come i numeri.
Sono eterni.
Ma non sono molti.

I sogni che hanno questa fortuna tornano bambini, e restano bambini. Come se la vita di chi li ha sognati per anni, miracolosamente passasse a loro e li riportasse al periodo più bello che esista, fatto di gioco e allegria e innocenza e senza paura, di morire. I bambini rallegrano la città dei sogni con il loro vociare sguaiato, con le loro corse, i loro pianti e i loro sorrisi. L’unica sfumatura di speranza nell’arcobaleno in bianco e nero che soffoca questi sogni che non sanno se vedranno un domani.

I bambini in città non sono più di una cinquantina.
Nessun sogno d’amore tra di loro.
Sogni di gloria
Sogni di ricchezza
Sogni di fama
Ma nessun posto per l’amore
Non tra i sogni che vivranno quanto Dio

Oggi è nato un nuovo sogno, un sogno di pace.
E morto dopo non più di mezz’ora.
Durano poco.
I sogni più belli.

Mazar, il sogno di un giovane ragazzo che non ricordo di preciso dove abiti, da qualche giorno è malato. È il sogno di avere una famiglia tutta sua – quello di avere una famiglia che lo ami è già morto da tempo. – Sta morendo lentamente perché è nata Waira, il sogno di una dolce ragazza dagli occhi grandi che sogna la libertà e non ha tempo di assecondare un uomo che ha dei sogni assurdi.

Waira sta bene, è bella e sorride sempre.
Mazar morirà, ma ne sarà felice, perché a me lo ha confessato – per un sorriso come il suo vale la pena morire. –
Due sorrisi
Uno nel mondo e uno in questa città fantastica
Due sorrisi che illuminano
Un cuore che smette di battere in questa città fantastica
Un cuore che vorrebbe smettere di battere
Due sorrisi contro un cuore solo
Due a uno
Tempo scaduto
Nessun recupero
Partita finita

Ho conosciuto un’infinità di sogni, alcuni piacevoli, altri tremendi. Ne ho visti morire a migliaia, e ne ho visti tornare bambini quattro o cinque e in quegli occhi ho visto la felicità di un’anima che si unisce ai propri sogni. Ho visto cose che non pensavo esistessero e che nessuno, se non è stato qui, può capire.
Ci sono arrivato qualche mese fa, per caso, mentre cercavo il mio posto nel mondo.
Mi hanno accolto come uno di loro.
Mi hanno portato al cimitero, a trovare i miei vecchi sogni di bambino, di ragazzo e di uomo. Ho pianto.

Mi hanno dato il permesso di stare con loro. Perché tra poco non avrò più sogni. Me n’è rimasto solo uno e sono giorni che gli stringo la mano aspettando che se ne vada. Forse domani sarà il giorno giusto, Waira, il sogno di libertà della donna che amo, sorriderà una volta di troppo e a Mazar, il mio sogno di avere una famiglia tutta mia, non reggerà il cuore.
Se ne andrà sorridendo, sussurrandomi all’orecchio che, per un sorriso come il suo, vale la pena morire.

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