In trina di parole…e bisbigli di rose
«Una lirica pura, dove la ricercatezza sta nell’intento del messaggio, e la forma è un soave intessere di emozioni, ricordi, omaggi… Un prezioso ricamo profumato per chi vuole cogliere la poesia come un fiore…»
Maura Tesconi
«Con questa raccolta l’Autrice ci offre una testimonianza intensa, consapevole, della sua sofferta maturità…In ogni frangente di vita, adombrata in queste composizioni, è ricorrente una forza interiore “positiva”, un’aristocratica cordialità che coinvolge e che persuada… Un esordio felice, di alto spessore e valenza, di un’Autrice già pluripremiata e della quale, a lungo, si sentirà parlare…»
Giuliano Adorni
«Questa prima raccolta di Marina Pratici è nata nel segno dell’amore. Dalle parole- che incidono e comunicano con forza- emergono metafore e immagini rese suggestive da appropriate scelte lessicali…Una raccolta poetica di sostanza, capace di arrivare al cuore…»
Anna Magnavacca
«Con le sue liriche l’Autrice sa regalare la ricchezza di un dubbio, l’imprevisto colore di un’emozione, la maliziosa complicità di un sorriso, la speranza di una corda da afferrare e persino l’inquietante e selvatico profumo da amatori del fiore del sambuco…Voi che indagate indiscreti tra le parole di Marina, alla sua poesia, chiedereste di più?»
Riccardo Boggi
«Una voce poetante di profonda capacità espressiva ed emozionale… che non esita a tentare strade nuove, sperimentali…L’elemento descrittivo è usato dall’Autrice con rapidità e sicurezza di tratto, mai fine a se stresso, così come la musicalità del verso non si fonda su facili ritmi, ma è polifonia originata da un sapiente e attento ascolto…»
Emma Sangiovanni
«Versi potenti, graffianti…Marina Pratici punge, lanciando provocazioni tra effluvi di rose…Abilità stilistica, che ha per humus una larga riflessione e una lunga sedimentazione, sensibilità pittorica e musicale, tematiche di ampio respiro affrontate con notevole padronanza…Un’opera prima che già rasenta l’eccellenza»
Alberto Romano
«Il linguaggio di Marina Pratici è fresco, ravvivato da un ritmo personale, dove alle metafore e alle assonanze ricercate, fa da contrappunto un dettato morbido e sincero…Lo stile si muove tra il declamatorio e l’intimistico, toccando le varie corde del genere lirico, e andando alla ricerca di nuove soluzioni formali, per racchiudere in poche sillabe emozioni e guizzi di luce…»
Renato Bruschi
Pezzi di corda
Sono pezzi di corda
queste sere
che non so districare
da groviglio di altre,
sinfoniche e assordanti,
che non so distendere
e affrontare, separando.
Apodittica certezza
la tua assenza
monologante il mio andare,
ballerina inamovibile
di erratico carillon
passi meccanici
su sentiero di ineluttabile enigma.
Pezzi di corda,
nel mistico ormeggio
della mia mano
che allenta e ossifica il ricordo.
Fluisce dal ticchettio del pendolo
un esasperante spezzone atono
di cinque note- La la la la la…-
riverbanza della tua essenza
che non so presagire
e sfiorare, aspettando.
Nondimeno pezzo di corda
questa sera,
ricade su di me il tuo irrisolto
come simmetrico disgiunto
in cerca di finale,
mentre fiorisce sullo sfondo
anche l’ultimo sambuco
e l’ansia lilla del tramonto
si distende in un letto d’inchiostro,
so spen den do mi…
Bisbigli di rose
È strano il vento di collina,
trattiene, semina suoni,
voci riverbanti tentazioni
di umane dissolvenze,
riecheggi di paure mai rimosse
da cavità oscure, nascoste,
stagnazioni di palude
di terra impermeabile
a millenario diniego…
spirali di note- Sei tu Jones?-
di violino impazzito tra mani
ispessite di cuore inaridito
professo dell’ingiusto,
sibili maligni- Come stanno
le orfane Constance?-
sotto portoni imbellettati
di intonso candore,
fruscii, fruscii- e ancora non
si risponde alla domanda di Pilato
< Che cos’è la Verità? >-,
lamenti in capsule di vetro
di diversità a margine
di civiltà che rinnega, disseca,
in presunzioni di idolatria
di ruoli prefissati su schemi
paralizzati- Non so dove sia
il tuo ragazzo Emily.
Ma tu non puoi più piangere
Minerva, questa non è la
tua storia…-
…o forse sono solo bisbigli di rose,
come vestali di disertati templi,
fortificate da lacrime nuove
su antiche fosse.
Non si dorme questa notte
a Spoon River.
Domani vado a casa
Ti aspettano in cornice di finestra,
con occhi lucidi di cucciolo
in sbava di carezze e corse rimandate.
Ti frugano le tasche in cerca
di caramelle al rhum- sigarette per Oliver..
fogli nuovi per “la maestrina”…due gocce
di profumo per “la bella signorina”…-
Ti chiedono dov’è il loro bambino
ti tolgono il paltò, e tu inventi favole
di ieri o poco più- passeggia la brina nel campo
ma ho gemme di primavera in grembo
di borsetta…- Sillabano Rosari rallentati,
come incantesimi cifrari, e si perdono per strada
tra incastri di Misteri e sequenze di ore ricordate.
Certi si muovono come in dondolo,
quasi in schema di tango figurato- disperde il vento
note di clarinetto…o è il canto di arreso bobolink?-
le mani che ballano a rammendare il vuoto.
Fanno i capricci in soffoco di coltrone
si scoprono piano, ti guardano confusi,
ti mettono a fuoco, ti chiamano mamma,
e affondano il naso alla radice del tuo cuore.
Quando li saluti ti stringono in tondo
d’angolo- è un fiume in piena la vena
che batte sulla fronte…ci sono granelli di luce
nel filtro della notte…- si fermano un momento,
e poi, traditi dalla voglia di parlare, ti dicono
il segreto < Domani, domani vado a casa >
C’è sempre troppo caldo nella Casa dei vecchi,
come respiri densi di giorni circoscritti, odore
intenso di croccante bruciato o forse è latte,
a lungo sbollentato…
E a volte quando torni- dov’è il mio ago?
dov’è il mio filo? ho perso il mio ditale…-
li cerchi, li cerchi, ma non ci sono più…
fuggiti, come musica, dalla toppa della porta.
Come la cerva anela ai corsi d’acqua…
Cerva
Sono cerva,
a volte smarrita in labili sentieri
illusori miraggi
evanescenti chimere.
In cerca di Te,
tra oscure boscaglie
foreste di danzante vanità
deserti di umana aridità.
Ma Tu,
Stella Polare del mio cammino,
Luce mai spenta dell’intramontato mattino,
Eternità in soffio di vento, in spirale di sole,
in carezza di onda, in brughiera e mare aperto,
in sorriso di vecchio e di bambino,
in ali diverse che volano lontano,
in tuoi figli che rinnegano fratellanza
e Croce d’esultanza,
Tu,
guidi i miei passi, rendi la strada sicura
con fiaccola eternata da corrisposto amore.
È stanca la tua cerva Signore,
non facile è la via dell’obbedienza,
ma… balzo di cuore, brillio di anima rinnovata,
nelle vene non sangue, gocce di limpida certezza,
ora alla Tua Fonte approda,
si disseta, si riflette,
come parte finita del Tuo Infinito,
come ordinario del Tuo Straordinario.
Ed è Vita Nuova,
in Te,
per sempre…