Il mio cane Borotalco e altri racconti

di

Luca Tamburrino


Luca Tamburrino - Il mio cane Borotalco e altri racconti
Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
14x20,5 - pp. 72 - Euro 9,00
ISBN 978-88-6587-8798

eBook: pp. 58 - Euro 4,99 -  ISBN 978-88-6587-890-3

Acquista questo libro direttamente su iLoveBooks

Vai alla pagina degli eventi relativi a questo Autore


In copertina fotomontaggio dell’autore


“Il mio cane Borotalco e altri racconti”, è una raccolta di storie, di amore e di avventura, che hanno come comune denominatore i legami affettivi che si possono creare tra uomini e animali. Nei cinque racconti presentati in questo libro, gli animali, con la loro intelligenza emotiva e la loro particolare empatia, sapranno sorprendere, coinvolgere ed emozionare, non solo i protagonisti umani di ogni singola storia, ma anche il lettore, facendolo diventare, con loro, partecipe di ogni avventura. Un libro percorso da una vena malinconica, ma coinvolgente; scritto con un linguaggio semplice, ma accattivante, da leggere un racconto alla volta, nelle piccole pause quotidiane, o tutto d’un fiato, immergendosi in una piacevole serata di lettura.


Quando si ha l’animo spaventato, di notte ogni rumore fa paura, persino le forme più normali fanno paura. Gli alberi nel buio cupo della notte, scossi dal vento, sembravano mostri giganti che agitavano minacciosamente le braccia.

Da “Il mio cane Borotalco”


Dopo oltre ventimila anni di sonno nei ghiacciai siberiani, il piccolo mammut ritrovato, attraverso l’utero di un’elefantessa indiana, era ritornato a vivere nuovamente su questo mondo, che nei suoi eterni giri ha visto gli antichi pachidermi estinguersi e quelli moderni prendere il loro posto, e ora erano lì, uno vicino all’altro; l’antico nato dal moderno che si prendevano gioco di anni di evoluzione.

Da “Mammuth”


Avevo anche sentito mio padre, più di una volta, pronunciare alcuni suoi proverbi: «Il porco campa un anno!», oppure, «Il porco per un anno mangia e per un anno dà da mangiare!»

Da “Il maialino Tommaso”


Tirai la cordicella e subito la cardellina saltò sulla bacchetta, cinguettando e muovendo sensualmente le ali. Il suo cinguettio, delicato come il canto di una sirena ammaliatrice, attirò il maschio verso di lei e dritto nella nostra trappola. Appena lo sfortunato cardellino atterrò sulla femmina, Luchino tirò con forza la corda e la rete scattò su di lui, imprigionandolo sotto.
Da “Ricordi di un uccellatore”__


Il cane si avvicinò al quadro e si accucciò al fianco del contadino. Rimasi molto sorpreso da tutto questo, mi chiedevo chi glielo avesse detto al cane che sotto terra ci fosse quel quadro. I cani sentono odori, suoni, ma un quadro nascosto a circa una canna sotto trra, non poteva averlo sentito.

Da “Il cane e il quadro nascosto”


Il mio cane Borotalco e altri racconti


IL MIO CANE BOROTALCO

Era una splendida giornata estiva, il sole non era ancora alto nel cielo, ma il suo sguardo infuocato faceva chinare verso terra le teste dei girasoli che coloravano di giallo un pezzo del nostro giardino. Era il primo agosto ed eravamo tutti quanti in giardino, come ogni anno, per fare le conserve di pomodoro. C’era mio figlio Giovanni con la moglie Maria che macinavano i pomodori, i miei due nipotini, Teresa e Andrea che con le loro piccole mani raschiavano dai vasetti i residui di conserve dell’anno passato, e infine c’ero io che lavavo i pomodori freschi e mi rendevo utile come meglio potevo. Ci sistemammo, per i lavori, sotto la grande quercia vicino al fiume. Quell’albero secolare che c’era anche quando io ero bambina, ci faceva da baldacchino creando un cerchio d’ombra e di frescura per lavorare riparati da quel sole di agosto che ormai aveva iniziato, anche lui, con serio impegno la sua giornata di lavoro. C’erano alcune api che ci ronzavano attorno pigre e appiccicose, si avvicinavano a volte ai pomodori macinati nei recipienti e a tratti, urtavano contro i nostri visi leggermente schizzati di salsa, ma non avevano alcuna intenzione di pungerci, erano semplicemente attratte dal succo di pomodoro. Poco distante da noi, nell’erba, c’erano due gazze che si azzuffavano allegramente tra di loro per contendersi un misterioso oggetto luccicante che una delle due aveva nel becco. «Guardate, ha qualcosa che luccica nel becco, quella gazza!», esclamò mio figlio, indicandoci col dito la ladra pennuta. Teresa si avvicinò silenziosa ai due uccelli, per vedere da vicino l’oggetto della contesa, ma appena superò la distanza di sicurezza, spiccarono il volo, e continuarono ad azzuffarsi in aria. E picchia, becca, vola e atterra che in quel gioco di acrobazie aeree e di litigi si fecero cadere quell’oggetto luccicante, proprio sotto i nostri occhi e davanti ai piedi di Teresa, la quale senza esitare subito lo raccolse.
«Di cosa si tratta? Una monetina d’oro?», le domandò suo padre con tono scherzoso.
«No papà, è solo un ciondolino, un ciondolino di ferro a forma d’osso!», precisò la bambina.
«Fammelo vedere ti prego!», chiesi incuriosita e con uno strano pensiero nella testa.
Teresa si avvicinò e mi porse l’oggetto metallico. Lo guardai con attenzione, mi aggiustai gli occhiali sul naso e dopo averlo ripulito per bene in superficie, strofinando vigorosamente con le dita, riuscii a leggere chiaramente la scritta Borotalco.
Non era possibile, quel ciondolino era appartenuto al mio cane Borotalco e dopo oltre cinquant’anni, era improvvisamente saltato fuori dal cuore della terra. Appena lessi quel nome inciso sul ciondolino, rimasi senza parole. Più di mille ricordi salirono nella mia mente dal fondo dell’anima: mio padre, mia madre, il mio cane, la mia fanciullezza e tutto il tempo andato. Il cuore cominciò a battermi forte e lentamente qualche lacrima cominciò a tremolarmi negli occhi. Menomale che il signore ci ha dato la memoria, altrimenti del tempo passato e delle emozioni vissute, non resterebbe più nulla. Teresa che aveva solo nove anni, nel vedermi gli occhi bagnati dalle lacrime mi si avvicinò con fare affettuoso e mi disse: «Nonna, perché piangi? Cos’ha quel ciondolo che ti rende così triste?» «Niente piccola! Niente!», le risposi asciugandomi gli occhi col dorso della mano.
«Questo ciondolino che hai trovato, non è un semplice ciondolino di ferro; è d’oro ed è appartenuto al mio cane Borotalco tanti anni fa. Ricordo come se fosse ieri, quando lo facemmo intagliare dall’orafo. Ci recammo, mio padre ed io, all’oreficeria Costa, la stessa che c’è ancora in piazza, vicino alla fontana. Da allora è rimasta pressoché uguale, solo che quando ero bambina io, era gestita dal signor Ottavio Costa, oggi è gestita dal figlio Luigi.
Gli chiedemmo di intagliarci un ciondolino a forma d’osso e di imprimerci sopra il nome Borotalco, e adesso eccolo qua; ritrovato dopo oltre cinquant’anni, sotto lo stesso albero dove lo perdemmo.»
«Ma chi è Borotalco, Nonna?», chiese Teresa incuriosita.
«Quando compii sette anni, il mio papà, per festeggiare il mio compleanno, mi regalò un cucciolo di pastore maremmano abruzzese. Appena lo vidi, raggomitolato in una cesta di vimini, per un attimo, credetti che si trattasse di un orsacchiotto di peluche, ma quando mi avvicinai, guardai meglio nella cesta e mi accorsi che non si trattava affatto di un peluche, ma di un cane vero. Dormiva come un ghiro e forse sognava qualcosa che lo agitava, ammesso che i cani sognino; ogni tanto aveva dei piccoli sussulti nel sonno. Lo accarezzai sulla testa, ma feci lievemente con la punta delle dita per non svegliarlo. Era bellissimo con quel pelo bianco e soffice, e la prima cosa che mi venne in mente guardando quel candore, fu il borotalco che avevamo dentro casa, in una scatolina metallica di colore verde.
“Borotalco!…”, dissi con appena un filo di voce, “voglio chiamarlo Borotalco!”, soggiunsi con convinzione.
“Cosa?!”, esclamò mio padre.
“Mi piace!”, ribatté mia madre con un sorriso, “è proprio un bel nome!”
Il nome piacque a tutti, anche al mio fratellino Luigino, così da quel giorno, chiamammo quel cucciolo Borotalco, e facemmo imprimere il suo nome su questo ciondolino.»
«E ora dov’è Borotalco?», chiese Teresa inconsapevole della vita breve dei cani.
«Non c’è più!», le risposi.
«L’avete venduto?», domandò Andrea, anche lui molto incuriosito da quel racconto.
«No! Non lo avrei mai venduto, era il mio migliore amico!»
«È morto vero, Nonna Celeste?», domandò Teresa, come illuminata a un tratto sul tempo trascorso. Effettivamente, il cane non poteva essere ancora vivo, era passato troppo tempo e Teresa se ne era resa conto.
«Dovete sapere, piccoli miei, che i cani non sono come le persone che riescono a vivere anche cent’anni. No, i cani più fortunati, non vivono oltre i vent’anni, ma Borotalco non fu così fortunato, morì quando aveva tre anni e quattro mesi.»
«Perché morì così presto?», chiese Maria che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad ascoltare.
«Perché chi è nobile d’animo come lo era Borotalco, chi è fatto di quella pasta, non può vivere a lungo. È andata sempre così anche con le persone», risposi con convinzione.
«Nonna raccontaci qualcosa di Borotalco, per favore!», chiesero i due bambini entusiasti.
«Va bene!», incalzò mio figlio Giovanni, interpretando il ruolo dello stato maggiore della famiglia, «ora la nonna vi racconta tutto, ma ascoltate con le orecchie e continuate a lavorare con le mani, altrimenti non finiremo di imbottigliare le conserve, nemmeno per l’imbrunire!»
Mentre i lavori andavano tranquillamente avanti e le api continuavano a ronzarci attorno, cominciai a raccontare la storia del gigante bianco, come lo chiamava abitualmente mio padre.
«Quando era cucciolo, Borotalco era molto vivace, si divertiva a correre dietro alle galline che impaurite, schiamazzavano in acrobazie e svolazzi divertentissimi, ma non ne aveva mai azzannata una né per fame né per divertimento. Sparpagliava le verdure che avevamo in deposito per ogni dove, in particolar modo le patate per via della loro forma rotonda come le palle da gioco. Rompeva qualsiasi pezzo di stoffa o di carta gli capitasse tra i denti e aveva un’inesauribile energia che lo faceva correre e saltellare continuamente. Mia madre più volte si era disperata per questi che lei chiamava dispetti, ma che in realtà erano atteggiamenti legati a una fase necessaria alla crescita psicologica del cucciolo. Era l’istinto del cane pastore che quando inseguiva le galline cominciava a fare pratica nella conduzione di un gregge, e la rottura di tutti quegli oggetti era l’allenamento attraverso il gioco all’utilizzo delle zanne, per difendere le pecore da eventuali attacchi dei lupi. In realtà, Borotalco non avrebbe mai condotto un gregge al pascolo, il suo destino sarebbe stato quello di fare da guardiano alla nostra casa ed essere il mio inseparabile amico, e per tutto il tempo che visse con noi, così fu.
Borotalco era nato da una cucciolata di pastori maremmani abruzzesi, ma era stato sottratto troppo presto dall’affetto dei suoi genitori e dal gioco con i suoi fratelli. Sarebbe dovuto restare con sua madre, almeno un altro mese, ma mio padre voleva farmi la sorpresa per il mio compleanno e pregò il padrone della fattoria dove Borotalco era nato, di lasciarglielo prima. Aveva pensato che un mese sarebbe passato in fretta e, tutto sommato, avrebbe potuto farcela senza troppi problemi ad abituarsi alla mancanza della famiglia originale, compensando quella mancanza, con gli affetti della nuova famiglia, ma non fu così. I suoi primi giorni in casa nostra furono molto duri, non smetteva di lagnarsi e non voleva neppure mangiare, eravamo tutti molto preoccupati. Di notte a volte piangeva, o forse sarebbe meglio dire guaiva, e anche se i miei genitori non volevano, lo portavo spesso a dormire nella mia cameretta. Non ce la facevo a sentirlo piangere durante la notte, non riuscivo nemmeno a dormire con quel piagnucolio nelle orecchie, e allora, anche se mia madre non era d’accordo, uscivo di nascosto in giardino, lo prendevo in braccio e lo portavo in camera mia. Appena dentro casa, subito si calmava, si accucciava in un angolo accanto al mio letto e smetteva finalmente di lamentarsi. Dopo pochi minuti, allungava il musetto tra le zampe anteriori e si addormentava tranquillo.

[continua]


Se sei interessato a leggere l'intera Opera e desideri acquistarla clicca qui

Torna alla homepage dell'Autore

Il Club degli Autori - Concorsi Letterari - Montedit - Consigli Editoriali - Il Club dei Poeti
Chi siamo
La Rivista
La voce degli Autori
Tutti i nostri Autori
Per iscriversi
ClubNews
Il notiziario gratuito
Ultimi inserimenti
Homepage
Avvenimenti
Novità & Dintorni
i Concorsi
Letterari
Le Antologie
dei Concorsi
Tutti i nostri
Autori
La tua
Homepage
su Club.it