Opere di

Loredana Bianchi


Con questo racconto è risultata 9^ classificata – Sezione narrativa VII Edizione del Premio di Scrittura Creativa dedicato a Lella Razza 2011


«Il bacio Perugina»

Anche questa mattina la sveglia non le è servita; da qualche mese un pensiero appena accennato le si insinua nella mente ancora in bilico tra sonno e veglia, un pensiero impalpabile, ma tanto invitante da condurla dolcemente al risveglio; una tazza di caffè scuro e caldo e una fetta di pane tostato con la marmellata di mirtilli.
Poi ci sarebbe stata la prima sigaretta della giornata, la più buona, la Sigaretta, guardando fuori dalla finestra ed assaporando l’aria ancora pulita.
Non ricorda come erano le mattine nei primi anni di matrimonio, quando erano solo lei ed il marito a condividere l’inizio della giornata; anche se ci pensa con attenzione non riesce ad andare oltre agli ultimi anni e ritrova solo il risveglio del marito, la luce della camera che si accende, il lento ciabattare verso il bagno, l’acqua del lavandino o del water che scorre, rumori di oggetti spostati, delle ante dell’armadio che si aprono e poi il suo saluto frettoloso mentre esce.
Forse, se avesse fatto uno sforzo, sarebbe risalita ad altri risvegli, ad altri gesti, ma erano passati tanti anni che non era certa che non sarebbero stati il prodotto della sua immaginazione.
Poi si era aggiunto il figlio, una presenza leggera, un respiro lieve che riempiva la casa vuota dopo l’uscita del marito e che, per qualche tempo, l’aveva forzata ad affrettare la propria colazione per preparargli il latte con i biscotti e le aveva sottratto la rassicurazione dei tempi certi, perché ogni giorno venivano modificati dal risveglio di quel corpicino che non si era ancora creato abitudini proprie.
Alla fine anche lui le aveva trovate e lei aveva potuto appropriarsi di quello spazio dove il suo risveglio affiancava il sonno degli altri.
Anche questa mattina il sorso del caffè le scalda la gola.
Allunga la mano verso il pacchetto di sigarette e si accorge di un cioccolatino, un bacio Perugina dimenticato sul tavolo da qualcuno la sera prima.
Quando era piccola e le scelte erano rese più facili dalla minore varietà di offerte, il suo dubbio era sempre tra i Mon Cheri e i Baci; certo quella ciliegia che arrivava in bocca circondata dal liquore era buonissima, ma i Baci avevano quel foglietto che riduceva tutta l’esistenza a poche frasi inconfutabili.
Non ha mai amato l’incertezza, la confusione, il dubbio che precede una scelta; ogni volta che si trova di fronte ad una situazione nuova le sembra che la realtà si sgretoli, mostrandole improvvisamente una rete di infinite possibili strade da percorrere e la mente le si riempie di una nebbia soffice che la stacca da quello che ha intorno.
E’ sempre come affacciarsi da un balcone all’ultimo piano di un grattacielo, il vuoto la chiama con promesse indefinite e lei deve farsi forza per restare attaccata alla balaustra e non lasciarsi catturare.
Così ha imparato a riempire le giornate di abitudini, piccoli gesti ripetuti automaticamente, che non implicano scelte.
Un ricordo le sale improvvisamente nella mente; la prima cena al ristorante con il marito che allora era ancora il fidanzato, in un vecchio ristorante di Milano, affollato di tavoli e di gente ma lei non vedeva altro che gli occhi scuri dell’uomo che le stava seduto di fronte, lo sguardo di un uomo che conosce il mondo e sa prendere in mano direttamente il timone della propria vita.
Gli aveva parlato della sua fatica di scegliere, del bisogno di una vita ordinata e punteggiata di abitudini che le impedissero di affacciarsi su quei paesaggi che la lasciavano stordita ed incapace di procedere.
Al centro della stanza, in un acquario, delle aragoste guardavano annoiate i loro futuri aguzzini, anche loro, forse, conoscevano il mondo.
Arrivata a casa, nella tasca del cappotto, trovò un bacio Perugina avvolto in un foglio di carta con scritto:
“Ti leggerò ogni frase che vorrai”.
Quello era l’uomo con il quale costruire una famiglia e tante abitudini che le avrebbero risparmiato il dubbio, così il mondo non sarebbe più stato nebbia.
Gli anni erano passati, la casa era stata scelta ed arredata, avevano iniziato ad aspettare il figlio e, poi, quando era arrivato, a pensare al suo futuro; c’erano state le riunioni a scuola e i compiti del sabato mattina, i menù della mensa scolastica appesi alla bacheca in cucina così che potesse, in base a quello che il bambino aveva mangiato a mezzogiorno, cucinare qualcosa di diverso, considerando anche i piatti che piacevano al marito; c’erano state le lavatrici scrupolosamente suddivise in base al colore; c’erano stati i saldi invernali ed i saldi estivi, quando calcolava quanto sarebbe potuto crescere il figlio e se era il caso di comperare quelle scarpe o quella maglietta.
Ogni tanto, usciva con delle amiche d’infanzia a mangiare una pizza ma una volta si era accorta che il marito non ne era contento così aveva pensato che un piccolo sacrificio poteva farlo anche lei; lui lavorava tutto il giorno e la sera era così stanco che si addormentava sul divano, senza la forza di parlare di niente.
Certo, anche lei era stanca ma, prima di addormentarsi, ripercorreva con il pensiero quello che era successo durante la giornata e sapeva che ogni cosa era al suo posto così come lo erano lei, nel letto pronta ad addormentarsi, il marito sul divano a guardare la televisione ed il figlio nella sua cameretta che già dormiva.
Soprattutto sapeva che tutto sarebbe stato al suo posto anche il giorno dopo.
Si era accorta che il suo corpo stava cambiando, prima era diventato più morbido, poi decisamente più molle ma, in fondo il suo uomo continuava a cercarla ogni domenica mattina e le coccole ed i baci appassionati sono cose da fidanzati, non da coniugi che dividono il letto da anni.
Si accende la Sigaretta mentre sente ancora in gola il calore e l’aroma del caffè.
Guarda fuori dalla finestra e respira l’aria ancora integra.
Il mondo non ha ancora cominciato a funzionare normalmente, tutto è ancora possibile.
Ritorna con il pensiero a quel ristorante ma stavolta è lo sguardo rassegnato delle aragoste dietro il cristallo dell’acquario a fermare la sua attenzione.
La rassegnazione, accettare il proprio spazio angusto, rinunciare all’ebbrezza che l’idea dell’oceano immenso, ormai negato, produce.
Ma arriva il giorno in cui una retina inconsapevole ti sceglie….
Ieri mattina il marito aveva dimenticato a casa il cellulare, aveva suonato e lei aveva risposto. La voce femminile, dall’altra parte, le era sembrata esageratamente irritata, risentita, come se lei fosse un’estranea che occupava un posto non suo.
La curiosità ed una punta di fastidio l’avevano spinta a spiare i messaggi e, mentre li leggeva, la nebbia tornava.
“Risento il sapore delle tue labbra, respiro il profumo della tua pelle sudata”
“Aspetto il momento in cui ti riavrò tra le mie braccia”
“Stasera ti rivedrò e sarà bello come sempre”
Scarta il cioccolatino e sente i gusto del cacao e dei pezzettini di nocciola che si fonde con il fumo del tabacco.
Non legge il biglietto; forse il mondo è qualcosa di più di frasi lapidarie che si arrogano il diritto di mettere in ordine un universo che è in movimento costante.
Va in bagno, si lava e si trucca come da anni non aveva più pensato di avere voglia di fare.
Dall’armadio prende un vestito leggero, a fiori, acquistato anni fa sulla spinta di un capriccio improvviso e che non aveva mai avuto occasione di mettere.
Vorrebbe anche mettersi un po’ di profumo perché le è sempre piaciuto sentire, dopo un movimento anonimo, un soffio di mari lontani o di spezie sconosciute, ma è tanto tempo che non ne acquista più.
Pensa che sarà la prima cosa da fare appena uscita.
Sul tavolo della cucina lascia un biglietto, sotto la carta argentata del cioccolatino:
“Amore mio, ho imparato a leggere”

Loredana Bianchi



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