Ti cerco - Poesie

di

Giuliano Carosi


Giuliano Carosi - Ti cerco - Poesie
Collana "Le Schegge d'Oro" - I libri dei Premi - Poesia
14x20,5 - pp. 44 - Euro 7,00
ISBN 978-88-6587-0068

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Pubblicazione realizzata con il contributo de IL CLUB degli autori in quanto la silloge è finalista nel concorso letterario J. Prévert 2010


Il poeta che…

Troverete in me,

il poeta che canta
la bellezza del creato,

che palpita
per le miserie sugli ultimi,

che urla
dalle profondità dell’anima,

che cerca
di esprimersi, in questo tempo,

su quell’Amore
che riconosce infinito.



Ti cerco - Poesie

2008-2009


Ti cerco

Percorro sul mio cavallo di ferro,
strisce ferite di asfalto,
mentre camminano umani automi,
tra secchi giardini di pietra.

Vedo nei campi, caduchi ceri di carne,
consumarsi in opre senza calore,
mentre sul mare, strani legni,
ci portano umanità sfigurate e illuse.

Vago con la mente, già in cerca d’oltre,
tra le oscure galassie del quotidiano,
mentre urli di terribili sussulti,
distruggono nidi, corpi e cuori.

Rivolgo a Te la mia domanda,
dalla corazza della mia anima,
mentre Ti cerco, in questi segni
che sembrano, crudeli, incerti e muti.


Parole

Luci incontaminate,
soleggianti meteore,
in storie di pugni umani,
solchi di vita cancellati,
grida di dolore, non immagini,
non retorica di parole,
di uomini senza futuro,
ma abbracci senza scelta,
stretti ai confini del deserto.


Anonime note

Affacciato alla finestra
in questo tempo, di evidenti segni
guardo, giochi d’epoca decadenti,
esotici rifugi in apparenti regni.

Guardo, distorte forme umane
private dell’anima dell’essenza
marmoree freddezze, mutate in lucenti,
trasformazioni senza sapienza.

Guardo, tutti impegnati
nell’elusione del finale,
fuori da questo tempo,
ma voglia di far male.

Guardo, rotti metronomi
immersi nei frastuoni,
dispersi in anonime note,
stonate anime di suoni.

Guardo, storie vissute
in false ammiccanti libertà,
anime in cerca di aria pura,
di ciò che il loro cuore non dà.

Guardo, ricercate atmosfere
credute altamente sublimi,
sussurri come culmini di armonie,
ma è solo desiderio di essere primi.


Gocce e tsunami

Azioni tenaci
di gocce pazienti,
in un mondo che divide
uomini, razze e ambienti.

Onde irrefrenabili
di Tsunami violenti,
sussulti fuori controllo,
uomini, nel naufragio, impotenti.

Esclusioni di dignità,
in anonime umanità erranti,
in antri di città affollate,
senza un lavoro, nella povertà.

Gocce umane di fratelli,
progetti, diversi, di amore,
fluidi da accompagnare,
risorse della sete del cuore.

Desideri di essere accettati,
mascherati voli, di emancipazione,
tormentate ricerche di affetto,
rapide amicizie, improvvisati aiuti.

Tsunami inumani di indecenza,
voragini nascoste nel profondo,
vie traverse per sopravvivere,
in lavoro nero, e delinquenza.

Miscugli intrecciati di umanità,
lenti percorsi e ventose folate,
speranze e dolori alternati,
genti in ricerca e vite variegate.


Olocausti

Mercanteggianti follie,
versi di un’anima
che non vuole morire,
in una sete inaridita e sopita,
spinta dall’amore.

Ombre oscure di percorsi,
salti ad ostacoli,
inversioni di comando,
astruse interpretazioni,
verso l’incomunicabilità.

Arieggianti colori di vita,
orizzonti nuovi negati,
sul cammino del dialogo,
olocausti di una interpretazione
scenica del proprio sapere.

Segni incapaci di retrocedere,
per dare luogo,
per dare spazio,
per dare tempo,
alla parola dell’altro.


Il Grande

Perdersi
nel piccolo quotidiano,
mentre
il Grande
è a due passi,
e noi
non lo vediamo.


Fragili pergamene

Canneti e paludi
nelle false atmosfere,
passi nell’acqua,
immersi alle ginocchia,
sprofondamenti progressivi
nella rottura del frammento,
letture oscure,
da fragili pergamene,
intrise di sangue.


Mute spremute

Aranci senza sugo,
mute spremute,
di cuori nel deserto.

Gridi di solitudine,
in solidarietà nascoste,
negli antri delle regole.

Slanci di libertà,
senza colorazioni,
incontro al perdono.

Uve mature pigiate,
nel torchio del potere,
con uomini a perdere.


Luci audaci

Come falce di luna calante,
che miete il nostro orgoglio,
in una notte d’argento,
i nostri passi risuonano nell’aria
e parlano al vento.

Contro alle cupole di vergogna,
che fioriscono nelle città umane,
là dove il fuoco ha creato i suoi spazi,
dove il cemento ricopre l’anima,
e i muri gridano senza pietre d’angolo.

Lì dove l’uomo vive il residuo,
di ancestrali sentimenti,
immerso nel mondo,
come condannato del destino.

Noi, come cercatori di senso
nella costretta tenebra,
incontro a luci audaci,
nella sfida di questo tempo.


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