Opere di

Giovanna Lugari


Con questo racconto è risultata 8^ classificata – Sezione narrativa VII Edizione del Premio letterario Il Club dei Poeti 2012


Questa la motivazione della Giuria: «Giovanna Lugari racconta la storia di un uomo molto vecchio che vive nel deserto del Katangha. Era stato un uomo molto ricco e nobile ma ora viveva in una tenda e aiutava i nomadi durante i loro faticosi viaggi. Un giorno, un cavaliere si presenta davanti a lui e gli chiede aiuto per il figlio che deperisce ogni giorno di più. Il vecchio saggio saprà offrire le parole giuste per aprire il cuore d’un padre sofferente. Il racconto contiene la morale finale: le ricchezze materiali svaniscono davanti alla forza dell’amore». Massimo Barile


Il vecchio

Nel deserto arido e caldo di Katangha viveva un uomo che la gente diceva superasse i centoventi anni. Un tempo era stato ricco e nobile ma ora abitava in una piccola tenda fatta di pelli, che non dava certo l’impressione di essere una residenza lussuosa.
Di lì passavano solo le carovane di nomadi del deserto, erano loro che lo rifornivano di cibo e acqua in cambio dei suoi preziosi consigli.
Di questo infatti viveva il vecchio, grazie alla sua immensa saggezza era in grado di risolvere problemi e di aiutare le altre persone nel difficile cammino della vita, egli non accettava mai denaro perché era convinto che esso rendesse schiavi, chiedeva solo ciò che gli serviva per il suo sostentamento.
Un giorno, mentre si era assopito dopo il magro pasto di mezzogiorno, sentì un nitrito di cavallo e ne fu stupito, perché non era previsto il passaggio di nessuna carovana. Stancamente,data la sua veneranda età si alzò e si avviò verso l’apertura della sua tenda. Vide allora tredici cavalli neri e lucidi, bardati con fini ornamenti preziosi e cavalcati da tredici cavalieri vestiti allo stesso modo.
Solo uno di essi, il primo della fila, indossava abiti diversi, di stoffe preziose il vecchio ne aveva viste parecchie, ma quelle di cui erano tessuti quegli abiti le superavano di molto in bellezza.
L’uomo stava in piedi di fianco al cavallo e lo fissava, il vecchio capì che era in cerca del suo aiuto.
«Salute», disse, «che posso fare per voi, nobile signore?».
Quello lo guardò a lungo con aria di sfida poi disse: «Ho sentito molta gente lodare le tue doti vecchio, non ti darò nulla se scopro che usi raggiri e inganni ma se riuscirai ad aiutarmi ti coprirò d’oro e ti darò tante terre da fare invidia a un re».
Il vecchio sorrise dolcemente: «Se hai sentito parlare di me dovresti sapere che non amo i beni lussuosi, ma se si così ricco come sembra, ti chiedo, in cambio del mio aiuto, di lasciare le terre che mi prometti ai poveri contadini che le coltivano con sudore e fatica».
«Mi piace chi è disinteressato», disse il nobile, «e sia, se riuscirai a fare quello per cui sono venuto, dividerò metà delle mie terre tra i miei contadini e per te ci saranno sempre pane e vino in abbondanza, ma sappi che il mio problema non è di facile soluzione: io ho un figlio di venticinque anni, è l’unico figlio che ho, e fino a tre mesi fa era la luce e il futuro del mio regno, forte e brillante negli studi, viveva ogni sua giornata con gioia, ma da tre mesi sta chiuso nella sua stanza, non vuole parlare con nessuno, né vedere i suoi possenti cavalli, né ricevere le visite degli amici e delle molte ragazze che sospiravano davanti al suo sorriso, quasi rifiuta il cibo e deperisce di giorno in giorno, la madre piange da mattina a sera e la mia vita è diventata un inferno».
Il vecchio si fece scuro in viso e non disse nulla, il nobile che era andato lì a cercarlo, lo guardava con ansia, aspettando una risposta miracolosa.
Il vecchio prese una vecchia sedia che stava vicino alla tenda e si mise a sedere poi disse: «Che i figli non vogliano parlare ai padri è grave, ma ancora più grave è che i padri non sappiano parlare ai figli. E soprattutto ho l’impressione che voi non sappiate ascoltare il suo cuore, mio nobile signore, ci sono tanti motivi per i quali i giovani si abbattono e perdono la gioia di vivere. Tuo figlio aveva tutto ma può darsi che gli mancasse qualcosa di molto importante, ci si può smarrire facilmente nelle strade tortuose della vita…».
Il vecchio non aveva ancora finito di parlare ma il nobile lo interruppe, perché gli era venuto un nodo alla gola e non riusciva a trattenere le lacrime.
«Parli bene vecchio, ma io gli ho dato tutto, tutto quello che un giovane della sua età può desiderare…».
«Io credo che tu mi nasconda qualcosa, per trovare le chiavi del cuore altrui bisogna prima aprire le porte del proprio. Forse tuo figlio si è confidato con te e tu non l’hai saputo ascoltare…».
Allora il nobile diventò rosso in viso: «Come fai a saperlo vecchio? È vero mio figlio mi confidò di aver conosciuto una giovane europea durante un viaggio per motivi di studio, voleva sposarla e andare a vivere là, ma io non volevo privarmi della sua dolce presenza, così gli dissi che se l’avesse fatto non avrebbe mai più ricevuto notizie di me e della madre».
«L’amore è una grande forza», disse il vecchio, «essa può salvare o distruggere, non è tuo figlio che ha bisogno del mio consiglio, perché lui la strada per essere felice la vede già, gli manca solo la tua benedizione. Sei tu che anche se mangi e dormi ti sei perduto, allora ascolta bene quello che ti dirò e fanne tesoro: amare qualcuno non significa impedirgli di amare qualcun’altro. Non è possibile essere padroni di un altro cuore, questa è una cosa che rischia di far inaridire anche il proprio. Va da tuo figlio e digli che se sposerà la donna che ama tu sarai felice per lui. Sei ricco e in buona salute, potrai andarlo a trovare quando vorrai, forse un giorno ti darà dei nipoti e il tuo esempio gli sarà utile per crescerli nel modo migliore. L’amore genera amore».
Il nobile si sedette per terra sulla sabbia del deserto, guardò a lungo il vecchio poi con un sorriso disse: «Sai una cosa vecchio? Dentro di me lo sentivo di aver commesso un grave errore, ma avevo bisogno di sentirmelo dire da qualcuno che la sa più lunga di me. Anche se nel mio cuore ci sarà molta tristezza per la mancanza che sentirò di mio figlio, farò come dici, perché capisco che è la cosa giusta. Avrai ciò che ho promesso di darti, corro a casa per riparare al mio sbaglio. Addio vecchio, ti auguro di campare altri cent’anni in buona salute, così che tu possa illuminare con la tua saggezza tutti quelli che chiederanno il tuo aiuto».
Il vecchio rientrò nella sua tenda e mise a bollire dell’acqua per prepararsi una tazza di tè, da quel giorno, ogni mattina, un cavallo nero si fermava davanti alla sua tenda, sulla sua groppa c’era una bisaccia piena di pane fresco e buon vino.

Giovanna Lugari



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