Opere di

Franco Fabiano


Liriche tratte dal libro “Ombre di Luce” (L’Autore Libri, Firenze, 1994)


Da “Come antiche ballate”


Fiumi di stelle

Il pensiero
si fa luce
nella vena
dei sentimenti.

Epoche perdute
negli echi
delle voci.

Si scolorano
i fati avversi,
si dissolvono
i fiumi di stelle.

Il lamento
si fa luce
nella vena
dei sentimenti.

Epoche perdute
negli scorci
delle valli.

Si scolorano
i fati avversi,
si dissolvono
i fiumi di stelle.


L’anfora di Afrodite

Afrodite,
dea dell’amore;
l’anfora è colma
del nettare prelibato,
tuo nutrimento
senza fine.

Il tuo vivido sguardo
regna sugli uomini:
essi ti amano.

Labbra socchiuse,
bagnate dal nettare
della conoscenza.

Afrodite,
dea dell’amore;
il tuo gesto fu
dar pace
agli uomini.

Il tuo velato sorriso
ancor regna
sugli uomini:
essi ti amano.

Labbra socchiuse,
bagnate dal nettare
della conoscenza.

Per amore dell’anima
il silenzio è poesia!


Dio d’amore

Spaziando tra le mura
di antiche civiltà,
ritrovo il mio passato
di uomo peccatore.

Dio mi creò
a Sua immagine,
mi dette un’anima.
«Io sono il Signore Dio tuo,
non avrai altro Dio
all’infuori di me…»

Mai altre parole
furon più degne d’un Re!

Vegliando tra le cose
di reali amenità,
scorgo quelle gesta
del mondo in povertà.

Due mani
posate sul petto,
labbra
che fanno preghiera.

«Io sono il Signore Dio tuo,
non avrai altro Dio
all’infuori di me…»

Mai altre parole
furon più degne d’un Re!


Dietro la maschera

Fontane danzanti;
l’acqua sgorga
con innocenza.

Inebrianti volti
scindono la notte
dentro un mistero
di carta velina.

Dietro la maschera
l’uomo è guerriero,
dietro la maschera
non lo si riconosce.

Statue gloriose;
il bronzo
vi fa più uomini.

Avviliti volti
ricordano le guerre
nel calvario di sangue
del fuoco mortale.

Dietro la maschera
l’uomo è guerriero,
dietro la maschera
non lo si riconosce.


Da “Mari vaganti di note”


Malizia

Giovani donne
amano uomini
non più uomini.

Quel pensiero
del tuo cuore
è il sentiero
d’ogni uomo.

Malizia povera
nel dare veleno
a labbra d’arpia.

Dentro quel vaso
il tuo fiore
è morto cupamente
piano piano.


Volto dolente

Morte, resurrezione,
aurea donazione
d’un pentimento
da liberarti l’anima.

Sul volto dolente
leggo trepidante
la coscienza del domani.

Sobrietà dell’intesa,
fieno seccato arso
e miele dolce delle api.

Intensità del giorno
che si cede alla notte,
per darsi pace al buio.

Ma ricordi quel sorriso
che spuntò al mattino?


Grano maturo

Nel campo di grano
le spighe gialle del sole
si nutrono della terra
e della nuda pioggia.

Il suolo è dolce-amaro
e su di esso crescono
queste spighe gialle,
come è giallo il tempo: seccato!

Il suono delle cicale
ed il profumo dei fiori colti,
si stagliano sulla casa
infinitamente: quale fantasia!


La soglia del peccato

Posai una mano
sul tuo capo:
gli occhi guardavano
verso la finestra.

Era assente
dalle labbra
ogni parola,
anche un sol gemito.

Fosti solo
un piccolo uomo
nel grembo materno,
pensai silenzioso.

Ed ora che rammenti
anche tacere
è pregare Iddio!


Liriche tratte dal libro “Alchimie” (L’Autore Libri, Firenze, 1996)


Da “Bagliori”


La ruvida terra

Desto il mio sangue mi gridò.

Altalenante l’emozione
fiera mi guarì, contemplando
il lontano vuoto della stanza,
il rimorso della nuda culla.


Accordi

Fummo venerati dall’oblìo
che scagliava contro il tempo
l’ingrato odio della terra.

Bevvi finemente l’acqua
che gettava dentro il gorgo
il morente idolo impietrito.


Tremante stella

Flebilmente colsi dal passato
il fugace bacio di una gemma
folle, mesto o vittorioso.

Da una scintillante stella
trassi un tremito di fuoco
che incendiò l’alba della notte.


Sorte

Magicamente assorto
in un delirio sconfinato,
apparente straripavo
tra movenze universali,
come il fuoco calpestato
dagli orrori…

Atrocemente rinunciavo
ai frammenti delle notti,
amareggiato errante…

Che magiche schermaglie di colori!


Da “Lontananze”


Sgomenti

Lodato,
dalle viscere del mondo
sgorgavi come acqua,
sapiente sortilegio
del peccato e l’ironia.

Delle gioconde trasparenze
– ove m’apprestavo a veder
gioir senza corona –
ricordavo gli orizzonti,
sempre casti, così eguali.

Solitario ricercavo vani sgomenti…


Nel ventre della terra

Sul meschino uscio
freddo e smemorato
canto l’irreale meraviglia
degl’ingloriosi turbamenti.

Furiosamente m’avvento
brancolante, quasi morente
sulla preda; meglio scordar
l’ebbrezza del mistero!

Ignobilmente il precipizio
appare in lontananza:
nel ventre della terra
s’abbandona maledetto…


Antichi splendori

I chiari occhi, guardandosi,
gemevano fervidi e solenni,
sussultando lontanamente,
balzando al vento inorgoglito
della commozione.

Sciagurate, sentii le aurore
bruciare dentro al sangue,
vagando nel fragore autunnale,
traendo dalla contemplata alba
il sangue.

Tenebroso, il silenzio della notte
si prolunga, levando lo sguardo
dal grembo sdegnato, fosco, dolente,
impietosamente franto.


Parole di ghiaccio

Ghiaccio di neve,
rosso di pietra:
flebile il vento
porta l’oro sulle ali.


Eremitaggi

Clessidra,
nuvole d’acqua,
eremitaggi.

Scampate
al tempo
stremato.


Rimembranza

T’ascolto, o notte,
quando rimembri
col passo della voce,
barcamenandoti
tra l’ira delle folle
e l’intrepido silenzio
udito sugli altari.


Luce del presagio

Di notte l’aurora
è troppo triste,
il dono lacrimevole
conforta…

Lasciatemi, cadendo,
quando triste
il fiore nudo
si separa…

Luce del presagio.


Da “Cantici”


Solennità

E quel fil di sangue
l’immenso mistero
mi vela… alle soglie
dei morti senza giudizio.


Spirito-guerriero

La terra nascondeva
quei segreti. E l’uomo
– senza paradiso –
sconfessò il suo spirito.


Vecchia dimora

Quando l’aria
si fece rossa
la dimora
scomparve.

Era cera
e si sciolse
in un abbraccio
secolare.


Aria del tempo

Gettò lo scompiglio, l’uomo
non seppe più pregare;
liberò l’aria… ed il tempo
finì per ucciderlo…


Bianchezza

Di neve è il cielo,
bianchezza orlata
e dorate carni
vespertine.


Simulacro

Accanto al focolare
venga l’arcangelo di neve
per sparger d’incenso
l’antico simulacro di Gesù.


Da “Reminiscenze”


Supplizio

Ah, il grido sospirato!

Singhiozzante
anche la vittoria,
indegna,
merita speranza,
romanzati addii.

D’un lucente addio
lasciami Signore
la promessa
e la pietà.

Io ti supplicherò.


Preludio della sera

Strano, il ricordo
al focolare, la stella,
l’agonia, il giaciglio.


Gaudio tramonto

L’orologio suonò la mezzanotte
ed il sole tramontava tra i ciliegi,
separava i rami con la luce,
li disegnava all’ombra, sulla terra.
Stavo fermo alla finestra
a veder nascere e morire l’aria,
respiravo tra i canneti
l’aroma della solennità del cielo.

Il tuono spaventoso mi scoprì.


Echi e cuor di favole

Udir
echi e cuor di favole;
m’intenerisco al brivido
schernito: fiammeggiante
la delizia mi percosse.


Da “Suites”


Danze del sogno

Guardo un angelo
danzare tra le nuvole,
fiamme del deserto
di cenere e di luce.


Dalla terrazza

Avete mai veduto
la cenere del vento
soffocare all’alba
del primo sole?


Carestie

Tempesta, o notte,
venga mendicando
il giorno del sorriso,
eterno prigioniero
e fiera si levi
dal sentiero sull’altare
l’anima del Liberatore!


Falce di luna

All’imbrunire, quieto,
un arcangelo di luce
o di bianchezza,
o di rugiada,
della luna sente
il flebil canto.


Cantore

Al sognatore, un uomo,
casto nella fede,
disse di pregare, chinando
con il capo verso terra
la sua voce, riflessa
nella voce del Cantore.


Dal muro la notte…

È notte
quando dal muro
sento imprecare
la parola: tu
aprimi il cuore
nel silenzio.


Un’ombra

Tristemente trilla il cuore
prigioniero d’un’ombra nuda,
desiderio ed apocalisse!
Amore e consolazione

Se, per assurda
meraviglia,
la consolazione amara
non m’è data,
desolato,
almeno senza indugio
mostrami, Amore,
l’amore consacrato.


Pathos

Stare calmo, nella penombra
di un ciliegio addormentato,
nell’estasi del sogno, del tempo
che nutre di gelide amarezze.

Stare calmo, pregare, gioire
nel biancore della tenebra
immortale! Immortale?


Alba

All’alba, alla sera,
non fuggire dolore
alla tempesta,
dove l’antico paradiso
geme tra lacrime
di gioia e nostalgia.


Tristezza

Un grido esanime,
quasi di sasso, pervade
l’oscurità del mio silenzio,
che mai lacrime
han umanamente consolato,
per quell’umile destino
scosso dalla fiamma della luna.


Addii

La vita che sognavi
lenta ti parea un’emozione
d’altri immoti tempi,
mentre sullo specchio
un segno d’innocenza
apre all’avvenire il fato,
arrendevolmente.


Sortilegio

Astuta, anche la parola,
secerne silenziosa
la speranza del mio sangue,
mentr’io, pago,
lascio trasparire l’innocente,
troppo breve sortilegio.


Aria

Forse non sarà
l’aria della notte
che infrangerà del tempo
l’ultimo ricordo.


Fiore di gelso

S’è fermato accanto
quello sguardo
che, del fiore,
semina tempesta
ed aleggia di felicità
il buon mattino.


Eterno

Benché morendo
lento mi ricordo,
mi benedica Padre
eternandomi.


Dei secoli

Balenante, un uomo
sfidò dei secoli
il coraggio di morire;
meditando trapassò.



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