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Franco Fabiano - Lettere alla Madre con Elegie e Carmi
Collana "I Gelsi" - I libri di Poesia e Narrativa 14x20,5 - pp. 68 - Euro 7,00 ISBN 978-88-6037-9542 Clicca qui per acquistare questo libro In copertina: fotografia di Franco Fabiano Lettere alla Madre con Elegie e CarmiEpistolario
quando giungo da te al mattino, quando in preghiera sul tuo sepolcro cerco raccoglimento, dintorno l’aria che respiro mi pervade di una pace oltremodo consolante che funge in me come fosse una grazia miracolosamente rasserenante. Essendo uomo sono principalmente libero di contemplare, al pari di altri uomini che non desiderano vivere stancamente, senza valido mordente, bensì ambiscono con animo disincantato apprendere quale profondo senso ha esistere. Asserivi compiaciuta come avessi cuore nobile ed ingegno acuto, sempre tanto impaziente di conoscere le sostanziali ragioni del mondo nella sua interezza o di un’essenziale vita vissuta (distintasi da una condotta ponderata) od, infine, come amassi cogliere qualcosa di sinceramente autentico in tutti i miei simili di ogni razza e credo religioso. Ho molto amato e molto sofferto in patimenti e tribolazioni, dando una tangibile testimonianza di quanto mi volessi mondare nella mia primaria essenza umana e spirituale. Naturalmente – bramo pensare – rammenti con limpida memoria quando sentivo di non essere compreso dal mio prossimo, e tu, valente, ribadivi come non sia una favorevole consuetudine prodigarsi per individuare le variegate sfumature di un cuore ottenebrato, i risvolti più segreti di un animo sottaciuto, per coloro i quali non hanno alcuno slancio emozionale, sempre rigidamente compassati. Certamente sai cosa voglia dire per me vivere con una tale intensità, con un tale trasporto da poter cogliere il senso ultimo e, dunque, irrevocabile della vita che – altrimenti – sarebbe desolatamente vuota, sterile, tanto inconsistente da essere priva di un solido significato. Ho dunque agognato un valido percorso interiore che lo spirito ritemprasse! Madre, dicono che sei morta, che né notti né giorni mutano la verità del mondo, ed il tuo tempo è ormai assenza di tempo che non trapassa, soltanto numeri sul calendario, ma non invecchi, non svanisci, non avvizzisci. Questo distacco che debbo quotidianamente tollerare, mio malgrado, mi induce a credere con convinzione ad un intento ascetico, misterioso, metafisico, poiché non ti ritengo morta, bensì in transito verso un’ignota destinazione ultraterrena. Per sorte sei divenuta ora un angelo fiammeggiante del Paradiso, puro spirito di luce che più rifulge, e vegli sul mio cammino, mentre mi abbandono a quella straordinaria reminiscenza. Forse mi ascolti quando ti parlo con riverenza, quando ancor più, in te, ripongo le mie speranze, attendendo quel mio ricongiungimento al Padre, Suprema Origine dell’Infinito, e di tutte le genti, e di quanto esiste oltre lo spazio ed il tempo… ove sei magnificamente giunta in una preziosissima, fulgida esultanza! Sii beata in Dio. Franco Como, 28 gennaio 2002
tristi sono i giorni e grevi, nel mio presente che sempre mi smarrisce pensiero e mente, con questi occhi pesanti di stanchezza; e dolente è il cuore, e gemente in divenire ogniqualvolta a te rivolgo quel mio pensiero malinconico, un tempo piacevolmente attonito quando ti parlavo, e più cupamente sento fremere la terra che, spoglie mortali, ti nasconde. I mesi che enumero dal tuo trapasso affermano che tutto è compiuto nella tua vita, mentre (solo) debbo lasciare nella mente ridondare quel che di te prediligevo ed ormai posso soltanto rammentare, e dal passato nostalgicamente riesumare. Debbo ogni giorno vincere lo scoramento, debbo credere e confidare oltre ogni speranza così inaudita. Ricordo quando, benché turbato nella mia propria essenza, talune liriche che declamavo – dicevi – ti inorgoglivano; ed allora saggiamente mi esortavi a non celare quanto il cuore nutriva, e dal quale ogni intima sensazione con veemenza vi scaturiva. Fu dai miei versi più travagliati che mi conoscesti, fui dalle composizioni intrise di scontento manifestato, presumibilmente rivelato in sorgente, in lira, in canto; e tu, ricordo, sempre ne sapevi interiorizzare l’anima, ignota ad altri, elusi, e sempre ti porgevi a me con un sorridente piglio affascinato. Ora soltanto il silenzio mi può parlare; intimamente assorto rievoco la semplicità della tua parola. Debbo oggi rimembrare la forza di quegli assensi, tanto benevoli perché sinceri, e mi par di udire allora quale valenza attribuivi al cuore così ineffabile. Forse mi ascolti, forse ancora di lontano senti riecheggiare la mia parola, con flebile e consunta voce, per proclamare lo zelo della tua vita silente e laboriosa, solerte e costumata. Ebbene, ora sei propriamente giunta al sommo cospetto dell’Altissimo, nostra sola speranza, nostra sola verità? Hai devotamente veduto quella incomparabile Luce avvolgente che rasserena gli animi? Ricordo quando, tanto sensibile e magnanima, menzionavi Iddio, narravi della Sua venuta, dicendo che davvero Iddio è tra gli umili, ovvero coloro i quali ne vivono gli insegnamenti senza alcuna presunzione umana. E semplicemente avesti desiderio di conoscere cosa implicasse approfonditamente la verità dei mondi (infiniti spazi inaccessibili…) ed ora tu stessa ne sei partecipe, in unità. Ne sono lieto, seppur preda di commozione autentica. Come fiore, come bocciolo sei stata colta dalla Sua mano, sapiente e misteriosa, la Sua stessa mano potente e delicata, che ti creò, ed oggi – amorevolmente – ti riconduce a Sé, nella pienezza di eccelse beatitudini. Se ancora esisti – e tu esisti, tu sussisti nella tua impercettibile individualità, ne sono certo – volgi lo sguardo alle mie taciute afflizioni quotidiane; serbami quel fervido candore materno nel tuo recondito proposito virginale. Franco Como, 21 febbraio 2002
in una triste, atroce, sofferta ricorrenza sento imminente in me, sento doveroso quell’innocente desiderio che ognora permea di un nostalgico sentimento questo mio cuore avvezzo, remissivo nella prova cui è assoggettato. Questo stesso giorno di due anni addietro, repentina sopraggiunse la tua pietosa infermità, fatta di un disarmante e struggente realismo che, sebbene ti colse insanabile nel corpo, segnò fatalmente anche la mia persona, inducendomi ad accettare l’ineluttabilità naturale dell’esistenza percepibile ed accogliere, inoltre, l’infausto accadimento sopravvenuto con umiltà e rassegnazione. Non dimenticare quale indubbio significato abbia avuto per me viverti accanto, nonostante le complessità dell’esistenza, che caparbiamente temprano lo spirito, sempre lo riedificano. Ogni giorno nel quale il male profusamente ti consumava, nell’intimo sentivo lo smarrimento ed il logoramento di un reboante turbinìo funesto senza accenno di conclusione. Ho provato interiormente la dissoluzione di tutte quelle certezze che ciascuno crede di poter raggiungere nel consueto svolgimento della propria vita. Certezze od illusioni? Dovevo allora richiamare in me quella perseveranza che mi avrebbe permesso di renderti degnamente testimonianza dell’affetto e della gratitudine che serbavo ed ancora nutro in un sentimento costante, sincero, intatto. Debbo confermare quanto fossi indignato per taluni superficiali atteggiamenti di sprezzante sufficienza – od anche per l’indolente vacuità di altri – umanamente incapaci di manifestare commiserazione. Pertanto, al dolore proprio dell’affezione, accresceva in me quella sofferenza di andamento spirituale, vanamente percepita dal mio prossimo, del tutto dimentico di esprimere vicinanza o partecipazione. Talmente gretto può rivelarsi il comportamento di coloro ai quali si tende con una differente volontà, connaturata ai propri valori umani e morali, ovverosia con uno spontaneo impulso d’affetto, d’amicizia, di reciproca inclinazione. Quale ansimo ho provato nel mio solitario percorso esistenziale! Franco Como, 25 marzo 2002 [continua] Elegie e Carmi Dedicazioni alla Madre Elegie
Un’assenza è l’immanente Melodie cantabili, 2004
S’impongono vita e morte Un’eco di quieti lontane 2004
Udito ho ancora 2004
Quando parve effondersi 2004 Carmi
Del quotidiano silenzio Stanco, mi nascono parole 2008
Sarà un pensiero, un ricordo 2008
Chiuso ho il dolore contristato 2008
Quale ansante ansimo di vita vissuta 2008 Contatore visite dal 23-02-2009: 713. |
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