Altre opere di Franco Fabiano


Liriche tratte dal libro “Poesie al Sole” (Joppolo, Milano, 1991)


Le memorie dell’Eden

Come l’incubo della fine,
il principio fu beato
irradiato dalla luce,
rigoglioso nella sostanza.

Queste memorie,
isolate nell’inconscio,
riaffiorano ancora
come i germogli in fiore.


Un assioma

La furia inappagata
rifugge dal nulla della sera,
portandosi verso
un invadente assioma,
emulo dello sguardo suo ignaro.


Il tempo della vita

La vita è come un fiume:
a volte scorre impetuoso,
nel suo letto,
che perpendicolarmente
conduce le acque
ad un mare lontano;
mentre, a volte, avanza
dolcemente, verso un mare,
dove affluiscono
i desideri dell’uomo
di avere l’Infinito.


Viaggi oltre confine

I viaggi della mente
varcano
ogni suo confine,
sovrastano
il mondo,
placando le ire
dell’incanto.


Le povere età

Chi è ignaro dell’essere
e chi lo è dell’avere?


Piccolo ruscello tra siepi

Da una siepe
accanto
divido lo sguardo
in sentiti timori,
bagliori d’oriente,
ruscello in fuga
con le acque
liberate.

Se una vita
racchiude tutto
desidero il senso
di questo giorno,
affogare i pensieri
tra le acque beate,
concentrate davvero
nel mondo.


Il silenzio della notte

Si fa ogni giorno sera,
luci in penombra,
idee di vita oscurate,
solo per un momento.

Tacciono le voci,
mentre pulsa ancora il cuore,
dolente dei guai,
solo una volta svaniti.


I cicli del tempo

La storia del mondo
ha percorso per millenni strade
giungendo ai valichi,
dove è grande l’idea dell’Uomo,
unico vero conquistatore
degli assurdi tempi
esistenziali.


Vane speranze

Quante speranze
e quanti timori
vedono il sole
nel giorno
che segue l’oblìo?


Giochi di colori nell’enigma involuto

Fitte acrobazie
sopra il sicuro Dio;
unico nostro triste
destino
dividere le lotte,
ferire i deboli,
morire nella sorte
che ci siamo scelti.
Giochi di colori
nell’enigma involuto;
recondito urlo di paura,
un fato finito,
vuotato della gioia
di dire:
“Sono in vita!”.


Voli giornalieri per l’Olimpo

L’altitudine invade
ogni singola parte
del Creato,
dell’alto significato
esistenziale.


Uomini

Seduzioni improvvise,
involontari tepori
di tempi lontani.

Orgogli dissolti
come vento
in balìa
dell’intrepido spazio.


Il fascino delle origini

La giovane luna
dà le maree
nelle notti.

Sopra gli scogli
lungo le coste
battono alte le onde
che cadono giù.

Risalire alle origini
della nostra vita
contando sui risvegli
delle albe.

Camminando sulle rive
giungo al fiume
che dà vita alle acque.


Senso di vita

Frangono i voraci insulti
sull’uscio del mio
senso di vita.

Si estingue il sorseggio
delle gocce di terra
e di mare.

Il dolore della psiche
si distingue dal valore
dell’enunciato fisico.

Alieno, a fatica, mi muovo
in questa giungla
di false promesse.


Alcazar

Atomi, cellule organiche,
polvere dell’origine
cosmica.
Annullamento dell’essere.


Liriche tratte dal libro “Blue Theatre” (Libroitaliano, Ragusa, 1997)


Fuoco dell’addio

S’annera l’orizzonte.

D’altre estati
il mesto fuoco dell’addio
trabocca
negl’innocenti elogi.

T’afferra nel travaglio
l’ombra testimone
che s’oscura.

Marca il silenzio un’altra quiete.


Quietata sera

Discendendo da vecchie colline,
sentii lo scrosciar d’un’acqua
che pareva silenziosa, immersa
nella solarità dell’imbrunire,
mentre dalle aiuole bei fiori
sgorgavano, sgorgavano…

agli occhi dei rigagnoli
s’abbeverava il tempo alla mia fonte…


Quel tuo corpo…

Quella mano così scarna,
e quelle gote smunte assai
per ridere del giorno,
come mi paiono consunte
le tue membra.

Scevro quel tuo corpo soffre.


Proclama

Di tutti gli uomini
il solo sortilegio mi trattiene,
come il mare confonde nella notte
le rotte dei conquistatori…


L’amaro calice

Lo spirito della notte, librato abisso
ch’io, toccando con mani un poco
increduli, or m’appresto a ricordare,
calando gli stanchi occhi,
mi riempie l’amaro calice vincendomi;
un sospiro d’alba… e la notte
alla luce si conquista un’emozione,
un tempo ardito, oscuri presagi.


Rapirti l’anima

Rapirti, quando ti batteva il cuore,
quando il petto – fermo – si contraeva
lasciando libero il respiro, fu come
afferrarti l’anima in delirio,
nei solchi della terra vincere
il tuo corpo alla foce del pericolo,
che sempre riversava in me altre impazienze.


Un volto nella veglia

La luce sparì nella notte,
un guardiano scosse nella veglia
il preludio d’un’immortale lagrima,
quando si levò dal volto
su cui febbrilmente giacque,
per bisbigliare al mondo
del giogo ch’essa seppe
dominare, vincere…

Evanescente sfuggì alla gloria…


Lunghi addii

E quando sentirò il peso delle ossa,
quando, scoccando le mie dita
vedrò malvagi maghi improvvisare
i loro giochi, eluderò pure la parola,
e stillando goccia a goccia
un antico sogno – ben vorace –
volgerò lo sguardo al sentiero
degl’irriverenti lunghi addii d’un uomo…


Tra quegl’infiniti

Immortale, tra le sponde,
tra quegl’infiniti enigmi
celestiali, un alfiere di corallo
rinunciava alle rivolte,
trattenendo mesti orrori…


Senza un’ombra

Il mio inverno, il gelo che provo
nelle mani, quello del cuore,
mi traggono in affanno, tenui
mi sorprendono; senza un’ombra
la mia venuta è vana, e mi sottrae
alle amate verità ch’io piango,
ch’io per amor del fato piango…


Reliquie

Reliquie abbandonate,
grembo disperato, fortilizî;
allegrezze della prima luna
d’occidente, quando – ansimando –
t’afferra con destrezza,
t’adombra nascondendosi
al sereno…

Credimi, credimi pure
quando, incurante dei deliri
che ogni uomo prova,
ti lascio gioire alla tristezza
di sparse rovine sottaciute!


Trasalimenti

Affranto m’imbattei
nel languido sorriso
che dai trasalimenti
– bench’io immobile apparivo –
mi portò a morire
cercando anche di te,
mio strale, mia saetta
irrefrenabile!


Segrete moltitudini

Minuto, immobile
è appeso il tempo
al filo di Crono.

Un’acqua d’universo
che languisce;

la brama d’un uomo
avvinto muore.

L’ombra acceca
al capezzale
gli occhi.

Perenta è l’oscurità.


Oscuri fuochi

Volgono ardenti attimi
all’imbrunire, di notte,
contro infausti deliri,
solinghe glorie.

Dimora il silenzio al buio
di queste pietre;
lascerò l’amore crescere,
svelarsi agli occhi
sacri e regali.

D’un fremito chimere nutrono.


Promessa lagrima

Donavo un sol respiro,
un sol tenero respiro
tenevo stretto tra le labbra,
e nel commiato,
quel severo commiato
ch’io bruciai ai miei occhi,
sospirò tre volte l’uomo
alle voraci tentazioni
d’una promessa lagrima.


bq.Respiro

Giunge sovrastando l’oblìo del mondo,
dell’antico mondo, l’orrore scrollò
pace e supplizio alle radici.

Si fa languida l’immagine ai suoi piedi,
come lo spirito e l’orrida condanna
che lo rivelò agli avi che non mentono.

Guardai gl’innocenti occhi spengere
lo sguardo, trascinando l’impeto e le voci,
che non stridono piangenti.

Fonde ormai al tramonto l’ultimo respiro.


Parlatemi

Parlatemi dunque d’altri addii,
dei vostri sogni che infelici muoiono
come le crudeli anime che mi tormentano,
e poi s’uccidono; come un supplizio,
questa croce porto, appresso mi trascino.

In quale campo dovrò fissare la mia croce?

“Voi siete un poeta, comprenderete…”.


Un fragore antico

Quand’io nel sangue le mie radici
svelo, e poi immobile nell’oscura carne
sento che mi scoppiano le vene,
lascerò come nel fragore antico
il rimpianto della solitudine.

La tenerezza, così festosa,
s’infiammerà la notte, dopo la lotta,
evocando ancora del mio passato
quell’umiltà… quell’impazienza…

Tracciano una scia le note…



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