Una piccola rosa

di

Eva Amore


Eva Amore  - Una piccola rosa
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 82 - Euro 8,50
ISBN 978-88-6587-6893

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In copertina: «Rose» © Marty Kropp – Fotolia.com


Una piccola rosa


Quando la morte

Quando i fiumi
umani dei dolori
allagheranno il mio corpo
annegando i miei placidi respiri
sulla via del tempo.

Quando il pacifico
viaggio del cuore
si schianterà contro
l’inevitabile muro
della finitezza terrena.

Quando pian piano
svaniranno allo sguardo
gli incantevoli paesaggi
del pianeta terra.

Quando non sentirò più
l’eco tremenda
del martirio dei, delle deboli.

Quando sarò alla tua presenza,
dimentica misericordiosa
Dea madre
il mio mesto crogiolarmi
nella palude della colpa.

Ricorda gli oceani
straripanti di grazia
con cui inondavi
il mio spirito.

Ricorda la tenebra
tremenda
illuminata
da Cristo risorto.

Accogli Dea madre
il volo della mia anima
stupita
nel tuo abbraccio
universale.
Espandimi
nel tutto della tua
divinità elargita,
per l’eternità.


Una piccola rosa

C’è una piccola rosa
nel roveto del mio giardino,
sembra triste, ignorata, smarrita,
ma la sua grazia
non si può comprare.

Schiude i petali nell’alba
per irrorarsi della rugiada
del mattino.
Si offre felice in braccio
al giorno per ricevere
i baci del re sole.
Si distende placida
la notte, cullata
dalla poesia della luna.

Le ortiche e i pruni
sono intorno per soffocare
il suo splendore,
ma gli astri la colmano
di luce,
non si può oscurare
il suo candore.

Molte rose sbocciano
nel mondo, ammantando
la terra di stupore.
Le tempeste, gli uragani
si accaniscono, ma non possono
spezzare il loro amore.


Fiori di morte

Non brilla più
nel firmamento del cuore
il sole incantato
della poesia.

Non vola più
la rondine dell’anima
a cercare primavere
verdi d’amore.

Non riposa più
la luce del pensiero
nell’oceano di pace
dove canta la vita.

Non esplora più
l’astronave dei sogni
l’infinito mistero
che stupisce le stelle.

La notte del secolo
espande i suoi fiori
di morte,
che con seducenti visioni
ghermiscono
le vite degli uomini,
e delle donne
l’imprigionano in serre
fiorite di merce.

Se vuoi essere libero/a
ritorna all’aurora del tempo
ritorna nel tuo semplice
immacolato giardino,
dove l’armonia straripa
nell’universo divino.


Ai Fratelli Musici

Ricordi Simone, quando calcavi
il palcoscenico del tempo
e il quieto silenzio del paese
vibrava delle dolci note
del tuo mandolino in festa?
E tu Giovanni, amico dei sereni accordi,
non squarci più le nubi delle sere
con l’incantato suono
della tua chitarra?
E tu Carlo, funambolo armonioso,
non espandi più
tra le amare arie del mondo
il miele della tua ocarina?
Non culli più
le danze degli innamorati
spremendo sino al vertice del sogno
i polmoni alla tua fisa?
Dove siete fratelli delle mie canzoni
gorgheggiate al lume delle stelle?
Io so che la mostruosa
falciatrice della terra
non ha reciso la musica
della vostra anima.
Forse con le beate note
ora rallegrate le figlie e i figli della gloria,
forse accompagnate il volo
dei celesti puri spiriti.
Io so che in una sinfonia d’amore
risorgerà la storia.


Un volo

Un volo bianco, piumato,
un volo libero, incantato,
tra l’atmosfera di pace,
del fiume sereno che tace.
S’ode cupo un latrato,
un passo feroce, affrettato;
un colpo risuona tremendo,
uccidendo il volo nel vento.


Nel silenzio

Lasciati invadere dall’acqua
placida del silenzio.
Lava l’arcobaleno macchiato
dei tuoi sentimenti
in quel limpido mare incantato.

Ristora i tuoi cavalli
imbizzarriti dal tempo,
con la biada impastata
dalle mani splendenti del sole.

Allattati in un volo d’amore
al vergine seno della luna,
regina delle bevande dei cuori.

Contempla nella quiete
del giglio assopito
le beate lucciole
del cielo infinito.


Canto di speranza

Non spargere tramonti cupi
sul tuo viso,
l’aurora dà luce ai sogni,
regàlati un sorriso.

Coltiva nel tuo orto
piantine di speranza:
la speranza scaccia via l’ombra,
la trasforma in danza.

Fai un bagno limpido
nella fontana dell’amore:
l’amore trasfigura l’anima,
fa cantare il cuore.

Inginocchiati nell’orbita
infinita della fede:
la fede splende di pace,
fiorisce il mistero,
nulla chiede.


Nel cimitero

Qui sotterreranno il guscio
consunto dagli uragani
del mondo del mio amore.
Qui riposerà la mia stanca
cicogna migratrice grondante
miele e sale di terre
lontane.

Qui, cullato
da un silenzioso requiem,
il mio chicco di tempo
si sposerà con la terra,
sperando il misterioso,
miracoloso germoglio.

Qui risuonerà
la tromba universale
dell’angelo
per radunare i risorti
e le risorte
ai piedi
della Dea in trionfo.

Qui, nella pace divina
aspetterò la fusione
totale della mia stella
ridente:
l’invito sublime
alle nozze del cielo.


Il violino di Massimiliano

Come piange nella notte
il violino di Massimiliano!

Le note angosciate e ferite
stillano lacrime amare,
sulle sabbie mobili stese
dagli dei dell’Olimpo del tempo,
dove affondano i miseri
castori del mondo.

Sui diademi straziati
del sole,
dai tuoni, dai fulmini umani.
Sulle nere sfingi di pietra,
cieche al sorriso del cielo.

Come attende l’aurora
il violino di Massimiliano,
per sublimare dolcissimo
gli abbracci d’amore!


Al fratello John

Hai visto fratello John,
come fa presto la feroce notte
ad assassinare il sole?

Come i respiri attoniti
vengono ghermiti dalla belva
che non conosce riposo?

Come la materia si dissolve
e rende un nulla
il suo nutrimento quotidiano?

Come le speranze,
inebriate dal vino del futuro,
si frantumano contro
l’invalicabile muro
dell’inaspettata sorte?

Come i consolanti rosari
si mescolano a torrenti
di lacrime che sgorgano
dalle ferite laceranti
dei soppressi amori?

Consola il tuo dolore,
fratello John.
Il buio dell’orrore tramonterà
e si colorerà un’alba
di giustizia e di bontà.

Non lanciare pietre di odio
dal tuo affranto cuore.
Pensa che veloce passeggero
è il tempo umano.

Inginocchia sino al suolo l’anima,
indirizza un’implorante
preghiera al cielo.

Abbeverati alla sorgente della divinità,
scopriti servitore dell’amore.
Solo l’amore dona pace al cuore.

Solo l’amore trionferà nella storia,
solo l’amore porta i dolori umani
verso l’infinito paradiso della gioia.


A Madrid

Madrid si svegliava
spargendo i suoi sogni nell’alba;
abbracciava la luce
della giornaliera speranza.

Madrid brulicava di corse,
di respiri, di pacifici sguardi;
sposando la necessaria fatica
cantava inni alla vita.

Di colpo le tenebre assalirono
il sole di Madrid:
buio cupo, sguardo accecato,
notte feroce, demonio incarnato.

Si udirono tremendi boati,
rimbombi, risate infernali.
La carne dilaniata, stracciata,
volava tra le braccia del vento
con lancinanti urli
stupefatti di terrore.

Le anime bussavano
alle porte del cielo,
attendendo dal sorriso della Dea
l’eterno vestito di pace.

L’aurora singhiozzava
nera d’orrore.
Il dolore lacrimava
da ogni pupilla di Madrid.

L’orribile mostro ancora
ha sbriciolato la vita.
Cammina freddo nel mondo
seminando l’odio, la morte.

Per sbarrargli la strada
non è decisiva la forza.
Colomba di pace
è la guerra del cuore,
che si vince espandendo
la giustizia, l’amore.


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