Noi stupende femmine e meravigliose donne (innamorate)

di

Eva Amore


Eva Amore  - Noi stupende femmine e meravigliose donne (innamorate)
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 78 - Euro 8,20
ISBN 978-88-6587-7951

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In copertina: «Group young beautiful smiling women» © Valua Vitaly – Fotolia.com


La preghiera è una parte preponderante della mia vita. È anch’essa l’aria che respiro, O certo prego per Aldo, l’uomo del mio cuore, invoco la Dea per me stessa al bisogno. Al contrario degli ebrei, io la ringrazio tutte le mattine di essere femmina.
Non seguo uno schema fisso, degli orari, il tutto è spontaneo, diversificato e può variare. Ringrazio passeggiando delle montagne, di un albero, di un fiore, di un volo di uccelli, di una donna, una bambina. Ringrazio per molte cose belle che ci sono nel cosmo, sulla terra. Con le parole, ma soprattutto col canto, faccio preghiera di lode. Modifico al femminile le canzoni (De André: “Dea del cielo se mi cercherai in mezzo alle altre donne mi troverai…”; “Signora io sono Eva quella che non ha la bicicletta… (di Chiesa). Resta con noi Dea Madre la sera… …Preghiera di intercessione… Fa Dea Madre che tutte noi Floriana abbiamo una vita meravigliosa, un amore stupendo che ci diano piacere e gioia per il tempo e l’eternità. Fa che noi Olimpia…” sempre con nomi femminili.
Come vedete sono preghiere molto semplici, che si possono anche fare in mezzo alle attività quotidiane.

Vostra Eva


Introduzione

È un libro, questo, che dedico a tutte noi femmine, noi donne, nel bene e nel male. In primis a noi innamorate in cui l’amore palpita, vive e sogna, facendo sbocciare in giardini d’incanto, fiori di inestimabile bellezza e valore. È l’amore della Dea Madre che dà luce al sole e l’altre stelle e così noi, diamo luce ai nostri mariti, innamorati, o amanti. Soprattutto anche diamo vita ai frutti del nostro ventre, del nostro cuore, intonando canti di speranza. No, non saremo mai noi solerti e appassionate fautrici della vita, a volerla distruggere con la pazza violenza della guerra.
O il “maschilismo bieco” ci è ostile, nel mondo in maniera crudele siamo calpestate, dimenticate e uccise.
Molte donne del passato che praticavano il culto verso la Dea Madre, sono state orrendamente massacrate come streghe dalla chiesa cattolica (si parla di non meno di 300 mila donne, ma c’è anche chi ritiene che purtroppo il loro numero sia molto superiore). Il culto alla Dea è stato annientato sostituendolo con quello a Maria Vergine.
Il male fatto dalla Bibbia (o soprattutto dalla sua interpretazione) nella storia, alle donne, è immenso.
A volte siamo noi stesse, schiave e succubi dell’educazione maschilista, le nostre prime nemiche, e non siamo unite.
A volte (o spesso), cadiamo negli stessi vizi maschili, come gli eccessi di alcol, fumo e droga, rovinandoci la salute e perdendo forse femminilità. Troviamo però, anche uomini amanti del vero, del bello, con cui vivere un appagante rapporto amoroso. L’amore non ha età e sesso; ci sono e nascono anche degli splendidi amori tra persone dello stesso sesso. Purtroppo nel mondo, il sessismo, l’omofobia, l’oscurantismo medioevale, sono ancora molto diffusi e vanno contro ogni scienza, ogni umanità, contro l’amore.
(I preti contro il “grande peccato” della masturbazione, insegnavano che questa danneggiava gravemente il corpo. La scienza ha poi smentito tutto, ritenendola naturale e anche benefica. Dagli studi seri ora si sa che è il reprimersi che può essere un nemico psicofisico delle persone. Si sa che fare sesso invece fa bene.
Comunque, noi donne, nonostante tanti impedimenti ancora, abbiamo dato e diamo prova di grande capacità a tutti i livelli dello scibile umano.Io, in particolare ho voluto porre l’accento su una scrittrice africana e su varie imprese sportive delle nostre ragazze.

Vostra Eva Amore


Noi stupende femmine e meravigliose donne (innamorate)


Dedicato a tutte le donne


Sogni del mio essere ragazza

Ragazzo, maschile e portentoso,
romantico canto nella tua virilità.
Ragazzo, innamorato del mio corpo,
della mia anima,
delle soavi vibrazioni
della mia femminilità.
Che meraviglia!
Ah i miei passi, i miei pensieri
che percorrono le distese del tempo
e della terra cercandoti!
Oh la ma vita che freme
impazzita dal desiderio
di essere da te amata,
da te tutta penetrata e posseduta!
Ragazzo!
Tormento delle mie notti bianche.
Vascello stupendo dei miei sogni.
Incanto supremo dello sbocciare
del mio essere donna.


La mia verginità colta

Vivevo negli incantati sogni,
nei profumi meravigliosi
della mia adolescenza in fiore,
ancora non era sbocciato in me il primo amore.
Il giglio della mia castità
gridava nel vento
il suo desiderio immenso
di essere contemplato,
innaffiato, baciato, accarezzato.
Con un sorriso di stupore,
essere finalmente colto.
Un meriggio prima dell’occaso,
tra la sgargiante, calda estate,
avvolta dalla campestre quiete,
viandante solitaria camminavo.
Ad un tratto, nel palpito del tempo,
come per surreale magia,
sbucò l’anziano scapolo Tommaso:
alto, grosso ed imponente.
A me si avvicinò dolce ed ammaliante;
ed io stetti muta ad aspettarlo.
Le sue morbide carezze
mi scompigliarono i capelli,
risalirono audaci lungo le mie cosce,
la sua bocca, la sua lingua mi cercavano,
mentre io, supplicante di desiderio,
tutta già gli appartenevo.
Sul tappeto fiorito e ascoso,
in un’atmosfera di tenerezza
intima e appassionata,
finalmente il mio giglio candido fu colto.
Non mi pentii di tutto questo
e fui sua tantissime altre volte.
Ero con lui docile, romantica
e, nella pura mia bellezza,
di Tommaso ero pazzamente innamorata.


Incontro con Tommaso

Nella salmodia ansante
degli astri della notte,
io, Eva, splendente ed invitante
come la galassia intera,
ti attendo Tommaso,
mio erculeo, imponente, trasgressivo, molto più anziano uomo.
Io, dolce, romantica, ragazza
che fa volare le sue poesie
verso tutte le atmosfere del mondo,
sono pazzamente attratta
dal tuo amoroso canto.
Da quella tua sapiente, calda,
rudezza mascolina,
con cui tu mi prendi e mi possiedi.
Mentre io mi dono tutta senza
pudore,
tu sai come far vibrare di gioia e di piacere
ogni più intima essenza di me stessa.
Nel cuore celato della notte,
tu sei mio, ed io sono tutta tua;
il nostro amplesso
diventa splendida preghiera,
innaffiata da un orgasmo favoloso.


Nell’alcova di Tommaso

Il caldo afoso dell’estate
accendeva le turbolenze dei miei sensi,
come un fuoco inarrestabile,
il desiderio sessuale divampava
in tutto il mio essere ragazza.
Nelle ombre calanti della sedotta notte,
verso l’alcova del mio amante mi recavo.
Immersa in una candida nube
di romantico languore,
in quella semplice pura casetta,
che per me diventava reggia,
ebbra e fatale, spoglia di pudore,
a Tommaso tutta mi donavo.
La notte, quieta e silenziosa si stendeva,
in un mare brulicante di mistero;
ma la nostra carne in festa emanava
respiri di stupore e palpiti
con gl’innamorati cantici.
L’amore prendeva vita in noi,
come sacra, inestinguibile passione.
Tommaso era un formidabile amatore,
ed io, Eva, gran femmina com’ero,
godevo orgasmi in alta marea.


Nel giovanile incanto

Come un sospiro nel vento
volava la rondine
della mia femminile primavera.
Ad una pura e dolce fermata,
sotto un albero variopinto di gemme,
attendevo lo splendore fiorito,
il maschile avvolgente sorriso
di Armando, il mio ragazzo del cuore.
Il diletto dei sogni arrivava,
e, nel silenzio zampillante d’amore,
io ascoltavo rapita
il suo concerto di vita.
Terreni favolosi misteri
emanavano i suoi occhi neri,
scintillanti e soavi
come un oceano di stelle.
Come una speranza profonda,
nella mia amorosa notte fonda.
I miei viaggi incantati
si fondevano fecondi
con la sua virile, accesa, pelle.
Lui, stringeva tra le braccia
le mie morbide valli serene,
le colline ripiene
di latte e di miele.
L’autunno seccò i fiori,
non vi furono più luci, colori,
addio paradisi bramati,
Armando era svanito.
Inondava d’inverno
la mia terra innamorata,
una solitudine ghiacciata
invadeva
tutto il mio cuore.
Ora, note assai più sublimi
musicano il mio canto di ragazza
e la fanno volare
verso il nuovo desiderato amore,
per poter superare l’orizzonte
infinito del mare.


A Floriano

Mi hai incontrata
tra lo straripante e tumultuoso andare
di un corteo sindacale:
spiccava la mia chioma bionda,
tra i cartelli inalberati al vento,
gli slogan inneggianti
alla rivoluzione comunista.
Eri figlio della ricca borghesia,
conquistato dal bisogno proletario;
pendevi dalle mie parole
più che dalla cattedra universitaria.
Ti apparivo come il simbolo
fulgente della sfruttata,
della calpestata della storia.
L’operaia che avanzava ormai cosciente,
sulla via della liberazione umana.
Mi telefonavi spesso e fitto,
volavi i dì di festa nel mio nido,
tra le rose e le viole del pensiero.
Per te il mio corpo, i miei occhi, che passione!
Erano più della rivoluzione.
Ma Eva era sempre tutta casta,
mai ti ho dato un bacio,
mai una carezza:
ad un altro affidavo il cuore,
a te la bandiera rossa.
Caro Floriano guerriero,
demolitore del capitalismo,
sii sempre il compagno
dei e delle diseredate della terra.
Ama il sole di giustizia,
la fratellanza e la gioia universale;
contempla oltre il tempo
il paesaggio immenso
che brilla all’infinito,
oltre le stelle, nel Divino.


Ho avuto paura Alfredo

Ho avuto paura Alfredo,
ho avuto paura
di perdere il sacro seme
della mia libertà,
di non potere più
con gli occhi miei sovrani,
contemplare l’immergersi del tempo
nell’infinito mare del divino.
Paura di obliare le voci,
i colori, i singhiozzi del mondo,
per incantarmi, bearmi di te,
della tua maschile essenza.
Temevo di essere comprata, defraudata
dello splendido fiore
della mia femminilità,
del soave incanto della poesia.
La tua immensa ricchezza m’immergeva
nell’ebbrezza e nel lusso dei festini,
nei tuoi fastosi viaggi ingioiellati,
in cui del tutto emergeva
il tuo turpe egoismo disumano.
Tutti quei diademi terreni
mi tentavano,
della mia vanità s’impossessavano.
Ho invocato la Divina Creatrice,
salvezza e gaudio in ogni situazione
e, mentre piano piano
dalla mia visione tu sparivi,
il flauto del divino
ha ricominciato a suonare in me
e non mi sono più sentita sola
e non mi sono più sentita triste.


Mi desidero pura

Mi desidero pura,
mi desidero innamorata,
come l’abbraccio della Divinità
nell’oceano eterno,
il sorriso angelico
nel mondo infinito,
la meraviglia creata
nella sua prima aurora.
Mi desidero pura,
mi desidero innamorata,
come l’anima di Eva nel giardino incantato.
Il suo amplesso ardente e sublime
con l’Adamo del cuore,
il beato desiderio del suo grande amore.
Mi desidero pura,
mi desidero innamorata,
come lo sguardo e il sorriso di luce,
della Maddalena con Gesù;
il loro candido,
stupito palpito.
Mi desidero pura,
mi desidero innamorata,
come tu Mamma mi hai voluta e creata.
Come nel tuo supremo amore
tu mi guidi
verso la pienezza eterna
della felicità.


Non ti amo più Flavio

Anche se come splendido virile astro
nel cielo del mio desiderio sì brillato
e le dolci note della mia anima
hanno accarezzato il tuo silenzio
nutrendolo di poesia innamorata,
io non ti amo più Flavio, non ti bramo più.
La segreta misteriosa essenza
dei sentimenti umani
è al di là di ogni comprensione,
oltre ogni scoperta della scienza.
Nel profondo invisibile del cuore,
in me il divampante fuoco dell’amore,
si è acceso per un altro uomo.
È con lui che ora mi libro
verso il grande incanto.
Tu non mi sei più splendente aurora,
suprema visione in terra del divino.
Separiamo i nostri respiri Flavio,
ma condividiamo i nostri passi
verso la sapienza del creato.
Voliamo nel cielo oltre le stelle,
nell’iride della Dea saremo uniti.


Ricordo di ragazzo del Brasile

Il mio corpo di giovane ragazza
si crogiolava nel sole
di terre lontane.
Percorreva l’antico sogno:
l’America Latina.
In riva alle acque profonde
del Rio delle Amazzoni,
mi attendeva Pablo, il ragazzo
più affascinante del Brasile.
Fu un samba infuocato,
un carnevale dei sensi;
giorni, notti, vestiti
di sessuale follia.
Il suo astro amoroso
brillava d’invito
alla fusione totale.
La mia anima volava
libera e avventurosa;
strappò il corpo al delirio
nel libidinoso giardino
e nascosta partì
sulle spalle dell’onda.
Ora che il suo fuoco ardente
non incendia più la mia carne,
ora che il mio gabbiano
ha fermato il suo volo,
rimpiango quel maschio stupendo
e ancora vorrei con lui danzare
quelle note sfrenate
d’erotismo, di sesso.


Ricordando Pierre

Vagabonda e squattrinata,
nella città del lusso e della moda,
per alcuni giorni mi posai.
Con Pierre, compagno ideale,
trascinavo i giorni e le notti
per le strade di Parigi.
Gli artificiali splendori,
gli accecanti bagliori,
erano le stelle del cielo.
Graffiavano il silenzio
le lamiere viaggianti,
il cemento imprigionava
il mondo dei sogni.
Come talpe c’immergevamo
nella pancia cittadina.
Pierre, con baci e carezze,
intrepido mi trascinava
verso la nostra umile,
segreta alcova notturna.
Nelle notti celate
dai nostri sessuali bagliori,
con gioia facevamo l’amore.
Il corpo di Eva si apriva come l’onda del mare
e Pierre s’inabissava
nei misteriosi fondali
dove il piacere sopprime
ogni affanno, ogni male.
Si dileguava nel respiro
la baldoria dei sensi;
come pazza avventura
fu solo un ricordo,
un passato trascorso.
Ma sempre in noi dimorerà
quel palpito soave e carnale.


Mia bionda apparizione

Ti sono apparsa Enrico
con le mie spighe d’oro
per impreziosirti l’aria;
col mio splendente sole
per dar sorriso alle tue ombre;
coi fiori meravigliosi
che danno incanto ai sogni;
coi folli amplessi
che ti incendiavano le notti.
Dai tuoi occhi, dal tuo cuore
sono scomparsa;
come una stella che svanisce nell’alba,
come un dipinto sublime
nascosto, sparito dall’anima,
come una pura colomba bianca
che vola verso un altro amore.


Ricordando Jorge

Nell’incanto montuoso
del defunto impero del sole,
sulle sponde armoniose del lago
“mas alto del mundo”,
mi attendeva il sorriso di Jorge,
sovrano degli Incas.
Contemplavo il turchino
del Titicaca ridente.
M’imbarcavo con il bruno
antico amante regale,
nel silenzio soffuso
di seducenti emozioni,
sulle placide onde
galleggiavano i baci.
Nel meriggio planante
sulle Ande intorno
salivano le nostre
effusioni amorose:
i sentimenti volavano
sulle ali del vento verso i paradisi
dei romantici amanti.
Fu un amore fuggente,
un dolce respiro nel tempo.
Lo sfumare della luce
tra l’ombre calanti.
L’appassire del fiore
nello sguardo autunnale.
Fu un lieve, soave anticipo
dell’eterno universale
incanto d’amore.


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