Opere di

Eleonora Paoletti

Con questo racconto è risultata 3^ classificata – Sezione narrativa alla XIII Edizione del Premio Letterario Internazionale Il Club dei Poeti 2009


Questa la motivazione della Giuria: «Il senso della vita racchiuso in pochi frammenti. Nel momento in cui si crea il distacco si può assistere al crollo e non rimangono che i ricordi, piccoli frammenti di cristallo, ai quali aggrapparsi, cercando ancora la presenza d’un amore ormai dissolto. Attraverso gli occhi della memoria, scompare la concezione del tempo e tutto appare così lontano come una “frenesia della rimembranza” come il “profumo della persona amata”. Eleonora Paoletti permea il suo racconto di questo profumo vitale». Massimo Barile


Frammenti

«Il treno corre via veloce, saccheggia le ultime macerie nei desolati 
panorami della mia anima. Me ne sto andando. Tu sei rimasto là, in quel posto che un tempo conoscevamo come la nostra casa. Non mi vedrai invecchiare e io non conoscerò mai quelle rughe che prenderanno posto tra le linee del tuo volto. Eppure noi ci siamo amati, ma la frenesia del mondo ci ha reso così normali, così prevedibili. Ci siamo cascati anche noi, noi che ci amavamo, noi che credevamo nell’amore, noi che non ce lo eravamo mai detto.. ma che forse ci amavamo più di chiunque altro. La frenesia del mondo ti ha distratto. Il mondo che ci ha sorpassato, che corre troppo veloce… proprio come questo treno. Non riesco a trovare il respiro adatto per disperdere le prime lacrime tra i ricordi e i profumi nostalgici della nostra storia. Tu non ci sarai più, e neanche i nostri figli ci saranno mai più. Quei figli che avevo immaginato con i tuoi occhi e i tuoi vizi preferiti. Mi manca il tuo odore. Il riflesso di un tuo sorriso cade dentro di me. Passa un fremito tra le mie mani, le porto verso il volto e sospiro. Mi manca il tuo odore. Me ne sto andando, ma ti amo ancora e una parte di me ti amerà per sempre. Dicono che tutto ha una fine, io credo invece che tutto sia infinito… che in una realtà parallela continuiamo a vivere le nostre vite in strade che avevamo iniziato a percorrere ma che poi sono state interrotte. La nostra realtà parallela inizia con questo viaggio Matteo, in questo treno. E i nostri figli avranno i tuoi occhi e imparerò ad immaginare le tue rughe sul tuo volto così bene che non sarà necessario vederti invecchiare e diventare più saggio per saperti riconoscere, un giorno lontano, confuso tra la gente. Ci rincontreremo? Alle volte la vita è crudele e noi siamo così sciocchi ad assecondarla. Me ne sto andando e tu mi hai lasciato andare via. Questo treno semivuoto è un viaggio nei ricordi. Tu mi hai insegnato l’amore, tu con i tuoi occhi solitari e assenti, con le tue silenziose carezze e i tuoi abbracci sicuri. Mi mancano le tue imperfezioni, i tuoi momenti di insofferenza e i tuoi occhi, che avevano lo stesso colore dell’autunno. Sei passato, come una sfuggente stagione della vita. Racconto di te a me stessa, sono la voce narrante di un romanzo che solo a noi un tempo era concesso leggere. Eravamo protagonisti. Ricordi? Adesso siamo comparse insignificanti nel romanzo di qualcun altro. Sono la figura anonima che fa da sfondo alla storia della persona che mi è seduta accanto in questo treno. Lo vedo da come mi guarda. Questa volta è lei la protagonista. Io me ne sto solo andando da te e il tempo mi sta dando modo di raccontarmelo. Il senso della vita si racchiude in pochi e frammentari momenti e la cosa più crudele e malinconica è che ti rendi sempre conto dopo averli vissuti che erano loro il tuo senso. Adesso lo ricordo… era una notte d’estate e fuori sentivo i brusii della città. L’eco di un concerto lontano si faceva strada insieme a un sottile fremito di vento tra le persiane semichiuse e il rumore rassicurante e familiare di un vecchio ventilatore. Tu dormivi e io ascoltavo il tuo respiro nella notte. Eravamo distanti l’uno dall’altra, tu eri da una parte del letto e io in quella opposta, ma così vicini. Fu in quel momento che iniziai a pensare a come sarebbero stati i nostri figli. Pensai che forse, nella notte, anche loro avrebbero avuto il tuo respiro. Iniziai ad immaginare i tuoi occhi più languidi e saggi e la tua pelle più ruvida. Non mi aspetto più niente dal domani. Oggi ho preso il primo treno per una destinazione qualunque e ti ho detto addio. Sono scivolata via dal nostro letto e ho chiuso la porta di casa alle mie spalle. Non tornerò. Non mi cercherai…tu che mi hai insegnato anche il non amore. L’oblio di quella grigia indifferenza, la frustrazione di quei sorrisi pesanti e tristi. Perché non mi ami più? Un giorno hai iniziato ad odiare tutto quello che un tempo adoravi di me… tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. Ho imparato a perdere in questa vita e sto imparando a perdere te. Il nostro viaggio è iniziato così… tra gli scompartimenti semivuoti di un treno lento e rugginoso. Il giorno che ci incontrammo pioveva. Ricordo ancora i tuoi occhi nascosti dietro a un giornale sgualcito e umido. Eri seduto proprio davanti a me. Ricordo ancora le tue mani screpolate dal primo freddo dell’inverno. I dettagli tengono in vita questi ricordi, questi piccoli frammenti di cristallo alla quale mi aggrappo cercando ancora in te la mia essenza. Chiudesti il giornale e lo appoggiasti nel sedile vuoto a fianco a te. Quella fu la prima volta che vidi le tue labbra e che iniziai ad amare la maschile presenza dei tuoi zigomi. Ritrovai la mia casa nei tuoi occhi, tra le linee del tuo volto. Mi guardasti di sfuggita e poi… il resto, è soltanto storia, la nostra storia. Perdo il mio sguardo tra i paesaggi e le fronde più alte degli alberi mosse dal vento, fuori sta cadendo la prima pioggia della sera. Il cielo oscuro mi parla di te. Nessun tramonto prima di questa notte. Il sole se n’è andato silenziosamente… è fuggito da questo giorno proprio come sto fuggendo io. Nessun tramonto prima di questa notte. Il cielo oscuro mi parla di noi”.

Sapevo che non avrei mai spedito quella lettera, sapevo che sarei rimasta ad osservare il sole tramontare dietro la penombra di colline malinconiche e taciturne mentre quel treno mi portava lontano dal mio passato, più vicino a questa realtà. Ma oggi, casualmente, riordinando la mia libreria ho scorto la costola di un libro e una fitta al cuore mi ha ricordato cosa un tempo avessi nascosto all’interno. Sono passati quindici anni eppure la carta non sembra aver patito le pene del tempo, su di lei non sembrano essersi cristallizzati i rintocchi di ogni ora passata ad aspettare una destinazione. E per ogni anno che passava si illudeva speranzosa che mi ricordassi di lei, di me. Che il mio senso si esaurisca in questa lettera? Qualche parola accostata in modo confuso e colmo di commozione, pronta a ricordarmi a cosa scelsi di voltare le spalle. Adesso che sono alle soglie di una maturità più consapevole e severa ricordo anche i miei errori, l’ipocrisia di quei sorrisi dietro i quali nascondevo il mio dolore e mi interrogo sul senso di tutta una vita, la mia vita. Ci sono poche scelte fondamentali o forse ogni scelta lo è stata, ma se sono giunta in questo deserto di solitudine mi chiedo quale decisione abbia condannato la mia esistenza all’ipocrisia di quei sorrisi pesanti e crudeli. Ricordo ancora chi ero e chi era quel ragazzo che abbandonai per prendermi il meglio dalla mia vita, il meglio dei miei anni. Alle volte è più facile fuggire che concedere perdono, ma chi lo ha stabilito che nessuno avrebbe mai dovuto tradirci? Quale legge divina, quale morale egoisticamente narcisistica? E quante altre volte siamo noi i primi a farlo? Quando si è giovani si pensa di aver sempre occasione per rimediare, si pensa al tempo e cosa in quel tempo vorremmo fare della nostra vita. Poi il tempo sfugge, passa, ti corre accanto, ti graffia le guance e inizi a invecchiare cercando di dimenticare quello che non avresti mai voluto capire. Inizi a pensare alla tua vita e ti rendi conto che ti mancherà sempre del tempo, che per rimarginare tutte le ferite dovresti provare a rubarlo alla morte, a scendere a compromessi con il fato. E per tutte le volte che ho sfiorato la follia mi chiedo cosa sia rimasto adesso da compiangere e cosa invece ancora non sia del tutto ricordo, perché paradossalmente la memoria dei ricordi non li rende mai tali, non li sfuma nel tempo, non ti conforta di nuovi profumi. Io sto invecchiando nei ricordi e soltanto adesso che stringo questa lettera tra le mie mani riesco a rendermene veramente conto. Ricordo la bellezza dell’adolescenza, il non conoscere la destinazione delle mie aspettative, la bramosia che si impossessava di ogni respiro, che mi sussurrava desideri e tentazioni, ricordo la risolutezza di una ragazzina insicura.
Il soggiorno della mia casa ospita un nuovo tramonto, ma questa volta nessun treno corre via veloce è soltanto la mia vita, i paesaggi palpitanti di lacrime che si aggrappano agli occhi della memoria, le voci di persone che non ci sono più, tutte le prime volte, le lettere mai scritte e i sorrisi di qualche amico che ho perso. Li vedo passare e sfuggire lontani, sempre più lontani. Socchiudo gli occhi e sospiro cullata dalla frenesia della rimembranza, poi un odore intenso e rassicurante mi fa voltare verso altri ricordi… è il suo profumo, il profumo di Matteo.


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