Opere di

Delia Di Lauro


Aria

Seguimi, piango con te
piangi, piangi piccolo
è la vita, nasci con me.

Sei speciale piccolo,
sei speranza piccolo,
sei amore piccolo.

Ti do un bacio
una preghiera, una candela,
l’aria, ora respiri con me.

Andiamo, apriamo le sbarre,
i lucchetti, le catene
vinciamo le battaglie,
vinciamo la guerra.

Ti prometto l’aria.

Ti spalanco il mondo,
tu vinci.


Stazione

L’uomo con la valigia va
regalando poesie
fra le stelle curiose
che lo stanno a guardare,
mentre corrono
cani randagi,
roditori affamati,
belve selvagge,
e l’ultimo poeta va


Libellula

Impazzisci, rosseggia
tramonto tropicale
profumato di mango acerbo.

Ali di libellula testarda
lambiscono contro i vetri
traditori di libertà.

Picchia, picchia libellula
lucente è la vetrata,
picchia, picchia donna
la notte ti fa da testimone.


Amanti

Canne di bambù
sventolano oltreggiate
dai sospiri d’amanti
sull’oceano.

Albeggia il sole
profanando i loro corpi
imprigionati
nell’impietosa rete
di un vascello.


Non ti credevo,
non ti cercavo,
non ti volevo
sei arrivato,
non mi tradire.


Per Antonietta

Grigio, grigio,
pioggia, pianto,
lacrime sull’asfalto.

Cerco il sole,
il calore,
provo solo dolore.

Non ti trovo,
sei andata,
mi rimane lo stupore.

Una madre, una sorella,
eri amica, eri bella,
eri un gesto d’amore,
eri un dono del Signore,
altruista per passione.

Chi mi regalerà un fiore,
chi mi canterà una canzone,
chi mi scalderà il cuore.

La tua voce ora sento,
Come stai? Dove ti trovo?


Dove ti trovo?

In una chioma bruna,
in due occhi neri,
nel profumo di vaniglia,
in un disco di Julio Iglesias,
al tavolino in un bar,
nelle strade di via Brera,
nelle lacrime in una chiesa,
nella sedia a casa mia,
nella commozione di una poesia.

Io con te tornavo bambina,
nelle margherite in primavera.


Milano

Si spoglia Milano
nel roseo vespro
nei rintocchi di campane,
appari senza veli
ritratto di sposa resa,
nel tuo stupore.


T’affretti
corri bestemmi,
ha perso solo il pulmann.

Soffermati
tutto si muove
gira, cambia all’istante.

Sorprenditi,
è una rosa impavida
nella neve cristallina.

Osserva,
dalla cornice della finestra
una mano ti saluta.


Regista

Sei regista
dell’ultimo atto
scegli le comparse
la prima donna,
il coro, la musica
con un sorriso teatrale
calerai il sipario.


Era estate,
germoglierà il tenero grano
io correvo con te mamma
nel campo, fra sassi
buche, le tue mani.

Era notte
falciavano le spighe mature
l’ultima tua luna mamma
arrivò portandoti via
nei petali dei papaveri.



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