Opere di

Daria Camurati


Con questo racconto ha vinto il dodicesimo premio all’edizione 2007 del Marguerite Yourcenar 2007


Tre piatti d’argento

Tre piatti d’argento battuti a mano con piccole conchiglie che si rincorrono lungo il bordo, appoggiati sulla tovaglia di tulle bianca con cuori di pizzo ricamati da mani abili e pazienti.
Caterina e Magda entrano, con passo deciso e inconfondibilmente occidentale, nella veranda che s’affaccia sul giardino di caprifoglio, canna da fiore e melograno.
Sui piatti piani, grandi,a forma di gigantesca mandorla, le tazze per il consommè,di porcellana gialla con disegni di carrozze grigie e verdi e ai lati le posate, regalo del suo venticinquesimo compleanno,con incise le iniziali di sua mamma e a cui tiene particolarmente.
Le mani fra i capelli sempre scompigliati e allegramente ribelli, il sorriso smagliante e lo sguardo alla ricerca della padrona di casa,che sembra scomparsa dopo la risposta dolce e cordiale di sempre, al suono discreto proveniente dalla porta. Da quanti anni ormai l’amica più giovane, ma da sempre più saggia, la invita ad assaporare tutti i
momenti della vita, a concentrarsi e a rispettare la fugacità e l’irripetibilità di ogni magia regalata.
“ Dai Caterina, sediamoci ad aspettarla e godiamoci questo breve silenzio”
Magda è sicuramente più composta, severa e attenta. I capelli biondo cenere, dritti e divisi esattamente al centro, sono ripiegati accuratamente appena sotto alle orecchie e lasciano intravedere un solo filo di perle di fiume. Gli occhi grandi color ambra non sono quasi mai abbassati e sembrano riempirsi degli oggetti che la circondano.
Si appoggia al davanzale di ardesia profumato di cera e guarda i vetri colorati che lasciano entrare un sole discreto in quella calda e luminosa giornata di settembre. Il rabarbaro, dai grossi gambi rossastri e ricchi di succo si intreccia al sambuco e ai suoi frutti, grappoli di perle violacee mentre lei respira l’aroma di questa pianta magica, chiamata l’albero del “flauto magico,” dall’antica leggenda celtica in cui si racconta che questo strumento fatato fosse intagliato nel suo legno.
Mai bruciarlo, perché le ceneri aprono al diavolo la porta di casa.
I bicchieri in vetro soffiato grigio perla a forma di boccia quasi instabile, riflettono sui candelieri d’argento, una luce diretta quasi a formare dei raggi obliqui che con la fiamma accesa disegnano figure geometriche di diverse dimensioni.
“Adelaide, eccoti finalmente, dove ti eri cacciata? Rispondi al nostro arrivo, apri e poi scompari come nei libri di Agata Christie. E che ne è di Rachele? Non tarderà anche oggi? Cosa c‘è questa volta?”
“Buongiorno mie care, fermate il torrente in piena, non vorrei rimanere travolta subito dall’irruenza della mia dolce e amabile amica”
L’apparizione dell’esile figura, stretta in un tailleur color tortora con tacchi a spillo vertiginosi,il viso abbronzato e asciutto con piccole rughe ai lati della bocca, e i capelli tirati che lasciano apparire perfettamente la forma del capo, non impedisce certo a Caterina di vomitare la sua irruente curiosità.
“Vorrei sapere perché lei non è ancora in grado di rispettare gli orari. Penserete che mi ripeto sempre, ma è una cosa che mi fa innervosire, la trovo proprio una mancanza di rispetto, un comportamento individualista che sottende un sentimento di superiorità che mira a usare gli altri per i propri bisogni e esigenze”
“Dai Caterina, non esagerare. Come al solito il tuo senso della misura è molto discutibile. Lo sai che assumi un’espressione che non ti dona affatto”
Adelaide nota sempre come il viso dell’amica si trasformi, lasciando i riccioli mogano scomposti ricadere ai lati di un broncio fanciullesco,al di sotto di un meraviglioso nasino che allarga le narici come un toro infuriato.
Delle piccole ciotole in cristallo glicine lasciano intravedere un liquido trasparente che emana un profumo di gardenia.Sono appoggiate ai lati di ciascun piatto e a fianco di ognuna un biglietto di tela di lino su cui ha ricamato i nomi delle amiche a punto croce e che esibisce sul tavolo per i loro incontri. Nel cassetto del mobile in noce,ricordo dello zio, altri sette biglietti per le persone a lei più care.
“Ecco ora sarai contenta, credo abbiano suonato. Ti prego, non dirle niente. Prova a sforzarti e cerca di essere più tollerante.”
“Scusate tanto, ma la moto non partiva, ho scoperto poi che Gregorio l’aveva usata lasciandola senza miscela. Gli ho telefonato,minacciato di dirlo alla mamma e allora mi è venuto a prendere e mi ha accompagnato. Qualcuno mi da’ un passaggio più tardi?”
I capelli cortissimi e appena mossi, gli occhi stretti e allungati, un naso decisamente importante e la bocca ben disegnata. Il tempo non aveva tolto niente al suo fascino irresistibile. Non aveva mai cambiato il modo di vestirsi da quando frequentava il liceo. Sempre pantaloni a sigaretta in colori scuri, maglietta aderente d’estate e maglioni oversize d’inverno. Niente tacco e niente borse.
Le brocche dell’acqua e del vino hanno forme diverse e mentre le foglie piccole e grandi lavorate nel vetro decorano esternamente il vino che riposa all’interno, l’argento che avvolge l’acqua è soltanto gonfiato qua e là in dolci movimenti,quasi a formare piccole zucche interrotte dal manico morbidamente inserito nel gioco prezioso.
“Posso offrirvi un aperitivo in terrazza? Ho preparato fuori così prendiamo anche un po’ di sole prima di sederci a tavola. Venite,....Magda, la musica ci seguirà, non preoccuparti. Lo so che Vivaldi ti toglie il respiro ed è per questo che ti garantisco che le note a te così care ci raggiungeranno ovunque. Spero però che riuscirai a ricevere anche la melodia della nostra voce”
“E’ orribile pensare di confondere,mescolare e condividere suoni e magie così diverse.” La risposta di Magda arriva sottovoce, non tutte la ascoltano.
“Io credo che mi consolerò con un calice di vino della casa e spero ci siano anche le mie tanto amate olive pugliesi di cui sento il meraviglioso profumo che evoca momenti meravigliosi del mio passato, le mie vacanze, le serate in spiaggi “
“Caterina, sono sorpresa che parli di profumo pensando al cibo, quando, se ben ricordo, l’importante per te è sempre stata la quantità da ingurgitare. Stai invecchiando o Magda è riuscita a farti innamorare di Proust?”
“Dovresti cercare di essere più puntuale, tu, invece di pensare se il tempo migliora o peggiora le tue amiche e se la” madeleine” che riporta alla dimenticata Combray vince infine sul formidabile desiderio di ingurgitare di Gargantua.”.
Rachele, il ginocchio della gamba sinistra appoggiato al bracciolo della chaise longue in bambù, ricorda: “A proposito di Rabelais e del suo “je sais” contrapposto al “que sais-je?” di Montaigne, avete dimenticato le nostre interminabili discussioni,sedute in terrazza al gelo invernale, avvolte nelle coperte dai colori pastello di zia Federica, sorseggiando infusi improponibili di fiori e bacche rubati nel giardino che il suo vecchio corteggiatore curava con l’amore che non era riuscito a offrire a lei?”
Il Tavolo di ferro con le ceramiche di Ravello blu e azzurre è al centro del piccolo terrazzo sommerso da piante di gerani e erbe aromatiche. In un angolo, vicino alla grande porta a vetri scorrevole, un vaso di profumatissimo gelsomino. Il vassoio d’argento con decorazioni applicate e perline intorno, su cui sono appoggiati calici colorati: salvia per Rachele,miele per Caterina,rosa per Magda, turchese per Adelaide, ricorda il loro viaggio a Parigi. Il primo grande acquisto a place Vendome. Da quando facevano le prime feste,aveva preferito scegliere i colori per riconoscere i bicchieri invece della solita scritta a pennarello sull’usa e getta di carta.
“Adelaide e Magda restano comunque il nostro “gusto della vita”, la nostra memoria della bellezza che ci circonda, ci pervade, ci penetra e ci sfiora. Caterina ed io esistiamo, ma spesso non ne abbiamo coscienza, non ne siamo consapevoli.
Vi siamo riconoscenti per averci insegnato a prendere consapevolezza della meraviglia che accompagna la vita.”
Il vino appena ambrato e ricco di bollicine su cui galleggiano iceberg a forma di fragole e fragole vere con foglie di menta, si allarga in una grande coppa di vetro appoggiata su una colonnina di ceramica decorata con pieghe discrete e rigorose.
“Non accetterò il trasferimento a Firenze, non me la sento di ricominciare,l’idea del trasloco mi terrorizza, il vicino sconosciuto mi angoscia, voi mi manchereste e i miei, anche se non lo dicono, si sentirebbero perduti”
“Anche a noi mancherai certamente ma forse è ora che impariamo a digerire il distacco, Firenze non è irraggiungibile, le storie cambiano, ma noi non lasceremo che il tempo o i luoghi ci tolgano la forza che ci unisce, l’amicizia, il sentire sempre presenti le persone che non ci stanno così fisicamente vicine. “
“Da quando sono nata ho il terrore dell’abbandono, la paura di perdere quello che più conta per me: la sicurezza dei sorrisi veramente cari, la quotidianità dei profumi delle persone amate, la voce conosciuta che risponde nel momento stesso in cui ne hai bisogno, poter raccontare le tue emozioni, far rivivere momenti piacevolmente o non piacevolmente trascorsi, incontrare lo sguardo di chi ami con facilità, senza renderti conto che quella è la felicità.”
“Rachele, noi arriveremo, io arriverò ogni volta che avrai bisogno, quando chiamerai sarò lì, la mia borsa con lo stretto indispensabile, le consegne in studio e la mia auto in autostrada verso casa”
“Tu, Caterina puoi promettere la tua presenza, perché il tuo lavoro ti consente di andartene con un minimo di organizzazione, ma per noi è certamente più complicato e poi inutile negarlo vivere in città diverse non permette il contatto quasi quotidiano a cui noi siamo abituate”
La delicatezza di mani lunghe e sottili versa il vino nei calici colorati mentre mani più corte e solide pizzicano mandorle brune dal profumo salato e mani nodose e abbronzate infilano olive piccolissime. Solo le mani di Magda restano inoperose,appoggiate alla ringhiera del balcone.
Il cane, dal giardino, interrompe la conversazione abbaiando verso il grande cancello di ferro che quasi imprigiona e difende le amiche dal mondo esterno. Affacciate al terrazzo, Adelaide e Magda vedono solo due ombre.
Il rumore del coperchio in leggero movimento appoggiato alla grande zuppiera di porcellana gialla ricorda che bisogna rientrare in veranda per la colazione.
Agar, quasi in punta di piedi versa nelle tazze il consommè e aggiunge le palline di pasta con il mestolo a forma di gerbera comprato al mercatino di Eze la primavera in cui si era sposata Magda.
Il matrimonio più atteso, perché avrebbero conosciuto il marito dell’amica solo in quella occasione,dopo averne sentito parlare per tre lunghissimi mesi. Il matrimonio si sarebbe svolto in Francia, perché lui era un chirurgo di Brest e loro avevano deciso di approfittarne per trascorrere una vacanza insieme, dopo aver programmato le soste nelle città da loro più amate.
Era stato un viaggio bellissimo e anche la sposa era stata con loro per tutto il tempo; un addio al celibato di otto indimenticabili giorni. Avevano visitato i musei e i luoghi più raffinati, la notte si erano rifugiate nei manieri, castelli o negli hotel di charme più caratteristici e accoglienti trovati tra dépliants e riviste sfogliate nei mesi precedenti la partenza. Le soste culinarie erano state studiate con garanzia di soddisfare anche la loro grande esigenza del piacere visivo ed erano quindi locande, caffè, terrazze sul mare accuratamente scelte per la loro particolarità e fascino, senza naturalmente dimenticare un menu che comprendesse ricette tipiche del posto e gusti assolutamente diversi da quelli usualmente assaporati. I negozi delle vie e piazze più famosi e eleganti, i negozietti dei borghi o dei porti pittoreschi e allegramente brulicanti di persone,venivano presi di mira dal quartetto che,carico di borse e sportine di ogni colore e forma, ritornava la sera in albergo e svuotava il proficuo bottino sui letti, dopo avere abbandonato i corpi stravolti ma visibilmente soddisfatti.
“Volevo un lavoro che permettesse di realizzarmi ed eccolo arrivare per lasciarmi con mille dubbi…..e anche tanta, tanta tristezza.”
“Ottimo questo consommé, ogni pallina la promessa di una nostra visita alla cara Rachele. Chi l’ha preparato? Adelaide, non ti sarai svegliata questa mattina alle cinque come faceva tua mamma? Ti ricordi il profumo che saliva nella camera dove noi ancora dormivamo e che ci trasmetteva il calore dell’amore con cui “lei” preparava la colazione e che ci portava a cercare di indovinare chi sarebbe venuto quella domenica da noi? “
“Oh non sarò mai come “lei”, cerco, qualche volta di assomigliarle, perché vorrei trasmettere la serenità, la felicità, la dolcezza e la sicurezza che la sua presenza mi ha sempre dato. La mia casa è vuota e da quando non ho più notizie di Antonio raramente preparo qualcosa che assomigli vagamente a un pranzo o a una cena, se non tisane e zuppe da accompagnare al mio amato burro salato con crostini e formaggi francesi”
“In quale posto del mondo si perdono le sue notizie?” L’interrompe Caterina con espressione incuriosita
“L’ultima volta che mi ha mandato un telegramma di tre righe era a Lima e mi diceva che non avrebbe più fatto sapere nulla di sé e che non mi spiegava perché non avrei capito “
“Certo era un uomo molto particolare, sicuramente affascinante ma nessuna di noi era riuscita a sapere cosa volesse veramente dalla vita e pur amandoti quasi come la sua dea,ti stava vicino soltanto per poche, meravigliose, indimenticabili ore”
“Ho smesso di amarlo. Non so perché l’ho amato. Forse sarà morto, forse si sarà risposato. Non l’ho più cercato. Sono qui nella sua villa, le sue fantastiche automobili, lo chalet nel bosco di nocciole che avevamo arredato con tutti i nostri ricordi…... e la rendita della tenuta in toscana, non ha nemmeno detto cosa avrei dovuto farne. Probabilmente questo lo fa sentire meno in colpa, e soddisfa la sua voglia di onnipotenza, di libertà d’azione, il sentirsi comunque padrone..”
I cucchiai elegantemente appoggiati nelle fondine vuote, il delicato rumore di bicchieri nelle pause dei discorsi e ancora silenziosamente discreta Agar compare con il vassoio di madreperla e corallo da sempre usato per trasportare i piatti in cucina.
“Per piacere, rispondi al telefono e dì che sono impegnata. Richiamerò più tardi”
“Non era nessuno, signora, solo dei rumori di pioggia”
“Richiameranno”
“Agar, per cortesia, aspetta un po’ prima di cominciare a friggere creme e verdure. Ti avverto io quando sarà il momento.”
Adelaide muove il vino nel bicchiere dondolando lentamente il calice con le dita sottili e movimenti del polso quasi impercettibili e mentre le altre osservano l’ondeggiare lieve del Fleurie,comincia con un sorriso dolce a raccontare
“L’ho amato tanto. Mi sentivo come in un sogno e tutte le mattine, mentre facevamo colazione e lui mi sorrideva sorseggiando il suo tè, avevo la conferma che tutto era vero e non potevo desiderare niente di più. Il suo lavoro, solo quello stramaledetto lavoro e le ore trascorse in ufficio e all’estero mi obbligavano a farmi scivolare addosso interminabili giornate e lunghe notti sfogliando riviste e accarezzando i miei fiori, le mie piante nel silenzio umido della veranda, unica compagna muta scelta per la sua bellezza insensibile e acritica. E’ stata un’esplosione improvvisa, mi sono sentita lacerata dentro come se le viscere non potessero più restare imprigionate nel mio corpo quella sera, esattamente tre mesi fa, mentre tagliavo le rose da mettere in tavola e si sentiva il profumo della bouillabaisse che Agar stava preparando in cucina. Mi ha detto che partiva e che non poteva spiegarmi niente. Mentre lo guardavo incredula, mi accarezzava le mani, mi sorrideva in modo stranamente triste e ripeteva di amarmi, ma che doveva partire.
Dalla finestra della camera lo guardavo partire mentre il sole tramontava dietro agli alberi… ed era anche il mio tramonto. Solo una telefonata dopo tre giorni per dirmi ancora che mi amava, che tutto era come prima, che non poteva fare a meno di me. Non ho più sentito la sua voce. Ed ecco il perché dei miei silenzi, delle mie fughe dai vostri incontri, ma ho cercato di capire, ho anche sperato che,......”
Solo Rachele riesce ad intervenire. “Temo che qualcosa di molto serio e grave lo tenga lontano da te. Hai provato a chiedere informazioni sul suo lavoro? Sulle persone che frequentava?”
“Non amo intervenire nella vita privatissima delle persone che amo, non voglio violare ciò che non mi viene offerto liberamente e volontariamente”
Magda si alza, non sopporta più la musica tanto amata e la interrompe in modo insolitamente brusco. Ritornando a tavola osserva l’espressione triste ma sorridente dell’amica dalla quale traspare la rassegnazione dell’infelicità e alla quale rimanda il suo sguardo composto, con occhi grandi, non abbassati,che si riempiono dell’anima di Adelaide e senza parlare si risiede e ascolta.
“Agar, puoi cominciare a friggere”
La vetrata lilla e indaco tiene a giusta distanza i raggi del sole ancora forte e caldo, filtrando una luce ideale per mantenere la loro intimità carica dell’allegria che si diffonde quando la comprensione e la confidenza tra le persone non ha bisogno di invadenze esterne per caricare di gioia l’interiorità.
Rachele torna all’attacco “Parti con me, non restare qui sola a torturarti e poi la casa è troppo grande, troppo vuota, con me a Firenze starai benissimo, solo per un po’, in attesa che le cose cambino,...... il tempo cambia le cose. Mi aiuterai a sopportare i primi tempi, il periodo più brutto, poi conosceremo altre persone e quando Magda e Caterina ci verranno a trovare saremo padrone della città, avremo allargato i nostri orizzonti, forse saremo anche migliorate.”
“Sono elettrizzata all’idea di avere una buona scusa per chiudere con il lavoro ogni volta che vorrò fare shopping accompagnata dalle mie care amiche e vivere la città dall’interno, non più turista frenetica, superficiale, scontata, ma figlia delle sue strade, madre dei suoi musei e dei suoi palazzi, compagna fidata dei bar e dei ristoranti.” Caterina scuote la testa,mentre i capelli si muovono ribelli, quasi ad accompagnare con ritmo caraibico l’arrivo di foglie di castagna appoggiate delicatamente al vassoio in midollino a forma di penero color oliva.
Sopra alle foglie, margheritine di crema e fiori di verdura, giallini, verde pallido o appena dorati, tutti avvolti e scaldati da una pastella color tabacco chiaro.
Magda accarezza le perle perfettamente uguali fra loro lasciando scorrere le dita quasi come durante la recita di un rosario e muove gli occhi lentamente verso Adelaide e verso il vassoio ora trionfante al centro del tavolo.
“In realtà non ho mai tradito né mai tradirò le persone che amo e che ho amato. La mia famiglia, pochi amici, quelli che contano veramente, loro lo sanno, voi lo sapete che resteranno dentro di me per sempre, nonostante lontananza, abbandono, morte, perché questa è la mia vera promessa alla vita. Quante persone riderebbero nel sentirmelo dire, quante persone credono di sapere tanto degli altri, sono sicuri di non sbagliare nel giudizio e giudicano continuamente, ma cosa giudicano, chi giudicano? Non sanno niente e mi divertono per la loro ridicola presunzione, per la loro ignorante sicurezza del nulla. Si limitano a qualche episodio mal riferito, a qualche notizia mal compresa e frettolosamente riportata, al giudizio delle apparenze troppo spesso scambiate per sostanza e credono per questo di conoscere. Chi? Che cosa? “
“Non devi spiegare a me tutto questo, perché io so perfettamente come la pensi e so quanto tu mi sia vicina sempre, nonostante tutto e come non abbiamo bisogno della presenza fisica per sentire presenti affetti molto lontani,addirittura scomparsi.”
“Bene, credo che di fronte a questa deliziosa frittura di verdure dovremmo lasciarci andare al delicato profumo che emana e affrontare temi più gioiosi e interessanti” Caterina interrompe l’atmosfera dal tono impegnativo e serio per iniziare il suo racconto, mentre allontana i riccioli mogano dalle guance appena scaldate dal vino che sorseggia di tanto in tanto.”
Un leggero venticello muove lentamente le tende e Magda si alza compostamente per riprendere Vivaldi da dove lo aveva lasciato
“Leggevo l’altra sera nella Bibbia, come faccio da un po’ di tempo a questa parte prima di addormentarmi, che Agar… non vi sembra curioso? Sì Agar come la brava e fedele Agar che da sempre si occupa della tue casa, Adelaide. Ebbene, lei era la serva egiziana di Sara, moglie sterile di Abramo. Per questo motivo le chiese di avere un figlio da lui, che (secondo la cultura della società di allora) era come suo. Agar partorì Ismaele, ma c’era gelosia tra Agar e Sara e quindi Agar e Ismaele furono cacciati via, ma Dio li sostenne, perché Ismaele era comunque figlio di Abramo.”
La fanciullesca allegria nel racconto di Caterina, riporta finalmente le amiche a discorsi divertenti, a ricordi piacevoli.
Adelaide si alza elegantemente “Grazie, grazie per essere con me anche oggi”

Un’esplosione rompe improvvisamente il concerto armonico delle voci, della musica, dei suoni lievi di posate spostate garbatamente. Un rumore sordo, terrificante e poi più cristallino, fortissimo, di vetri sbriciolati e fumo,tanto fumo scuro e acre odore di bruciato, precedono il ritmo ovattato di leggeri passi veloci seguito da un urlo disperato interminabile. Le dita rinsecchite di una mano piccolina compongono in modo scomposto e agitato dei numeri nel telefono,che cade più volte sul pavimento lucido ed elastico.
“Pronto, mi chiamo Agar, correte, sangue, tanto sangue e silenzio, tanto silenzio.”
Nella stanza solo la figura esile, immobile, impietrita di una donnina incredula e ammutolita, resta nitida, come apparizione quasi sacra volutamente messa in risalto al di sopra della fugacità terrena.
Dal varco aperto nella parete sul terrazzo, l’aria fresca entra come per pulire le immagini offuscate dalla polvere depositata sugli oggetti e sui corpi mescolati tra loro in una fusione unica di elementi nella quale con difficoltà si riconoscono le differenze. La vita umana in un attimo spezzata dalla vendetta destinata a colpire l’unica persona assente e inerme, impotente e incapace di proteggere chi credeva al riparo da qualsiasi ritorsione.
Tre piatti d’argento battuti a mano, scuriti dal fumo, restano appoggiati ad un volto irriconoscibile, mentre fuori il profumo dei fiori e della terra continua orgogliosamente a inondare la natura. Il sole non più discreto, illumina e scalda irriverente la bella giornata di settembre e i raggi penetrano all’interno della casa, curiosi e potenti.



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