Nel buio della notte

di

Daniele Fabozzi


Daniele Fabozzi - Nel buio della notte
Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
14X20,5 - pp. 92 - Euro 9,00
ISBN 978-88-6037-7913

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In copertina: «The girl» © Oleg Korovenko – Fotolia.com


Con il patrocinio del Comune di Villa Literno (CE)


Chiudendo gli occhi una magia mi riportava da lei, quando stavamo insieme, a volte mi sembrava perfino di risentire il suono delle sue parole, parole che erano diventate un lontano ricordo.
[…]
Continuavo a vivere solo perché da qualche parte, in quel mondo maledetto, in un tempo seppure lontano, avrei potuto chiarire i miei dubbi.


Prefazione

Daniele Fabozzi, con il romanzo “Nel buio della notte”, riporta alla luce una dolorosa storia d’amore che il protagonista William racconta al nipote proprio nell’ultimo giorno della sua esistenza.
Dopo aver custodito per tutta la vita la sua incredibile storia d’amore, inesorabilmente destinata a finire, dopo averla nascosta nel profondo del cuore, deciderà di narrare quella sofferta esperienza proprio nel momento in cui, gravemente malato, saprà che gli rimane poco tempo da vivere.
Nell’ultimo afflato vitale, riprenderanno luce gli innumerevoli ricordi, i frammenti esistenziali, le scelte che hanno contrassegnato il suo percorso, la consapevolezza che il destino ha giocato un ruolo fondamentale e, grazie a visioni tra l’onirico e il surreale, riuscirà a carpire la verità, a vedere ciò che credeva impossibile, ciò che neanche lontanamente avrebbe potuto immaginare: la costante ricerca d’una verità porterà alla risposta così agognata, l’unica che condurrà alla salvazione dell’anima.
Tutto ha inizio con un bacio quasi “rubato” alla giovane Emily e con il ricordo d’una passeggiata in una calda notte d’estate, mano nella mano, nell’amore del tempo passato insieme a lei ma… l’apparizione di un “angelo”, venuto dal “fuoco del tramonto”, lo condurrà in un luogo sconosciuto dove il giovane William avrà modo di osservare il suo futuro con quella ragazza: le sue percezioni saranno messe a dura prova e, in quella esperienza soprannaturale, potrà capire molte cose che riguardano la vita futura che avrebbero vissuto “insieme”.
Eppure, nel corso degli anni, William aveva cercato di dimenticarla ma l’immagine di Emily si era insinuata dentro di lui e non l’aveva mai abbandonato: ora, con la maturità, si rendeva conto che quella “storia d’amore” era stata utile, un grande insegnamento, era stata una lezione di vita.
Nel lento recupero memoriale d’un uomo, accompagnato dal desiderio di raccontare se stesso e la propria esperienza sentimentale, Daniele Fabozzi, con avvincente capacità narrativa, dispiega un susseguirsi di ricordi struggenti, di riflessioni profonde, di sentimenti sofferti, di emozioni che rendono viva e pulsante l’avventura del protagonista in un luogo irreale che lo vede spettatore “invisibile”, osservatore del suo futuro.
In un costante miscelarsi di corporeità e di sensazioni che nascono da un’anima vagante in un immaginario viaggio, in un sofferto e faticoso percorso, si giunge all’estremo tentativo di ricucire le ferite del cuore e della vita: i pensieri si affollano nella mente e tornano i ricordi intensi del dolce volto di Emily, delle sue labbra rosse, della sua pelle… come in un sogno, come in un mistero difficile da svelare.
Gli ostacoli che sembrano insormontabili, alla fine, si superano ed emerge la consapevolezza che non si deve mai rinunciare a lottare, a seguire la strada del cuore, l’unica che conduce alla gioia: si può cadere mille volte ma si deve trovare la forza per rialzarsi più forti di prima anche se le vicende del passato lasciano un segno nell’anima, cicatrici difficili da dimenticare.
Daniele Fabozzi, con il romanzo “Nel buio della notte”, scandaglia nello scrigno dei ricordi d’un uomo, mette in primo piano la sofferenza d’un forte sentimento che può essere congelato per sempre come una mera illusione d’un uomo, come i sogni che sovente sono destinati a non avverarsi.
Le illusioni della vita sono molteplici, le disperate ricerche di “qualcosa” sono numerose, le difficoltà nel capire gli enigmi lasciano un senso di solitudine e le apparenze che ingannano una sorta di frustrazione: le autentiche esperienze della vita aiutano ad accettare la realtà, a non nascondersi nella fantasia, a non disperdersi in un’avventura nei meandri di una simbolica “foresta” come capita al protagonista di questo romanzo di Daniele Fabozzi.
L’impresa deve essere portata avanti in solitudine, le verità devono essere scoperte con fatica, le visioni devono essere metabolizzate: vedere il proprio futuro può diventare una tremenda realtà.

Massimo Barile


Nel buio della notte

Ai miei genitori: li ringrazio per avermi donato la vita.

A Cristina, perché non ha mai smesso di sognare.


Capitolo I

Memorie di una storia fantasma

Era un giorno caloroso di maggio, quando seduto in una poltrona vicino alla stanza di mio nonno William, con ansia attendevo il dottore che lo stava visitando, con ansia aspettavo di sentirmi dire che stava bene, che sarebbe guarito.
Dopo poco la porta si aprì, mi alzai.
Chiamò in disparte i miei genitori, li fece accomodare nel salotto e gli fece chiudere la porta. Non riuscivo a capire cosa stessero dicendo, fin quando accostai un orecchio alla porta.
Ad un tratto il dottore Wilnsor disse:
«Il vecchio William morirà, la malattia ormai non può essere più fermata.»
Io rimasi immobile, poi con rabbia aprii violentemente la porta e con delle lacrime agli occhi gli gridai di salvarlo. Corsi da lui.
Lentamente entrai nella stanza. Era nel letto, tutto immobile con lo sguardo proiettato nel vuoto. Avvertì la mia presenza, si voltò, e con gli occhi che ormai lo stavano lasciando, portandolo alla cecità, cercò di guardarmi.
«Sono io» gli dissi con voce bassa.
«Non mi rimane ancora molto da vivere vero?» Mi rispose.
Io non osai dire nulla.
Con una voce tremante e piccola mi disse di chiudere la porta e di sedermi accanto a lui.
Dopo che lo ebbi fatto riprese:
«In tutti questi anni ho tenuto nascosta nel cuore una grande storia, una storia sentimentale che vissi prima di conoscere tua nonna Rose. A sentirla sembra triste, dolorosa, ma poi come ogni cosa si trasforma. Ho cercato in tutti questi anni di dimenticarla, fingendo che non fosse mai esistita, purtroppo non ci sono riuscito, è come se fosse una parte di me. Quest’avventura mi ha insegnato molte cose, in un certo senso è come se mi avesse insegnato per alcuni aspetti anche a vivere. Questa storia prende vita in un altro tempo, un mondo di cui nessuno immagina l’esistenza, intrecciando sensazioni, sentimenti e ricordi.
Vuoi ascoltarla?»
Io gli risposi di sì.
Lui ad un tratto chiuse gli occhi, stava cercando tra le sue memorie la storia che desiderava raccontarmi.
Chiuse gli occhi come per ricordare i personaggi di una fotografia, l’immagine della sua vita.
Poi li riaprì e cominciò a raccontare.


Capitolo II

Perdita di un amore

Era una calda notte d’estate, in cielo una luna splendente, il cielo era ricoperto di stelle. Io ed Emily mano nella mano passeggiammo a lungo quella sera, così, stanchi ci appoggiammo al tronco di uno dei tanti alberi che ornavano il parco. Parlammo, giocammo, ridemmo. Lei nell’inciampare ad un tratto si trovò tra le mie braccia. Ci guardammo per poco negli occhi, poi con delicatezza accostai le mie labbra alle sue, e proprio mentre la stavo baciando ad un tratto sentii dentro di me una voce, era una voce forte e triste, mi chiamava, ed io attento la ascoltai. D’improvviso percepii una forte sensazione, mi sentivo strano, avevo qualche fitta alla testa, e la voce misteriosa che poco tempo prima avevo sentito, ricominciò.

Capii all’istante che non dovevo baciare Emily, la mia ragazza, così con timore, e proprio mentre lo stavo facendo mi bloccai. Rimasi lì tutto irrigidito, fin quando mi tirai un po’ indietro. La guardai negli occhi e le dissi:
«Mi dispiace»
Dopo poco le accarezzai il volto ed andai via. Non riuscivo a capire cosa mi fosse successo, era come se qualcuno mi avesse tirato indietro. Ogni volta che la sera ci incontravamo nel parco, io e lei, passavamo ore stretti insieme, poi i nostri corpi si univano, i nostri cuori battevano all’unisono e per tutto il tempo ci baciavamo.
Da diversi giorni, ogni qualvolta la pensavo, dentro di me sentivo una strana voce.
Prima di rivederla trascorse un po’ di tempo, giorni per me difficili. Altro non pensavo che a quella scena, e altro non facevo che rimproverarmi quel gesto stupido che avevo commesso. Un giorno ci rincontrammo, e mentre io fissavo il suo volto deciso, lei mi venne incontro.

«Perché ti sei comportato in quel modo? Perché sei andato via? Cosa ti è successo?» Mi disse.
Io cercai di spiegarle, ma dalla mia bocca uscivano solo piccoli gemiti, poi mentre una lacrima le scendeva dagli occhi mi disse:
«Forse quello era il segno evidente che io e te non siamo fatti più per stare insieme, oppure il tuo cuore ha perso per me la scintilla che ci fece innamorare.»
Vedevo me che a tutti i costi cercavo di salvare quella storia che ormai stava cadendo a pezzi, cancellando man mano i ricordi belli vissuti insieme. Ad un tratto tra di noi un grosso silenzio, un silenzio che fu subito rotto dal suono delle sue parole:
«Credo che dovremmo interrompere il nostro rapporto, ho bisogno di riflettere.»
Di scatto si voltò di spalle e a piccoli passi andò via. Io triste ed immobile guardavo con occhi di bambino il mio amore che si allontanava, mentre le orme dei suoi passi scomparivano per sempre tra l’ombra dei grandi pioppi del viale.
La tristezza avvolse il mio cuore, ed io cercai ingiustamente di farmene una ragione. Durante il giorno, non facevo altro che pensare alle sue labbra rosse come una rosa, una rosa che purtroppo aveva perso ogni petalo. Triste per ciò che avevo perso, stringevo il cuscino piangendo, pensando continuamente ai momenti vissuti con lei, la vita del mio corpo, la luce dei miei occhi, i passi del mio cammino.
Pensando a questo poi mi chiedevo:
«Perché quella voce? Perché proprio a me?»
Ed io, ponendomi sempre le stesse domande, finii per trovare una risposta: dovevo smettere di pensarla, dovevo trovare un’altra ragazza, la vita continuava.
«Questo sarà stato sicuramente un amore importante, ma forse non era quello con cui in un tempo futuro avrei chiuso gli occhi per l’ultima volta, lasciandomi alle spalle ogni cosa.» Dicevo tra me e me.
Nonostante ciò ero così triste all’idea di non avere più lei, che al solo pensiero si scatenava dentro di me un ciclone di tristezza e rabbia.
Durante la notte, non riuscii a chiudere occhio. Camminavo per casa avanti ed indietro, volevo cercare qualcosa che mi avrebbe occupato fin quando mi sarebbe ritornato il sonno, purtroppo andavo alla ricerca di un qualcosa che non avrei mai trovato; poi ad un tratto e solo dopo che capii che quella notte l’avrei passata in bianco, decisi di uscire.
In fretta mi vestii, pian piano mi avviai a scendere le scale avvolte nell’oscurità. La notte era buia e gelida, il vento quasi sembrava che mi portasse via. Davanti a me tanti piccoli viali. In nemmeno uno di questi riuscii ad intravederne la fine. A pochi passi da me una piccola piazza con un lume al centro che illuminava le strade vicine. Il gelo mi portava brividi di freddo sulla schiena che poi si protendevano lungo tutto il corpo.
Non sapevo dove andare, mi incamminai per un viale. La notte sempre più bigia non mi permetteva di riconoscere nulla, ma il mio cuore mi diceva in un modo o nell’altro di percorrere quel viale senza fondo. Mi sentivo strano, percepivo piccole sensazioni di paura.
Ad un tratto, e lenta come il tempo di una vita, scendeva sulla via un leggero velo di nebbia. Una forte sensazione man mano che camminavo mi prendeva il corpo.
Vidi una luce in lontananza, era così forte da quasi accecarmi, quella illuminava l’oscura notte quasi come se fosse giorno: l’oscurità, la paura, l’odio che si celano quando viene la notte, fuggirono via. Pian piano mi ci avvicinai, e più la distanza diminuiva più io riuscivo a vedere meglio, fin quando mi avvicinai completamente. Davanti ai miei occhi spaventati, un po’ da quella luce, un po’ da quel paesaggio terrificante, vi era una persona. Impaurito, cercai di fuggire, ma ad un tratto, avvicinandosi sempre più a me, quella cominciò a parlare:
«Non avere paura, non scappare, io sono una persona venuta dal fuoco del tramonto, dall’azzurro del cielo, sono un angelo, sono venuto qui per aiutarti, so che stai passando un brutto periodo, se vuoi io ti posso aiutare.»
Io rimasi impressionato. Ad un tratto la mia mente fu invasa di nuovo da quella voce misteriosa.
Riudendola, pensai per un momento di chiedergli cosa fosse quel tormento che mi assaliva, ma decisi di rimanere in silenzio, immobile, davanti a lui.
Ad un tratto mi disse:
«Non preoccuparti, porgimi le tue domande senza timore, e se mi è possibile ti risponderò».
Detto questo mi feci coraggio e… gli domandai il perché di quella voce.
Lui mi rispose:
«Quella voce che si è impossessata del tuo corpo ero io, io ti ho detto di non baciare quella ragazza e io ho fatto in modo che tu andassi via».
Con uno sguardo pieno di odio gli dissi:
«Perché? Perché hai fatto questo?»
Lui confortandomi con la sua vicinanza mi disse:
«Già so che con le parole non riuscirò a farti capire.»
Poi ad un tratto riprese dicendo:
«Vieni, vieni con me, ti farò vedere quel mondo che ancora nessuno conosce, ti porterò là dove potrai vedere con i tuoi stessi occhi perché ti ho fatto fare quello che tu ora mi rinfacci, e solo dopo forse capirai, vieni con me ed io ti farò vedere il futuro, ti farò vedere la tua vita insieme ad Emily, insieme al tuo amore.»

Deciso come mai prima di quel momento ero stato, senza paura andai con lui e come d’incanto fummo circondati da una luce fortissima, e ad un tratto ci trovammo a volare nel cielo.
Tutto ciò sembrava un sogno.

Nella mia mente affluiva sempre di più il desiderio di svelare quel mistero che mi avvolgeva il corpo, il cuore e l’anima. I miei occhi fiammeggiavano all’idea di svelare “un mistero” dove io stesso c’entravo, anche se avevo un po’ paura, il terrore di rimanere deluso da una realtà che forse mi avrebbe fortemente colpito. Mi girai, vidi sotto di me una città, una città che non avevo mai visto prima, ero già nel futuro.
L’angelo, guardandomi mi disse:
«Qui io ti lascio.»
Detto questo come d’incanto la nuvola scomparve, ed io caddi nel vuoto. Cadendo, per la paura chiusi gli occhi, e rividi per un momento tutta la mia vita davanti a me. Dopo pochi minuti, precipitai su di un pagliaio, svenni.

[continua]

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