Matricola 426

di

Cesare Allia


Cesare Allia - Matricola 426
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14x20,5 - pp. 48 - Euro 6,60
ISBN 978-88-6037-7531

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In copertina fotografia di Cesare Allia


Prefazione

Quante volte abbiamo pensato di “lasciar perdere”, spinti a questa decisione da una sorta di disillusione così forte da soffocare il nostro impulso iniziale?
Quante volte abbiamo avvertito la sensazione di disincanto che ci ha condotto poi a “non metterci in gioco”, quasi stanchi e stremati, solo al pensiero di poter “rischiare” sulla nostra pelle, sovente non più disposti a “metterci a nudo”, a gettare tutto su un ipotetico tavolo della vita dove ogni cosa viene esaminata e valutata.
Decisamente ci vuole coraggio quando si deve scegliere, per dimostrare a se stessi che si può rimettere tutto in gioco. Cesare Allia dimostra di possedere questo coraggio e, con la presente silloge di poesie che contiene le evidenze della sua sfera sentimentale e del suo universo emozionale, senza mezzi termini, cerca di fissare con parole profondamente sentite, la miscela di emozioni, le percezioni avvertite, i frammenti esistenziali che hanno contrassegnato il suo percorso.
Ecco allora tornare in superficie la sofferenza per la perdita d’un amore, la vita con le sue inquietudini, le scelte errate, le risposte negate quando ormai le parole “sono finite”, il senso di solitudine e gli eventi della vita “da prendere così com’è”.
A volte, si fa fatica anche a pensare e, quando vi sono risposte negative, ci si ritrova a cercare parole per nascondersi, come a volersi sottrarre ad esse, disperdendosi nella miriade di pensieri che frullano nella testa con le solite paure che riemergono. Inesorabilmente.
Nel rapporto sentimentale le domande da farsi sono tante e Cesare Allia, oltre ad individuarle, tenta di vivisezionarle, senza badare alle apparenze o a falsi rimorsi: il processo d’indagine conduce alla possibilità di accorgersi che “non si è indispensabili”.
Seguendo questo difficile percorso di introspezione Cesare Allia, quasi in una sorta di dialogo interiore, riporta nella sua poesia, il costante flusso di pensieri: e la ricerca d’uno stato di consapevolezza incanala verso l’idea che è molto difficile trovare l’Amore, che è difficile vivere in questo “mondo infame”, in questa “vita complicata” nella quale “non c’è più tempo” neanche per la presa d’atto d’una realtà così limpida.
Le parole possono diventare inutili perchè “è duro sopportare il dolore”, dopo la sofferente constatazione che “non ci si è mai trovati uniti”, che non “si è riusciti a ritrovarsi” nell’anima con la persona amata. La solitudine può soffocare se non si riesce a sopportare tutto ciò, il fardello faticoso da portare, la perdita può diventare una “ferita profonda”.
Cesare Allia, con le sue poesie, strumento di conoscenza e inevitabile flusso esistenziale, si alimenta della necessità di raccontare e raccontarsi, cercando di salvare il personale mondo emozionale. Spontaneamente e coraggiosamente.

Massimiliano Del Duca


Matricola 426


Siamo angeli che smettono di volare
quando crescono…


NON LO POTEVI SAPERE

Continui a ripetere e rimpiangere quei momenti
Sentimenti che non ti appartengono più
Sei rimasto solo tu,
solo tu a crederci…
Lei è andata via…
La vedi sorridere da un’altra parte
lontano da te e dai vostri sogni
Più indifferente che mai sembra dimenticarsi di tutto
Come se non ci fossimo mai stati
Come se non ci fossimo mai amati

E magari starai già correndo
mentre io non riesco a far altro
che pensarti…
che odiarti…
Non mi chiami
Non mi chiami più
Non sai nemmeno se sono rimasto giù…
BU!!!!
Non è uno spavento, ma la verità
Devi uscire e non puoi parlare
dici che mi vuoi bene
ma non può funzionare
Dai poi ci sentiamo…

Eh sì!
È proprio così!
Non lo sapevi come è facile dimenticare
se hai già trovato come occupare
quello che resta?
Non lo sapevi che il silenzio può farti male
Non lo potevi sapere
Eri troppo sereno con lei
e ora…
Il mare è fermo
Tutto tace
E le giornate… non rispondono…

Non lo potevi sapere e oggi non ti puoi fidare
Lei era tutto
era la tua vita
e adesso che è sparita
non sai più dove andare
e chi e cosa incolpare…
Se n’è andata
Se n’è andata e non tornerà…
Per gli altri è chiaro
ma non per te.

Te che non ci credi
non ci credi e vuoi riprovare
Ma la banda ha smesso di suonare
“il bar sta chiudendo”
e le strade dove cammini non aiutano…

Non lo puoi sapere…
Non lo puoi sapere e adesso non ti puoi fidare
Ma il tempo passa
ed è l’unico che ti può aiutare…
Hai già fatto abbastanza
Del resto sei ancora qua
e non sei tu che dovrai cercare…
Lei ha perso chi l’amava
tu ancora NO.


MATRICOLA 426

Sono qua con la scopa in mano
a scrivere su un bancale
qualcosa che può sembrarti banale
Ma questo è quello che passo e che ho passato
Ti spiego da dove ho iniziato

15 anni, superiori, primo anno bocciato!!!
A fine scuola con la scala
per capire di cosa si trattava
Tu vai con lui che ti fa vedere
Mi ha fatto vedere come si faceva
poi io a lavorare
e lui a leggere il giornale…

Secondo anno dopo scuola…
Polvere e costanza
per dieci giorni di vacanza
Di mattina la sua sveglia
Io alle sette
lui ancora sotto le coperte
Un mese di panini
gli unici muratori coi motorini
Non toccava mai quello che era mio
Mi ricordo…
Non si voleva avvicinare
ma quello malato non ero io…

Fine scuola
Finalmente il diploma
Libero!!
Un po’ di tempo, ti orienti
capisci come funziona
Un colloquio, due domande, un lavoro…
Oh! Uno serio!
Responsabilità e impegno… un meccanico vero

Ore gratis per la “Giuliani” in produzione
Non sai con quanta devozione
Due mesi e subito al comando
Un inganno
Per chi ha appena cominciato
Aveva annusato odore di “capo”
Aveva capito che avrei fatto tutto senza essere pagato
Naturalmente nessuna buona maniera
C’era la possibilità di fare carriera

Capo turno
Chiavi in mano
E non ero assunto
Tu sei bravo
E da solo devi imparare
Ah!! ricorda! che le macchine a fine giornata
devi lavare…

Cesare si è fermata!
Non posso lavorare!
Ma sei qua da trent’anni!
Cosa vuoi! Io non lo so fare!!!!
Una pausa, due chiacchiere, una parola
E la collega scrive: io lavoro e lui si riposa
E come se non bastasse
Neanche un grazie
Ma un invito ad andare
Quando fu l’ora di andare

NESSUNO È INDISPENSABILE!!
NESSUNO È INDISPENSABILE!!
Questo lo devi ricordare…

Meglio un lavoro diurno allora…
Sulla giornata…
Pochi giorni di contratto
a ripetere sempre gli stessi movimenti
Sguardi spenti
Colleghi attenti…pronti a parlare
Vuoi un caffè?
Con te? Meglio di NO!

Nessuno sa mai niente
Nessuno sa niente quando non conviene
Ho i due giorni di militare!
È obbligatorio?
Ce li devono pagare?
Ma non so!
Forse sì! Forse no!
Va beh! Ho capito…
Fammene andare…

Cambio lavoro
e un grido si alza:
VAI A “SPELLICOLARE”!!!!!
Non è colpa mia se non funziona!
NON MI IMPORTA!!!
E alla fine mi hai pregato di restare
Hai la faccia da furbo dicevi
Ma non mi toccavi
Che credevi
Che mi scordavo?
Sono io che cambio a convenienza
Tu non hai pazienza?
Neanche io ce l’ho di restare
Appena posso
Appena è meglio, me ne vado…
E questo è quello che si crea
A te non importa, a me neanche
Ci parliamo fino a quando fa comodo a entrambi
Poi tu di là e io di qua
Ognuno ha la sua strada o no?
Per me non sei niente!
Lo so!
Per questo ti schifo…

E adesso sono fuori
ma comunque dentro
Dentro un posto diverso
che è sempre lo stesso
Con l’acqua alla gola
Costretto al solito gioco, quello dei colleghi
Costretto alla furbizia, quella di chi comanda
Quella di chi sa che non può tagliarsi
Quella che grida e si approfitta della situazione
Che grida e non ascolta mai la tua versione…

Tutti i giorni è un continuo litigare
con loro e con me stesso
Non ti puoi fidare…
Stavolta non c’è neppure un amico
con cui poter parlare
e fartela passare
Non c’è nessuno!!
Però si continua a gridare
Di collaborare… non se ne parla
Io sono il capo! Tu non so!
So solo che ti posso comandare
Vai di qui, vai di là…
Vai a lavorare!!!

Vai senza un perché,
senza un sorriso…
E piano piano ti accorgi…
E piano piano non ne puoi più
Ti passa la voglia
e ti viene voglia, ma di rompere tutto
Rompere tutto
E dappertutto diranno che non vuoi lavorare
Hai ragione! Vacci tu!
Io sono stufo di farmi trattar male…

Accumuli, riempi
stringi i denti
Chiudi gli occhi, menti
Menti finché puoi…
Ma quando è troppo
non riesci a digerire
non riesci a capire
Non può durare
è l’unica speranza…

Ti portano a fare quello che non dovresti fare
e quando ci arrivi…
Tu sei sbagliato
il resto non conta…
Questo è il lavoro
Questo è quello che sei
Un numero
Matricola 426.


NONOSTANTE TUTTO

Pensare adesso non serve
Le risposte saranno tutte negative… che senso ha?
Alla fine tutto torna
Non c’è storia che non sia stata segnata
Quello che ti succede può distruggerti o crescerti…

Non vuoi capire…
Cerchi ancora parole
Parole per nasconderti
Parole ormai finite…
Ora tocca a te!
Muoviti e qualcosa si muoverà…

Non ti accorgi!
Guarda quanto tempo è passato
Cos’ho imparato?
È tutto lo stesso
Io e i miei problemi
Io e domani
Io e ieri…

Sei troppo impegnato nei tuoi pensieri
Troppo, per accorgerti
Guarda cos’hai passato
Guardalo bene e vedrai…
Nonostante tutto sei ancora qua
Ti vedi? E come potresti
Preferisci rincorrere gli stessi
Sempre gli stessi problemi
Le solite paure…
I soliti vuoti…

Preferisci credere agli sbagli
che ti hanno così cresciuto
che pensi ancora di averne bisogno
No! Non ti rendi conto
Non ti rendi conto che sei qua
Che ti hanno calpestato più di una volta
ma sei sempre qua
A testa alta o quasi
Con la terra in bocca,
a mani rotte e comunque qua
Ti vedi? E come potresti…

Ragazzo!! S’inizia sempre con poco
Oggi sei tu a chiedere
Domani saranno loro a domandare
È un giro che non puoi fermare
La sofferenza, si sa!… fa male
ma ti fa scrivere…
Adesso è l’ora di vivere… Adesso è l’ora di vivere…


Non c’è futuro
che possa renderti felice
se non quello che già conosci…


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