La voce dell’eterno silenzio (The Voice of Eternal Silence)

di

Antonio Turnu


Antonio Turnu - La voce dell’eterno silenzio (The Voice of Eternal Silence)
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
15x21 - pp. 74 - Euro 7,50
ISBN 978-88-6587-0051

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In copertina: “Silenzio image” fotografia di Antonio Sassu


Antonio Sassu (nato a Padova nel 1950, ma di origini paterne sarde).
I primi contatti artistici iniziano negli anni Settanta con alcuni esponenti del movimento fluxus, di quell’esperienza, la sua consueta attività artistica si proponeva all’insegna di “un’arte totale”.
Attualmente la sua interpretazione e il proprio operato sull’arte contemporanea, si basa principalmente sulla performance, sul video, sulla fotografia, e sulle elaborazioni di immagini.
Dal 1999 è uno dei fondatori del gruppo artistico padovano, il Gruppo Sinestetico, con Albertin e Scordo.
Dal 2001 è presente a Biennali Veneziane, Londinesi, in Liverpool, Kyoto, Istanbul, Hong Kong, Brasile, Cina, USA.


La poesia di Antonio Turnu, nella sua ultima raccolta “La voce dell’eterno silenzio”, si è fatta concettuale e meditativa, solenne e sapiente, fino a giungere al più alto livello metafisico.
Il poeta rappresenta mirabilmente il tragico della vita, che trafigge in un rauco dolore e trascina nel silenzio, ma al tempo stesso, Antonio Turnu raffigura nel fervore degli accadimenti, l’esigenza di un alito di speranza. Allora riprende fiato, e invoca nel suo canto il palpito dell’eterno.
Il ritmo ha un che di biblico, suona di salmi, perfettamente adeguato al pensiero e al sapore delle emozioni, che vibrano sempre più, di verso in verso.

Giorgio Bàrberi Squarotti


Prefazione

La silloge di poesie “La voce dell’eterno silenzio” di Antonio Turnu, rappresenta la sostanza lirica d’un percorso umano che attraversa il “mistero della vita” e “l’enigma del tempo”, come è ben evidenziato dall’Autore, grazie al valore autentico della Parola che diventa strumento per combattere le difficoltà, gli smarrimenti, le inquietudini e le distorsioni dell’esistenza stessa.
La forza della sua poesia scaturisce dalla capacità di sacrificio, dalla volontà di mettere in risalto sia le visioni legate al passato come le evidenze del presente, con la convinzione che sempre “incidono e intagliano il percorso” d’un uomo: proprio nel “doloroso riassunto” del tempo trascorso emergono le memorie recuperate dal tesoro esperienziale e, dalla consapevolezza del limite della “propria comprensione”, tornano in superficie le antinomie e gli smarrimenti dell’umano sentire.
Antonio Turnu scandaglia l’essenza della vita, si immerge nel profondo dell’esistere fino ad “accarezzare l’animo infranto dalle ferite” e avverte come l’esistenza sia un continuo “mettersi alla prova” come a cercar di capire dove potrà essere condotto l’Uomo… che è solo un “frullo d’ali”in un volo che torna al “cuore del Padre” e al “grembo della Madre”.
La poesia di Antonio Turnu, intensa e profondamente sentita, si dirige dritta al cuore e si alimenta del “senso dell’amore” che “lega ogni essere a Dio”, costantemente pervasa da un forte senso d’umanità e da una visione spirituale che cerca di penetrare il “segreto dell’esistenza” spingendosi fin sulla soglia di un abisso difficilmente sondabile, oltre le sospese evoluzioni e le “oscure soluzioni”.
Emerge la consapevolezza che l’umano percorso è costellato da “fratture”, da “deserti di silenzi”, dallo sgretolamento di numerose “convinzioni” e dallo svanire di molte presunte certezze, dalle esperienze vissute che riconducono, sovente, a fare i conti con il mistero dell’Essere che “ogni cosa pervade”: tra silenzio e speranza, verità e dubbio, quiete e tormento.
Il suo sguardo lirico si insinua ed esplora il “tempio dell’anima”: a volte, in una lenta immersione nel silenzio dello spirito “senza le parole”; altre volte, nelle passioni e nei sentimenti profondi, tuffandosi nel ritmo pulsante dello “scorrere della vita” fino all’ultimo “sospiro d’illusione”, fra il flusso e il riflusso di emozioni, ricordi e “momenti solenni”, barlumi di speranze e sogni.
La poesia di Antonio Turnu segue il “filo della vita” e, al contempo, rivolge lo sguardo alla dimensione interiore con la ricerca costante d’una “verità rimandata”, del significato stesso del “personale viaggio” che rappresenta la “clessidra del poeta” il cui tempo scandito “scioglie le parole” che diventano alchimia lirica.
Nella presa d’atto del mistero dell’umana esistenza e della possibilità di trovarsi davanti a sembianze e metamorfosi continue, v’è la volontà di entrare nella “spirale dell’anima”, al confine tra coscienza e parola, cercando il “seme della vita” in questo “tormentato transito”: sempre più forte è la necessità vitale di una fusione che recuperi il “senso della presenza” anche nel ricordo vibrante di Antonio Turnu per il fratello Efisio “anima inquieta/nel mare in tormenta della vita” che riporta ad una sinfonia lirica che avvolge corpo ed anima.

Massimo Barile


La voce dell’eterno silenzio (The Voice of Eternal Silence)


A mio fratello Efisio
Anima inquieta
nel mare in tormenta della vita
approdata nel placido golfo
della morte


Dell’uva e del grano

Ora che non ci sei

è incredibile la tua assenza

fino a farmi dubitare

che tu sia vissuto

e rendere incredibile la mia esistenza

È come sempre una bolla iridata

la nostra presenza

si espande in un soffio nel viso

ed esplode

gocce d’acqua e sapone

di scaglie e stupore

Mentre mamma sarta

cuce ferite

pensa ancora di cullarti bambino

fasciato da libero arbitrio

strappato dal grembo ferito

in quattr’assi e fuse gocce stagne

pensa ancora di cullarti

nel cerebrale suo gheriglio

da mandibole di formiche aggredito

E babbo contadino semina

il suo smarrimento e comprensione

che i figli appartengono al vento

e dalla messe e vendemmia riprende

dell’uva e del grano il mistero di vita

Faccio da parte mia

come i cavalieri della tavola rotonda

onore e sepoltura

Poi sello il mio corpo

do briglia alla mente

e continuo a combattere

portandoti spada nel cuore


De la uva y del grano

Ahora que no estas

es increíble tu ausencia

hasta hacerme dudar

que tu hayas vivido

y hacer increíble mi existencia

Es como siempre una bola de colores

nuestra presencia

se extiende como soplo en la cara

y explota

gotas de agua y jabón

de copos y asombro

Mientras mamá sastra

cose heridas

piensa aún de acunarte infante

envuelto de libre albedrio

despojado del interior herido

en cuatro ases y fundidas gotas de estaño

piensa aún de mecerte

al interno de su mente

de mandíbulas de hormigas agredido

Y papá agricultor siembra

su pérdida y comprensión

que los hijos pertenecen al viento

y de las misas y vendimias reemprende

de la uva y del grano el misterio de la vida

Hago de mi parte

como los caballeros de la mesa redonda

honor y sepultura

posteriormente ensillo mi cuerpo

libero la mente

y continúo a combatir

portándote espada en el corazón


Il senso del transito

Il limite

della mia comprensione perdona

e dimmi

perché non hai lasciato

che fossimo nel limbo

del tuo pensiero parvenze

anziché gettarci nel passare in vita del trapasso

Se un giorno saremo

come angeli in cielo

il senso di quest’anticipo terreno

è vivere nella compassione col Cristo tuo diletto

assaporando il sangue dal calice

degustando carni immobili trafitte

baciando labbra senz’alito ghiacciate

Tu che sempre sei stato

e sempre sarai

quale fu dimmi il tuo principio

perché il nostro

possa aver avuto fine

in uno spazio di bolle

fluttuanti enigmi nel tempo


Del seno e del grembo eterno

Prendilo per mano

e nelle labbra poni l’altra

accogli il suo spirito inquieto

placalo

Nel grembo del tuo esistere

distendilo

nel lago della tua misericordia

accarezzagli l’animo

di ferite infranto

con sussurri di Salmi

Prendilo per mano

nel seno tuo di pace

allattalo

nel grembo eterno tuo di vita

ricordalo

tu che lo hai partorito

e nel parto tuo ritorna


Implosa sostanza

Piangiamo del corpo il distacco

e un passato che insiste

nel presente innestato

vissuto e vivente

incide e intaglia il percorso

sul corpo sostanza implosa

come abile trucco mortale

risucchiando lo spirito

che ha tenuto su

quattr’ossa e due vasi di sangue

Ora aleggia gabbiano stridendo

sul mare inquinato dei cuori

dove ogni sorriso prevede

un doloroso riassunto del tempo trascorso

Comunque sia

la nostra umanità perdonaci o Signore

e insegnaci a capire

che ogni cosa serve

a quello che verrà


Aveva in sé il mistero

Sembrava non vedesse

la tua pupilla

ma tra l’iride e il fondo oculare

svelava il mistero

che io non compresi

e nel dolore richiusi

Lenta una lacrima

l’arco valicò del naso

fino a stillarmi il palmo

come da chiodo trafitto

condensa

racchiusa

dell’essenza tua vita

La strinsi nel pugno

in un brivido come tuo rantolo

Quando riaprii

lacrima d’alito d’anima tua

l’occhio del sole la evaporò

in una gran nube

che di ricordi e di semi di luce eterni

su questa terra

restituirà una pioggia

Quell’occhio di rugiada

che palpebra nascondeva

aveva in sé il mistero

dell’umana esistenza

siamo un frullo d’ali

in un volo che nell’idea torna

del cuore di Padre

del grembo di Madre


Nell’Orto degli Ulivi

Credevo avessi bisogno di me

per vegliarti

da solo

nel freddo esistere disteso

con sopra il tulle del trapasso

mentre eri tu

che ala di vita

nel legno di morte volavi aureola

sul mio capo spoglio di certezze

con l’identità scarnificata

fino a planare nel mio spirito incagliato

fra i dubbi di miseria umana

Perdona

nella veglia dopo l’Ultima tua Cena

il mio sonno

mentre nell’Orto degli Ulivi

dal calice

sorseggiavi sudore di sangue

lasciando sulla seta la tua crisalide

e nelle mani del Padre e grembo di Madre

abbandonavi il tuo spirito

e la tua preghiera

anche per la mia mancata veglia


È parso un sogno

Di questa vita inattesa

tesa nel mistero involuto

vita diverrà il sogno perduto

tra le faglie dei continenti alla deriva

sui quali poggiava il pensare

e l’umano sentire

di quel che è stato

ed è parso un sogno

legato dai fulgidi e cangianti colori

a questa vita palcoscenico

dal sempre più difficile commiato

Commiato dopo cui nulla è perduto

perché di noi nulla si è creato

perché di noi nulla

si è distrutto

ma come in un abile trucco

apparirà ancora

dentro altre sembianze

in uno spazio bolla

di stringhe dimensioni concentrate

e arrotolate


Il senso dell’amore

È un continuo mettere alla prova

la mia provata esistenza

perché la sua infinita pazienza

concede in ogni tempo

di chiedermi cosa Dio mi sta dicendo

Concede in ogni tempo tentativi

per capire il modo e dove

mi sta conducendo

per farmi giungere alla polvere esausto

capo chino di spine trafitto

Umiliato e non offeso

chiedo perché mi trascina a lui legato

se non per donarmi ancora

un sapore nuovo e antico

alle papille mai celato

di questa terra e del sale

della sua intensità

del miele della sua meraviglia

Se non perdonarmi ancora

e dell’amore recuperare il senso

cuore e segreto dell’esistenza

che nasce cresce e non muore

con chi la sviscera e interroga

Il senso dell’amore

che a Dio lega ogni essere

profumo del mondo che manda in estasi

che slega e abbandona

tra i rifiuti e la gloria


Nel silenzio lo spirito

Senza parola ti rivelerai

nello spazio intermedio

tra quiete e tormento

senza pensieri e senza affanni

Sentirai nel silenzio il tuo spirito

veleggiare nel periplo del corpo

come pelle di serpente abbandonato al sole

quando schiuderai la bocca

e in solitudine pregherai stupito

di sapere che lo spirito è valenza

di terra e silenzio

Terra d’aria e saliva masticata

che il tuo spirito ha lanciato

nell’effervescenza di un mistero


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