Opere di

Antonella Paladino


Con l’opera ««La finestra sul viale» si è classificata al 10° posto alla XV Edizione del Premio Letterario Internazionale Il Club dei Poeti 2011


Questa la motivazione della Giuria: «La simbolica finestra sul viale ha permesso di vedere il susseguirsi degli eventi di una parte della vita. Attraverso il recupero memoriale tutto riprende vita con semplicità e Antonella Padalino, con genuinità, offre, a piene mani, un intenso profumo d’umanità, tra sofferta esistenza e piccole gioie quotidiane. L’ultimo sguardo fuori da quella finestra sul viale aiuterà a guardare il mondo con occhi nuovi. Come è giusto».

Massimo Barile


La finestra sul viale

Lucia e Giovanna sono da poco uscite da casa mia, le ho accompagnate sul pianerottolo e lì abbiamo continuato ancora per un po’ le ultime parole di un discorso iniziato ore prima, poi, l’orologio e la stanchezza ci hanno fatto cordialmente salutare.
Rientrando, ho chiuso la porta dietro di me e sono andata verso la finestra del salone per accompagnarle ancora con lo sguardo.
Il vento ha finito solo da qualche giorno di spogliare gli ultimi alberi del viale, ed io lì a guardare attraverso i vetri, il tappeto di foglie ingiallite spesso e morbido disteso davanti al mio sguardo.
Ho fissato a lungo quei colori d’autunno e la malinconia ha così potuto rapire i miei pensieri, lacrime infinite mi hanno bagnato a lungo il viso e i ricordi, piano, piano si sono materializzati, hanno preso forma e come in un film in bianco e nero, la pellicola ha cominciato a regalarmi tutte le immagini più belle della mia vita.
Quella finestra ha visto tutte le pappe di Giorgio… Ricordo ancora, come a suo modo, con piccoli gesti delle sue piccole manine, mi faceva capire che dovevo portare il seggiolone lì davanti, dovevo spostare le tendine e solo allora potevo farlo sedere per dargli la sua pappa.
Amava molto, mentre assaggiava i suoi bocconcini, che io gli raccontassi cosa vedevo nel viale.
…quanti personaggi e quante storie ho inventato per lui! E le sue manine sempre pronte ad applaudire e ad abbracciare il collo di mamma e quanti: «Ancoa mamma! Ancoa mamma!».
Poi cresciuto un po’ lui, la finestra ha fatto da palcoscenico anche per Amedeo. Lui ascoltava meno, ma amava tantissimo osservare cosa succedeva al di là di quei vetri.
Infatti, piccolo piccolo, mi faceva capire che voleva essere seduto sempre vicino alla sua finestra e, con me accanto, passava molto tempo ad osservare passanti, automobili, persone. Non è mai stato un gran mangione, anche adesso che è grande è di piccolo pasto.
Ricordo ancora, quando con gran fragore, tuffò le sue manine nel piatto della minestra e se la spalmò tutta sul viso e fra i capelli. Era così buffo e così orgoglioso di ciò che aveva fatto, che scoppiò in una gran risata che ci travolse tutti.
A quel tempo, Dario ed io avevamo un buon lavoro, “sicuro”, che ci dava da vivere molto bene.
Quanti affanni, ricordo, con due bambini piccoli, per far quadrare tutti gli orari, quelli del nido e dell’asilo prima e poi della scuola dopo, con i turni miei e di Dario. Il tempo della vita correva e noi con lui.
Si arrivava alla fine della settimana così stanchi che, a volte, non bastavano il sabato e la domenica per recuperare le energie spese.
Ma eravamo contenti, perché avevamo un lavoro sicuro che ci regalava dignità e ci permetteva di fare progetti di vita, crescere bene i nostri due figli, educarli, garantire loro un futuro con una buona scuola, acquistare la casa per la quale pagavamo un affitto. Non ne volevamo una nuova, ci piaceva questa, perché la sentivamo già nostra…
Poi gli anni, sembra ancora adesso incredibile, sono passati veramente veloci, ho cercato mille formule magiche, per fermarli, anche se solo per qualche istante, ma non ne ho mai trovata una… e loro, inesorabili si sono presi gioco di noi…
…Prima di Dario, quando qualche tempo fa lo vidi, dalla famosa finestra, tornare a casa da lavoro ad un insolito orario per lui. Mi rassicurò raccontandomi che era in recupero ore di straordinario e la scena andò avanti circa un mese, poi un pomeriggio, si prese la testa fra le mani e, con la voce rotta da un pianto disperato, mi disse la verità su quegli strani rientri anticipati. La sua ditta, come tante altre, aveva trasferito all’estero tutte le lavorazioni lasciando senza un futuro i dipendenti.
La sua voce trasformata dalle lacrime che solcavano il suo volto stanco, mi ferì profondamente, lui così sicuro, coraggioso, improvvisamente debole…
Superato il primo momento di difficoltà abbiamo cercato di ricostruire il nostro progetto di vita e comunque il mio era ancora un buon lavoro, certo non sono mancate ristrettezze economiche, però rimaneva pur sempre il mio stipendio.
Cominciò per Dario un brutto periodo di vita, caratterizzato da un lungo pellegrinaggio fra consegnare curriculum e fare colloqui di lavoro, lavoretti a breve termine e mal pagati… che lui affrontava con sempre maggiori difficoltà psicologiche.
Non era semplice ricominciare a 50 anni, non era facile mettersi in coda per prendere un pacco spesa al banco alimentare o per ricevere un pasto caldo alla mensa della Caritas…
La maggior parte delle risposte che riceveva erano deludenti e così lentamente il suo percorso umano si era arenato insieme a quello di tanti altri disperati alla ricerca di un’occupazione.
Giorgio e Amedeo hanno finito da molto tempo ormai di mangiare le loro pappe alla finestra e stanno studiando entrambi con ottimi profitti. Giorgio frequenta la 5° Liceo Scientifico e Amedeo, la Prima Ginnasio.
Il mese scorso, anche la ditta presso la quale lavoro da sempre, ha annunciato tagli e riduzione di personale e così presto cambieremo casa, sì proprio così, la nostra, quella con la “finestra sul viale” se l’è presa la banca.
Avevamo in sospeso delle rate di mutuo che non siamo più riusciti a pagare e così finché non si troverà un’altra soluzione, Amedeo e Giorgio andranno a vivere da Lucia e Giovanna, due cugine di Dario che si sono offerte di ospitarli a casa loro per qualche tempo. Sono venute questa sera, per discutere gli ultimi dettagli del trasloco, ma ho dovuto vendere quasi tutti i mobili… La loro casa non è molto grande.
E così mentre preparo gli scatoloni, accarezzo ciò che ho già venduto e che domani porteranno via..
Dario ed io andremo a vivere nel camper che per molti anni ha allietato le nostre vacanze, certo di anni non ne ha pochi, ma la casa di Lucia e Giovanna è troppo piccola per ospitarci tutti. Comunque, ci hanno, generosamente, offerto la possibilità di usufruire del loro bagno, e questo per me e Dario è già un grande regalo.
In tutta questa brutta storia sono contenta della sistemazione per i nostri figli, loro devono continuare a studiare e per farlo hanno bisogno di una casa, di un posto tranquillo e lo hanno trovato… e poi le cugine di Dario hanno sempre voluto loro un gran bene. Andrà tutto per il meglio…. già, andrà tutto per il meglio…
Ho guardato fuori dalla finestra, è l’ultima sera, questa che posso farlo. L’aria è così tersa che si può quasi toccare ogni dettaglio di quel pezzo di città che si affaccia ai miei occhi. Che strano… riesco a vedere tutte le sue luci, ma sono più nitide di quanto le abbia mai viste in tutti questi anni.
Là lungo il viale, passo in rassegna ogni lampione, ogni ombra dei passanti, ogni insegna luminosa, alzo gli occhi e, come per incanto, al fondo del viale, riesco a vedere la collina, anche lei, magnifica e con tutte le sue mille luci di case, di strade, di auto, di gente, tutte a disegnare quasi un suggestivo presepe…
Rare volte sono riuscita ad osservarla, in realtà, forse guardavo con gli occhi, ma non vedevo con la mente.
Questa sera, invece, il vento ha ripulito l’aria, si è messo d’accordo con la “mia finestra sul viale” e insieme hanno dipinto, per me, i colori più belli della mia vita…

Antonella Padalino



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