Felicia Maria Aldinucci
Opera 6^ classificata ex aequo
Bellezza
Ah, Bellezza!
Bellezza è la grande Architetta,
che si infonde in maniera linfatica
lungo i rami secchi
dell’esistenza.
Bellezza è trattenere l’aria,
solo per vedere i raggi del sole
rifrangere
sulla sottile increspatura
dell’acqua salata.
Bellezza è il gabbiano,
che fiero si erge
con sguardo illuminato,
di un’acutezza che quasi sa
di brezza accecante.
Bellezza è il colore degli occhi che
si rivelano al sole,
scintillando di parvente anima
che palpita di languore.
Bellezza è proprio il Sole,
che sfacciato ed elegante
ti ricorda che dopo la lunga
e fredda Notte
prima o poi Lei si insinua
e – spiazzatamente trionfante –
irrompe.
Rita Bonini
Annibale
Ho capito Annibale
E cosa ha provato
Quando dalla battaglia è tornato vincitore
Sua moglie morta impalata
Ho capito Annibale e la sua inutile vita
Ho sentito Annibale perdere ogni cosa
Solo la rabbia rimaneva
Ho sentito Annibale e il suo dolore
Il gelo nelle vene
E il rimpianto che diveniva orrore
L’inadeguatezza della morte
E la colpa ricadere su di lui
L’ha presa tutta
Colpevole di non aver vegliato sui delicati amori
Sento urlante il suo dolore
Lacera le viscere
Si espande l’emorragia
Obnubila il cervello infarcito di sangue
Fino a che Annibale stesso cade
E io che di Annibale non ho un polpaccio
Come potrò perdonarmi.
Come sarà domani
Battaglie, solo maledette battaglie
Estella Borbone
Respiro il tempo
Respiro il tempo
Il tempo del tuo nome
Il tempo del primo bacio
Il tempo dei nostri anni
Il tempo corre
Fuggendo dal conosciuto
lo respiro
Respiro il soffio dell’esistenza
che c’è stata e che ci sarà
Nel cielo in una notte d’estate
Il sapore della libertà è là,
là e soltanto là
Accanto alla chitarra
A scorgere la luce del sole
Ad assaporare le notti vestite di stelle
Senza il tempo dei sospiri
Senza il tempo dei rimpianti
Adesso è
Adesso è senza
È il tempo del presente
Adriana Centi
Opera 10^ classificata
L’albero della vita
Il campo accoglie nel suo ferace grembo
i piccoli semi, vogliosi di fuggire dalla morsa
delle zolle e dalle tenebre della materna terra.
Il sole saluta i giovani virgulti, teneri,
fragili ma tenaci nella lotta per la vita,
inebriati dalla linfa della giovinezza.
L’autunno si fa prossimo, cadono
le foglie e la pianta appare disadorna,
ma i frutti sono ricchi, ripagano le fatiche
della vita e colmano il cuore di speranza.
Luca De Giulio
Fuori dalla solitudine
Troppe volte ho sentito la realtà
chiamarci a gran voce
in un urlo soffocato
da chi pensa senza pensare
da chi ama senza amare
da chi vive senza vivere
Involucri d’epidermici marchi
lanciati su acceleranti inerzie
traccian schizofreniche rotte
se l’abitudine a chinare i crani
li prostra adulanti
verso i propri simulacri
Allora mi son districato
dall’ingabbiante rete
per afferrare la scia
del tuo pensiero errante.
Rosa dei venti di un soffio
foriero di ricordi ed affetti
Eravamo anonime cifre,
abbiamo di nuovo un nome
ridatoci da questi luoghi
fuori dalla solitudine
figli della luce
di un giorno lungo un giorno
d’indomabile libertà.
Assuntina Fiorito
Opera 1^ classificata
Poesia
Il suono di te
distende le fronti contratte
come calore sulle pieghe.
Respiri
anche sotto una campana,
ostinata,
come il tepore delle braci.
In te la meraviglia
del sole a mezzanotte
l’incanto del doppio arcobaleno,
la sorpresa di un regalo
dopo montagne di compleanni dimenticati!
Parola che crea,
disvelando verità taciute, sottese,
o rimaste per troppo tempo sulla soglia.
E ti appartiene l’onestà e lo scherno,
ma anche la cordialità del mare
che restituisce vive pietre dalla mille forme.
Apparente barlume
fra i dubbi sentieri dell’anima mia.
E mi calmi,
come litanie di ninne nanne,
come seno pieno di madre.
Poesia
a te ogni cosa s’arrende!
Natascia Milani
Tra la gente
Parole getterò
sui vostri cuori
al silenzio dei vostri sguardi.
Parlerò di poesia
con la leggerezza dell’anima
nella notte dei vostri sogni.
Incontrate apparenze nel giorno
sgretolerò, tra le vostre braccia
alla luce dell’indifferenza.
Inaccettabili miei versi saranno
dentro un vostro cenno disadorno
e giungerà la vostra lacrima
di incontestabile ad emozionarvi
di inevitabile profondo raggiunto
che comprenderò in questo mio Infinito
e di molte Verità
la solitudine dell’intera fragilità.
Giulio Irneari
Il motore primo
In principio,
prima di ogni tempo
era la noia
e la noia divenne motore.
Il nulla divenne universo
la polvere umanità imperfetta
e la mattina volse alla sera
e la sera a nuova mattina
e quell’essere morso da tragica inquietudine
scelse l’incertezza e il tormento dei giorni finiti
all’inoperosa atarassia.
Si illuse di generare il suo creatore.
Si dilettò a ragionar di lui e d’altro
per non morire almeno di noia.