Antologia del Premio Il Giro d'Italia delle Poesie in Cornice 2009

di

Autori Vari


Autori Vari - Antologia del Premio Il Giro d'Italia delle Poesie in Cornice 2009
Collana "Le Schegge d'Oro" - Le Antologie dei Premi Letterari
15,5x21 - pp. 80 - Euro 18,00
ISBN 978-88-6037-8712

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Antologia delle più belle poesie del Premio Il Giro d’Italia delle Poesie in Cornice 2009


Antologia del Premio Il Giro d'Italia delle Poesie in Cornice 2009


ROBERNA

Le porte

Lentamente le porte si chiudono
Una dopo l’altra
Senza che tu possa
Far nulla per impedirlo
E in questa stanza di vita
Ora ti senti soffocare.
Tremendi gli avvenimenti si susseguono
E dovrai viverli tutti
Senza sconti di pena
Così vedrai scorrere gli anni
Si spegnerà poco a poco
La tua fioca luce.
Il futuro nebbioso
Diradandosi ti mostrerà
Un presente che non ti stupirà.
Per questa vita mediocre
non potrai avere neanche
Il colpo di scena finale.


Il tuo amore

Quello che sta nel tuo cuore
È riflesso nel tuo sguardo
E come una farfalla
Lieve si posa sul fiore
Di questo nostro amore.


MANUELA BONANNO

Arcobaleno

Un dì ripresi
il cammino lungo i sentieri della vita
quando mi accorsi di essere inseguita.
mi voltai e vidi una scia infinita.
un po’ affascinata, un po’ incuriosita,
m’incamminai per quel sentiero violetto
che mi portò ad incontrare un folletto,
il quale spinto dal vento
mi indicò un percorso nuovo,
e tra sfumature indaco
e tonalità azzurre,
mi condusse al verde di un prato fiorito.
Quante farfalle dipinte di giallo vidi,
tra distese di arancio in fiore
e papaveri vestiti di rosso fervore.
Quel sentiero sembrava infinito.
Nel camminare incontrai
un messaggero che
mi fermò e mi disse:
«Qualunque sarà il tuo sentiero,
con te sarà sempre l’arcobaleno,
custodiscilo come un tesoro nel tuo cuore
quale messaggio d’Amore,
e non dimenticare..
non smettere mai di Amare».

alla mia Leyla


RITA BUZZI

Avevi soltanto venti anni

Eri bella, solare e piena di vita.
Sorridevi anche per poco e per niente.
Avevi i capelli biondi e lunghi color del sole
e gli occhi azzurri, come il cielo sereno.
Avevi tutto! Eri felice di vivere e adoravi la vita.

Ma un brutto giorno, il tuo dolcissimo cuore
è diventato inquieto.
Al posto dell’amor c’era il tormento
per quei chili di troppo che non c’erano!
Vedevi il presente nero
e il futuro tetro!
Gli amici, non ti interessavano più!

Il tuo viso si era spento
e il tuo dolcissimo sorriso
non risplendeva più!
Ti sei lasciata, trascinare via
da quel male nero
che ti spegneva, fuori e dentro.
Della tua vita, non t’importava più!

E giorno dopo giorno
il tuo umore e il tuo peso
scendevano sempre più giù!
Quella tempesta ha spezzato via la tua vita
i tuoi capelli color del sole
e i tuoi grandi occhi azzurri
come il cielo e il mare.
Avevi solo venti anni e non di più!


ERMINIO CIOFFI

Famiglia

M’avventurai per lontane terre
Con gran sudori e stenti
Tornai, feci famiglia e tetto.

Appresi d’avi famiglia è sacra,
Sognavo antichi tempi,
Amori sinceri ed eterni.

Il mondo cambia, ora un arsenale
Triste notte di tempeste e lampi
Trovai fagotto fuor di porta.

Derelitto, rifugiai ospizio
Acerbo strazio: Figlio, vieni ti aspetto!
Sordo l’orecchio fu al grido di dolore.
Addio.


MARIA GRAZIA CORRADO
Finalista 30^ classificata

Fragilità

Mi ritrovo quest’oggi su un’altura,
felice e insiem perduta in un’ebbrezza
di cieli sconfinati e gioia pura;
un sospiroso vento mi accarezza
portando i miei pensier nell’infinito;
perduti, gli occhi vagano nel cielo:
felicità, non sei adunque un mito
se alfine stringo il fragile tuo stelo.
Ma lo sgomento del silenzio astrale,
rompe quel raro incanto d’un momento;
un ancestral timor l’animo assale:
immemore, nel vuoto io mi sprofondo:
entra nell’alma già l’angoscia e sento
spezzarmi il cuore dal dolor del mondo.


Ali

Piccolo passerotto, non tremare:
tu sei al sicuro ormai nella mia mano.
T’ho raccolto poc’anzi in riva al mare;
al mio cauto appressar, tentasti invano
di sollevarti in volo e di fuggire.
Poiché te lo impedì l’ala ferita,
ti preparasti a fronteggiare l’ire
dell’ignoto nemico e la tua vita
con disperato ardire a preservare.
Patetico arruffar d’alucce e piume,
tepore palpitante, non tremare:
tu volerai, sicura è la tua sorte;
non volerò più io incontro al sole:
l’anima mia fu ferita a morte.


ADA FERRARO
Finalista 5^ classificata

Gioventù senza lavoro

Tornate alla campagna a lavorare:
le zappe sono tutte arrugginite.
Tornate a camminar con l’asinello:
la paglia costa men della benzina.


Il mio compito non è finito

Il mio compito non è finito.
Il mio pennino è tutto
consumato;
sarà ché ho scritto sempre
senza inchiostro:
non mi ero accorta
che il calamaio era vuoto.
Ed è per questo
che il mio registro
è oggi tutto in bianco.


Rimpianto

Ora che son finiti
i nostri piccoli granai
neanche più gli uccelli
ci vengono a trovare.


Stanchezza

A volte, son così stanca
così stanca che
non so
su quale sedia sedermi


FABRIZIO FINETTI

18 agosto 2006

(in ricordo di mia nonna Nella)

Svelami i tuoi ultimi istanti,
fammi partecipe del tuo sentimento
non lasciarmi ti supplico,
con questo sgomento.

Scusami se quel giorno non ero
al tuo fianco,
a vegliare sul tuo corpo ormai stanco,
se non c’ero a darti un aiuto,
a renderti un po’ di quell’amore
che da te ho ricevuto.

Pianse anche il cielo quel tanto che basta,
poi spiraglio di sole
che a illuminarti non basta.

Una farfalla sperduta che volava impaurita,
su di me si posò e fu un segnale di vita,
in lei io ti vidi pronta a prendere il volo,
dopo, un breve volteggio sono rimasto solo.


ROSANNA GABELLONE
Finalista 31^ class. ex aequo

Il tempo del dolore

Non scorderò più quella sera quando
il vento gelido penetrando
fin nelle pieghe del cuore,
lasciò per sempre uno squarcio profondo
tra i solchi dell’anima.
I tuoi grandi occhi smarriti, ramati e lucenti
fissi nei miei. Mi cercavi ed io cercavo te.
Ma ci stavamo perdendo. Lentamente.
Tenero, silenzioso, ineguagliabile
amico sincero dei miei anni migliori.
Dei 19 anni trascorsi insieme,
scivolati in un soffio nell’ombra subdola
della notte perenne.
«È il ciclo inevitabile della vita»
qualcuno ha detto per aiutarmi a sostenere
lo sguardo freddo e spietato della morte.
Nessuno potrà mai convincermi che essa
abbia fatto la cosa giusta.
Ti ha strappato a me come viene strappato
ai propri figli un vecchio padre
che ha insegnato a seguire
le orme umili dell’amore sano.
Il peso degli anni e la malattia,
ti hanno convogliato lungo il sentiero
che ti ha reso immune dal dolore. Finalmente.
Occhi rossi, lacrime brucianti,
ricordi struggenti che resteranno
incollati alle mie dita
come sabbia bagnata.
Gerry, amico mio, unico e insostituibile.
Qualcuno ha detto: «Era solo un gatto».
Per gli altri, non per me.
Per me eri la vita stessa che, inesorabilmente,
mi condurrà a te.


ELOZ
Finalista 14° classificato

Andare per non dover restare

lasciami camminare tra i vicoli
desiderio che sai di me cambiare
le speranze e incastrare il palpito
tra i sani propositi e l’imprevedibile
incoscienza che spara a caso nella calca
impetuosa delle piccole infatuazioni
tra il buio dell’incontro casuale
e il programma che consegna le chiavi
di un regno parallelo alla sostanza

come si può esistere nelle molteplici
sfumature che dimorano sottopelle
quando gli imbarazzi inibiscono il flusso
continuo del sangue fino alla profondità?
sostare e lasciar passare la coincidenza
produce il vuoto costante e costringe
alla fatica del percorso lungo e sospinto
del rimescolare le idee ad ogni passo
in attesa della folgorazione dall’altrove

lasciami vagare senza meta alcuna
anche dopo tanto fremito e contiguità
con un pretesto resterei di sicuro
ma le carte scoperte troppo presto
non vincono mai la posta in gioco
e allontanano irrimediabilmente
perciò salpo, sebbene a malincuore
con il veloce vascello fantasma
per pirateschi mari alla ricerca dell’approdo


SIMONETTA GRAVINA
Finalista 11^ classificata

Un sorriso

Regalami un sorriso
per favore.
Cercami fratello mio,
in fondo al cuore.
Porta la gioia,
nel tuo giardino spento,
estirpa via da te,
il risentimento.
E poi, sorridi,
che non costa niente.
E tutti insieme
formiamo con le mani
un girotondo
fino a circondare la luna, il sole
e l’apice del mondo,
e cantando diciamo tutti in coro,
“Ti voglio bene amico
del mio cuore,
ti voglio bene
fratello nel Signore”
e sorridiamo …....
Che non costa niente!


NICOLINO LONGO
Finalista 31° class. ex aequo

La mietitrebbiattura

Erano mesi In cui noi si diventava
tutti a f r i c a n i Dacché il rito
della mietitrebbiatura si svolgeva
dall’alba al tramonto a torso nudo

(A quei tempi il corpo a corpo coi campi
s’ingaggiava con la falce Al cui tagliente
essi cadevano in manipoli Che noi poi
La schiena sempre rotta dall’angolo retto del corpo
raccoglievamo in covoni E questi in biche
E spesso neppure le dita della sinistra
venivano risparmiate dai denti di quel tagliente
Per i quali pur se ancor meno spesso
falciare il grano poteva essere Con nostro
grande ribrezzo anche mietere serpenti

Si trebbiava menando in tondo
Noi in piedi sul ceppo
la treccia per l’aia E separando infine
paglia e pula dal grano con forca
ventilabro e brezza di mare

E mentre le biche facevan da palchi
a raganelle e cicale
per le loro estive esecuzioni orchestrali
E nella paglia di quelle già
trebbiate
a guardia del grano dormivano i cani
Ai nostri sudori
un mare di stille
su stoppie ed aiate
S’abbeveravano a frotte la notte i grilli)

E ogni anno
noi poi
si doveva aspettare l’inverno
per tornare Con la pelle di nuovo e u r o p e i


FIORENZA ORNELLA MARINO

Il Poeta Virtuale

S’io fossi poeta
la smetterei di giocare
col virtuale
andrei in cerca
nella rete
di un cuore solitario
dall’animo sensibile
e oserei
trafiggere la sua corazza
con piccole emozioni
dosate goccia a goccia,
aspetterei paziente
la sua sete
ed alle sue urla
risponderei col silenzio
per fargli gustare
lentamente
il piacere dell’attesa.
Non avrò bisogno
di guardarlo negli occhi
per vedere il suo sperdimento
nè di udire i suoi lamenti
per sentire il suo desiderio.
S’io fossi poeta
non offrirei parole
ma una polvere fine
di emozioni delicate
e la rete avrebbe riflessi
d’infinite piccole luci
che nessuno si stancherebbe
Mai di guardare.


MARIA MARTIGNETTI
Finalista 17^ classificata

Sulle ali di un gabbiano
Vanno i sogni
sulle ali di un gabbiano
vanno per il cielo rosa
e per l’azzurro mare
bramosi del soave.
Gira il gabbiano, ancora gira
e vira.
S’infrangono i sogni
contro venti inibitori
e srotolanti onde.
Scrolla il gabbiano
gocce di mare scintillanti
al sole ridente;
libera piume d’ali dai sogni – ora – frammenti spettrali
sparsi al vento.


Nel tempo

Da un grande dolore
un grande vuoto.
Statica la clessidra
muove il tempo, nel tempo
il vuoto si ricolma e
nel punto più recondito
del cuore
scopri un tesoro,
trovi gli affetti
cari che avevi allora
e una luce
guida il tuo cammino.


Mattino

Una luce s’intensa,
si spande – vittoriosa sul buio – sorride, sorrido, buongiorno sole!


COSTANTINO MIRAI

Amar chi t’odia

Amar chi t’odia è un’impossibil cosa,
Dice un proverbio di saggezza antica,
Chè nell’angoscia la mente non riposa
E persino il ragionar causa fatica

Se l’amico a te più caro nella vita
Ti ripaga la fiducia in tradimento
Ogni certezza dal cuor viene bandita
Ed al rancor conduce il sentimento

Per istinto vuoi rifarti, ed anche presto,
Perché questo è ciò che l’indole ti detta,
La tua logica allor trova il pretesto
Per la dura ed implacabile vendetta

Ma non puoi dire più d’esser cristiano
Ne invocare dal “Pater” qualche dono
O che ti porga in aiuto la Sua mano
Se per primo Egli chiede il tuo perdono

Cerchi allora consiglio in una chiesa
Ma le Divine Presenze, era previsto,
Ti consigliano solo l’ardua impresa
Di rifare quel che un tempo fece Cristo

Perdona lor, non sanno quei che fanno,
E la pace nel tuo cuor diventa un dono
Perché vivere nell’odio è un grave danno
Mentre dolce è rifugiarsi nel perdono

Con l’angoscia nel cuor, ma allegro in viso,
E con l’anima di pace assai bramosa
Saluterai come sempre col sorriso
Ch’amar chi t’odia ell’è possibil cosa


LUCIANA SCAGLIA GRENNA
Finalista 31^ class. ex aequo

…Parole…

Tante parole per condannare,
solo parole che feriscono,
tanta ipocrisia
senza dire l’unica verità
che è celata in noi.
Per te corpo,
troppo provato da un calvario
estenuante,
il destino è stato orribile
e ha voluto vederti
spegnere
circondato da un clamore
che ti ha negato
una serenità totale.
La pace per te
e per i tuoi cari
arriverà solamente
quando le luci
di questa polveriera
si spegneranno
e ognuno tornerà
a pensare
alla vita di sempre
forse, con una parola in più
«Perdono»


PAOLO VILLA
Finalista 24° classificato

Cambia la gente

La fiumana di gente
va per la via
quanti tipi, quanti volti
quante persone vanno
quante razze.
In su e in giù mischiate
è l’umanità che passa
è il mondo che corre
la ruota della vita
che corre e gira.
La gente va tutta assieme
con una meta…libertà
senza confini… liberi
seguendo i tempi moderni
è la vita che passa
su un nuovo cammino
misciando assieme
volti d’ogni colore
senza odi né risentimenti
vogliamoci bene
c’è posto per tutti.


SIMONETTA ZANA

Tempo d’autunno

Scorrono le immagini di paesaggi che si tingono
di giallo e marrone e colorano la mente…
I pensieri si lasciano andare liberi…


Da lassù

Rimarranno in quel cielo stellato i miei pensieri.
E tu, accompagnerai i miei passi
seguendoli con il tuo sguardo da lassù…
Io ti sentirò come si sente il calore della luce.


Nel mare

Lo sguardo si perde nell’immensità del blu.
Fluidi scorrono i pensieri e mi lascio trasportare…
Dietro me, una scia bianca, mi separa da tutto…
Seguendo le onde che si alzano, incalzano, scuotono,
il mio animo si lascia prendere da questo nuovo ritmo…
Lo sguardo segue le onde che si susseguono ed è tutto diverso…
Lontano camminerò e coglierò il ritmo che sentirò fino al fondo dell’anima…


ANTONIO ZANNINO

Duemilacinquecentocinque

La favola della vita

C’era una volta… foreste di fuoco,
gli ultimi indiani ne avean per poco.
Ancora elefanti e rinoceronti
e qualche riserva con tanti bisonti.
C’erano tanti campi di grano,
anche se il clima era un po’ strano.
Si riunivano a Kyoto per l’effetto serra,
facean di tutto per salvare la terra.
Una grande città con due torri gemelle,
brillavan di notte in mezzo alle stelle.
La scienza sperava nella fusione,
per le macchine, il frigo, la televisione.
Il maremoto incuteva paura,
si facevano i conti con madre natura.
Partivano sonde per Marte e Titano,
l’uomo sperava d’andare lontano.
C’era una volta. . . potremo dire
se tutto andrà bene negli anni a venire,
se un meteorite che gira i dintorni
non scandisce per noi gli ultimi giorni.
Sarà tutta storia se ci sarà qualcuno,
altrimenti una fiaba. . . che leggerà più nessuno!


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