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Antologia del Premio Letterario Olympia Città di Montegrotto Terme 2017


Indice

Prefazione di Gianluca Versace – Albo d’oro del Premio – L’Hotel Terme Olympia – Monica Ambrosi – Sergio Baldeschi – Arianna Barbaro – Marina Bardella – Maria Baroni– Annalisa Bartolini – Giuseppina Barzaghi – Nicola Botter – Riccardo Calabrò – Laura Capitini – Giovanni Caso – Maria Cecchinato – Adriana Claps – Maria Cossu – Bruno Coveli – Francesca Danese – Massimo Fabris – Francesca Fazio – Tina Ferreri Tiberio – Carmen FoschiniLucia Gaetani – Elisa Gastaldon – Luigi Umberto Giacomuzzi – Lucia Ingegneri – Vincenzo Lamanna – Alberico Lombardi – Simona Merlo – Silvana Muzzatti – Andrea Camillo Giorgio Nata – Carla Noro – Luca Paglia – Liliana Paisa – Alessandra Palisi – Maria Teresa Pannunzio – Marilina Parziale – Francesco Pasqual – Maria Pecoraro – Margherita Pescarin – Maria Teresa Piccardo – Lorenzo Piro – Vanda Pirone – Silvestro Pisano – Lucio Postacchini – Giulia Quaranta Provenzano – Francesco Restuccia – Andrea Revolti – Giovanna Scutiero – Marcello Signorini – Rosanna Spina – Franco Tagliati – Cristina Ticci – Giulia Vannucchi – Bruno Volpi – Vivien Williams


Prefazione

La chiave d’oro per capire la vita

Diciassette edizioni, sono un gran bel traguardo: il Premio Internazionale di Poesia «Olympia – Città di Montegrotto Terme» è dunque quasi maggiorenne.
Chi scrive ha il piacere e l’onore, grazie all’amico Paolo Carniello, assessore alla cultura del Comune di Montegrotto, di essere stato chiamato, tre edizioni fa, a fare parte della giuria di questo prestigioso riconoscimento.
Sapevo che giudicare un componimento poetico è quasi impossibile, secondo me molto più arduo ed impervio che farlo con la prosa. Però, sull’abbrivio dell’entusiasmo contagioso di Paolo, ho accettato con piacere e curiosità l’invito. Pur avendo, da sempre, con la poesia un rapporto – come posso dire? – conflittuale ed ambivalente: da una parte, enorme attrazione, nelle sue manifestazioni e rappresentazioni più eccelse ed immortali; dall’altra, istintivo scetticismo e finanche rigetto e fastidio per quelle sue forme che mi sono sempre parse narcisisticamente calligrafiche e corrivamente parolaie.
È stato mio padre, Vincenzo, a farmi conoscere ed amare Dante, Leopardi, Alfieri, Quasimodo, Ungaretti, Foscolo, Saba e Pascoli. Lui, che ne conosceva molte liriche a memoria. Lui, che amava declamarle ad alta voce, per il piacere di farlo e per riassaporarne il gusto agrodolce sul palato. Ma soprattutto per esercitarla, la memoria, né più né meno che un muscolo da tenere sempre allenato. Di questa ed altre lezioni, gli sarò eternamente grato.
Ma del resto chi, se non un poeta, può scrivere cose come quelle scritte da Eugenio Montale, durante il fascismo: «codesto solo posso dire / ciò che non siamo / ciò che non vogliamo»? Oppure come Salvatore Quasimodo: «Ognuno sta solo / sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole / ed è subito sera». O come Sandro Penna: «Forse la giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi / e non pentirsi». Chi altri, ditemi?
Per parte mia, la prima cosa che ho imparato, da questa bella esperienza del premio, è il valore intimamente e profondamente “popolare” della realtà poetica: la massiccia, corale e condivisa partecipazione al Città di Montegrotto mi ha fatto comprendere – tutt’al contrario dei miei preconcetti – come l’intrinseca democraticità della poesia sia la prova lampante del suo essere inclusiva, comunitaria, unitiva. No, la poesia non esclude, bensì affratella, nel donare emozioni che non si dimenticano. In una parola, la poesia riveste una ricchezza spirituale ed umanistica impareggiabile, che definirei “socialmente utile” nella sua apparente e fuorviante “inutilità” pratica, quella all’insegna del consunto, logoro broccardo “le poesie non danno pane”. È vero l’esatto contrario e non lo dico a mò di provocazione un po’ snob.
Lo sintetizzo qui con quello che mi disse un giorno il grande critico letterario Carlo Bo, che stavo intervistando per la mia tv dell’epoca: «Sa, io credo che soltanto i sognatori fanno cose concrete».
Nel vergare queste poche righe di prefazione e introduzione alla raccolta antologica delle poesie finaliste all’Olympia 2017, mi viene in mente una cosa che mi capitò da giovane studente di liceo, a Monfalcone, la mia città natale.
Il grande scrittore Alberto Moravia, nella celebre orazione funebre per Pier Paolo Pasolini a Campo de’ Fiori a Roma,, il 5 novembre ’75 (a tre giorni dal barbaro assassinio all’Idroscalo di Ostia), scandì: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti al mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro!”.
Qualche anno dopo, Moravia sarebbe venuto, accompagnato dalla sua giovane compagna spagnola Carmen Llera, ad incontrare gli studenti della mia città nel cinema Excelsior. Alla fine, arrivò il momento delle domande e in mezzo a centinaia di ragazzi vociferanti, presi il coraggio a due mani, mi avvicinai al microfono e gli chiesi, la voce incrinata dall’emozione: «Buongiorno. Mi chiamo Gianluca. Maestro, ma lei ai funerali di Pier Paolo Pasolini cosa intendeva con la frase “il poeta dovrebbe essere sacro?”».
Moravia mi scrutò per un istante da sotto quelle sopracciglia rigogliose e per un attimo mi sembrò volesse fulminarmi con gli occhi, prima di rispondermi con un soffio di voce: «Vedi Gianluca, tu in effetti hai toccato il punto. Intendevo che secondo me non era stato ucciso “solo” un uomo, cioè un pure unico ed irripetibile essere umano. Ma volevo dire che era stato ucciso un vero poeta. E un vero poeta per una civiltà dovrebbe essere sacro. Sempre. Più di ogni altra cosa. Perché il poeta è un eterno bambino. Perché il poeta è la nostra memoria perduta della purezza antica. E insomma perché il poeta custodisce in sé il segreto della vita eterna e di una felicità sostanziale fatta di parole, che sono le stesse eppure grazie al poeta sono sempre aurorali, cioè sempre nuove. È sacro, perché se una civiltà uccide un poeta, quella è la prova che intende uccidere se stessa».
Noi non dovremmo mai rinunciare a questa sacralità, perché la poesia si offre di insegnarci l’arte di reinventarci, perdonarci e ricominciarci nelle difficoltà.
E non dovremmo mai rinunciare alla “sacralità della quotidianità”, ma non nel senso della coltura insana di ogni sorta di fanatismo e fondamentalismo pseudo religioso. Bensì in quello che consigliava di fare Tommaso Moro, un monaco domenicano famoso per il saggio L’Utopia: di tenere in casa un angolo sacro proprio, una specie di circuito interiore inviolabile, componendo un piccolo altare per esempio impilando qualche libro amato. A difesa della propria anima.
A me è capitato in un frangente drammatico della mia vita, come succede prima o poi ad ogni figlio che si trovi a perdere il padre.
La poesia ha le proprie regole del gioco. Ma è disposta a trattare con te. A scendere a patti. È flessibile, aperta e tollerante. E più scaltra di noi. Io ero prevenuto, come dicevo. Lei no, con la comprensiva e sensibile generosità di chi incarna valori autentici. Allora mi si è offerta, in aiuto. Così è nata la raccolta “I docili rumori delle offese”, da cui, nella giornata di premiazione del Città di Montegrotto, il regista e attore Roberto Caruso ha tratto ed interpretato magistralmente alcune poesie.
Intendiamoci, la poesia non mi ha risparmiato il dolore. Non l’ha nascosto sotto il tappeto, come facciamo con la polvere. Solo, ha impedito che fosse inutile, gratuito e dannoso. Un dolore da buttare via, assieme a chi lo prova. Sì, la poesia è in grado di rendere la sofferenza ed il dolore delle chiavi d’oro per capire la vita. Per accettarla, nel bene e nel male.
Però, quanto può durare, questo incanto poetico che salva?
All’ennesima mia domanda, mi rispose un giorno nella sua casa sui Lungarni a Firenze, pochi mesi prima di morire, il grande poeta Mario Luzi: «Quanto dura? Da una data all’altra sulla lapide al camposanto. Tutta la vita».

Gianluca Versace
Giornalista e Membro della Giuria del Premio


Albo d’oro della diciassettesima edizione del Premio Olympia Montegrotto Terme 2017

Il Cenacolo dei Poeti Euganei rende noti i risultati della diciassettesima edizione del Concorso Internazionale di poesia «Olympia Città di Montegrotto Terme – Sezione Speciale Poesia Donna».
Queste le valutazioni effettuate dalla Giuria del Premio, composta da Paolo Carniello (scrittore e poeta, presidente del premio), Prof. Francesco Salata (già docente materie letterarie Licei ed Istituti tecnici commerciali), Prof. Adriano Smonker (storico, ricercatore e scrittore. Fondatore del “Wigwam Circolo Vecchioponte”), Gianluca Versace (Giornalista, conduttore del talk show “Notizie Oggi” in onda su Canale Italia), Simone Angrisani (Dottore in Economia Fondatore e Presidente di Itaca Officina culturale di Montegrotto Terme), la quale dopo attenta valutazione delle opere pervenute è giunta alla conclusione di premiare le seguenti opere:

Autrice vincitrice del Trofeo Donna con l’opera «Ci troveremo là» Monica Ambrosi di Castelnuovo (Verona).
Questa la Motivazione della Giuria: «Poesia onirica e realistica a un tempo, fatta di ricordi e di sogni, nell’attesa che il miracolo si compia e l’amore ritorni vivo come “sangue che continua a scorrere nelle vene”, “come la carezza della primavera”» Adriano Smonker

Opera 1^ classificata: «Quest’ultima stagione» di Giovani Caso, Siano (Salerno). Questa la Motivazione della Giuria: «Con belle metafore ricche di significato e di originalità sono espressi, in questa poesia, i sentimenti umani profondi e universali propri di chi sta per giungere all’ultimo traguardo della vita, “quel pendolo (del tempo) che oscilla vorticoso” per tutti, oscuro ed inesorabile. Eppure per l’autore-poeta la speranza non muore mai del tutto e ogni nuovo giorno seguita “ad afferrare nuvole” e “ad innestar parole, perché mettano germogli”» Adriano Smonker

Opera 2^ classificata: «La vita» di Nicola Botter, Casier (Treviso).
Questa la Motivazione della Giuria: «Buoni spunti di riflessione dell’autore sul significato misterioso dell’esistenza, “in questo vagare fra gli approdi scivolosi di scogliera” dove, con felice metafora, il destino di ognuno è segnato “come un filo di lapis su nuvole d’acqua”» Adriano Smonker

Opera 3^ classificata: «Casa mia, ritorno al paese» di Bruno Coveli, Villalagarina (Trento). Questa la Motivazione della Giuria: «Questo componimento poetico è quasi una implorazione orante dell’animo a far rivivere il “film” del proprio passato, con tutte le emozioni, gli orizzonti, i sentimenti di un’infanzia perduta. Anche se, purtroppo, questo ritorno al paese si rivelerà essere solo un’illusione, espressa con bella assonanza, “nel vuoto assoluto del meriggio assolato”» Adriano Smonker

Opera 4^ classificata: «Irripetibili trasparenze» di Francesco Pasqual, Ostia (Roma). Questa la Motivazione della Giuria: «Un’estasi d’amore espressa “come una favola”, con arditi accostamenti di vocaboli che riscontriamo fin dal titolo, tutto un “intrecciarsi di verticali promesse” con un desiderio finale che vuole farsi certezza:”ci guarderemo, ci ascolteremo, ci baceremo e saremo salvi…”» Adriano Smonker

Opera 5^ classificata: «Interiorità» di Rosanna Spina, Venturina Terme (Livorno). Questa la Motivazione della Giuria: «Ricco di significato l’intuito di riflessione di questo breve componimento di sole due quartine che vede nella poesia, prima ancora che nella scienza, uno strumento di conoscenza per sondare i misteri dell’animo umano» Adriano Smonker

Opera 6^ classificata: «Una nonna e le sue vite» di Francesca Danese, Trieste. Questa la Motivazione della Giuria: «Si può definirla una poesia crepuscolare alla Guido Gozzano quella di questa nonna che rivive, con pacata nostalgia, attraverso il ritrovamento di un giocattolo dismesso, tutta la gioia e la serenità di una vita familiare ormai lontana nel tempo ma pur sempre viva e presente nel ricordo» Adriano Smonker

Opera 7^ classificata: «Il rifugio di Eveline» di Andrea Camillo Giorgio Nata, Cuneo. Questa la Motivazione della Giuria: «Racconto poetico intriso di malinconica nostalgia, composto di piccoli riquadri di ricordi vissuti da bambino tra le montagne e di desideri inespressi da lasciare “nelle tane delle marmotte”. Come quello di un amore acerbo nato in vacanza lassù e mai sbocciato a compimento» Adriano Smonker

Opera 8^ classificata: «Vermiglio» di Luca Paglia, Monselice (Padova).
Motivazione: «Poche strofe significative a indicare, fin dal titolo, che rosso sangue è il colore della guerra siriana come di tutte le guerre. In spregio alla cultura e alla civiltà di quell’antico popolo si uccidono i fratelli e sovrana regna solo la morte. Anche Dio è morto tra le macerie e “in cielo sbiadiscono le stelle”» Adriano Smonker

Opera 9^ classificata: «Amore sconfitto» di Maria Teresa Pannunzio, Pisa. Questa la Motivazione della Giuria: «È il tentativo riuscito di descrivere con rassegnata pacatezza la sconfitta di un amore, finito in violenze ed umiliazioni tra le mura domestiche. Un modo senz’altro catartico di far calare il sipario “sull’ultima pagina di questo diario”» Adriano Smonker

Opera 10^ classificata: «L’inconsistenza del tempo» di Maria Cecchinato, Fogliano Redipuglia (Go).
Questa la Motivazione della Giuria: «Componimento poetico leggero e sognante di chi ha voglia di starsene con la testa fra le nuvole, “armoniose carezze di fili dorati in cui annegare”, di leopardiana memoria. Salvo poi, al rombo di un aereo, ritrovarsi d’improvviso coi piedi per terra, anzi sulla sabbia della spiaggia, modellata dalle onde del mare. Accurata la scelta dei vocaboli» Adriano Smonker

La cerimonia di premiazione si è svolta presso l’Hotel Terme Olympia in viale Stazione, 25 – Montegrotto Terme (Padova), sabato 2 settembre 2017 alle ore 17,30.
Presenti tutti i membri della Giuria: Paolo Carniello (presidente), Prof. Francesco Salata, Prof. Adriano Smonker, Gianluca Versace, il presidente del Club degli autori Adriana Montefameglio, e la titolare della casa editrice Montedit, che realizza le pubblicazioni premio Antonella Montefameglio.
La manifestazione si è svolta a cura dell’associazione culturale Abracalam, sotto la direzione artistica di Roberto Caruso coadiuvato da Cristina Minoja, che cureranno il reading poetico delle poesie premiate.

Antologia delle più belle Poesie del Premio Olympia Città di Montegrotto Terme 2017


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