Antologia del Premio Letterario Olympia Città di Montegrotto Terme 2009

di

Autori Vari


Autori Vari - Antologia del Premio Letterario Olympia Città di Montegrotto Terme 2009
Collana "Le Schegge d'Oro" - Le Antologie dei Premi Letterari
15,5x21 - pp. 152 - Euro 18,00
ISBN 978-88-6037-8903

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“Antologia delle più belle poesie del Premio Olympia Città di Montegrotto Terme 2009”


Antologia del Premio Letterario Olympia Città di Montegrotto Terme 2009


MASSIMO BANDINI

Clessidra

Clessidra, triste fuga dalla vita!
Inesorabili scorrono le ore,
sfiorisce la rosa, perde colore,
la giovinezza è subito svanita.
La luce della bellezza è finita,
subentra cupo un immenso dolore,
la speranza si fa debole e muore,
la cupola del cielo s’è sbiadita.
Famelico tempo, ché non t’arresti?
Ché non consenti di cristallizzare
Un istante d’ineffabile gioia?
I miei sensi sono ancor vivi e desti,
in verità sempre pronti ad amare,
a lottare contro la tetra noia!


Diamante scalfito

Diamante scalfito
Il tuo cuore è leso:
l’ignobile solco
della cruda offesa
incrina per sempre
la tua eterea,
antica bellezza.


Fascio di luce

Un lampo di gioia
Aveva incendiato
La mia oscura valle,
Ma un triste destino
Subito l’ha spento.


STEFANIA BASINI

Altrove

Mi sconvolge
questo nostro appartenerci.

Ora come mai,
ché subisco
la tua schiena voltata,
e il tuo passo inesperto
diretto altrove.

La tua sagoma lontana
è un’esplosione
nelle mie fibre.

Sei di mia stirpe
il viso di famiglia,
la baldanza
di chi crede
all’impossibile.

Tuttavia mi appartiene
anche il tuo indugiare,
voltandoti più volte
a salutarmi.
Siamo partiti insieme
quel giorno
in cui nascesti al mio esistere.


LARA BIASIOL

Chi m’ha fatto

Chi m’ha fatto sapeva ben che fare:
fucina di vapori ignei e matalli duri
spirito di venti in tempesta:
l’ira, lo sdegno e l’odio
sono le procelle che sconvolgono la mia nave.
Giacciono sul fondo dell’anima
scaglie di vetro,
mine inesplose
che fremono dentro di me.
Un fiato di lame e coltelli
sibila forte e costante:
“Feritemi, sì…
…che questo fiotto amaranto sgorghi caldo dal mio cuore”.
Che io sia monca d’amore,
ma mai di rabbia,
magica pozione,
enzima prezioso
che rende digeribile una vita normale,
spesa
senza chiedere il resto.


Poesia

La poesia è uno strano scarabocchio dell’anima,
indecifrabile per gli uomini senza cuore.

La poesia è più veloce della penna
che tenta di fermarla sul foglio di carta bianca.

La possediamo per pochi istanti
passiamo la vita a rincorrerla.

Così, il verso appena composto appare al poeta
la più bella delle creature;
mentre il verso del giorno prima gli è odioso
come un amante imbruttita dal tempo.


MARCO BORRUTO CARACCIOLO

Neve d’inverno

Da lontano apparve un giorno,
bianca scheggia di sogno
guidata dal battito
di eteree ali;

Ultimo soffio di ghiaccio,
essenza prima dell’inverno,
nulla hai lasciato privo
del tuo gelido manto;

Hai avvolto la notte
col tuo splendore;
hai lasciato una impronta
che per sempre sarà la tua unica scia;

Oggi per la prima volta è caduta la neve.


SIMONE BORTOLUZZI

Rossella

Frastagliati fra le onde di settembre,
io ti ho colta
e mi sei cresciuta attorno
come l’Edera al suo ramo.

Ho scelto i tuoi baci
che la vita solitamente non racconta,
tutto intorno è la migliore
cornice al tuo ardore.

Com’era bello farti correre nei pomeriggi
gonfi e assolati di mare
e dimenticare, dimenticare
che uno strano dio ha voluto
che tu
non ce la facessi proprio
a camminare.


Nella trama del tempo

La nebbia risparmia ben poco
soffoca la voglia l’umore,
noi siamo immersi
nel polverone degli addii.
Ti lascerei se potessi guardare oltre
e ricucire il tempo
evitando strappi
all’anima ferita.
Mi cerco nelle desolate pianure
e tra i fossi secchi d’esperienza,
chiedendomi perché è pura follia
questo errare con te?
Mentre rumori tenui ci attraversano
io mi scoloro pian piano con gli anni
e perdo occasioni
rigirandomi nello spazio delle attese
invece di respirare il vostro sole.


RINA BOTTI

Notte magica

Notte magica questa che mi porta insieme
il profumo di mille rose
e di terra appena bagnata dall’acquazzone primaverile.

Con gli occhi rivolti ad osservare stelle luminescenti
assaporo la calma tranquillità delle anime dormienti.

Mentre una goccia di luna si posa sulle mie palpebre
e mi invita ad arrendermi al sonno,
io assaporo la quiete della volta celeste
ed inspiro a fondo il silenzio tattile di questa notte magica.


GIOVANNI CALOGERO

Tu parti
(A Paola, ai suoi vent’anni inquieti)

Il vento ti trascina. Eri un fringuello
e oggi sei libera puledra.
Oh in quante belle gabbie variopinte
ho tentato di chiudere le tue ali.
Quanti lacci di seta ho teso
alle tue gambe snelle
che san di neve fresca e sabbia ardente,
mal fido al mondo verso il quale andavi.
Ma alla luce intrigante dei tuoi occhi
e dei tuoi denti forti al complice sorriso
come negare l’arrischiato volo!
Taccio ed aspetto
al di qua del varco dei tuoi sogni.
Che tu mi dica: «Pa’, è tutto ok».
Parti. Io rimango.
Vince la vita sul tempo che ci affoga.


ANTONIO CANNISTRÀ

T’ascolto

Donna, narri delle tue amarezze con voce tremante,
le tue obesità ti rendono infelice.

Pensi la gente che alle spalle ride delle tue
complessità disprezzandoti

La notte, nell’immensa oscurità della tua
stanza, con occhi arrossati nella solitudine nei
tuoi pensieri opprimenti, sovente, ti chiedi sono brutta.

Di soppiatto ai tuoi genitori piangi per l’amore immaginario
d’un uomo che non hai avuto mai.

I tuoi discorsi da lontano in silenzio ascolto;
T’osservo accuratamente e non vedo nulla di ciò che pensi.


Donna!

Donna, tu sei paradisicamente bella,
bella dentro;
Tu hai un animo generoso;
Tu sai quali sono i veri ideali della vita.

Coraggio donna, guardati bene allo specchio con
animo sereno;
Vedrai che i tuoi pensieri sono solo frutto delle
tue assurde immaginazioni.


PAOLO CASTAGNO

Passarono… sopra la luna
che tacita sembra che chiami,
io vedo passare un velo, una
breve ombra, ma bianca, di sciami.
Giovanni Pascoli, “La notte dei morti”,
in “Myricae” quarta edizione.

Le mosche consigliere
ronzano sfinite – da settembre a novembre –
certe di morir di freddo e di fame.
Profetizzano per sé la rovina,
per la casa l’oblio della loro presenza.
Le mosche consigliere bisbigliano
attorno alla mia mano,
dettano all’orecchio la noia
che precede la morte, e la paura
di scorger angeli sull’ultimo
loro percorso: un San Michele a pesare
l’inutilità dell’essere sopravvissute
e la gioia nostra di vederle
a terra o sul davanzale domani.


BARBARA CORMIO

Dal terrazzo

Oltre l’arco il mondo era cambiato
non più corse frenetiche, non più vivere urlato.
Solo silenzio e pace tra il mare e le colline
che da quel terrazzo mi sembravano vicine.
L’oro dei limoni accendeva il paesaggio
coi caldi riflessi del sole di Maggio.
Il verde degli alberi faceva loro da cornice
e ammirando quei colori mi sentivo una pittrice
che dipinge con lo sguardo il suo quadro più bello
riuscendo a mostrare ciò che non può un pennello
gli odori, l’anima e la voce della natura
impressi in una tela oltre il tempo duratura


LUISA DELLA BIANCHINA

L’abbandono del cuore

Raggi di luna mi colpiscono,
come metamorfosi di sensi.
Sono seduta sul bordo del nulla
in attesa di un divenire che cancelli questa angoscia divorante.
Il buio incandescente intorno a me,
allegra ironia, paura incompresa, estasi di sapori
danza di piogge di vetro sulla pelle spaventata
incapace di combattere, sconfitta permanente.
La tua mano fugge dall’abbraccio,
il tuo cuore è scomparso alla vista.
Sono sola,
sola su questa terra infinita
tutto è estraneo come questo amore che tu non senti,
tutto è lontano
io sono avvolta in questa foresta
rami raggianti mi cullano di tristezza.
Il futuro senza te, infausta profezia
io, Cassandra di fedi sconosciute
assaporo questo dissennato abbandono
subendo la perforante rivelazione della verità.
Io, Circe inadeguata,
la paura mi sovrasta,
il tuo cuore nemico sconosciuto,
tutto senza te è un respiro senza vita.
Resto in attesa,
la vista si annebbia al piacere
l’incanto avvolge nel buio l’assurdo, mio unico destino.
Il tuo amore, irragionevole bugia,
sanguina sulla mia pelle il suo eterno abbandono.
Il tuo essere sfugge nell’assenza,
tu, foriero di infauste novelle,
la seduzione della tua anima è uno schiaffo indifferente.
Il tuo cuore è un Dio infedele,
ma in questa beata prigionia dei sensi
il terrore della tua perdita è il più infelice degli abbracci.


ERIKA FASAN

Fine pena mai

Sei stato pesato
E sei stato trovato in difetto
Ogni mattina
Ogni sera
Di pioggia
O di sole
Sei stato pesato
E sei stato trovato in difetto
Ogni specchio
Una sentenza
E la sottile ironia
Di chi la chiama vanità
Sei stato pesato
E sei stato trovato in difetto
Tu il giudice
Tu l’imputato
Tu la bilancia
Tu il verdetto
Sei stato pesato
E sei stato trovato in difetto


JOLANDA FASSINA SMANIOTTO

Non pensare inutilmente
al domani

(perché con le sue ombre
imprevedibili e cupe ti paralizza)

Io non andrò
più oltre
il muro del tempo
né col pensiero né
col cuore!
Ferma sull’istante
che passa!
Un attimo di vita
sereno e quieto
in fiduciosa attesa
felice o triste
come sarà!
Come TU VUOI
così io sarò!
Della nuova vita
che TU mi doni
un inno d’Amore
io farò!


MARTINA FISCHETTI

La nostra vita
la scriviamo sulla carta,
l’accartocciamo,
la strappiamo,
la dimentichiamo.
La nostra vita
andrebbe scritta sulla stoffa,
la spieghiamo
e la lasciamo innalzare nel vento,
la riponiamo anche
talvolta,
ma poi la stiriamo
e la riappoggiamo sulla carne,
aderisce al nuovo io,
muta le sue pieghe sul modello
morbida,
sinuosa.
Cambia il suo profumo
come l’aria
e se sai ascoltarla
ha l’essenza del presente.
Ma noi la nostra vita
la scriviamo sulla carta,
ha l’odore del fumo e del carbone,
non si appoggia sulla vita
ma si piega e poi si spezza,
ogni lacrima salata la consuma,
sbiadisce ogni parola.
La nostra vita
folle
andrebbe scritta sulla stoffa,
sulla piega dell’amore,
la nostra vita
ipocrita
è scritta sulla carta
sullo strappo della fama.


LUISA FODDAI

Carme all’Amore

Anime e corpi
persi, fusi
in un intreccio
di voluttuosi
desideri

Avvinti, avvolti
in fragranti petali
carmini,
giacciono abbandonati
all’umana
letizia

Ubriachi d’amore
e di inebrianti
profumi,
celebrano
inni festosi alla vita

Languidi sospiri
rompono il silenzio
della notte,
incantando leziose
stelle splendenti

Ma solo una luna,
livida e lussuriosa,
scruta,
rapita dall’armonioso
canto,
l’esaltante e dolce estasi
dei sensi


LAURA FORNASARIG

Cornici mobili

Pietre vive da allora
di sommacco aranciato
Raggi ipnotici attraversano
orditi di ragnatela
contro il mare immobile
Un’ingenuità miope
mi apre i pensieri
Non si accontenta di facili cose
E non sono più così sicura
che la memoria non abbia futuro.


Pensieri di giochi vissuti
Ricerche di lifting mentale
come fiocchi di neve
che asciugano onde
e sorrisi lentissimi
Trasparenze opache
di gesti difficili da tradurre
in scintille fluorescenti.


Non le ho sentite
quelle tue non parole urlate.
Stelle velieri gabbiani
Ecchisseneffrega del mare
e dei tramonti e delle albe e del vento.
Non è paesaggio l’anima.
Chiusa in una stanza di pareti a specchio
fiorite della mia sola immagine
Spaventosamente decuplicata
Spezzata da ogni angolo
Come scatola magica
che giustifica il sogno della realtà.


GIULIO GIOGLI

Il veliero

Nel buio della notte
l’orgoglio della mente
ti pervade perdutamente
senza lo specchio dell’altra tua figura
il riflesso, la luce della sua storia.
Rovistando nei piccoli rivoli dell’anima riversa
si riscoprono d’incanto magie smarrite e pene sommerse
come in un vecchio veliero, ormai dimenticato
ma con il fascino intatto di tutto il suo passato.
Il freddo della notte, il grigio nei tuoi occhi
una fortezza inespugnabile, anche per i più violenti attacchi.
Il sentimento scompare piano senza più paure
come l’antica bandiera del veliero abbandonato in fondo al mare
che solo la fantasia dell’ultimo pirata fa di nuovo veleggiare.


PATRIZIA GORI

Il pane della domenica

Pane appena sfornato
sulla mensola della cucina.
Nella cesta di vimini, tagliato a fette
disposte a cerchio, come petali di fiore.

Pane della domenica
riuniti intorno alla tavola.
Le campane di mezzodì
e la preghiera innata:
grazie, Signore, di questo pane.

Pane raffermo dietro l’anta della dispensa
chiuso nella sacca di cotone color crema.
Il punto croce turchese
sbiadito dai frequenti lavaggi.

Profumo d’infanzia che invita al sorriso
identico al tuo, amica
che porti in grembo nuova vita e attendi paziente
che lieviti.


ROBERTA IACOBUCCI

Lo sguardo del cuore

Una nicchia viola,
coriandolo di cielo nel chiostro di mare che è la spiaggia del mio sentire.
Come un trabocco in piena risacca che sommesso intona un sussurro leggero al far della sera.
Ed è arancio contro il bianco di una nuvola bassa, sferzata dal cobalto del cielo.
E onde e fari e colori e luci tutt’intorno all’uomo seduto
che pensa rugoso al giorno di domani, con l’espressione calda ed affamata
di sospiri salmastri che lasciano impronte di stelle marine aggrappate a rocce in salto sul mare,
capelli di pino che sfiorano ora il cielo ora l’onda.
Tutto e tutto questo e tutto ancora e tant’altro si vede e si ode
non con altro se non con lo sguardo del cuore.


Mia madre

Fragile e forte come un fiore sulla neve,
petali bianchi sul bianco del manto invernale,
così sei dentro di me, pura come un ricordo immacolato che non può corrompersi.
E ci sei, mio amore, ci sei. Posso sentirti ridere e scherzare,
vederti curvare verso il mio sguardo incerto quando allungo la mano e la prendi nella tua
mentre sorridi e mi baci e ci sei, mio respiro, mia vita,
anima mia e mio pensiero affine, mentre ti rivedo cara e dolce
come nessuno e nessuno mai, mai, tanto dolce e tanto cara.
Rido e piango mentre non so se ridere e piangere
perché non tutto è perso, non può, no, non può essere, se non il tuo morbido tocco.
E a volte odio il cielo e le nuvole e le stelle tutte ed il creato intero
e vorrei che crollassero sotto i colpi delle mie mani,
che morissero sotto il sale del mio pianto, che si piegassero vinte ad un mio semplice gesto,
perché hanno colpa di averti, al contrario di me.
Eppure vivo ancora, eppure sento ancora, eppure il mio cuore batte
e respiro sotto questo sole che anche oggi è sorto.
Perfino adesso avverto che qualcosa cresce e mi passa accanto,
sei tu, tu che mi sussurri di non prendermela con il povero cielo
e le povere stelle ed il creato intero, perché se anche loro ti vedono, adesso,
io ti avrò per sempre, per sempre in ogni gesto, per sempre in ogni sguardo condiviso
in ogni mia azione e nel suo opposto, nel riposo e nel lavoro
nel segreto e nel manifesto.
E tu, fragile e forte, fiore fatto di neve, da lontano, mi sei e mi sarai accanto.


VINCENZO LISCIANI PETRINI

Robivecchi

Al nonno

Non ci furono stelle
cadute a quei sogni
ma dense coltri di polveri
della soffitta su antiche
foto di tempi troppo
lontani. Scende nel solaio
un bianco raggio freddo
che illumina la vecchia
natura morta e la divisa
dell’ufficiale prigioniero
di Germania. Pensai
alla storia che nasce
e rinasce come
la fenice. E credetti
ancor più possibile
avere una vita nova
che significasse
qualcos’altro
dal mio dolore.


ENRICA MANDÒ

Quando non sentirai più il caldo e il freddo
ti ricorderai di quel Cappotto sbiadito dal tempo,
ti è servito nelle stagioni della vita,
ma quanta fatica ad indossarlo ogni giorno.
Adesso sei libera, come un soffio di vento estivo
perché questo è il tuo destino,
ed in noi che restiamo col Cappotto,
una dolce tristezza al tuo ricordo.


MARTA MARCHESE

Darfur

Assordante
il ronzio
su queste lacrime
inermi
di bimbo
che muore d’inedia.
Sconvolgente
l’abisso di silenzio
sul volto rugoso
della madre fanciulla
che assiste trasognata…
Ogni respiro del mattino
mi porta
la Parola di salvezza.
Ed è solo
per questo
che percepisco anche
il lieve frusciare
degli angeli
che li abbracciano
entrambi.
Suoni del nostro secolo
sconfitto.


FIORENZA ORNELLA MARINO

Opera 2^ classificata

Pensieri

In un crescendo
di piccole e dolci carezze
sulle gote ancora tese
all’imbrunire
con l’incessante battere del cuore
si svelano inquietanti pensieri
si alternano i ricordi
nell’ombra di lunghe notti
e nella luce infuocata di giorni
tenuti a spalla come macigni.

in un crescendo
di piccole e dolci carezze
sulle gote ancora tese
all’imbrunire
con l’incessante battere del cuore
si svelano arditi pensieri
si alternano i ricordi
al vibrare incessante
di ogni piccola parte del corpo
che arde al ritmo
di ogni sguardo, ogni sorriso,
ogni carezza
persi
nel vuoto di notti insonni
e lunghi giorni tesi a godere
del piacere dell’attesa
e del desiderio.


GIULIANA MAROGNOLLI

Le parole non dette

Il sordo boato
delle parole non dette
fa tremare l’aria
del mio cielo
di esile primavera,
imperiosa minaccia
di uragano
nel pugno delle nuvole,
fugaci bagliori
di lampi altrove.

La vita segreta
delle parole non dette
scuote la mia terra
silente,
fragorosi zoccoli
di ardite amazzoni,
marionette paralizzate
durante la recita festosa,
mute sentinelle vigili
sulla soglia della coscienza.

Le parole non dette,
sospese
fra il tempo e lo spazio,
frecce
tolte alla certezza
dell’immediato bersaglio,
gravide fattrici
straziate
dall’eterno travaglio.

Le parole non dette,
sagome spettrali
trattenute,
nel serrato buio
di un cassetto
da riordinare.


MICHAELA MENESTRINA MERSEBURGER

Lino d’attesa

Urla l’impazienza eventi.
L’accadere è tempo
che scorre di impasti da lievitare
protetti da telo di lino
ordito d’attesa.


Aforisma

Gli adulti obbligano i giovani a saldare i loro debiti formativi.
I giovani non possono obbligare gli adulti a saldare i loro debiti
educativi.


Aforisma

Finché c’è vita, ci sarà per tutti un carro di stelle da contemplare nel cielo
di notte.
E c’è un carro per ciascuno da spingere sulla terra ogni giorno.


ANNA MARIA MONTALBINI

Sera Maliziosa

Trasparenze, veli rosa
ho indossato voluttuosa
quella sera maliziosa.
Il mio sguardo era sognante…
al chiarore della luna
ti vedevo un dolce amante.
Mi hai guardato e…
come un toro nell’arena
uno scatto inaspettato.
Mi hai abbracciato
Mi hai baciato
Mi hai amato alla follia.
Oh mamma mia
son rimasta senza fiato.
Quella sera maliziosa
senza più i veli rosa
ho creduto di impazzire
e vedevo tutto rosa.
E la luna mi guardava…
sono certa che approvava
se con gesto sbarazzino
lei mi ha fatto l’occhiolino.


MARGHERITA NAZZARRO

Aldilà della siepe

1961:
Quanto, quanto mi ama il mio amore!!!
Teme mi sciupi le mani, in casa fa ciò che vorrei fare io.
Son statuina preziosa, delicatamente mi pone in campana di vetro,
Mi bacia ogni cinque minuti ed orgoglioso d’avermi, va
E torna con un bocciolo di rosa per me.
Quanto, quanto mi ama il mio amore!!!
Sorride, vorrei essere mamma, mi dice ancora bambina
Assai fragile d’ali, non saprei ancora volare aldilà del suo sguardo.
Quanto, quanto si sbaglia il mio amore!!!
Forse domani, gli dirò, quanti fiori raccolgo al di là della siepe.
In me c’è un giardino che cresce… che cresce
In me scrivo pagine ancora nascoste,
Vorrei ciò non ferisca il mio amore che molto, molto mi ama
Così farfallina come crede che io sia.

1963:
Piccole dita, gocce di pioggia battono sui vetri della porta chiusa.
Fingo non udire voce curiosa di primavera giunta in anticipo.
Nascondo in fondo al cesto due scarpine azzurre…
Sorrido alla poesia che d’angora gonfia i miei pensieri:
… Che dice la pioggerellina di marzo?…
La pioggerellina di marzo dice al mio cuore:
Pazienza… pazienza!!! Prima di Pasqua nascerà il tuo bambino…
Sul mio cuore di donna da mesi fringuella…
Oddio! Che figlio impaziente, aprile è ancora lontano.
Ma il piccolo ha fretta di cogliere fiori.

1965:
Parole di bambino sono goccioline
Prima di sera però riempiono il secchiello.

1969:
Per la vivacità dei suoi colori il cuore si fa petali leggeri
Come sapessi nulla di venti e tramontane
Tornano primavere sfuggite, d’azzurri cieli gli occhi innocenti.


ERNESTINA PELLESI

Uomini per caso

Ci sono uomini che hanno le mani nere
e aspettano le sere come soldati in guerra,
sono uomini per caso sulla terra.
Ci sono uomini dallo sguardo assente,
l’anima latente, cercano nella violenza
la loro onnipotenza.
Sono uomini che chiudono la porta,
alla coscienza sporca.
Come cattivi giganti, intorno a una panchina,
si mordono le unghie, piene di benzina.

Ma sono uomini o esseri viventi?
O piccoli serpenti complici del male.
Sono uomini per caso, anonimi abitanti
di cieli senza arcobaleno.
Nomi senza firma, bocche senza preghiera,
sono giorni scritti con la penna nera.

Sono estranei nell’universo,
ma vivi nel nostro presente,
corpi vuoti nella mente.
E noi, spettatori impotenti
che guardiamo sui giornali,
questi volti sempre uguali?

Ci sentiamo come un salvagente,
in mezzo alla corrente
e chiediamo in coro,
che la giustizia sia presente.


ERNESTINA PELLESI

Non è urgente

Nell’attesa ascolti lo scorrere
del tempo, senza un lamento.
Ma poi, di notte, ti sento pregare
nel gelido silenzio d’un ospedale
così mi commuovo e raccolgo
questa mia pena;
sono madre in questa scena.

Sei un angelo senza fortuna,
così piccola e bruna.
Come un gigante, senza destino
disegni casette sul tuo comodino.

Non è urgente, dice una voce possente
lo sguardo sfuggente, il piede calzante.
Non è urgente.
Nessuno mi sente!

Così mi trasformo
e divento un’attrice perfetta,
il trucco rifatto,
il sorriso artefatto.
Ricopro le tue mani di stelle,
la tua voce diventa suadente,
lo sguardo s’accende,
si annebbia la mente.

Adesso ti sento presente.
Adesso la vita è urgente.


SUSANNA PIGHETTI

Le favole

Le favole son sogni che non finiscon mai
E come Le mille e una notte le sognerai.
Son come le rose che fioriscon in piena estate,
e portan magia come le fate.
Come una stella che attraversa il cielo
E il mar azzurro e sereno
Le favole son più di una magia
Son i tuoi sogni in un’immensa allegria
Ti voglio tantissimo bene
Susy…


MARIO PRONTERA

Poco importa!

(da un ideogramma, proferito in tono irridente, di un prof. di Matematica, a Carmen e a tutti quelli come lei, chiamati da un “dio dispettoso” a sudare più delle proverbiali 7 camicie per partecipare alle «danze della vita»)

Poco importa che come un filo di biada,
spintonata dalla superbia del grano
e dalla pochezza dei papaveri inebriati di sonno,
tu abbia spesso smarrito la !
Poco importa che tu abbia abbassato lo sguardo
dinanzi a «geroglifici» fine a se stessi:
cifre legati da simboli strani,
equazioni diseguali e di gradi diversi,
disequazioni utili solo ai pazzi impazziti,
numeri che non segnano né un tempo finito,
né lo spazio bugiardo!
E ancora meno importerà alle albe e ai tuoi tramonti,
che tu sappia calcolare ;
poco importa alle stelle di
entro cui giocarsi la vita, un giorno la morte.
POCO BASTA A SOGNARE,
E I SOGNI,… HANNO FACCE SFUMATE,
E NON SEGUONO I NUMERI.

(18 ottobre 2007 alle ore 23.17)


Alla penultima delle mie 17 Muse ispiratrici

Io, «allevatore di bambini»,
ormai abbastanza vecchio di muscoli e di idee,
bevo ancora “acqua del fiume della notte”
e s’allarga, fino a tracimare, l’onda della fantasia,
ma poi, ritorna, e «pitta» di sapori antichi più di me
l’attesa dell’alba e di un altro tramonto;
e in questo mare di stupide impressioni,
vagano boe dal volto di donna
e coralli infinitesimi di stelle.

(14 dicembre 2008 alle ore 5.11)


CARMELA RITA ROMEO

La Piazza

Chiassosa di giochi infantili
e saccente di pettegolezzo,
la Piazza trabocca di vezzi.

Generosa e sicura nel suo
donare controlla attenta
gli intervalli di tempo.

Nel suo interloquire
con gli ospiti presenti mette
a nudo le sue frivolezze.

Raccoglie se stessa e i suoi
attimi migliori per il ritiro
notturno.

Il silenzio del mattino, curioso
di novità, la sorprende
in un dolce dormiveglia.


GIOVANNI SARDI

Tornare

Vorrei tornare indietro…
Per dirti in un vuoto giorno che ti ha portato via
vorrei tornare indietro perché ti voglio
indietro perché ti penso
perché vorrei respirare la tua aria
insieme, ora.
Vorrei ascoltare la tua voce…
Dolce, anche nei momenti, no!
Per sussurrarti ti amo,
per sussurrarmi ti amo
e quanto non basta
perché non basta mai!
Indietro, nel silenzio, per avvolgermi del tuo sorriso
quello che cancella le negatività di tutto,
indietro per disegnare senza matite
un invisibile arcobaleno
e giocare con qualcuno che è già altrove…
Indietro, per sorridere di quel che è stato
E non soffrire di quello che non sarà mai più,
indietro, per stringere quei momenti d’oro,
per riempirmi l’anima di te,
indietro, per svegliarmi e dire non è possibile
ah, meno male, ho solo sognato,
indietro, per dirti perdonami se a volte non ti ho saputo amare
perché se tu potessi, d’un tratto sparirebbe il dolore
indietro, perché quando non piango, scrivo,
e ora scrivo per te
vorrei tornare indietro
non per ieri o per sempre
perché l’impossibile non diventi illusione
ma solo accarezzarti
per un solo istante,
l’ultimo.


MASSIMO TURBINI-BONACA

Kemi – Finlandia

Il sole al tramonto
tingeva di rosa
il freddo sangue del Nord.
Povera anima
sola nello spazio deserto,
dove il vento piangeva
l’ultima onda
ora ghiaccio splendente.


Fermo – Italia

Venne l’alba,
vestita di grigio,
su quel mare
pesante ed uguale,
e ‘l chiarore
opaco
del sole,
circondava il cuore di vuoto.


La Faustana – Italia

Una pietra
preziosa risplende
nel profondo segreto
del cuore
di ogni fratello lontano,
di ogni uomo:
è una lacrima
dello stesso dolore.


RAFFAELE ZACCARO

Autunnale

Il canto d’Autunno
impetuoso
arrossa le bacche,
impiglia tra i rovi
il purpureo mantello,
insanguina la gola
al pettirosso.
Rubino vegetale
arde la melagrana
e infuocato
il tramonto
ancora
cremisi vele
alle vette.

Sanguigni grappoli
invitano
alle tue labbra
di baccante.


Purificazione

Da putridi abissi
si alza
immenso
il Mare
baciato
dall’Alba e
purificato d’ali
infaticabile
depone
ai tuoi piedi di dea
eteree collane
di perle.


VERA ZHURAVEL

La voce della gru

«Chi ha le ali, non chiede se può volare»
E. Rerich

Stringiamoci in cerchio
forza, andiamo!
Troviamo un accordo
per il popolo umano!

Bandiere della Pace
alziamo al cielo,
cerchiamo il coraggio
di volare insieme!

Andiamo, amici,
andiamo, fratelli!
Destiamo dal torpore tutti
coloro che odiano le guerre.

Spieghiamo le ali,
rompiamo i muri,
apriamo i cuori

spegniamo la paura!
Spalanchiamo le porte,
togliamo le barriere
Far crescere la pace
è un sacro dovere!


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