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Antologia dei racconti vincitori del Premio Città di Melegnano 2025


In copertina: Foto di Engin Akyurt da Pixabay – valentines day-3940842_1920 da Pixabay (License to use Pixabay License – Libera per usi commerciali)


Indice

Prefazione a cura di Monica Colombini – Albo d’Oro del Concorso – «L’ultima Messa» di Egidio Farina – «Il roditore» di Luigi Di Legge – «Eclissi» di Antonio Crescenzo – «Le lussuriose» di Ivana Londero – «Conto su di me» di Valentina Montella – «L’ultimo giorno della mia nuova vita» di Olga Gordeeva – «Elsa» di Susanna Movsisyan – «Onde flessuose i suoi capelli» di Lucia Lo Bianco – «Cloe» di Marilena Parro Marconi – «Oltre il guado» di Paola Treppo


Prefazione

Esiste un’Italia che non si trova sulle mappe geografiche, ma che pulsa nel ritmo di un passo sull’acciottolato, nel profumo del caffè che sale dalle finestre socchiuse e, soprattutto, negli sguardi delle donne che ne abitano le storie. In questa raccolta, un sottile filo rosso ricompone frammenti di esistenze femminili che, pur nella loro apparente quotidianità, rivelano valori universali. Le protagoniste di queste pagine non sono eroine distanti, ma donne fatte di seta e di pietra: custodi di tradizioni antiche e, al tempo stesso, pioniere di desideri nuovi.
Attraverso i loro occhi, la narrazione esplora la forza della resilienza e la fragilità della speranza, tracciando un ritratto corale della femminilità attraverso le generazioni. Al centro di ogni vicenda vibra il sentimento amoroso, inteso non solo come legame romantico, ma come bussola e forma di conoscenza autentica.
L’ultimo giorno della mia nuova vita affronta con scrittura poetica il crollo delle architetture sentimentali. Quando il “copione” di una relazione – tanto opprimente quanto rassicurante – viene meno, si spalanca la via verso una verità liberatoria.
In Onde flessuose i suoi capelli, l’amore materno si fa sacrificio silenzioso e legame viscerale con la propria terra. La protagonista, Anica, evolve da vittima a guerriera: la sua resilienza non è più mera sopportazione, ma l’audacia necessaria per abbattere le prigioni sociali e costruire un terreno solido per il futuro dei figli.
Il distacco terreno si trasforma in favola in Eclissi, dove l’amore materno sfida la morte in un momento letterario tenero e straziante: qui, il sentimento di una madre si fa luna eternamente luminosa, immune a ogni oscurità.
È puro incanto, invece, il legame in Cloe: un amore resistente alle intemperie familiari, alla fatica e al trauma della guerra; una bellezza fatta di consuetudine e di un dialogo che prosegue oltre le parole.
In Elsa, la nostalgia muta in follia. La “pazzia” di questa dolente figura non è un velo pietoso, ma l’unico modo per preservare il ricordo dei figli e del marito barbaramente uccisi. Una brace perpetua che divora l’umanità della protagonista, ma ne alimenta la memoria.
La raccolta tocca il suo vertice drammatico con L’ultima messa (primo classificato). Il suicidio di Marta segna il punto di rottura di un’anima schiacciata da una collisione violenta con l’esistenza, in cui la dualità tra vittima e carnefice svela un ciclo di dolore mai rielaborato.
L’Italia che fa da sfondo a queste storie non è un semplice scenario, ma un personaggio vivo: è la tradizione che si tramanda nei gesti di una ricetta antica in Oltre il guado; è l’eco della piazza che custodisce segreti e delitti passionali ne Le lussuriose. È quel misto di desolata malinconia e desiderio di rinascita che muove il protagonista de Il roditore. Infine, la giovane protagonista di Conto su di me incarna l’urgenza dell’emancipazione odierna: non solo un traguardo economico, ma un atto di resistenza psicologica per rivendicare il diritto al futuro in un mondo privo di certezze.
Leggere queste storie è come sedersi a un tavolo in una sera d’estate, con le finestre aperte: si ascoltano voci che sanno di casa, si riscoprono sapori dimenticati e ci si accorge che, in fondo, ogni vita è un romanzo che merita di essere scritto.
Con l’augurio che queste pagine possano essere per il lettore uno specchio in cui riflettersi o una finestra aperta su un orizzonte nuovo, ma sempre profondamente umano.
Buona lettura.

Monica Colombini
Presidente della Sezione Narrativa del Premio Città di Melegnano


Albo d’oro del concorso

Questo volume raccoglie i racconti che hanno vinto la trentesima edizione della sezione Narrativa del Premio Letterario «Città di Melegnano 2025». La Giuria, presieduta nella sezione Narrativa da Monica Colombini, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:

Opera 1^ classificata: «L’ultima Messa» di Egidio Farina, Policoro (Matera). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto “L’ultima messa”, primo classificato, raggiunge il suo apice drammatico. Il gesto estremo di Marta rappresenta la collisione violenta tra un’anima vulnerabile e la spietatezza dell’esistere. In questa danza macabra tra vittima e carnefice, emerge un ciclo di dolore atavico, mai risolto, che trova nel sacrificio finale la sua unica, tragica eco». Monica Colombini

Opera 2^ classificata: «Il roditore» di Luigi Di Legge, Rozzano (Milano). Questa la motivazione della Giuria: «Nel racconto “Il roditore” è quel connubio di desolata malinconia e anelito alla rinascita che agita l’inquieto protagonista de Il roditore». Monica Colombini

Opera 3^ classificata: «Eclissi» di Antonio Crescenzo, Firenze.
Questa la motivazione della Giuria: «La soglia del distacco terreno si ammanta di una dimensione favolistica in “Eclissi”.
Qui, il sentimento materno ingaggia una sfida metafisica contro l’inevitabilità della morte, risolvendosi in un momento letterario di straziante tenerezza: l’amore si eleva a astro notturno, una luna perenne che presidia il buio, immune alle ombre dell’oblio».
Monica Colombini

Opera 4^ classificata: «Le lussuriose» di Ivana Londero, Udine. Questa la motivazione della Giuria: «Ne “Le lussuriose” si ode l’eco inquisitoria della piazza, custode di segreti e delitti passionali». Monica Colombini

Opera 5^ classificata: «Conto su di me» di Valentina Montella, Montecorvino Pugliano (Salerno). Questa la motivazione della Giuria: «La giovane voce di “Conto su di me” si fa vessillo dell’urgenza dell’emancipazione contemporanea: non solo una legittima rivendicazione economica, ma un atto di resistenza psicologica, il grido necessario per reclamare il diritto al futuro in un presente privo di bussole». Monica Colombini

Opera 6^ classificata: «L’ultimo giorno della mia nuova vita» di Olga Gordeeva, Torino. Questa la motivazione della Giuria: «Ne “L’ultimo giorno della mia nuova vita”, la narrazione si spoglia di ogni orpello per farsi lirica del disfacimento: un’indagine poetica sul crollo delle architetture sentimentali.
Quando il “copione” relazionale – quel binario rassicurante eppur claustrofobico – si sgretola, dalle macerie emerge l’abbagliante epifania di una verità finalmente liberatoria». Monica Colombini

Opera 7^ classificata: «Elsa» di Susanna Movsisyan, Pavia. Questa la motivazione della Giuria: «In Elsa, la nostalgia subisce una mutazione tragica, scivolando nell’abisso della follia. La demenza della protagonista non è un rifugio, bensì l’unico baluardo possibile per preservare lo spettro dei propri cari, strappati alla vita dalla barbarie. Una brace perpetua che consuma l’umano per tenere acceso il fuoco della memoria». Monica Colombini

Opera 8^ classificata: «Onde flessuose i suoi capelli» di Lucia Lo Bianco, Palermo. Questa la motivazione della Giuria: «Il sacrificio si fa carne e radice in Onde flessuose i suoi capelli, dove l’amore materno trasfigura in un legame viscerale con la propria terra. Anica, la protagonista, compie una metamorfosi epica: da vittima sacrificale a guerriera consapevole. La sua resilienza smette di essere passiva sopportazione per farsi audacia iconoclasta, capace di scardinare le prigioni sociali e dissodare un terreno fertile per l’avvenire dei figli». Monica Colombini

Opera 9^ classificata: «Cloe» di Marilena Parro Marconi, Sacile (Podenone). Questa la motivazione della Giuria: «L’incanto silenzioso di Cloe, è celebrazione di un amore granitico, forgiato nelle intemperie dei conflitti familiari e nei traumi indelebili della guerra.
È una bellezza che si nutre di consuetudine e di un linguaggio dell’anima che sopravvive al silenzio». Monica Colombini

Opera 10^ classificata: «Oltre il guado» di Paola Treppo, Tarcento (Udine). Questa la motivazione della Giuria: «L’Italia che attraversa questi racconti non è un mero fondale, ma un organismo senziente: è la memoria ancestrale che vibra nei gesti rituali di una ricetta in “Oltre il guado”». Monica Colombini

Opere Segnalate dalla Giuria con Attestato di merito:

«La memoria dei cani» di Toi (Salvatore) Bianca, Roma.

«La cornice magica» di Elia Gastaldi, Fossò (Venezia).

Antologia dei racconti vincitori del Premio Città di Melegnano 2025


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