Come in uno specchio…

di

Ambrogina Sirtori


Ambrogina Sirtori - Come in uno specchio…
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
12x17 - pp. 42 - Euro 6,80
ISBN 978-88-6587-1287

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In copertina: «Infiniti inarcati» acrilico su tela 50×50 opera pittorica di Battista Brevigliero


Autore del dipinto di copertina

Battista Brevigliero nei suoi quadri le costruzioni geometriche e prospettiche si sviluppano attraverso la visione onirica costruendo spazi virtuali dove è la figura umana a proporzionare tutta la scena dipinta. Ha il suo “laboratorio creativo” in Villasanta (MB); inconfondibili le sue sculture di cui una è posata nella rotonda stradale sulla stessa via dello studio di Brevigliero.


Prefazione

“Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre”.

(da “Mottetti” di Eugenio Montale)

Il tema del ricordo, della memoria ascoltata e riletta più volte, rivisitata: “Come in uno specchio…”, non a caso il titolo di questa raccolta di versi che Ambrogina Sirtori ancora una volta ci affida con entusiasmo per invitarci a percorrere le strade della sua anima.
Il suo vissuto, tra sogni e magie dove un “Tango” ci ricorda che l’amore è un soffio di vento e il canto di una cinciallegra ci parla d’eternità.
Solo apparentemente, i versi della poetessa scivolano tra le pieghe dell’essere con estrema naturalezza, ma sono un invito alla riflessione, a farci partecipi del mondo che ci circonda, dalle tragedie della vita come in “Flash” che ci ricorda il 6 agosto del 1945, Hiroshima e la poesia “Lontani ricordi” che parla di un agosto del 1943 dove: “…Girava un sorvegliante/ in camicia nera/ biascicando preghiere.” Memorie d’esperienze che tornano per non essere dimenticate.
I sonetti che aprono questo libretto ci presentano un’Ambrogina Sirtori che affronta il suo “viaggio” personale con il desiderio di conoscere nuove strade, visitare nuovi luoghi e genti di paesi lontani: “Emozioni” che apre questa raccolta ci fa partecipi dei suoi viaggi in terra d’Egitto: “Terra di luce da sempre sognata…/…Parla il silenzio all’anima incantata…” e più oltre “…Compare il geroglifico segreto.” È come un gioco, un invito a percorrere le sue strade ricche di momenti e personaggi sia reali che idealizzati, frutto della sua fantasia.
A volte, incontriamo “…I contadini che danzano gioiosi…” nella “Festa contadina” accanto al sonetto di “Un castellano alla donna amata” che le dichiara il suo amore e così via. Storie di tutti i tempi rese leggere dal verso e amabili nella lettura.
La natura, da sempre compagna della poetessa, anche in questa raccolta ha il suo spazio: la Primavera, la neve, ma a differenza del passato qui, si fa cornice dei sentimenti d’amore.
Non a caso, il quadro che appare in copertina, opera pittorica di Battista Brevigliero intitolata “Infiniti inarcati” ben esprime il contenuto di quest’ultima fatica poetica della Sirtori per la varietà dei temi e dei colori, la leggerezza del disegno che ne esalta lo sforzo creativo come l’atleta che lo rappresenta.
“Come in uno specchio…” è il dono dell’esperienza di una vita colma di ricordi, dove la speranza: “Breve/ la nostra stagione…/un soffio di primavera./…Ti troverò / nell’incanto del silenzio.” ci offre l’opportunità di conoscere e comprendere la sua sensibilità poetica.

Maria Organtini



Come in uno specchio…


Primi sonetti


Emozioni

Aride dune di sabbia dorata
canto di sole, distesa infinita
Terra di luce da sempre sognata
Vengo al tuo grembo commossa, stupita.

Parla il silenzio all’anima incantata
II vento m’accarezza con le dita
La Croce del Sud con mano stellata
Le maestose piramidi addita.

S’apre a ventaglio il morbido sentiero.
Lungo il rugoso margine d’un greto
Ti scorgo, misteriosa, d’improvviso.

O Sfinge fascinosa, sul tuo viso
Compare il geroglifico segreto.
Svelami sottovoce il tuo mistero.


Festa contadina

Sulla collina dai fianchi boscosi
Nell’incanto dell’ora vespertina
Alla casta luna un po’ in sordina
II vento porta mille echi festosi.

I contadini danzano gioiosi
Stasera sull’aia della cascina
Suona frenetica un’orchestrina
Dolci tortelli, vini deliziosi.

Solenne il canto di ringraziamento.
“O terra, nostra madre premurosa
Doni raccolti, frutti in abbondanza”.

Mantieni viva per noi la speranza
“O Madre amata sempre generosa
Rendi bella la vita, il cuor contento”.


La neve

Cade la neve farinosa e bianca
E scende in mille fiocchi, silenziosa
Prima volteggia, poi lieve si posa
Su alberi, strade e tutto imbianca.

Nel cuore della notte ghiaccia e sbianca
L’incantevole neve fascinosa
O muta in pioggia, diventa fangosa
E sembra una vecchia signora, stanca.

Fanciulli lanciano palle di neve
Fanno pupazzi su cigli di strade
Allegra la neve al gioco si presta.

C’è nell’aria l’incanto della festa
Dolce malinconia il cuor m’invade
Ma il tempo della festa è troppo breve.


Feste nei borghi

Nel Medioevo rulli di tamburi
Squilli di trombe, canzoni, ballate
Festa di nozze tra le due casate
Raggio di sole in quei tempi oscuri

Danzano dame con passi sicuri
Sfoggia lo sposo vesti paludate
La sposa, muta, segue le ballate
Mente rivolta a giorni futuri.

Tempi moderni: son qui a pensare
Un carnevale oramai lontano
E tu mascherato da “Re di fiorì”

Quale fortuna poterci baciare
E camminare mano nella mano.
Tamburi pazzi i nostri due cuori.


Versi liberi

Il testamento del poeta

Prima di partire per l’aldilà,
voglio fare testamento.
Non ho oro né argento
ma mille foglietti di poesia
stipati nel cassetto del comò.

A chi li lascerò?

A nonne e mamme
filastrocche e ninne-nanne.
Acrostici a chi li ho dedicati
poesie religiose a preti e frati
Cento liriche d’amore
a chi disse “t’amo” e non amò…


La bicicletta

Era bella la mia bicicletta.
Tutte le altre che vedevo in giro
mi sembravano brutte
e ne gioivo.
La mia era unica
non costava una lira
l’avevo vinta a una lotteria.
Telaio verde, foglia di primavera
manubrio lucente, puro argento
campanello trillante
canto d’usignolo…
Un giorno s’è sfasciata.
Ho pianto di dolore
prima di venderla
al mercatino dell’usato.


Lontani ricordi

Soldati in grigioverde
lungo strade assolate
squilli di trombe
allegria di fanfare
bandiere tricolori…

In mezzo a tanta festa
l’urlo di una sirena.
In un battibaleno
città vuota, deserta
… e un silenzio greve.

Nell’umido rifugio
bimbi muti, tremanti…
Girava un sorvegliante
in camicia nera
biascicando preghiere…

(Agosto 1943 – Colonia marina di Riccione)


Strofetta

Va, strofetta gentile
in quella terra lontana
dove ora ride l’aprile.
Va dove vive il mio amore
vola sull’alta pianura
alla casa ove dimora.
Bussa con mano leggera
entra, digli sussurrando
che gioiosa a lui ti mando
quale pegno del mio amore.

[continua]


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