Le antologie
dei concorsi de Il Club degli autori
ii
Antologia del concorso letterario
Città di Melegnano 1998

Prefazione
 
Mirella Abriani, Michele Arpino, Maria Luisa Beck Peccoz Spanò, Edmondo Benedetti, Federico Bianchessi, Luca Bosco, Franca Bossi, Luigi Cangemi, Loriana Capecchi, Antonio Capriotti, Gaetano Caricato, Andrea Carloni, Gesumino Cattari, Gianni Colombo, Alessandra d'Ovidio, Simone de Angelis, Micaela de Stefano, Roberta Degl'Innocenti, Nicoletta di Gironimo, Anna Lucia Di Nauta, Maria Luisa Farca, Nardina Federici, Bruno Frazza, Nadia A. Genovese, Nando Giangregorio, Silvano Giarola, Franco Gilardetti, Teresa Latini, Tonio Virgilio Levra, Nina Loy, Mirna Luraghi, Alessandro Maderna, Maurizio Maraldi, Lori Marchesin Boer, Fiorella Migliori, Fernanda Nicolis Marchesini, David Ortolani, Paolo Padoan, Elena Paredi, Rino Passigato, Maria Pelliccia, Liliana Picchianti, Maurizio Piccirillo, Carlo Polvara, Giada Prestifilippo, Piero Regolatti, Elena Ruvidi, Monique Sartor, Adriano Scandalitta, Adriana Scarpa, Paola Scatola, Ambrogina Sirtori, Adriana Sustersich, Sara Vannelli, Antonia Claudia Voncina, Claudio Zanetta, Giovanni Zappalà, Antonio Zocchi
 
 

PREFAZIONE
 
Per quanto oggi si possa parlare di un periodo felice della poesia italiana,
per il gran numero di poeti, siano essi affermati o «minori» o in via di
crescita, che costellano il firmamento della Poesia, ci si chiede cosa è che spinge così tante persone a scrivere poesie. Forse l'ambizione di ottenere successi economici? È improbabile visto che tante gente è disposta a pagare pur di vedere stampate le proprie cose. Gli editori sanno bene che difficilmente riuscirebbero a recuperare le spese di pubblicazione per libri di illustri sconosciuti attraverso le vendite; questa è una delle ragioni per le quali essi difficilmente pubblicheranno un poeta che non sia già affermato. Quindi per i poeti ancora sconosciuti c'è solo una via per proporsi al pubblico: quella di affidarsi ai piccoli editori, la maggior parte dei quali purtroppo spesso specula sulla pelle dei malcapitati. Così le opere di questi poeti, pagate dagli stessi con promesse di capillari campagne promozionali, raggiungeranno gli autori che potranno così regalarle ai propri amici.
Ma allora, se tutti conoscono queste cose perché si continua a scrivere poesia? È questo il nocciolo della questione e sicuramente porta ad un livello diverso di analisi. Chi scrive poesie anzitutto le scrive per se stesso, ottenendo insieme alla liberazione dalla tensione poetica un beneficio dalla rimozione della tensione psicotica che ai nostri giorni in particolare assedia ogni individuo. Un sollievo dalle nevrosi quindi. Altro punto non secondario è la ricerca di comunicazione. L'uomo del Duemila ha molte cose in più rispetto a chi è vissuto nel passato. Dispone di molti più mezzi, ha sicuramente la qualità della vita migliore. Però c'è un «ma». Si è costruito attorno un muro di isolamento che difficilmente egli potrà demolire, a meno di rinunciare a tutti i benefici conquistati prima. Sarebbe una evangelica follia liberatoria. In questa ridda di problemi esistenziali ecco che viene fuori il poeta, con le sue dediche d'amore, con il suo cantare dei ricordi e dei rimpianti, con le sue affermazioni dissociative in una società che lo condiziona, con l'affermazione della sua libertà di essere pensante, con la sua ostentazione di un momento creativo qual è l'atto poetico. E questo, bene inteso, riguarda tutti quelli che scrivono poesie, a prescindere dal loro livello culturale, perché il beneficio liberatorio non è conseguente al corretto uso del linguaggio poetico, bensì alla rimozione dell'idea generatrice della tensione poetica.
Un atto irrazionale e profondo dunque la Poesia, che serve al poeta per «scoprire il colore delle ali dei sogni» ma anche per affermare il suo distacco dalla ragione al punto di poter scrivere che «se la ragione tornasse a bussare / aprirei la porta per sentire amore, / e la porterei alla fine, / oltre quel confine, / dove si respira per non soffocare, / dove si respira tra il mio cielo e il mare». È la conclusione di «Oltre il confine» di Antonio Zocchi, il primo classificato di questa edizione del concorso «Città di Melegnano». A tutti: complimenti e ad maiore!
 

Benedetto Di Pietro

Presidente della Giuria

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Maria Luisa Beck Peccoz
Spanò
 
Una bolla di sapone
 
Nasce quasi senza preavviso
questa bolla di luce
che avvolge la mia gioia di oggi.
Nasce leggera, evanescente,
un miracolo che si ripete
dentro a un fragile guscio segreto.
Volteggia temeraria contro il sole,
accesa di tutti i suoi splendori,
fiera della sua breve onnipotenza.
Noi, estatici e terrorizzati,
la guardiamo coi nostri occhi più attenti.
Noi,
per proteggerla, per imparare a guidarla
abbiamo indossato
i nostri guanti più morbidi,
i nostri guanti di seta,
che forse, allontaneranno
per qualche istante
quel piccolo universo
dalle vertigini, dalle cadute,
dalle spine di questi cespugli d'inverno.
La bolla iridescente che circonda
questa nostra inquieta gioia
accarezza l'aria
affascinata da se stessa
senza badare a noi
che estatici e terrorizzati
la guardiamo, pensando solo
a quando, con un fragore silenzioso,
esploderà
a quando, dissolvendosi,
ci condannerà,
per una breve eternità
ad un mondo senza sogni.
 
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Franca Bossi
 
Incontro
 
Un semplice bacio,
una lieve carezza
sulla fronte,
e tutto il mondo,
con i suoi rumori,
sembra svanire…
 
Come se nulla esistesse,
all'infuori
di quel piccolo «tesoro»,
che mi sussurri
ai nostri incontri.
 
Vicino
 
Prima d'addormentarmi,
Amore, ti penso...
 
E da lì,
sotto le coltri,
provo immaginarmi
a quanto meraviglioso,
sarebbe averti vicino.
 
Qui, accanto a me,
scivolare insieme
nel sonno.
 
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Gaetano Caricato
 
 
La spossatezza per il lungo viaggio
e quasi l'asfissia sollecitata
dal nerofumo della vaporiera
d'un tratto sparvero per la visione
di tante vele bianche sull'immensa
placida superficie del Verbano
sul lungolago magnolie giganti
smaglianti aiuole di gerani e rose
e più lontani, tutti intorno al lago
pallidi, verdi ed elevati monti.
La mente mia consueta al vasto piano
denso di bionde messi e di maggesi
rimase attonita nell'osservare
tanta splendente, estatica bellezza.
Non più con l'infantile ingenuità
di stupirmi e sognare, ma da adulto
col desiderio intenso di godere
delle bellezze di quel luogo ameno
sono tornato, ed a mirar la splendida
Isola Madre col meraviglioso
ampio giardino finamente adorno
di alberi immensi, piante rare, uccelli
esotici e garbati terrazzini
donde poter osservare al tramonto
Suna e Pallanza irradiate dal Sole.
Quanta dolcezza in questa pausa estiva
con te, angelo mio, nei bei vialetti
della splendente villa contemplare
alberi maestosi e tante aiuole
dei più bei fiori che dona l'estate
e lodare la nobile passione
del capitano inglese che a quel lembo
di terra italica volle donarsi
come ad amante premurosamente
finché la Parca non dovè troncare
il tenue filo che l'alimentava.
 
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Alessandra d'Ovidio

 
Parlano di Te
le nuvole che corrono nel cielo,
cavalli bianchi in corsa
sulle Tue praterie celesti.
Di nuove fraternità,
di popoli, che cantando in coro,
camminano insieme incontro al sole,
per incontrarsi là, dove Tu sei.
 

 
Salix alba,
ode d'argento
che sale al Creatore
dalle vastità verdiazzurre
del fiume

 
Alberi,
trasparenze vegetali,
tesori di luce sommersa,
decifrabili in foglie.
 

 
 
Dormono le piroghe sul fiume,
cullate dall'onda sacra,
che si frange dolcemente nella notte,
dischiusa al loto dei giorni.
 
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Bruno Frazza
 
Dolce Maddalena
 
Rassegnata, pensavi,
d'aver sopito il cuore,
s'è risvegliato,
quel bocciolo di fiore,
al dolce tepore,
arrivo, della primavera.
Timida,
Adorni il capo,
con i petali,
di una semplice margherita.
Non Ti ergi, superba,
sfida al sole.
Nascosta nel verde del prato,
umile fra l'erbetta,
ti vestono,
delicate profumate viole.
Quanto amore,
celava il cuore,
di quella semplice margherita!
 
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Nardina Federici

 
Tu sei il mio
albero solitario
di un tramonto
arrivato: ma quando?
Quando il tuo viso
era nella notte
e io sospiravo
nel sogno dolce
come una carezza.
 
Sono venuta a te,
voce sorda
al mio stesso rimpianto,
chiamerò la mia terra,
il mio fiume
e le foglie che dormono
sotto il vento
per farne un giaciglio
per la mia anima.
 
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Nicoletta di Gironimo

 
Il Tempo
 
Il suo splendore permea e veste forme,
con sorprendente puntualità
in ognuna raggiunge il compimento.
Passa meccanico, distruttivo, inumano
su antiche sontuose residenze
abbandonate, letterarie
protagoniste di tempo narrato.
È vuota indifferenza di odierno
heideggeriano vivere sociale,
minacciosamente potente
e ostile si abbatte sull'esile
vita spezzata dalla morte.
Il suo potere scioglie calato
nella non fisicità inconoscibile
dell'immenso di umana interiorità.
Si liquefa, si dilata, è eterno.
Un ricordo o immagine di onirica
evanescenza anima un passato
padrone per tutta la sua durata
in uno scrosciare di stati
sempre nuovi e unici
incessantemente l'uno nell'altro.
Tempo vero qual è?
Nel ricordo involontario, qui e ora,
vivono alchemiche divinità
virtualmente danzanti non frammenti
deserti dissecantisi, ma auree
nuvole e veli di felicità
nel silenzio estatico.
Del Tempo forzaron le porte
antiche civiltà,
la chiave cercaron capace &endash;
si dice &endash; d'invertire tempo e spazio.
Camminare &endash; si può &endash; nell'essente
per un attimo per un nuovo tempo?
 
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Teresa Latini
 
Figli
 
Figli nati, amati, cresciuti;
Figli dal mondo inghiottiti,
Figli lontani con anima e cuore
Figli di oggi.
Figli, vi cerco nel mio baule,
Trovo ricordi di cuori piccini,
Affiorano alla mente le prime scarpine:
Figli già grandi e sconosciuti
Figli della vita eppur…
Figli miei…
Lunghi capelli di seta
M'aggrovigliano il cuore
Aspetto con ansia il loro cantare,
È festa nel giorno
Che le mie mani sfioran quei visi;
Figli del mondo eppur…
Figli miei!
 
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Tonio Virgilio Levra
 
L'esplodere lento
di un soffice manto colorato
 
Un dispiegarsi irruente
di fragili ali di velluto
 
Fra l'ombra di una foglia
e l'eco di una goccia che cade
 
Si leverà in volo leggera
alla prima carezza del vento
 
Come un raggio di luce
che penetra nel mondo all'aurora
 
La farfalla.
 
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David Ortolani
 
Nel buio
 
Piovono le lacrime,
copiose,
una dopo l'altra,
come granelli di sabbia
che cadono in terra
abili costruttori
di un piccolo deserto.
S'offusca il cuore,
inerme
a guardare oltre;
la nebbia di novembre
avvolge invadente
la luce dei lampioni.
Fugge via
la voglia di dire sì
ad un'esistenza così,
in cielo
le plumbee nuvole invernali
cancellano
un tiepido sole.
Verranno giorni migliori.
 
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Maria Pelliccia
 
Stupore
 
Scultura
apollinea
di corpo
adagiato
solenne
sul monte
contempla
l'azzurro del cielo.
 
Naso
all'insù
volto soave
rimane
stagliata
fra vett' innevate
eterna nel tempo.
Risveglia
d'arte ricordi
culture di gloria
sopiti
nel cuore dell'uomo.
 
Incanto
bellezza
stupore
in alto regale
domin' a valle.
 
Giuochi di spazi
di luce
proiettano
i raggi di sole
all'aurora:
paesaggio fatato
avvince
la mente rapita.
 
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Liliana Picchianti
 
Occhi neri
 
Occhi neri
grandi
lucenti
profondi
bellissimi
mi stregasti
promettendo
amore
protezione
compagnia
poi vagaste
in altri lidi.
Occhi neri
di onice puro
su volto pallido
inquieti
volubili
bugiardi
mi feristi
cercando altrove
non trovasti.
Occhi neri
esigenti
scontenti
egoisti
senza pace.
Chiudesti
per sempre
un caldo
Agosto
lasciando
solo dolore.
 
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Maurizio Piccirillo
 
Sospiri
 
Scruto il tuo corpo
accarezzato dai petali,
immerso,
nel giardino dei miei sogni.
Suoni d'arpa e flauti
accompagnano i pensieri
lungo sentieri illuminati dal tuo sorriso
mentre il profumo delle tue labbra,
ubriaca questa timida presenza.
 

 
Un canto profano
 
Note su note impregnano
l'essenza di giovane guerriero dell'anima
mentre i fantasmi di un dubbio futuro,
invadono il pensiero.
Onde elettromagnetiche scuotono vigorose
le pareti del cuore
sommergendo gli ultimi fragili sentimenti.
 
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Piero Regolatti
 
Cose dei sensi
 
1
Ostili mura
costringono
gli angosciati pensieri
&endash; diventano eco
Quattro mura senza finestre
chiuse dentro il cuore
&endash; una cellula in cerca d'amore
Ma si perde lentamente l'ondata funesta,
entrano voci dal bianco pertugio,
l'io materializzato si rimanifesta
 
2
Ieri scombussolato dal male ignoto:
ora il miracolo s'è avverato,
la città col suo moto inconcludente
mi vede girare paziente. Ragazze
e vetrine guardo con interesse
rinato. Sorridente ai passanti
mi offro: ora sono
sicuri punti di riferimento
per stabilire
nuovi rapporti senza malcontento.
 
3
Attesi attimi
d'invadente pace
 
Il raziocinio
debellato tace
 
Celati significati
carichi d'amore
&endash; e tutto ha sapore di nuovo.
 
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Elena Ruvidi
Opera 2° classificata
 
La statua ritrovata
 
Per la tua casa
dai tripodi di bronzo
ho intrecciato con giunchi
rami di mirto e bacche di corallo;
per la tua fronte alloro
che così ti si possa ricordare
incoronata,
quando ti troveranno,
bianca di marmo
tra i mosaici spezzati
e le tronche colonne.
Della fontana del satiro
che scroscia fresca nel peristilio roseo,
come tua giovinezza,
degli altari dei Lari,
dei nostri grandi Dei affrescati
di rosso cupo di murice e nero
non rimarrà più nulla.
Ma tu rinascerai alta nel sole,
il peplo e il manto scolpiti dal vento.
Ti sfioreranno le mani stupite
di genti nuove di mille e mille anni,
eppure antiche anche di noi,
che di te sanno;
mentre giammai tu sapesti di loro.
Non tremare
potrebbero capire che sei viva.
 

 
Senza ritorno è il mare
 
Non ha il mare la voce suadente
del fiume che fluisce
per tornar alla sorgente
nel cerchio confortante di un abbraccio.
Il mare mi racconta inganni
d'infinito e abissi fondi
laddove all'orizzonte si confonde
con i miei desideri.
Senza ritorno è il mare.
 
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Adriana Sustersich
 
Il sonno… la fine
 
Quando il mio pensiero, corre
nei suoi sogni di fanciulla
mi sento contenta, anche se sento
vicino la dama che mi aspetta.
Madre natura mi svuoterà
tutti gli affanni del cuore
mentre, la via mi sarà indicata
e volerò verso il segreto del cielo.
Spero che questo avvenga
in una silente notte,
quando mi addormento, sognando
aree piene di fiori, mentre
cammino, ancora, con il mio giovinetto
passo sul verde prato bagnato di rugiada.
 

 
La tua voce lontana
 
Vado sulla riva del mare, che s'infrange
cupo contro gli scogli.
Mi piace guardarlo e sentirmi assente
da ogni affanno.
Tutte le angosce che mi bruciano l'anima
svaniscono al rumore delle onde
che mi accarezzano come una
musica dolcissima.
Ora non sento più la tua voce che mi parla,
ma nel silenzio del mio cuore
sento la tua parte migliore che canta
gioiosamente con il mare.
Non ho più la paura che mi davano
le ombre lontane… dei ricordi.
 
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Antonio Zocchi
Opera 1° classificata
 
Oltre il confine (7/9/98)
 
Un pozzo nell'anima,
pieno di parole,
in cui la mente a volte cala,
un secchio che riemerge di ricordi.
E non importa se non hanno tempo,
basta che ci siano e che volino al vento.
Ed a volte cerco,
oltre l'orizzonte il confine,
che mi mostri la soglia,
che mi sveli ogni ragione
che la vita nega,
che la frenesia affoga.
E allora mi perdo,
ad occhio nudo guardo,
per scoprire il colore delle ali dei sogni,
e vedere se planano in vortici strani sulla terra nuda.
Ed a volte ho udito il soffio,
di anime straniere che cantavano di luoghi,
oltre le colline, oltre il conosciuto.
Ma se la ragione tornasse a bussare
aprirei la porta per sentire amore,
e la porterei alla fine,
oltre quel confine,
dove si respira per non soffocare,
dove si respira tra il mio cielo e il mare.
 
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